Un’isola che forse c’è

Mi sveglio presto. Potrei farmi la barba, dovrei farmi la barba, ma c’è ancora tempo.

Mia moglie:

“Dovresti farti la barba”.

“C’è ancora tempo”.

Ripasso il discorso che vorrei tenere.

Presento il mio primo libro con editore, con me ci sono anche due poeti scrittori, Eleonora De Berardinis e Max Capozzi. Presentano “Destinazione Cuore” lei, “Romeo, max e Lucifero“, lui. Non abbiamo avuto tempo di coordinarci granché.

Alle 3 Max arriva in stazione. Lo riconosco, ma lui non riconosce me.

“Hey, dove sei, Max? Allora io sono alla tua sinistra, seduto sulla panchina”.

Max si gira e vede un barbone.

“Massimo non ti vedo, ndo stai ao?”

“Alla tua sinistra. Dove cazzo ti giri, quella è destra, dellà dellà”.

Mi vede e capisce lo scherzo e comincia così la nostra amicizia. Mai visti prima.

Max ti guarda dritto negli occhi, ha il fuoco di chi insegue i sogni, ma anche le rughe nell’anima di chi le ha prese tante volte sui denti. Mi fa leggere la poesia, dico va bene, la inserisco nel discorso con uno sbaffo di penna.

Mi gratto il mento. Dovrei farmi la barba, ma c’è ancora tempo, sono appena le tre.

Alle tre e mezza arriva Concetta, da La Spezia. Poi li accompagno al loro albergo e torno a casa. Sono le quattro, c’è ancora tempo. I libri? Diamine, devo scendere i libri in macchina. Risalgo, devo cambiarmi. Buddy B ne spara una grossa, di quelle che arrivano alla nuca e penso non ci sia bisogno di dire di cosa sto parlando. Principessa fa le bizze. Susanna, da Milano, giunge come un angelo a salvarci. Non s’è persa una presentazione, la Susy.

Eleonora mi chiama disperata. Viene da Merano. Ha un cane. Che non sa a chi affidare. Solo il giorno prima sono riuscito a trovarle la mia vicina di casa, ma prima delle cinque non c’è. La presentazione è alle sei, io devo essere in atelier un’ora prima.

“Avvo io devo andare a cambiarmi, poi devo portare il cane da te, poi il mio fidanzato s’è perso la camicia”

“Come cazzo se l’è persa la camicia? Siete venuti in aereo e lui si è sporto fuori dalla carlinga?”

“Ma no, l’ha lasciata a casa, insomma deve andarla a comprare”

“Ma tu ci vieni alla TUA presentazione o comincio senza di te?”

Faccina con le lacrime, mi dice ti prego aspettami.

Le do’ il numero di cellulare della vicina e mi riprometto di chiamare il ristorante cinese all’angolo, quello che hanno chiuso due volte perché servivano carne di cane (ora ha migliorato e serve solo un cane di carne).

Devo scendere, dovrei ancora farmi la barba. Metto il rasoio elettrico nella tasca della giacca, c’è ancora tempo. Posso sempre farla lì da Cecilia Gattullo, che ci ospita per la serata.

Prendo in braccio Buddy B, che infila il braccino nella mia tasca e fa partire il rasoio. Cominciamo bene.

Entriamo in auto, passo a prendere Max e Concetta, a metà strada per l’atelier mi ricordo che ho dimenticato il libro con segnati i passi da leggere. Ma ho dimenticato in realtà che non l’ho dimenticato, era solo nel cofano. Si procede spediti.

Arriviamo all’atelier. Manca l’acqua. Ma c’è tempo.

In fila alla cassa, una ragazza mi guarda, poi guarda l’acqua, poi mi riguarda:

“Sono a dieta” le dico, come a dire fatti pure un po’ i cazzi tuoi. Pago ed esco, come facciamo spesso nella vita, non solo al supermercato.

Risalgo, sistemo i libri. Poi apro la porta, Barbara (Melandri), Valentina (Gallo) e Morena (Crotti) lì davanti. Abbracci, bacioni, ciaoni.

Si tolgono le giacche con movimenti lenti e affettati. Mi dico, lo sapevo che erano solo tre sciroccate.

Mi fissano, le fisso, mi fissano, poi capisco che aspettano qualcosa. Finalmente guardo le loro tette che fino a quel momento avevo ignorato per pura e finta galanteria, e SBAM! Indossano magliette con la copertina del mio libro. Il veliero addosso a Valentina sembra avere molto più vento in poppa di quello di Morena. Vai a capire perché…

Le prime lacrime.

Eleonora mi si avvicina: “Avvo che poesie devo leggere?”

La guardo per capire se mi perculeggia.

“NON TI SEI SEGNATA LE STRACAZZO DI POESIE?”

Fa gli occhioni a cerbiatto e sogno di avere un fucile ed essere cacciatore.

Le giro il pdf dove avevo segnato i numeri di pagina delle sue poesie da leggere.

“Eh, ma io ti ho mandato il file bozza, i numeri sono poi saltati”

“Certo che ti ci metti di impegno a mandare tutto a puttane…”

Poi alle 18.02 riesce non so come ad abbinare le poesie ai pezzi che leggerò.

La lascio, cambio stanza e una signora mi ferma e mi fa:

“Sono la mamma di Ele, piacere”.

“Ah me la saluti tanto”.

Mi guarda stralunata.

“Ma… Eleonora presenta cu tte lu libro”.

Ops.

Mi ferma una bionda.

“Ciao! Sono Aida”

“Che nome lirico, piacere, sono avvo”

“Sempre le solite battute”

“Ci conosciamo?”

“Mi prendi per culo ogni volta che mi vedi su face”.

E siamo a tre.

E poi partiamo, via, ci sono tutti, troppi, neppure una sedia né un cuscino rimane libero, mi manca il fiato e devo bere per non rimanere con la bocca di carta vetrata.

Cecilia legge un messaggio che viene da una persona che non vuole rivelare il suo nome. Sudo freddo.

“Per il battesimo di Vittoria…”

La interrompo:

“Fermi tutti, tranquilli, Vittoria non è una mia figlia illegittima, solo il nome della protagonista, eh”.

Cecilia riprende, finisce il saluto/omaggio di Angela Molfetta, poi si parte. Io parlo, gesticolo come se non ci fosse un domani, poi la poesia di Max viene decantata (con commozione, emozione, sincerità) nel momento perfetto, poi il duetto con Eleonora, un pezzo del libro, una sua poesia, lei si commuove, io pure, Valentina proprio c’ha le cascate del Niagara, applausi.

La serata finisce, come finisce ogni cosa bella, ma c’è ancora tempo.

C’è tempo per andare a casa mia, con queste persone che ho visto per la prima volta, ma accoglierli è stato facile come aprire la porta a uno di casa. Morena ha tentato di fare fuori una lampada a forma di palla, ma con tutti i regali che lei e le due pennine mi hanno fatto avrebbero potuto distruggere tutta casa e andare ancora in pari.

La notte finisce alle due, o giù di lì, quando Barbara ritrova dopo attimi di terrore le chiavi della pensione in cui dormono tutti e tre.

C’è ancora tempo il giorno dopo per un caffè.

Ci sarà ancora tempo, perché per me è stata un’esperienza favolosa, una piccola vacanza su un’isola che forse c’è.

 

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Lo specchio dell’angelo perso

 

 

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Amici wor-depressi, ci siamo! Dopo sei anni, riesco finalmente a vedere un mio libro in…libreria, lì dove del resto si suppone (se la supposta è giusta) che i libri stiano, prima che qualcuno li tolga da dove sono, per portarli dove saranno.

“Lo specchio dell’angelo perso” è il terzo volume della saga “Storia di uno strano”. Come gli altri, si tratta di un volume/romanzo autoconclusivo, quindi leggibile anche da chi non abbia letto i precedenti. Di seguito qualche parola sulla trama:


La protagonista, Vittoria, è un’eremita dotata di un talento speciale che nessuno, al di fuori di sua nonna, capisce, neppure lei stessa. Qualcosa c’è nei suoi quadri, che sembra chiamarla.

Quanto vi sia di reale e quanto di inventato, lo scoprirà dopo un viaggio profondissimo in cui le toccherà scendere in luoghi di sè che ha sempre ignorato, come tutti coloro che le ruotano intorno: un padre intermittente, una madre ossessionata dalle regole, un fratello violento e primitivo, due amici senegalesi che condividono il suo eremitaggio su un’isola a largo di Dakar che pare disegnata sulle sue ossessioni. Mentre tratteggia paesaggi umani con voce pacata e riflessiva, infatti, Vittoria è dominata dalla paura che la sua riservatezza venga violata.

Per affermare il suo talento lotterà contro la madre, ossessionata dal controllo, ma sempre sull’orlo di perderlo, subendo gli impietosi paragoni con i capolavori del fratello, scoprendo di avere un grave difetto alla vista che però non si svela, dacché Vittoria è convinta, come ognuno di noi, che la sua visione del mondo sia quella giusta, quella degli altri errata. E viceversa.

Nessuno comprende i suoi quadri perché nessuno vede il mondo come lei lo vede.

Sullo sfondo delle sue vicende, si intrecciano le voci di Alice e Il Cappellaio Matto, due persone non-persone, che si incontrano di continuo in chat in una bolla atemporale, confessandosi tutto “con somma indifferenza, perché è l’unico sentimento che si può davvero provare per uno sconosciuto”. Tra i due nasce una storia d’amore all’apparenza intensa, fatta di poesie, di gelosie, di piccoli mezzucci (il profilo falso, le trappole), di sesso virtuale che si consuma alla velocità del web. In questo non-spazio atemporale, una brusca rottura determinerà la decisione di incontrarsi “nella realtà”.

Il viaggio di Vittoria è un viaggio d’attesa, placido, ma ben presto nei suoi quadri irrompe un veliero che si avvicina sempre più. Un viaggio di ricerca in un mondo che ha perduto tutto ciò che è altro. E forse, quello che troverà Vittoria quando sarà quasi a casa, non sarà se stessa, ma tutto il resto che aveva perduto.


Ringrazio Valentina Gallo perché lei mi ha trovato un editore, peraltro con caparbietà, non arrendendosi alle difficoltà che comunque ha incontrato prima di ottenere l’attenzione necessaria per presentare il mio romanzo all’editore, Efesto. Un grazie anche a Alfredo Catalfo, titolare della società che edita il libro, per aver creduto in questo progetto che è agli inizi!

Per ora si trova già disponibile presso la libreria Efesto in via Segre 11 a Roma, ma è ordinabile in qualsiasi libreria d’Italia (Feltrinelli comprese)! Più in là vi segnalerò le librerie in cui lo potete trovare già sugli scaffali senza neppure quindi necessità di ordinarlo.

Per gli amanti del web, è ordinabile da subito su Feltrinelli.it e IBS a un prezzo speciale:

https://www.ibs.it/specchio-dell-angelo-perso-storia-libro-massimo-della-penna/e/9788894855395?inventoryId=88615846

http://www.lafeltrinelli.it/libri/massimo-penna/specchio-angelo-perso-storia-uno/9788894855395

Nei prossimi giorni dovrebbe essere disponibile anche su Amazon (sempre a prezzo scontato per il lancio) al seguente link:

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Enjoy my friends!

 

 

Boris e la primavera sono arrivati

Amici wordepressi e wordfelici, ieri con la primavera è arrivato Boris, il mio terzo romanzo! Provo a parlarvene sperando di incuriosirvi!

Boris è un bambino con un sogno: andare a scuola. La sindrome di Asperger da cui è affetto, la sua cecità, il suo mutismo e la miopia degli ispettori ministeriali che analizzano il suo caso renderanno il suo percorso impervio e tormentato. Nella sua avventura non è solo, ma ha un amico speciale, Yuki, che lo incoraggia alitandogli in faccia strofe di canzoni famose. La vicenda dei due amici si intreccia con quella di due amanti, una donna greca in fuga da un ex marito violento, e un militare dal fisico atletico che, improvvisamente, smette di rispondere alle sue lettere d’amore e scompare nel nulla.

Riuscirà Boris ad avere il suo agognato banco?

E i due amanti riusciranno a ritrovarsi?

Tratto da tre storie vere che mi sono state raccontate in mesi di colloqui sia telefonici che via email. Una esperienza pazzesca! Storie crude e nude, come la realtà…

Boris è anche il secondo volume della tetralogia che ho in mente, opera in quattro volumi di cui il primo è “Sono solo io”. Siccome le cose semplici non ci piacciono, però, la “saga” può essere letta a vostro piacimento, potete prendere un solo volume dei quattro che usciranno, potete partire dal secondo e poi passare al primo, o potete anche solo leggerne uno a caso. Ogni romanzo della saga “storia di uno strano”, infatti, è un poco… strano, ed è completo pur essendo inserito in un quadro più ampio. Insomma, fate un poco ‘gna cazz’ volete eh!

Buona lettura!

https://www.amazon.it/dp/1520789149

Sono solo io (A Fossano)

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Questo post forse getterà luce (è peccato gettare la luce, lo dico sempre a mia moglie spegnendo gli interruttori qui e lì) sul sottotitolo del mio romanzo che, per chi fosse vissuto in Alabama negli ultimi duecento anni, è “Storia di uno Strano”.
Dunque venerdì scorso, di riffa e di raffa, sono riuscito a farmi prestare una sala del Castello di Fossano per parlare del mio romanzo, che (a parte voi, che non vivete in Alabama) francamente nessuno conosce. Tranne me, voi, e qualche altro. Insomma, “nessuno” è un modo di dire, ci siamo capiti. E’ come dire “siamo tutti stressati”. La parola “tutti” non è che sia riferita a tutti gli esseri umani viventi ovunque nel mondo, no?
Quindi.
Grazie a Luca Bedino, insomma, il Comune di Fossano, in collaborazione col Circolo dei Lettori, mi organizza un evento nel Castello dove è ambientato il mio romanzo.
Appuntamento alle 18.00. Luca fa, conoscendomi poco, “ma tu vieni un poco prima, che c’è anche un regista interessato alla cosa?”.
Dunque alle 16.15 mi avvio. Mi squilla Susanna, amica carissima. Non rispondo. Guido. Canto. Stresso. Smadonno nel traffico.
Si fanno le 16.20 e mi appresso alla Stazione. Susanna mi richiama. Non rispondo. Continuo a guidare, cantare, stressare mia moglie, smadonnare nel traffico.
Alle 16.35 sono cinquecento metri più in là di dove ero alle 16.20. Pare che tutti (intendendo con ciò tutti gli essere viventi e anche quelli morti in tutte le epoche passate e non) abbiano deciso di fare un giro alla stracazzo di stazione di Torino (UNA DELLE DUE, stazioni di Torino…).
Sono quasi arrivato alla stazione (UNA DELLE DUE…) quando decido finalmente di chiamare Susanna per prendere accordi con largo anticipo (tipo venti secondi, se quel giallo non diventa rosso): manco la saluto e le faccio:
“Susy ti fai trovare lato piazza?”
“Quale piazza avvo?”
“Mi prendi per culo?”
“Dai, avvo, smettila, ora sono su Corso Bolzano, dove devo venire?”
“MA SEI A PORTA SUSA, SUSY, SCUSA, SUSA, SEI A PORTA SUSY?”
“Eh, te l’ho scritto”
“Occazzo… Susà, mi sa che ti tocca venire in treno a Fossano”.
Chiudo tra le rassicurazioni di Susanna che giura e spergiura che non me la farà pagare.
Comincia proprio male.
La mia principessa decide di interrogarmi sui nomi delle Winx, sui loro poteri, sui loro colori, su Popo Trolls o come cavolo si chiama (quello della sigla paranoica papatrooools pappatroools papapapara parapara papatrooools).
Il motore d’aereo (Buddy B, alias mio figlio unenne per chi fosse vissuto sotto la crosta terrestre nelle ultime due glaciazioni) decide di prendere un poco d’aria ai polmoni e attacca una sirena casello-casello-castello.
Arriviamo che mancano pochi minuti.
Entro in una sala enorme.
E vuota.
Enorme.
E vuota.
Guardo la sua enormità
E guardo la sua vuotezza.
E mi prende la cagarella.
Luca mi trascina nel suo studio e mi mette sotto il naso una sorta di scaletta.
Mi chiede “La sai a memoria, vero?”.
Mi sporgo dalla sedia, mi inclino come a voler mollare un peto ma voglio solo sbirciare ancora la enormità e la vuotezzità della sala che si intravede dallo spiraglio della porta.
Arriva il ragazzo della libreria che non sa dove mettere i libri.
Arriva un giornalista del settimanale locale (La Fedeltà, il cui direttore ringrazio per gli articoli generosi) che vorrebbe farmi due domande.
Arriva mia madre che mi chiede, davanti a Bedino, se le mozzarelle le ho dimenticate in macchina e se posso andarle a prendere.
Poi arriva il momento.
Torniamo in sala.
Mi accorgo di un’amica venuta fin da Vigevano per vedermi, insieme al suo splendido compagno e alla sua figlia che è un incanto. Mi guarda con due occhioni grandi, e mi chiedo quanto la sua mamma debba averle parlato, e quanto bene di me, per averle fatto nascere quel luccichio. Mi seguiva ovunque, e a me faceva impazzire di gioia la sua candida presenza, mentre la disgraziata della mamma la redarguiva di non darmi noia!
All’orario previsto, la sala è piena a metà. Non quello che speravo, ma neppure il disastro che presagivo, considerando che allo stesso orario, in altro luogo della stessa città, c’è un ben più famoso scrittore che presenta il suo, di romanzo.
Poi arrivano…e continuano ad arrivare e la sala praticamente si riempie.
Mentre la gola mi si secca.
Luca mi dà la parola e non mi viene altro da fare che un vecchio trucco con le mani per ingannare tutti i presenti. Cosa che riesce.
Poi tutto è in discesa.
Luca è stato formidabile, ha persino ingaggiato due giovani e bellissimi attori che recitavano passi scelti del libro.
Poi è arrivato il momento delle dediche… che mi ha imbarazzato da morire. Solitamente firmo solo assegni cabriolet…
Alla fine della serata, uscendo dal Castello, abbiamo anche assistito a uno spettacolo di luci in 3d notevolissimo.
E tornando al parcheggio, mi sono allontanato dalla famiglia che era con me, e ho guardato quel Castello in solitudine.
Le emozioni che mi hanno scosso e che son cadute per terra bagnando l’asfalto già velato di brina serale, sono impossibili da dire.
Quel Castello… l’albero, le luci, il cielo nero sullo sfondo.
Penso che un giorno così non ritorni mai più.

Essere esordiente

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L’essere esordiente è uno strano essere.

Un essere mitologico, tipo centauro, con il corpo di uomo e la testa di caxxo, però.

La colpa, tuttavia, non è sua, ma della via che ha improvvidamente eletto a propria strada di vita.

La via dell’esordiente, infatti, è irta di pericoli, insidie, trabocchetti e cazzi amari rigidi come  una manichetta dei pompieri, di quelle che se ci sbatti con l’auto sprizzano spuma fino al terzo piano, proprio come un… essere esordiente.

Dal momento in cui l’essere esordiente (esordiendo, per esser precisi latinorumamente)  pensa “voglio essere esordiente e scrivere un libro”, fino al momento in cui si piazza la prima copia, possono trascorrere anni, giorni o mesi, ma in tutti i casi passeranno mal di testa, di stomaco e sofferenze di fegato.

Una delle malattie più diffuse, è la calimerite familiare. Nei confronti della propria famiglia, ci si sente brutti e neri non come un calimero, ma come distese di calimeri erranti, colonie di calimeri, pianeti ovulari da cui schiocciano claimeri come funghi da un sottobosco. Sembrerà strano, ma gli ultimi lettori sulla faccia della terra che sborseranno un euro per l’essere esordiente, sono proprio tutti i parenti sui quali l’essere contava.

I parenti, tutti, dalla mamma al cugino di diciottesimo grado (acquisito per una botta di vita di un tuo prozio in bordello cileno), ti abbordano con domande del tipo “Dove lo trovo?”, e quando tu dici che non è in libreria ma solo su Amazon, li vedi sollevati, perchè hanno trovato un’ottima scusa: “Ah scusa, io non compro niente su internet”. Negli anni, ogni volta che li rivedi a Natale e Pasqua, non ti chiedono nulla, ma se per caso il discorso cade in argomento, fanno finta di non ricordare di averti posto quella domanda sittordici milioni di volte. In realtà, comincio a sospettare che si aspettino tu prendi in affitto un Boeing, lo carichi di copie, e le distribuisci in giro giro facendo piovere copie del tuo romanzo come aiuti umanitari della Caritas in zone di guerra. Ma tutto ciò solo perchè vogliono la dedica, eh, mica per altro.

Un altro problema sono gli editor! Non se ne ha una vaga idea, finché non si dichiara al mondo di aver scritto un libro. Ti volano sulla testa con cerchi concentrici, ti chiedono l’amicizia, mandano dieci/venti faccine a stupore ai tuoi post, poi ti pongono mille domande sul tuo capolavoro che ti vien da piangere, manco tu ti sei fatto tante e tanto belle domande. Tu gongoli, sali dieci metri sopra il cielo e già cominci a pregustare il giro in Porsche su un boulevard di Hollywood con Sharon Stone lato passeggero che ti infila una mano sul pacco eccitata dal tuo ultimo best seller, e a quel punto senti uno stridore: “Senti, amico, per il successo c’è bisogno di un editor professionale. Tu ne hai uno?”. E dopo pochi minuti ti arriva un preventivo. La cosa peggiore che possa fare un editor per farsi pubblicità, a mio avviso, non è tanto questo elemosinare un lavoro (se Stephen King ti insegue tipo Katy Bates in “Misery non deve editare” per ottenere i tuoi servigi, forse, amico mio, non dovresti stare a inseguire me, o no?), quanto spiegarti che anche lui, come te, ha dovuto sborsare per farsi editare. A quel punto, googli il suo nome e scopri che i suoi capolavori sono tipo 125.000 in classifica. Come si suol dire, chi non sa fare insegna… e chi non sa insegnare, fa l’editor!

E, last but not best(ia), gli editori! Io dico, se un editor-e si chiama editor-e, evidentemente, qualcosa con l’editing dovrà averlo a che fare? La dura vita di un essere esordiente ben presto si scontra con una dura realtà: gli editori sono molti meno delle società che si professano editori, essendo tutt’altro. Ti agganciano con i metodi più disparati, con finti concorsi, con poke su Facebook, con email o semplicemente lanciando l’amo sui loro siti web in cui annunciano di essere, eccezionalmente, evento raro mai avvenuto negli ultimi quattrocento secoli, guarda caso, giusto in quel momento, alla ricerca di nuovi talenti, ma devi affrettarti, un po’ come quando il baffo o Mastrota decidono di dare via i loro coltelli magici o i loro materassi rivoluzionari (talmente rivoluzionari che sono trent’anni che sono rivoluzionari…) a un quinto del loro valore. Dopo circa dodici ore dall’invio del manoscritto, eccezionalmente, cosa mai successa prima, ti contattano per dirti che hanno tutta l’intenzione di pubblicarti alla modica cifra di septamila dollari paperoneschi.

Ma incluso spese di spedizione delle otpamilioni di copie che sono destinate a te, che a quel punto potrai finalmente coronare il tuo sogno:

andare in giro a piazzare tuppleware e libri insieme.

Ah, mortieux de la France!

Vivere una favola

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Io vivo negli studi legali putenti.

In pratica, vivo in una favola.

E, si sa, le favole c’hanno sempre la morale.

Come a dire, oi miutoi deloitte.

Ho spesso a che fare con le società di revisioni.

Io da studente favoleggiavo molto su questi soggetti.

Me li figuravo come incorruttibili, irreprensibili, ma soprattutto geni matematici, inarrivabili stile terminator, quando gli si scopre un occhio e ci si accorge che non di uomo trattasi ma di umanoide capace di complessi calcoli e deduzioni spazio-temporali-matematici-logistici.

Poi col tempo il loro ritratto nella mia mente è mutato: oggi corrisponde ad una calcolatrice con un cellulare in mano, la giacca elegante, la camicia sbottonata e senza cravatta, i jeans scoloriti e le scarpe da ginnastica.

Ora non vorrei generalizzare, questo post non è SULLE società di revisione indistintamente, ma solo su quelle che ho avuto la fortuna di incontrare (e che NON sono nominate qui).

Le più blasonate hanno nomi indicativi, come Pricewaterhousecooper, che pare un nome onomatopeico (della serie, da noi paghi il “price” di una casa sull’acqua (le water house delle Maldive…), o  KPMG, che è più o meno il risultato di una pigiatura isterica a caso di tasti. Se siete incazzati neri e provate a scrivere qualcosa alla tastiera, prima o poi vi viene fuori kpmg.

Il più delle volte ti parlano in aramaico, e tu subito rimani impressionato come una pellicola da 6400ISO.

“Avvocatolo bisogna calcolare l’ebitda della PE tenendo conto della deduzione sulla base imponibile IRPEF e della detrazione IRPEG, dopo aver ammortizzato i cespiti e cespato gli ammortizzatori. Non si dimentichi di verificare i crediti d’imposta, le sopravvenienze attive e passive, i ratei e i risconti, i conti d’ordine, e sotto la linea la capra campa, sopra la linea il bilancio crepa. Che poi il 161 bis modificato dalla finanziaria 2008 per il 2009-2011, in vigore dal 2020, che impone l’imposta di registro ma anche no, e solo in caso d’uso, è stato abrogato ma poi ripristinato con l’abrogazione dell’abrogazione per cui è rivivescente. Calcoli poi che la deduzione degli interessi passivi dipende da quegli attivi e da quelli dormientibus”.

Uno poi si chiede come siano potuti accadere certi disastri tipo Enron, o Parmalat, dove società revisionate hanno per anni falsificato i bilanci, senza alcuna ingegneria fiscale ma semplicemente correggendo a penna (rossa, peraltro) i bilanci. E’ bastato il più delle volte aggiungere un segnetto verticale al segno meno.

Te lo chiedi, quindi, come sia potuto accadere, perché se li conosci – i revisori – ti accorgi che sono ancora più paraculi degli avvocati.

Uno dei compiti principali di una società di revisione (volendo semplificare) è quello di verificare che il bilancio delle società siano veritieri e corretti.

Ogni tanto è fantastico leggere delle durissime lettere delle società di revisione che scrivono alle società “revisionate” robe del tipo: “prego confermare che i dati di bilancio fornitici siano veri e corretti e che non vi siano altri dati e che quelli rappresentati siano tutti e solo i dati esistenti, e che non ci nascondete nulla che a noi non ci piace giocare a nascondino” .

Ma come? Io pago a te società di revisione per farmi dire che il bilancio è vero, e tu mi dici che per dirmi che il bilancio è vero tu a me, devo prima dirti che il bilancio è proprio vero io a te?

Un po’ come se il giudice affidasse all’imputato di omicidio l’autopsia sul cadavere.

Scrivere è come vivere due volte

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Io amo la vita.

E amo le persone, che ne sono una delle più alte e complesse espressioni.

Le mie esperienze non sempre facili, la mia adolescenza trascorsa a osservare le lacrime nascoste di mia madre, e tutto il dolore di cui sono stato testimone tra amici e parenti vari, mi ha portato ad amare soprattutto le persone dalla vita incompleta, che lottano per quadrare i cerchi, che cadono e si rialzano e talvolta han tanto male che preferiscono strisciare per un po’, le persone sole, quelle con figli problematici, le persone che non sono riuscite a realizzarsi nel lavoro ma si alzano ogni mattina con la grinta per cercarlo ancora e ancora e ancora, le donne abbandonate, maltrattate, tradite o ignorate da chi vive loro accanto senza avere mai sfiorato i loro lati più veri, anche quelli un poco oscuri, le persone bizzarre, quelle che hanno paura anche di salutarmi perché nella loro vita hanno imparato a chiedere permesso e non alzare la voce mai, le persone silenziose, quelle che sognano in continuazione e si fanno in quattro per i sogni altrui, non avendo la possibilità di alimentare i propri.

E scrivere ha questo grande pregio per me: mi lascia a contatto intimo con le persone che io amo, anche dopo che sono andate via.

Nella scrittura io vivo due volte le loro vite, e dopo di me le vivranno anche dei perfetti sconosciuti che non sapranno nulla di me, ma tutto delle persone che ho amato.

Buona domenica belle persone!

Kavvingrinus – Avvocatolo

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Puntuale come la morte arriva la morte (temporanea) di Kavvingrinus! La parola al parruccone viola.


Non amo i generi, amo gli autori, di solito morti; il tempo è il miglior recensore [Che razza di proverbio è?]. Non è un proverbio [Non si parla ai commentatori!].

Il primo libro di cui ho memoria [MEMORIA? TU? BUAUAUAAUUA] narrava di un cane [Autobiografico?] abbandonato, di Bulgakoviana [Mettere “iana” in fondo al nome non farà di te un esperto di Bulgakov] memoria. Finiva ammazzato. Non ricordo titolo né autore [Ma va?].

Il secondo fu L’uomo che non sbagliava mai [Praticamente l’uomo dei sogni di tua moglie…], di Steve Perry. Un fantasy su un uomo dai nervi d’acciaio. Mi fece sognare.
Finiva ammazzato. I miei avevano i loro gusti.

L’ultimo Azteco, di Gary Gennings fu altro libro che mi segnò nel profondo durante l’adolescenza; un arazzo stupendo di storia Azteca sul cui sfondo si consuma un incesto tra fratelli indescrivibilmente dolce. Non ho più pianto tanto su un libro [Probabilmente ti sei scordato Non ti muovere…], nemmeno su gli altri di Gennings della serie dell’Azteco.

Incappai presto in A Futura memoria, se la memoria ha un futuro [Se la memoria ha un avvocatolo…] di Sciascia, che mi lasciò stupefatto (alla seconda lettura [FALSO!]) per i dibattiti profondissimi sulle pagine dei giornali dell’epoca: altri tempi [Sì, di 127 senza aria condizionata, bellissimi].

Crescendo, mi appassionai a Eneide, Iliade e Odissea [Andiamo, questa è meno credibile di quella che leggeva Goethe e pensava fosse un libro Harmony!], un’umanità di un’attualità disarmante e Ventimila Leghe Sotto i Mari [Leghe?], nonché L’isola misteriosa che mi ha fatto capire cosa significhi inserire una “svolta” in un romanzo. Seguirono titoli “comandati”, I ragazzi della via paal, Cronache di Poveri Amanti, Il sentiero dei nidi di ragno et similia, ma nessuno di essi diventò autore “totale”, come lo fu invece Stephen King, che incontrai al liceo quando soffrivo d’insonnia [Ne deduco che stai ancora al liceo…], e quindi fu fatale l’imbattermi nel suo Insomnia. Lasciai il King solo quando nel 2012 lessi Doctor Sleep, pallido tentativo di dare un seguito a Shining [E chi se ne futte, questa è la storia dei libri che hai letto, non di quelli che non hai letto].

Ho avuto un lungo periodo al liceo di stampo “politico”: Mussolini socialfascita di Bocca (più altri suoi saggi) unitamente a Mussolini l’Italiano di Lepre mi convinsero che non ero fascista, né comunista, ma che aborrivo la violenza [Se hai finito di fare lo sborone, vorrei mettere qui le foto delle svastiche che disegnavi, caro il mio comunista].

Continuai con Se questo è un Uomo, di Levi, Il Diario di Anna Frank e una raccolta di lettere di condannati a morte [Che sei veramente cojone…]. Ne uscii così strapazzato che tornai sul tema solo dieci anni più tardi con Viaggio al termine della notte, di Cèline, con la sua ironia fulminante.

Nella “maturità” [Maturità? BUAUAUAUAUA] arrivò Hemingway e tutti i suoi romanzi; della sua vita mi intrigai al punto da partire per Cuba a caccia [Di buttane, dillo!] dei luoghi che echeggiavano del suo mito. Mi ero lasciato un ultimo libro che finii proprio in quella epica vacanza: Verdi Colline d’Africa. Mi sentii a casa pur se dall’altro lato dell’Oceano [Sempre detto che sei un Orango Tanghero]. Qui trovai la famosa frase circa l’irrilevanza della letteratura americana pre-Mark Twain; appena rientrato dall’America in Italia, tornai oltreoceano leggendo tutto quel che trovai di Mark Twain. Di lui cito solo Vita Dura [Per fare lo sborone, lo sappiamo], biografia graffiante, e il suo rapporto “sereno” con la morte, tanto distante da quello morboso di Hemingway. La sua vita è di un tragico assurdo, e dimostra come dietro i sorrisi si celi tanto dolore.

Il suo Tom Sawyer, peraltro, ha ispirato il Jack Sawyer di Stephen King. Fili strani che si tendono tra i miei autori preferiti [Fili strani che si tendono tra le palle di chi sta leggendo questa storia infinita], come il filo che lega lo pseudonimo del King (Richard Bachman) con un altro mio autore “totale”, Richard Bach, uomo di sensibilità rara.

Cent’anni di Solitudine (c’è bisogno che dica che è Marquez? [No, cazzone]) e tutti gli altri capolavori del genio sudamericano me li sono gustati con animo trasognato. Cito solo Vivere per raccontarla perché mi ci sono perso [E perché continui a fare lo sborone], prima di proseguire con Per nascere, son nato di Neruda, che mi ha scavato dentro [Dalle parti del cervello, vero?] tunnel interi di sentimenti.

Allende con Il Piano Infinito mi mostrò il “diverso” e aprì con un paio di suoi romanzi la porta alle “donne” [Sono entrate loro? O tu? E dove?]. Fu un lungo periodo di esplorazione [Delle donne e delle pene…]: Maraini (La lunga vita di Marianna Ucria), Noemi Klein (No Logo), Jane Austen (Orgoglio e Pregiudizio e Mansfield Park [Non è vero, hai letto i titoli su Wikipedia! Nessuno si legge Mansfield Park, andiamo!]), Charlotte Bronte (Jane Eyre), Oriana Fallaci (altro autore totale), Kinsella (tre della serie I Love Shopping), Mazzucco (Vita), Harper Lee con Il buio oltre la siepe di cui mi colpì la figura (ovvio!) dell’avvocato Atticus. L’amicizia con Capote [Ostentare conoscenza della sua vita non farà di te un uomo migliore, sanno tutti che minchione sei] m’indusse a interrompere la serie “rosa” per leggere A Sangue Freddo. Inutile ogni commento. Ripresi la serie con La mia Africa, di Karen Blixen… chi mi conosce sa quanto possa esser stato importante questo libro per me. Volevo essere una farfalla di Marzano mi ha quasi fatto desistere dalla serie rosa (Orripilante!). Così come non sono riuscito ad affezionarmi a Sveva Casati Modigliani per la sua ripetitività; salvo solo Leonie.

Impossibile non citare Vergogna di Coetzee, superlativo, su una violenza sessuale, e Io, Nelson Mandela, biografia di un GIGANTE.

Di recente ho scoperto la Byatt e il suo capolavoro Possessione. Chi ama i libri e la poesia non dovrebbe mancarlo.

Tra i titoli importanti per la mia storia, Caino e Abele di Jeffrey Archer: una storia pazzesca di riscatto e odio, che mi fece scoprire John Fante, altro dei miei autori preferiti. Epica una scena in cui Bandini piscia nei guanti della suocera… [Meglio che tua suocera non legga quel libro, sai?]. Anche lui dimostra un rapporto bizzarro con la morte, quasi un file noire che lega i miei autori preferiti, come Dickens, che adoro oltre ogni dire.

Da Fante arrivò l’onda degli autori sarcastici, di cui cito solo i “totali”: Bukowski, da cui ho ereditato lo scopo di scrivere poesie per portarmi a letto le ragazze [Far finta che non sia vera questa cosa sbandierandola impunemente come se fosse divertente non farà di te un santo, sappilo], De Silva (un avvocato per di più napoletano!), Mordecai Richler, John Niven, Nick Hornby e Frank McCourt. Anche Moore (Il vangelo secondo Biff. Amico d’infanzia di Gesù, si CREPA dalle risate!) merita una citazione benché abbia letto solo un suo romanzo; rimedierò.

Fuori da ogni “categoria”, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta [Arte che ignori, hai sempre distrutto moto!], di Pirsig e Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas. Entrambi parlano di disabilità, peraltro in un viaggio padre-figlio in motocicletta, l’emblema meccanico dell’abilità, in un ossimoro tra mezzo di trasporto e trasportato.

Altra menzione speciale a Volti nascosti di Dalì (sì, Salvador [E chi, sennò, tuo zio?]) e per il capostipite del romanzo moderno, Vita e opere di Tristram Shandy, Gentiluomo, di Laurence Sterne.

Hosseini mi ha colpito per le miserie umane descritte, così come (sebbene descriva tutt’altra situazione) Il resto di niente, di Enzo Striano; quest’ultimo mi colpì, ovviamente, anche per il suo spaccato stupendo di storia napoletana [Di cui non sai una cippa].

L’utilità dell’inutile [La tua utilità…] di Nuccio Ordine mi ha invece lasciato a bocca aperta dinanzi allo splendido florilegio di cultura che è questo libro.

Citerei anche molti libri di divulgazione scientifica (almeno Einstein e Feyman fatemeli citare!), ma è meglio di no. Dico però che mi hanno stravolto la personale visione del mondo.

Prima di espormi alle vostre vendette, aggiungo un cenno ai francesi (Proust, Dumas e Sthendal sopra tutti) e ai giapponesi (Mishima e Ishiguro altri due autori totali [Ti manca Yoshimoto, Yamamoto e Suzuki e apri una concessionaria], ma dico che per numero spiccheranno sempre gli italiani, tra cui i miei preferiti sono Calvino, Eco, Bevilacqua, Pirandello e Camilleri.

Mi dispiace aver sforato ma siete fortunatissimi che non abbia elencato gli autori di cui vorrei leggere almeno una pagina, prima o poi!

Kavvingrins – Gemellone Stellare e Graculare

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Puntuale come una puntura di zanzara sui navigli di Milano ad agosto se ti metti i calzoncini corti e hai finito l’Autan, arriva Kavvingrinus, rubrica con-poco-dotta con Kalosf e Pisellino Stellare (io non sono il prostatologo di QUELLO LA’, quindi, se volete spiegazioni del cazzo, andate da lui, eh).


La mantide col carapace [cominciamo con uno sfoggio di termini non comuni, di quegli sfoggi che piacciono tanto a me e di cui è pieno L’Ultimo Abele; sfoggio completamente inutile, visto che le mantidi, si sa, non hanno alcun carapace] coperto di medaglie scavò a lungo, fino a quando sentì una maggiore resistenza contro una delle falci.
– Ne ho trovato uno – gridò [Ovviamente la mantide ha parlato in mantidese, che vi traduco per voi amici della bootanica:  #[]@#[[##—<>—>>] ai compagni.

Altre cinque mantidi sciamarono [Altro bellissimo e inutile sfoggio di termini a sproposito; come una rondine non fa primavera, cinque mantidi non fanno uno sciame] a quattro zampe [quattro su sei, le altre due erano probabilmente impegnate in preghiera] verso quella che aveva parlato, intenta a estrarre il tesoro: una scatola di metallo e resina, incisa con piccole curve e rette spezzate.

– Chi è l’esperto di antiche rune? – chiese la mantide decorata, tenendo la scatola tra le falci.

Una mantide allampanata e con indosso un camice bianco le si avvicinò, alzando la falce con fare incerto per poi grattarsi la nuca.

– Ehm.. sì, sono io.
Scienziologi, tutti uguali, pensò la prima mantide, porgendo la scatola all’esperto di rune, poi disse: – Cosa c’è scritto?

– Ehm… Signora Comandante… secondo le scuole più accreditate…

– COSA. C’È. SCRITTO.

La mantide col camice inforcò gli occhiali e navigò sul runario per mezzo minuto.

– Signora Comandante, qui c’è scritto “Automat ic”. Ma vede lo spazio? Potrebbe starci… un’altra “T”!

– Quindi è uno dei rari aggeggi di memoria di Automattic? Sicuro? – chiese la Comandante.

– Rari! Ne abbiamo già trovati almeno duec…

– Bene! Potrebbe trattarsi di roba militare! – la Comandante si fregò le falci, come per affilarle.

Ore dopo, il dispositivo appena scavato uscì dal rigeneratore a tecnobubbole di reliquie magiscientifiche.

– E ora, scienziologo – disse la mantide Comandante – fammi vedere cosa contiene.

Lo scienziologo collegò la scatola al computer e sullo schermo apparvero numerose stringhe di rune.

– Signora Comandante… sono ancora dei backup di blog…

– Se è un backup, conterrà informazioni importanti!

– Beh… dipende: cosa considera importante? Vede questo, Signora Comandante? – la mantide nerd indicò una stringa di rune – Questo blog era “Scie kimike vs aceto” e questo… come si pronuncia… era “Zinne giganti di ministre rotanti!!1!11!” [Questo blog mi interessa molto, sai? Hai mica il link?].

– Zinne giganti lo abbiamo già trovato [Modestamente anche io, pur non essendo né mantide, né troppo religiosa, né decorato, in vita ho trovato in qualche reperto archeologico qualche zinna gigante sul mio cammino…]: è quel campionario di foto di palloni?

– Sì, Signora Comandante… Come avete visto… potrebbe esserci saggezza in questi blog, ma anche vagonate di merd… porn… parascienze, ecco!

– Scegline uno, scienziologo!

– Quale, Signora Comandante? – chiese l’esperto di rune.

– Quello che ti pare. A caso. Traduci. In fretta. Bene. O ti mangio la testa!

– Signora Comandante… ho la stampa di un file… viene da un blog chiamato Discussioni concentriche… sta anche in Avvocatolo e kalosf… e La cupa voliera bla bla bla.

– Alcuni di questi li ho già sentiti: uno o due di loro avevano le note a cazzo [Più precisamente avevano il cazzo a note… detto anche notevole]?

– Ovviamente! – rispose il nerd delle rune.

– Eh! – concluse la Comandante – Va bene, passami il resoconto e fuori dalle falci.

La mantide col camice porse il foglio alla Comandante.

“Ho iniziato a leggere prima di andare a scuola [Il che, con tutta probabilità, dimostra quanto tardi certa gente vada a scuola]: era Il racconta storie, una raccolta di fiabe illustrate che usciva in edicola.

È stato un bene, imparare a leggere prima di entrare a scuola: i libri che m’hanno appioppato come compito mi hanno annoiato quasi tutti, forse ora sarei analfabeta di ritorno! 😛

Fino all’adolescenza, ho eletto uno scrittore preferito: prima c’è stato Gianni Rodari, con Il pianeta degli alberi di Natale, poi è toccato a Jules Verne con Ventimila leghe sotto i mari.

Prima del mio ultimo scrittore preferito, devo accennare alla rivoluzione della mia “carriera” di lettore: la scoperta dei millelire e degli economici della Newton. Da adolescente spiantato, quelle collane mi hanno permesso di conoscere degli autori interessanti, sia nel giallo (come Agatha Christie [Interessanti cu cazz] e Edgar Wallace [Questa te la passo]) che nell’horror.

Sono particolarmente affezionato al mitico Gustav Meyrink, uno scrittore e occultista che si divertiva a prendere per il culo i militari.”

– COSA? – esclamò la mantide, coprendo i suoi gradi con la falce destra.

Lo scienziologo abbassò il capo, trattenendo una risata.

“L’ultimo autore preferito che ho avuto, è stato Howard Phillips Lovecraft [Oh mamma, già immagino la sbrodolata di Pisellino Stellare…], “incontrato” proprio con la Newton: in occasione di un Natale del secolo scorso, ne ho approfittato per regalarmi il mega-cofanetto con tutte le sue opere. È stato un bel periodo [di merda…].

Sempre con le edicole, la collana Urania mi ha fatto scoprire molti autori moderni di fantascienza. Un paio me li sarei risparmiati, ma in linea di massima è andata bene [Lo dici tu]!

Anni dopo, feci la tardiva conoscenza di Isaac Asimov [Tardiva? Perché, avevate appuntamento?], con i primi romanzi del ciclo della Fondazione [Anno zero].

Una delle storie mi ha insegnato un metodo di studio faticoso, ma funzionale. Era un passaggio su una visita diplomatica, in cui veniva trascritto tutto ciò che diceva l’ambasciatore ospite, quindi qualcuno leggeva i rapporti e ne estrapolava i dati importanti.

Alla fine consegnava il rapporto con le informazioni chiave: un foglio bianco! XD
Avendolo letto prima, sarei andato meglio a scuola, credo [Mi ripeterò, ma… cu cazz!].”

“Dopo allora, leggendo non ho avuto più rivelazioni, solo il piacere di conoscere autori interessanti e tanto divertimento: in ordine sparso, c’è Cornelia Funke, l’autrice di Inkheart; la saga di Harry Potter [Ho quasi iniziato a leggerlo! Mi mancano 8.933 pagine della Torah] e quella di Percy Jackson (mi piace il “genere” young adult [Porco…]) poi Heinlein con Anonima stregoni, Waldo e altre storie; Poul Anderson con Operazione Caos (un divertente delirio con la magia usata nella vita di tutti i giorni); il Ciclo dell’Incantatore di Sprague De Camp; alcune storie interessanti di Robert Sawyer, come la trilogia WWW e Psicoattentato… alla fine, è facile che mi piaccia quasi tutto di un autore – tutto il contrario della musica, dove spesso mi piacciono pochi brani di molti autori [E chi se ne futte…].

Ah, già: saggistica varia (religione e antropologia) raccolte di miti e leggende e manuali di scrittura.

Giochi di ruolo e videogiochi mi hanno “costretto” a imparare l’inglese facilmente, e questo mi ha permesso di leggere anche libri non ancora tradotti.

Per concludere, ho sempre letto fumetti: principalmente manga, ma anche americani [Mangamerigani] e inglesi, con qualcosa di italiano. Avessi più soldi [Ti suggerirei di farti la plastica alla testa di c…], mi getterei anche sul fumetto franco-belga (ora, qualcosa si trova anche in formato economico) e su quello coreano…

E ora, vediamo di chiudere anche la storia sullo scavo archeologico delle mantidi militari!”

La Comandante e lo scienziologo si girarono verso la stessa direzione, per guardarti in faccia.

– Questa vorrebbe essere una rottura della quarta parete? – disse la mantide militare – Scienziologo, butta quel backup assieme a quelli di Fakeboobs, non c’è nulla di utile! [It’s all fakes!]

Kavvingrinus – Alidifarfalla

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Puntuale come il cambio d’orario, torna Kavvingrinus. Oggi con una personcina cui tengo molto, un’amica speciale, che anche se non si vede, come l’aria, è buona da respirare. Lasciamole subito la parola.


Mi ha incuriosita questa idea di scrivere la propria esperienza di lettura, perciò eccomi qua [Una bella frase di apertura. Del tutto inutile, come tutte le frasi di apertura, del resto].

Mi ritengo un avida lettrice, anche se (come tutti, credo) vado a periodi [No, io no: vado a petrolio e ricariche Wind]: ci sono periodi in cui non riesci a togliermi dalla lettura del libro del momento nemmeno con la promessa di un immensa tavoletta di cioccolato fondente [Preferisco quello al latte, per cui capirai…], ci sono periodi in cui inizio un libro e ci metto un’eternità a finirlo perché vado avanti a spizzichi e bocconi [E se hai la bocca piena di cioccolata i bocconi son bocconi piccoli, diciamo bocc… se semo capiti via].

Ma iniziamo per gradi [Azz, ancora dobbiamo iniziare? E già ti sei bruciata ottocento caratteri…]. Credo di essere nata con la passione per la lettura [Uanema!]. I maggiori ricordi di me bambina sono legati [se legano sono corde, non ri-cordi] ai libri. Certo, ricordo con piacere anche i giochi che facevo con mio fratello (che a differenza mia non ama assolutamente leggere [Come molti uomini, prendi Ysingrifulus]), ma soprattutto i miei ricordi [Ricordi che hai già detto ricordi almeno otto volte, sì?] sono legati ai libri [Una bella frase ridondante è sempre utile per far capire alla gente che i tuoi ricordi sono legati ai libri. Potrebbe esser sfuggito a qualcuno…].

Ricordo [Ricordi? Ma va!] le giornate passate seduti sul divano con il mio povero nonno malato ad ascoltarlo leggere le favole [Torna un elemento che trovo dolcissimo e patrimonio dell’umanità: i nonni che leggono le favole]. Io non sapevo ancora leggere, ma ricordo [Ricordi? Che bello! Pensavo di no!] come fosse ora che gli chiedevo sempre di leggermi i libri di favole, e me li sono fatti leggere talmente tante volte che li conoscevo ormai a memoria [Come mia figlia!], tant’è vero che mentre lui leggeva io seguivo con il mio ditino le parole sul libro [Mia figlia invece adora finire le frasi che le leggo, avendole, appunto, imparate; cosa che incoraggio fermandomi e ponendo un accento interrogativo], come se stessi seguendo la sua lettura, e non sbagliavo un colpo [Come se i tuoi ricordi fossero legati ai libri, vero?].

Ricordo [E 10] le serate quando mio padre tornava a casa dal lavoro, e mentre la mamma preparava la cena lui mi leggeva sempre qualcosa [Anche io! Stupendo…]. Ed io lo guardavo rapita mentre leggeva per me. Ho sempre guardato il mio papà con ammirazione. E la nostra casa è sempre stata piena di libri [Ai quali, giova ribadirlo, sono legati molti ricordi dei tuoi].

Ricordo [11] la collezione di libri di favole della Disney che avevo in cameretta di cui ero gelosissima e che leggevo e rileggevo in continuazione (credo che siano ancora in qualche scatola in cantina a casa dei miei genitori … in un moto di nostalgia potrei andare a rispolverarli …) [Sarebbe bello, sai. Mi chiedo cosa ne farà mia figlia delle decine e decine di libri che ha…]

Ricordo [Mazz e 12] poi che crescendo, a scuola mi affascinava studiare il pensiero degli autori e le loro opere, appassionandomi ad alcuni e non sopportandone altri, ma comunque trovando sempre molto curioso approfondire l’argomento.

Poi crescendo ho iniziato a divorare libri sul serio.

Da ragazzina mi innamorai di libri come Piccole Donne e Piccole Donne Crescono [Ah finalmente qualcuno che li ha letti entrambi :-D]CuoreIl Giardino SegretoIl Mago di Oz e La Storia Infinita.

Da donna ho iniziato a spaziare molto. Qual è il mio genere? Non lo saprei dire. Anche qui, vado a periodi. Passo da periodi in cui mi dedico a storie di vita vissuta (nella maggior parte dei casi dure e strappalacrime) come Mai Senza mia Figlia o La Parrucchiera di Kabul, a periodi in cui sento la necessità di leggere storie frivole e divertenti come tutta la saga I Love Shopping [I love I love Shopping!]La Regina della Casa (che mi ha fatto scompisciare dal ridere). Molto dipende da quello che sto vivendo io in quel momento, se la mia testa è in grado di affrontare storie impegnate o meno [Potremmo dire, citando una grande, che “Anche qui, vado a periodi”?].

Mi è piaciuto molto leggere il primo delle Cronache di Narnia (Il leone, la strega e l’armadio) ma non mi hanno entusiasmato i successivi. Lo stesso è successo ad esempio con il primo libro che ho letto di John Green, ovvero Per colpa delle Stelle che mi è piaciuto tantissimo mentre non mi ha entusiasmato gran che il secondo che ho letto, ovvero Città di Carta.

Condividendo la passione per la lettura con una delle mie più care amiche, spesso ci scambiamo consigli e libri. Uno dei libri consigliati da lei che mi è piaciuto di più è Eugénie Grandet di Honoré de Balzac mentre non sono nemmeno riuscita a finire Il Barone Rampante di Italo Calvino [Argh! E non sei la prima! Questione di gusti, a me ha rapito totalmente!].

Ecco, mi permetto una leggera digressione sul non finire un libro. Per principio io se inizio un libro lo voglio assolutamente leggere fino in fondo [Idem], anche se non mi piace per niente. Ma in alcune occasioni (molto poche in realtà [Nel mio caso solo due volte, Moccia e le 50 sfumature di grigio]) non ce l’ho proprio fatta ed ho lasciato la lettura a metà perché veramente non potevo andare avanti. Prendiamo ad esempio Anna Karenina di Tolstoj: ho fatto una fatica impressionante a finirlo. E’ un tomo enorme, ma non è questo il problema. La storia sarebbe anche bella ed avvincente, ma come spesso succede agli autori russi, troppo descrittiva. Il caro Tolstoj per i miei gusti si è perso troppo nella descrizione di dettagli che rendono la lettura pesante e per niente fluida … ma nonostante questo per me era diventata una questione di principio finire questo libro, e l’ho finito. Già che sono in tema di autori russi, posso dire che l’esperienza di lettura di Delitto e Castigo mi ha convinta che Dostoevskij doveva averi seri problemi psichici [In effetti pare fosse epilettico; prova a leggere L’Idiota, ne avrai conferma!].

Ho sempre letto con molto piacere le opere di Pirandello [Che io trovo più difficile di Dostoevskij, a dire la verità!], la mia preferita Uno, Nessuno e Centomila ma anche La Giara e Sei Personaggi in Cerca d’autore (forse anche io al pari di Dostoevskij non sono proprio completamente a posto di testa [Anche io allora! Perché amo entrambi]).

Alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più sono Orgoglio e PregiudizioCime tempestoseThe HelpLa custode del miele e delle api [Questo titolo mi intrippa sai?]. Altri, penso disponibili solo in lingua inglese sono The Various Flavours Of CoffeeJourney to the South: A Calabrian HomecomingThe Sound of Language.

Ma in assoluto il mio libro preferito, quello che sento mio, quello che mi rispecchia è Jane Eyre [BINGO!]. I motivi sono veramente tanti. Credo sia un libro per niente scontato, pieno di colpi di scena e molto attuale anche se scritto a metà dell’800. Quello che mi piace particolarmente di questo libro è che parla di una donna vera, della storia di vita difficile di una donna che deve saper badare a se stessa e ci riesce. Sento mio questo libro e mi rispecchio in Jane perché viene dipinta come una persona molto umana. Una donna forte ma con le sue fragilità. Una donna sicura di se ma con i suoi dubbi. Una donna sognatrice ma razionale. Una donna che sa quello che vuole e lo ottiene [Uhm, a me diede un’impressione su questo punto un poco diversa; quella scena in cui lei si sveglia e sente il richiamo di lui mi ha dato molto da pensare sul se sia stata davvero “lei” a ottenere ciò che voleva…]. Una donna disposta a soffrire pur di non cedere a compromessi. Una donna che non si accontenta ma che cerca la felicità e la serenità [Benché col pastore fosse proprio sul punto di accontentarsi per sempre…]. Una donna che crede nell’amore ma anche nel rispetto. Una donna che non si lascia calpestare ma che pretende di essere trattata come un essere umano, alla pari di chiunque altro. Una Donna … con la D maiuscola. Ecco … Jane Eyre è IL MIO romanzo … LA MIA storia preferita, quella storia dove trovo tanti spunti di riflessione e tanti aspetti di me nella protagonista … quella storia che leggo e rileggo sempre senza stancarmene mai e di cui guardo, se posso, tutte le rappresentazioni televisive che escono (per ora per me la più bella è quella della  BBC) … il libro insostituibile, la storia eterna.

Potrei continuare a scrivere all’infinito ma ho già superato le 1.000 parole e vorrei evitare di annoiare troppo … quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un po’ la mia personalità da questo racconto letterario. [Sei una bellissima persona, ne ho avuto solo conferma con questo tuo scritto. Grazie!]

AliDiFarfalla
https://ideeinmovimentotb.wordpress.com/