Ci sono giorni

Ci sono giorni in cui la tua vita la rinnegheresti tutta. Senza pensarci. Così.

Fai finta di no, non lo ammetteresti mai e poi mai a nessuno, soprattutto a chi ti ama, ma a volte il pensiero ti prende. La sindrome da sliding doors. Cosa sarebbe successo se ai bivi importanti della mia vita, avessi svoltato diversamente?

E non c’è risposta. La freccia del tempo è fissa, punta sempre nella stessa direzione e nessuno mai potrà davvero vivere due volte, come in quel film. A nessuno è dato di tornare indietro a cambiare il corso degli eventi. Non c’è nessuna macchina del futuro, altrimenti, probabilmente, sarebbe già qui.

E certe musiche ti entrano dritto dentro il cuore, ti si conficcano nel petto e ti fanno sanguinare dagli occhi. Deserti zuppi e umidi, dove non scorre più niente, solo sale che ti sale dal petto e passa dalla gola.

Vorrei non avere quasi quarantanni. In questo momento, mentre scrivo, vorrei averne 18. E lo so che non si può, e lo so che sono banale, che forse tutti avvicinandosi ai quaranta vorrebbero tornare indietro, e tutti si accorgono un bel giorno che così, purtroppo, non si può. E vorrei saperne cosa ne ho fatto, di tutte quelle estati ancora prima dei diciotto, di quei tre mesi all’anno in cui non avevo obblighi. Che fine han fatto quei giorni? Possibile che nessuno si renda conto, quando ha quell’età, che una fortuna così grande poi nella vita tornerà solo quando, vecchi e stanchi, i giorni non ci serviranno più a tanto altro che sfogliare foto e annoiare il prossimo?

Gran parte della vita ci scorre inconsapevolmente tra le mani.

E chissà che tra trent’anni, io mi sieda a un computer, per scrivere di come rimpiango i miei quarant’anni, continuando a vivere questa vita un po’ così, inconsapevolmente.

 

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