Sono solo io (A Fossano)

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Questo post forse getterà luce (è peccato gettare la luce, lo dico sempre a mia moglie spegnendo gli interruttori qui e lì) sul sottotitolo del mio romanzo che, per chi fosse vissuto in Alabama negli ultimi duecento anni, è “Storia di uno Strano”.
Dunque venerdì scorso, di riffa e di raffa, sono riuscito a farmi prestare una sala del Castello di Fossano per parlare del mio romanzo, che (a parte voi, che non vivete in Alabama) francamente nessuno conosce. Tranne me, voi, e qualche altro. Insomma, “nessuno” è un modo di dire, ci siamo capiti. E’ come dire “siamo tutti stressati”. La parola “tutti” non è che sia riferita a tutti gli esseri umani viventi ovunque nel mondo, no?
Quindi.
Grazie a Luca Bedino, insomma, il Comune di Fossano, in collaborazione col Circolo dei Lettori, mi organizza un evento nel Castello dove è ambientato il mio romanzo.
Appuntamento alle 18.00. Luca fa, conoscendomi poco, “ma tu vieni un poco prima, che c’è anche un regista interessato alla cosa?”.
Dunque alle 16.15 mi avvio. Mi squilla Susanna, amica carissima. Non rispondo. Guido. Canto. Stresso. Smadonno nel traffico.
Si fanno le 16.20 e mi appresso alla Stazione. Susanna mi richiama. Non rispondo. Continuo a guidare, cantare, stressare mia moglie, smadonnare nel traffico.
Alle 16.35 sono cinquecento metri più in là di dove ero alle 16.20. Pare che tutti (intendendo con ciò tutti gli essere viventi e anche quelli morti in tutte le epoche passate e non) abbiano deciso di fare un giro alla stracazzo di stazione di Torino (UNA DELLE DUE, stazioni di Torino…).
Sono quasi arrivato alla stazione (UNA DELLE DUE…) quando decido finalmente di chiamare Susanna per prendere accordi con largo anticipo (tipo venti secondi, se quel giallo non diventa rosso): manco la saluto e le faccio:
“Susy ti fai trovare lato piazza?”
“Quale piazza avvo?”
“Mi prendi per culo?”
“Dai, avvo, smettila, ora sono su Corso Bolzano, dove devo venire?”
“MA SEI A PORTA SUSA, SUSY, SCUSA, SUSA, SEI A PORTA SUSY?”
“Eh, te l’ho scritto”
“Occazzo… Susà, mi sa che ti tocca venire in treno a Fossano”.
Chiudo tra le rassicurazioni di Susanna che giura e spergiura che non me la farà pagare.
Comincia proprio male.
La mia principessa decide di interrogarmi sui nomi delle Winx, sui loro poteri, sui loro colori, su Popo Trolls o come cavolo si chiama (quello della sigla paranoica papatrooools pappatroools papapapara parapara papatrooools).
Il motore d’aereo (Buddy B, alias mio figlio unenne per chi fosse vissuto sotto la crosta terrestre nelle ultime due glaciazioni) decide di prendere un poco d’aria ai polmoni e attacca una sirena casello-casello-castello.
Arriviamo che mancano pochi minuti.
Entro in una sala enorme.
E vuota.
Enorme.
E vuota.
Guardo la sua enormità
E guardo la sua vuotezza.
E mi prende la cagarella.
Luca mi trascina nel suo studio e mi mette sotto il naso una sorta di scaletta.
Mi chiede “La sai a memoria, vero?”.
Mi sporgo dalla sedia, mi inclino come a voler mollare un peto ma voglio solo sbirciare ancora la enormità e la vuotezzità della sala che si intravede dallo spiraglio della porta.
Arriva il ragazzo della libreria che non sa dove mettere i libri.
Arriva un giornalista del settimanale locale (La Fedeltà, il cui direttore ringrazio per gli articoli generosi) che vorrebbe farmi due domande.
Arriva mia madre che mi chiede, davanti a Bedino, se le mozzarelle le ho dimenticate in macchina e se posso andarle a prendere.
Poi arriva il momento.
Torniamo in sala.
Mi accorgo di un’amica venuta fin da Vigevano per vedermi, insieme al suo splendido compagno e alla sua figlia che è un incanto. Mi guarda con due occhioni grandi, e mi chiedo quanto la sua mamma debba averle parlato, e quanto bene di me, per averle fatto nascere quel luccichio. Mi seguiva ovunque, e a me faceva impazzire di gioia la sua candida presenza, mentre la disgraziata della mamma la redarguiva di non darmi noia!
All’orario previsto, la sala è piena a metà. Non quello che speravo, ma neppure il disastro che presagivo, considerando che allo stesso orario, in altro luogo della stessa città, c’è un ben più famoso scrittore che presenta il suo, di romanzo.
Poi arrivano…e continuano ad arrivare e la sala praticamente si riempie.
Mentre la gola mi si secca.
Luca mi dà la parola e non mi viene altro da fare che un vecchio trucco con le mani per ingannare tutti i presenti. Cosa che riesce.
Poi tutto è in discesa.
Luca è stato formidabile, ha persino ingaggiato due giovani e bellissimi attori che recitavano passi scelti del libro.
Poi è arrivato il momento delle dediche… che mi ha imbarazzato da morire. Solitamente firmo solo assegni cabriolet…
Alla fine della serata, uscendo dal Castello, abbiamo anche assistito a uno spettacolo di luci in 3d notevolissimo.
E tornando al parcheggio, mi sono allontanato dalla famiglia che era con me, e ho guardato quel Castello in solitudine.
Le emozioni che mi hanno scosso e che son cadute per terra bagnando l’asfalto già velato di brina serale, sono impossibili da dire.
Quel Castello… l’albero, le luci, il cielo nero sullo sfondo.
Penso che un giorno così non ritorni mai più.

I love shopping (tua sorella)

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Sto sperimentando uno strano fenomeno.

La mia smania di shopping sta raggiungendo livelli da autentica donna.

Per cominciare, ormai io non ho più gusti alimentari, ma gusti promozionali.

Ogni volta che vado al supermercato faccio training autoctono, e mi ripeto mantramente: ho bisogno solo di latte, pane, carne, pesce e formaggi, ho bisogno solo di latte, pane, carne, pesce e formaggi, lattepanecarnepescieefor-mag-gi.

Poi alla cassa piazzo sul nastro: Peroni a limone, limoni a peroni, latte di soia senza latte, hamburger senza carne, fazzoletti di carta delle isole vergini, sushi condito con sale rosa dell’Himalaya, 3×2 boccioni da 18 litri di detersivo liquido per lavastoviglie che poi devo comprare (oltre alla lavastoviglie, che non ho) anche una busta della spesa in cemento armato con rinforzi al titanio per infilarceli dentro, pacco “armageddon” di pannolini taglia 24 kg che sia mai che col conto che arriva mi cago addosso, biscotti anni ’80 che manco Fonzies se li mangerebbe, secchi come il culo di un cammello (morto e sepolto), e insomma ogni altro prodotto che io abbia incontrato sul mio cammino e che sia offerto in 3×2, 4+1, il primo a 9.99 il secondo a 0.1, ecc.

Ho sviluppato una visione periferica che fa invidia alle donne: individuo in un nanosecondo, su uno scaffale di duecento metri, il punto esatto in cui c’è il cartellino “prezzo più basso”: sono capace di togliere il bastone ad una vecchina che si avvia in quella direzione, di sciogliere il collare al cane di un cieco, di dare un pugno nel pancione di una donna in-cinta, se necessario ad avere l’ultimo “prezzo più basso”.

Compro persino gli assorbenti, se sono in offerta.

Me ne frego della mia allergia ai latticini, se la mozzarella ha un -40%.

Se ci sono offerte riservate ai titolari di carta, lascio il carrello in una corsia (legato però con un lucchetto, che i due euro si sa, te li fottono in un lampo, ho visto gente che si sentiva male, salire sull’ambulanza avvinghiata al carrello), salto i cancelli d’ingresso e mi fiondo al punto informazioni per sapere come ottenerla. Il punto è che me le perdo sempre, e credo di avere diciotto tessere Fidaty (Esselunga), quattrocento carte payback, e non so più quali altre, col risultato che non prendo mai un regalo manco a morire.

Ogni euro risparmiato, comunque, è un euro guadagnato, e non ho mai capito com’è che quando arrivo alla cassa la cassiera non mi porge, come mi aspetto sempre, una busta con dei soldi dentro.

Sono sempre io a dover cagare il grano. Mah.

 

 

BookTrailer “Sono solo io: storia di uno strano”

Amici cari, tornerò presto a scrivere qui su WordPress, perdonate la lunga assenza ma la preparazione di questo secondo romanzo (che ha ottenuto il patrocinio della Città di Fossano di cui sono pazzamente orgoglioso!) mi ha assorbito il 100 per 100 del mio tempo libero, unitamente ovviamente a tutto il resto!

Vi lascio il link al booktrailer di “Sono solo io: Storia di uno strano”, spero possa piacervi!

Buon ferragosto a tutti!