Doppia libidine coi fiocchi

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“Non è cambiato niente da quando te ne sei andato.
In bagno c’è ancora il tuo spazzolino
e sotto il cuscino
metto ancora la tua maglietta consumata.
Sul divano c’è una tua felpa stropicciata:
mi arrabbiavo sempre quando lasciavi la tua roba per casa,
eppure adesso ti ringrazio per averlo fatto QUEL giorno
prima di uscire dalla porta.
Non osa sedersi nessuno sulla poltrona accanto alla lampada
e il salotto sa ancora del tuo incenso che odiavo tanto
ma che continuo ad accendere per te.
Apparecchio ancora per due
e quando ci sono gli amici il tuo piatto rimane vuoto…
Ma c’è.
Non è cambiato niente da quando sei con gli angeli,
perché guardo il cielo
e ti sorrido.
E tu sei accanto a me.”

[Su nel cielo, tratta da Destinazione Cuore, Eleonora de Berardinis, Miraggi Edizioni]

 

“Mesi dopo il funerale, trovai il coraggio di andare in camera sua. Non c’ero più entrata, come se mi avessero tacitamente proibito di farlo. Indugiai a lungo come se avessi potuto disturbare il sonno di qualcuno che dormiva oltre quella soglia. Sembrava tutto così diverso, forse perché era tutto uguale. Ma sapevo che [____] non sarebbe più tornata a dormire sotto quel letto. Nell’aria sembrava aleggiare qualcosa di solenne, la morte, la terribile morte di cui nulla poteva essere visto, se non tutto. Sotto il pianale di marmo della consolle era posato, a faccia in su, un vecchio specchio da toeletta, pieno di aloni e macchie. Lo girai, forse speravo che vi fosse rimasta impressa l’impronta del suo volto.
Aprii i cassetti e mi portai al naso un sacchetto di lavanda che profumava ancora. Vidi la sua biancheria che andava impercettibilmente ingiallendo, stirata e piegata a perfezione. Era tutto in ordine. La morte aveva svuotato quel posto senza sottrargli neppure un granello di polvere. Ero rimasta sola in alto mare, quel porto era chiuso. Mi rimaneva solo la mia querencita.”

[Brano tratto da Lo specchio dell’angelo perso, Massimo della Penna, Efesto Edizioni].

Amici torinici e dei dintornici, sabato 18 novembre dalle 18 presso l’atelier della mitologica Cecilia Gattullo parlerò a braccio (e a cazzo, diciamocelo) del mio ultimo romanzo Lo specchio dell’angelo perso. La Eleonora decanterà alcune delle poesie tratte dal suo libro Destinazione Cuore e, siccome è donna e le donne, si sa, la sanno lunga, porterà anche una buona scorta di vino, da ingollare rigorosamente prima che iniziamo a parlare. Sarà una serata anche d’arte pittorica, dato che nell’atelier potrete ammirare i lavori di Cecilia appesi alle pareti (dove del resto solitamente si appendono i quadri; ma siccome Cecilia è differente, li troverete anche non appesi, eh), tra cui chiaramente il quadro sulla cui base ho fatto realizzare la copertina del libro.

Vi aspettiamo!

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Lo specchio dell’angelo perso

 

 

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Amici wor-depressi, ci siamo! Dopo sei anni, riesco finalmente a vedere un mio libro in…libreria, lì dove del resto si suppone (se la supposta è giusta) che i libri stiano, prima che qualcuno li tolga da dove sono, per portarli dove saranno.

“Lo specchio dell’angelo perso” è il terzo volume della saga “Storia di uno strano”. Come gli altri, si tratta di un volume/romanzo autoconclusivo, quindi leggibile anche da chi non abbia letto i precedenti. Di seguito qualche parola sulla trama:


La protagonista, Vittoria, è un’eremita dotata di un talento speciale che nessuno, al di fuori di sua nonna, capisce, neppure lei stessa. Qualcosa c’è nei suoi quadri, che sembra chiamarla.

Quanto vi sia di reale e quanto di inventato, lo scoprirà dopo un viaggio profondissimo in cui le toccherà scendere in luoghi di sè che ha sempre ignorato, come tutti coloro che le ruotano intorno: un padre intermittente, una madre ossessionata dalle regole, un fratello violento e primitivo, due amici senegalesi che condividono il suo eremitaggio su un’isola a largo di Dakar che pare disegnata sulle sue ossessioni. Mentre tratteggia paesaggi umani con voce pacata e riflessiva, infatti, Vittoria è dominata dalla paura che la sua riservatezza venga violata.

Per affermare il suo talento lotterà contro la madre, ossessionata dal controllo, ma sempre sull’orlo di perderlo, subendo gli impietosi paragoni con i capolavori del fratello, scoprendo di avere un grave difetto alla vista che però non si svela, dacché Vittoria è convinta, come ognuno di noi, che la sua visione del mondo sia quella giusta, quella degli altri errata. E viceversa.

Nessuno comprende i suoi quadri perché nessuno vede il mondo come lei lo vede.

Sullo sfondo delle sue vicende, si intrecciano le voci di Alice e Il Cappellaio Matto, due persone non-persone, che si incontrano di continuo in chat in una bolla atemporale, confessandosi tutto “con somma indifferenza, perché è l’unico sentimento che si può davvero provare per uno sconosciuto”. Tra i due nasce una storia d’amore all’apparenza intensa, fatta di poesie, di gelosie, di piccoli mezzucci (il profilo falso, le trappole), di sesso virtuale che si consuma alla velocità del web. In questo non-spazio atemporale, una brusca rottura determinerà la decisione di incontrarsi “nella realtà”.

Il viaggio di Vittoria è un viaggio d’attesa, placido, ma ben presto nei suoi quadri irrompe un veliero che si avvicina sempre più. Un viaggio di ricerca in un mondo che ha perduto tutto ciò che è altro. E forse, quello che troverà Vittoria quando sarà quasi a casa, non sarà se stessa, ma tutto il resto che aveva perduto.


Ringrazio Valentina Gallo perché lei mi ha trovato un editore, peraltro con caparbietà, non arrendendosi alle difficoltà che comunque ha incontrato prima di ottenere l’attenzione necessaria per presentare il mio romanzo all’editore, Efesto. Un grazie anche a Alfredo Catalfo, titolare della società che edita il libro, per aver creduto in questo progetto che è agli inizi!

Per ora si trova già disponibile presso la libreria Efesto in via Segre 11 a Roma, ma è ordinabile in qualsiasi libreria d’Italia (Feltrinelli comprese)! Più in là vi segnalerò le librerie in cui lo potete trovare già sugli scaffali senza neppure quindi necessità di ordinarlo.

Per gli amanti del web, è ordinabile da subito su Feltrinelli.it e IBS a un prezzo speciale:

https://www.ibs.it/specchio-dell-angelo-perso-storia-libro-massimo-della-penna/e/9788894855395?inventoryId=88615846

http://www.lafeltrinelli.it/libri/massimo-penna/specchio-angelo-perso-storia-uno/9788894855395

Nei prossimi giorni dovrebbe essere disponibile anche su Amazon (sempre a prezzo scontato per il lancio) al seguente link:

http://amzn.eu/6d1kWHM

Enjoy my friends!

 

 

La dura vita di uno scrittore esordiente

La vita di un aspirante scrittore è irta di pericoli [Piena di cazzi appuntiti, verrebbe da dire].

Modestamente, penso di vantare il più longevo esordio di sempre: sto esordendo, esordiendo, esordando, insomma sono un esordiente dal lontano 2015, penso che manco Mosé abbia fatto un esordio tanto lungo. Anche se forse il suo era un esodo, o un Esopo, ma che ne so(po). O era Noè? No, eh? Quei due me li sconfondo sempre.

Ho un tilt nei neuroni. Scusate.

Ci sono vare piaghe, come quelle d’Egitto da cui fuggiva Moser, che se era tanto bravo a correre era perché sono arrivate le cavallette e si sono fiondate come… cavallette. E’ difficile fare una metafora con le cavallette, porcaloca.

Dicevo, già, non dicevo niente, perché sto scrivendo.

Prendo un sorso di vino.

Continuo.

La vita dell’esordiente è un esordio che manco li egiziani potevano predire, con tutto Iside, Osiride e compagnia bella erano sempre lì a scrutare nel futuro. Ma per quanto tu scruti nel futuro, te la vai a pija sempre intercooler. Legge di Ramses III.

La prima piaga, sono i parenti che si fiondano come…cavallette sui tuoi preziosi manoscritti, ma ad una imprescindibile condizione: che siano aggratisse. C’è chi te lo dice dritto e chiaro e, anzi, se tentenni, se jastemmi implicitamente e con gli occhi fai trapelare anche solo una punta di tutte le madonne che gli stai tirando (perché, diciamocelo, quando ti chiedono di regalare il tuo libro tiri giù Madonne manco fossi un restauratore della Cappella Sistina), se appena appena scorgono il lembo di tutti i muorti di chi le stramuorti che gli stai menando, mettono il muso in modalità mocio vileda e ti dicono MA COME, NON ME LO REGALI?

Che ti viene da dire, e tu, cara zia, che sei UNA GRANDISSIMA ZOCCOLA, una botta a gratis non me la dai? Mi viene da pensare allo zio della protagonista di quel film di Tinto Brass, il più famoso che non ricordo ora come si chiami, in cui lui scopre che la nipote esercita il mestiere più antico del mondo e si presenta puntuale ogni settimana a pretendere una prestazione. Sia aperta una parentesi, in quel film c’è la scena più comica di tutto il cinema erotico: lei è lì che, insomma, piange e si appresta ad una fellatio, e lui le dice “E no, dai non, piangere, su su, non piangere”, e lo spettatore (mentre se lo mena, indubbiamente) gli viene un attimo di sgonfiamento erotico perché prova tenerezza (e la tenerezza non va daccordo con la durezza, lo dice la parola stessa) per quello zio tanto premuroso, ma poi arriva puntuale (come nell’essere esordiente) la inculatio: lo zio prosegue “Semetti, altrimenti mi bagni le palle”.

Perndo un alrto srso di vino. Stabbè.

Poi su Facebook ci sono uno stormo, che dico stormo, sciame di gente che probabilmente pensa che tu guadagni ottocentomilioni di euro per copia, perché ti “promette” di leggerlo “prima o poi”. Ora, intendiamoci, uno scrive affinché i libri vengano letti e pagati, senza giri di parole. Ma da qui a pensare che la vendita di una copia sia la “svolta” e che tu debba essere messo sul piedistallo degli eroi perché hai una mezza idea, forse, quando ti avanza tempo e denaro, di prendere un libro, insomma, è quantomeno una visione ottimistica. Non voglio dire che non mi frega un cazzo, ma sostanzialmente prima di te sono passate ottocentomiliardi di persone a dire che lo avrebbero letto, prima o poi, e sono tutti quanti ancora al “poi”.

Un sorso di vino mi prende.

E i finti editor, vogliamo parlarne? Gente laureata in restauro dei beni culturali, o quando va bene in giurisprudenza, che di letteratura e mercato editoriale (due cose molto diverse ma riterrei entrambe imprescindibili per fare l’editor) capiscono quanto io di assorbenti interni, che ha pubblicato mezzo libro n. 340.000 in classifica Amazon self-published, ma millanta precedenti contratti con Mondadori, Rizzoli, la Reale Stamperia di San Gennaro et similia, menziona una sfilza di premi a concorsi di rilevanza rionale, legge il tuo manoscritto in 24 ore e ti dice che è un eccellente lavoro, non la solita merda che tutti gli altri merdosi merdano in giro, e visto che tu sei così bravo e non una merda come le merde ti faranno anche lo sconto del 99% e poi ti presenteranno al presidente della Galassia, per la modica cifra si intende di due euro a carattere (spazi esclusi, si pagano a parte, ecco perché nei libri non trovate tante pagine vuote).

I gruppi, oddio i gruppi su Facebook! Sono associazioni a delinquere, costituite al 101% da scrittori, con ritmi e regole che la Gestapo levete proprio, hashtag impronunciabili che dal cellulare mi vengono i pollici snodabili, ban, gelosie, fazioni avverse e controverse e gaie e sticazzi. Non esagero, uno dei vari admin conosciuti ebbe a ridire sul mio “stile di vita” e voleva impormi uno stile più morigerato. Mi faceva pensare a mia figlia che mi ha messo Trilly, il passero trovato sul balcone, nella biancheria intima, e poi ridendo mi ha detto “Mamma dice che devi imparare a tenere l’uccello nelle mutande, e quello che dice mamma si fa, lo dici tu”.

E ce ne sarebbero da dire ancora ma porcamiseriloca avevo iniziato questo post solo per dirvi che avvo, dopo una vita di esordienza, esordisce per davvero con un editore in carne e ossa (e capelli, ma mica tanti, che tra simili ci si intende). Ieri ha mandato, tra lacrime e jastemme, sangue e smadonnamenti, il manoscritto finale. E ha ricevuto l’OKAY semidefinitivo e semitrasparente come lo smalto, e insomma ragazzi ci siamo.

Stay tuned 😀

Boris e la primavera sono arrivati

Amici wordepressi e wordfelici, ieri con la primavera è arrivato Boris, il mio terzo romanzo! Provo a parlarvene sperando di incuriosirvi!

Boris è un bambino con un sogno: andare a scuola. La sindrome di Asperger da cui è affetto, la sua cecità, il suo mutismo e la miopia degli ispettori ministeriali che analizzano il suo caso renderanno il suo percorso impervio e tormentato. Nella sua avventura non è solo, ma ha un amico speciale, Yuki, che lo incoraggia alitandogli in faccia strofe di canzoni famose. La vicenda dei due amici si intreccia con quella di due amanti, una donna greca in fuga da un ex marito violento, e un militare dal fisico atletico che, improvvisamente, smette di rispondere alle sue lettere d’amore e scompare nel nulla.

Riuscirà Boris ad avere il suo agognato banco?

E i due amanti riusciranno a ritrovarsi?

Tratto da tre storie vere che mi sono state raccontate in mesi di colloqui sia telefonici che via email. Una esperienza pazzesca! Storie crude e nude, come la realtà…

Boris è anche il secondo volume della tetralogia che ho in mente, opera in quattro volumi di cui il primo è “Sono solo io”. Siccome le cose semplici non ci piacciono, però, la “saga” può essere letta a vostro piacimento, potete prendere un solo volume dei quattro che usciranno, potete partire dal secondo e poi passare al primo, o potete anche solo leggerne uno a caso. Ogni romanzo della saga “storia di uno strano”, infatti, è un poco… strano, ed è completo pur essendo inserito in un quadro più ampio. Insomma, fate un poco ‘gna cazz’ volete eh!

Buona lettura!

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Scrivere è come vivere due volte

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Io amo la vita.

E amo le persone, che ne sono una delle più alte e complesse espressioni.

Le mie esperienze non sempre facili, la mia adolescenza trascorsa a osservare le lacrime nascoste di mia madre, e tutto il dolore di cui sono stato testimone tra amici e parenti vari, mi ha portato ad amare soprattutto le persone dalla vita incompleta, che lottano per quadrare i cerchi, che cadono e si rialzano e talvolta han tanto male che preferiscono strisciare per un po’, le persone sole, quelle con figli problematici, le persone che non sono riuscite a realizzarsi nel lavoro ma si alzano ogni mattina con la grinta per cercarlo ancora e ancora e ancora, le donne abbandonate, maltrattate, tradite o ignorate da chi vive loro accanto senza avere mai sfiorato i loro lati più veri, anche quelli un poco oscuri, le persone bizzarre, quelle che hanno paura anche di salutarmi perché nella loro vita hanno imparato a chiedere permesso e non alzare la voce mai, le persone silenziose, quelle che sognano in continuazione e si fanno in quattro per i sogni altrui, non avendo la possibilità di alimentare i propri.

E scrivere ha questo grande pregio per me: mi lascia a contatto intimo con le persone che io amo, anche dopo che sono andate via.

Nella scrittura io vivo due volte le loro vite, e dopo di me le vivranno anche dei perfetti sconosciuti che non sapranno nulla di me, ma tutto delle persone che ho amato.

Buona domenica belle persone!

Per il terremoto del Centro Italia

 

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[Foto La Presse]
Per tutto il mese di settembre e ottobre ho pensato di muovermi per dare un aiuto concreto alle persone colpite dal sisma del 24 agosto 2016, devolvendo a favore di Specchio dei Tempi, fondazione de La Stampa, quattro euro per ogni copia cartacea (costo di vendita 9.99 euro), e cinquanta centesimi per ogni copia ebook (costo 2.99 euro) venduta de L’ultimo Abele.
Se avete già acquistato L’ultimo Abele, non scoraggiatevi! Potete partecipare invitando altre persone a farlo, condividendo questo post sui social, o segnalando questa iniziativa nei diversi modi che preferite.
Essendo solo un piccolo gesto concreto che possiamo fare insieme, io e voi, non c’è bisogno di postare foto né inviare prove d’acquisto, sarà mia cura pubblicare i report di vendita e la ricevuta del bonifico che effettuerò simbolicamente il 2 Novembre, in nome di tutte le persone scomparse, nel loro giorno, che quest’anno è anche il nostro.
Perché la campana suona sempre anche per noi.
Link: https://www.amazon.it/dp/1519507267
P.s. sto pensando di estendere l’iniziativa all’altro mio romanzo, ma sono nel dubbio perché non vorrei dare una connotazione promozionale all’iniziativa. Fatemi sapere cosa ne pensate a tal proposito!

BookTrailer “Sono solo io: storia di uno strano”

Amici cari, tornerò presto a scrivere qui su WordPress, perdonate la lunga assenza ma la preparazione di questo secondo romanzo (che ha ottenuto il patrocinio della Città di Fossano di cui sono pazzamente orgoglioso!) mi ha assorbito il 100 per 100 del mio tempo libero, unitamente ovviamente a tutto il resto!

Vi lascio il link al booktrailer di “Sono solo io: Storia di uno strano”, spero possa piacervi!

Buon ferragosto a tutti!

L’ultimo Abele a Torino in libreria!

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Hai presente quando ti svegli in anticipo di due ore, ti giri nel letto e ti risvegli dopo un secondo che sei già in ritardo, e poi non trovi le chiavi, e poi giri come un pazzo per le strade guardando a destra e manca perché non ti ricordi dove hai lasciato l’auto e quando la trovi sei felice come un Cavaliere dell’Ordine di Malta davanti al Sacro Graal, salvo scoprire che c’è una bella multa in bella vista, e poi camminando pesti una merda sul marciapiede proprio sotto le scarpe nuove e in ufficio ne incontri un’altra di merda appena entrato e ti tocca pure salutarla e offrirle un caffè? Quelle giornate in cui tutto va storto, anche i calzini che hai infilato col tallone davanti?
Ecco, non c’entra niente.
Oggi è semplicemente un giorno perfetto come una sfera.
Crudele e splendido.
Abele finalmente è arrivato nella sua prima libreria in carne ed ossa. Non serve ordinarlo. Basta passare e prenderlo dallo scaffale.

A Torino. Libreria Pantaleon.

È una piccola cosa, lo so bene. Non mi ha aperto la porta la Mondadori.
È una piccola, piccolissima cosa.
Ma insieme a tante altre piccole cose, ha reso questa giornata semplicemente perfetta come una bolla di sapone.
Una piccola cosa.
Una cosa da niente.
Una felicità piccola piccola ma dalla forma perfetta.
Felice io. Felice sera a voi.

Kavvingrins – Gemellone Stellare e Graculare

Processed with Rookie Cam

Puntuale come una puntura di zanzara sui navigli di Milano ad agosto se ti metti i calzoncini corti e hai finito l’Autan, arriva Kavvingrinus, rubrica con-poco-dotta con Kalosf e Pisellino Stellare (io non sono il prostatologo di QUELLO LA’, quindi, se volete spiegazioni del cazzo, andate da lui, eh).


La mantide col carapace [cominciamo con uno sfoggio di termini non comuni, di quegli sfoggi che piacciono tanto a me e di cui è pieno L’Ultimo Abele; sfoggio completamente inutile, visto che le mantidi, si sa, non hanno alcun carapace] coperto di medaglie scavò a lungo, fino a quando sentì una maggiore resistenza contro una delle falci.
– Ne ho trovato uno – gridò [Ovviamente la mantide ha parlato in mantidese, che vi traduco per voi amici della bootanica:  #[]@#[[##—<>—>>] ai compagni.

Altre cinque mantidi sciamarono [Altro bellissimo e inutile sfoggio di termini a sproposito; come una rondine non fa primavera, cinque mantidi non fanno uno sciame] a quattro zampe [quattro su sei, le altre due erano probabilmente impegnate in preghiera] verso quella che aveva parlato, intenta a estrarre il tesoro: una scatola di metallo e resina, incisa con piccole curve e rette spezzate.

– Chi è l’esperto di antiche rune? – chiese la mantide decorata, tenendo la scatola tra le falci.

Una mantide allampanata e con indosso un camice bianco le si avvicinò, alzando la falce con fare incerto per poi grattarsi la nuca.

– Ehm.. sì, sono io.
Scienziologi, tutti uguali, pensò la prima mantide, porgendo la scatola all’esperto di rune, poi disse: – Cosa c’è scritto?

– Ehm… Signora Comandante… secondo le scuole più accreditate…

– COSA. C’È. SCRITTO.

La mantide col camice inforcò gli occhiali e navigò sul runario per mezzo minuto.

– Signora Comandante, qui c’è scritto “Automat ic”. Ma vede lo spazio? Potrebbe starci… un’altra “T”!

– Quindi è uno dei rari aggeggi di memoria di Automattic? Sicuro? – chiese la Comandante.

– Rari! Ne abbiamo già trovati almeno duec…

– Bene! Potrebbe trattarsi di roba militare! – la Comandante si fregò le falci, come per affilarle.

Ore dopo, il dispositivo appena scavato uscì dal rigeneratore a tecnobubbole di reliquie magiscientifiche.

– E ora, scienziologo – disse la mantide Comandante – fammi vedere cosa contiene.

Lo scienziologo collegò la scatola al computer e sullo schermo apparvero numerose stringhe di rune.

– Signora Comandante… sono ancora dei backup di blog…

– Se è un backup, conterrà informazioni importanti!

– Beh… dipende: cosa considera importante? Vede questo, Signora Comandante? – la mantide nerd indicò una stringa di rune – Questo blog era “Scie kimike vs aceto” e questo… come si pronuncia… era “Zinne giganti di ministre rotanti!!1!11!” [Questo blog mi interessa molto, sai? Hai mica il link?].

– Zinne giganti lo abbiamo già trovato [Modestamente anche io, pur non essendo né mantide, né troppo religiosa, né decorato, in vita ho trovato in qualche reperto archeologico qualche zinna gigante sul mio cammino…]: è quel campionario di foto di palloni?

– Sì, Signora Comandante… Come avete visto… potrebbe esserci saggezza in questi blog, ma anche vagonate di merd… porn… parascienze, ecco!

– Scegline uno, scienziologo!

– Quale, Signora Comandante? – chiese l’esperto di rune.

– Quello che ti pare. A caso. Traduci. In fretta. Bene. O ti mangio la testa!

– Signora Comandante… ho la stampa di un file… viene da un blog chiamato Discussioni concentriche… sta anche in Avvocatolo e kalosf… e La cupa voliera bla bla bla.

– Alcuni di questi li ho già sentiti: uno o due di loro avevano le note a cazzo [Più precisamente avevano il cazzo a note… detto anche notevole]?

– Ovviamente! – rispose il nerd delle rune.

– Eh! – concluse la Comandante – Va bene, passami il resoconto e fuori dalle falci.

La mantide col camice porse il foglio alla Comandante.

“Ho iniziato a leggere prima di andare a scuola [Il che, con tutta probabilità, dimostra quanto tardi certa gente vada a scuola]: era Il racconta storie, una raccolta di fiabe illustrate che usciva in edicola.

È stato un bene, imparare a leggere prima di entrare a scuola: i libri che m’hanno appioppato come compito mi hanno annoiato quasi tutti, forse ora sarei analfabeta di ritorno! 😛

Fino all’adolescenza, ho eletto uno scrittore preferito: prima c’è stato Gianni Rodari, con Il pianeta degli alberi di Natale, poi è toccato a Jules Verne con Ventimila leghe sotto i mari.

Prima del mio ultimo scrittore preferito, devo accennare alla rivoluzione della mia “carriera” di lettore: la scoperta dei millelire e degli economici della Newton. Da adolescente spiantato, quelle collane mi hanno permesso di conoscere degli autori interessanti, sia nel giallo (come Agatha Christie [Interessanti cu cazz] e Edgar Wallace [Questa te la passo]) che nell’horror.

Sono particolarmente affezionato al mitico Gustav Meyrink, uno scrittore e occultista che si divertiva a prendere per il culo i militari.”

– COSA? – esclamò la mantide, coprendo i suoi gradi con la falce destra.

Lo scienziologo abbassò il capo, trattenendo una risata.

“L’ultimo autore preferito che ho avuto, è stato Howard Phillips Lovecraft [Oh mamma, già immagino la sbrodolata di Pisellino Stellare…], “incontrato” proprio con la Newton: in occasione di un Natale del secolo scorso, ne ho approfittato per regalarmi il mega-cofanetto con tutte le sue opere. È stato un bel periodo [di merda…].

Sempre con le edicole, la collana Urania mi ha fatto scoprire molti autori moderni di fantascienza. Un paio me li sarei risparmiati, ma in linea di massima è andata bene [Lo dici tu]!

Anni dopo, feci la tardiva conoscenza di Isaac Asimov [Tardiva? Perché, avevate appuntamento?], con i primi romanzi del ciclo della Fondazione [Anno zero].

Una delle storie mi ha insegnato un metodo di studio faticoso, ma funzionale. Era un passaggio su una visita diplomatica, in cui veniva trascritto tutto ciò che diceva l’ambasciatore ospite, quindi qualcuno leggeva i rapporti e ne estrapolava i dati importanti.

Alla fine consegnava il rapporto con le informazioni chiave: un foglio bianco! XD
Avendolo letto prima, sarei andato meglio a scuola, credo [Mi ripeterò, ma… cu cazz!].”

“Dopo allora, leggendo non ho avuto più rivelazioni, solo il piacere di conoscere autori interessanti e tanto divertimento: in ordine sparso, c’è Cornelia Funke, l’autrice di Inkheart; la saga di Harry Potter [Ho quasi iniziato a leggerlo! Mi mancano 8.933 pagine della Torah] e quella di Percy Jackson (mi piace il “genere” young adult [Porco…]) poi Heinlein con Anonima stregoni, Waldo e altre storie; Poul Anderson con Operazione Caos (un divertente delirio con la magia usata nella vita di tutti i giorni); il Ciclo dell’Incantatore di Sprague De Camp; alcune storie interessanti di Robert Sawyer, come la trilogia WWW e Psicoattentato… alla fine, è facile che mi piaccia quasi tutto di un autore – tutto il contrario della musica, dove spesso mi piacciono pochi brani di molti autori [E chi se ne futte…].

Ah, già: saggistica varia (religione e antropologia) raccolte di miti e leggende e manuali di scrittura.

Giochi di ruolo e videogiochi mi hanno “costretto” a imparare l’inglese facilmente, e questo mi ha permesso di leggere anche libri non ancora tradotti.

Per concludere, ho sempre letto fumetti: principalmente manga, ma anche americani [Mangamerigani] e inglesi, con qualcosa di italiano. Avessi più soldi [Ti suggerirei di farti la plastica alla testa di c…], mi getterei anche sul fumetto franco-belga (ora, qualcosa si trova anche in formato economico) e su quello coreano…

E ora, vediamo di chiudere anche la storia sullo scavo archeologico delle mantidi militari!”

La Comandante e lo scienziologo si girarono verso la stessa direzione, per guardarti in faccia.

– Questa vorrebbe essere una rottura della quarta parete? – disse la mantide militare – Scienziologo, butta quel backup assieme a quelli di Fakeboobs, non c’è nulla di utile! [It’s all fakes!]

Sono io: storia di uno strano

Amici!

Come molti sanno, dopo aver pubblicato L’ultimo Abele, mi accingo a una nuova avventura, di cui vi lascio un assaggio work-in-progress de Sono io: storia di uno strano (titolo provvisorio). Consigli, suggerimenti e commenti sono decisamente i benvenuti, non risparmiatevi!

“Era Marzo inoltrato, ma l’inverno ancora ghermiva l’aria con lame di ghiaccio, attanagliandoci in una morsa tardiva di gelo. Sulle fronde degli olmi, dei ciliegi e degli aranci che popolavano il giardino della nostra abitazione, s’erano accumulati mucchi di neve agli angoli formati dai rami con i tronchi.

Era imminente il ritorno da Torino di Telemaco, dopo un soggiorno di due settimane presso una zia, nella sua angusta ma deliziosa mansarda con vista sulla Gran Madre. Io non stavo più nella pelle per l’ansia di rivederlo; mi era mancato da morire ed ero intenzionata a esternargli tutto il mio patimento.

I giorni scivolavano via vischiosi, come melma sul fondo d’un fiume, strisciando a fatica sulle pietre del greto. Poi i cumuli di nevischio cominciarono, un bel giorno, a gocciolare dai rami, liquefacendosi in mille rivoli incanalati lungo i solchi delle cortecce; mille microscopici torrentelli verticali inumidivano vistosamente i tronchi e risaltavano i ciuffi di muschio col loro brillare nel sole.

Vampate di caldo non proprio canicolare, dalla terra, salivano tremolanti al cielo in volute invisibili, come residue zaffate da un forno spento da molto. Le mie guance s’erano imporporate, creando un netto contrasto con il resto della mia pelle che ne risultava complessivamente marezzata di bianco e di rosso come i fiori dei ciliegi, sotto la cui chioma andavo arrancando. Era colpa del mio giallo maglione di lana grezza, di due taglie più grande, del tutto fuori luogo per quel clima, ma che solo il giorno prima s’era rivelato appena sufficiente a ripararmi dall’aria pungente.

La Primavera pareva tornata di fretta per diradare dalle cime dei monti la fosca caligine, piovuta dalla sua assenza in silenti rovesci sui miei giorni, ammantandoli di grigio come lapilli d’una violenta eruzione. Betulle, ginepri e candide calle selvatiche ondeggiavano al vento, tremolando come gioiosi presagi del nostro reincontro imminente, di cui non ero stata messa al corrente; in quel giorno che pareva la prova generale della Primavera, Telemaco aveva deciso di anticipare il rientro e, giunto a casa, si fermò a scrutarmi, inosservato, dal cancelletto arrugginito del nostro giardino.

Allungai lo sguardo oltre il basso muro di cinta in fondo, con i suoi mattoni di tufo sbrecciati dal tempo, e mi incantai a osservare l’arco Alpino che si stagliava netto contro il cielo turchino. Pareva che Dio in persona dalle nuvole più basse, avesse allungato una mano per lavare le catene montuose, scintillanti come erano di una bianchezza esaltata dai raggi del sole.

Poi Telemaco chiamò il mio nome, e con quel lieve soffio nel vento di Marzo spolverò i mucchi di polvere dal mio piccolo cuore. Mi voltai di scatto e, senza frapporre il minimo intervallo, mi precipitai a grandi balzi verso di lui. Andai a sbattere contro il suo torace ampio, e strinsi forte le mie braccia dietro la sua schiena, agganciandomi con i polpastrelli alle sue costole.

Dopo un saluto veloce e avergli detto forte mi sei mancato, tuffai il mio viso nell’incavo tra la sua spalla e il collo tornito, su cui posai le mie labbra inerti, come arrese.

Premetti ancora più forte il volto, mentre lui faceva altrettanto, scostando i miei lunghi capelli per sentire la mia pelle. Allentando, di poco, il nostro intreccio di braccia, ci spostammo dal centro del giardino e, come se rispondessimo ad un tacito accordo, sedemmo contemporaneamente all’ombra del ciliegio più grande, con le schiene appoggiate al suo al ruvido tronco, e le gambe distese tra le sue grosse radici bagnate di nevischio disciolto e rugiada. Le nostre ginocchia si toccavano appena; quel lieve contatto, per quanto involontario, attirava la mia percezione concentrandola in un punto solo della mia giovane carne.

Reclinai il capo sulla sua spalla, poi mi voltai verso di lui e portai ancora a contatto le labbra e la pelle tesa del suo collo taurino.

All’improvviso un languore imprevisto mi pervase da dentro.

Persi completamente la capacità di discernimento, non sapevo più chi ero e che linea di parentela mi univa a quel ragazzo che odorava di uomo.

Fui preda di non so quale strana alchimia.

Azzardai un timido bacio, anche se forse era più un assaggio di tatto, usando le labbra anziché i polpastrelli. Vidi distintamente mille puntini increspare la superficie della sua epidermide e i peli sulla nuca rizzarsi: sentii netto il brivido che scuoteva Telemaco.

Posai un altro soffio di labbra, soffermandomi più a lungo stavolta. Lui si volse verso di me e le nostre guance vennero a esser tra loro premute, potevo sentire l’ispidezza di un preannuncio di barba a ogni impercettibile movimento.

Affondò le mani nei miei capelli dietro la nuca, massaggiandola appena. Azzardai un terzo bacio sul suo collo, stavolta aprendo leggermente la bocca come a volerne inspirare tutta la fragranza.

Telemaco strinse ancora più forte e alzò il capo come in un lieve lamento.

Non resistetti a un nuovo, irrazionale impulso, e lo mordicchiai.

Un gemito gli sfuggì dalle labbra, accompagnando un nuovo alzarsi della sua testa come sotto la pressione di un dolce tormento.

Ero preda di violentissime vampate, il mio battito era ormai un cavallo impazzito, la pressione sanguigna guizzava lungo le tempie, le guance erano in fiamme, strinsi forte gli occhi e baciai ardentemente il suo orecchio, con una voluttà che non avrei mai sospettato di avere dentro.

Lui rispose con un bacio umido sul collo, mi parve saggiare la salinità della mia pelle con un guizzo impercettibile di lingua, solo la punta, ma forse mi stavo ingannando.

Mi colse all’improvviso il terrore che io stessi fraintendendo del tutto i suoi atteggiamenti. Del resto, eravamo fratello e sorella.

Seguì un terribile gioco d’alternanza: ci tuffavamo a turno nel collo dell’altro, con baci la cui intensità cresceva al diluirsi di dubbi e tormenti.

In un attimo di dimenticanza, morsi più forte, e una minuscola stilla di sangue apparve su quel candido manto di pelle. Fu allora che io e Telemaco abbandonammo completamente la speranza e il timore, insieme, di aver frainteso i gesti dell’altro: lui mi prese brutalmente il volto tra le mani, e avvicinò con una lentezza esasperante le sue labbra vermiglie alle mie, esangui per l’emozione.

A distanza di anni, ancora oggi mi pervade un profondo senso di vergogna e colpevolezza, dinanzi a Dio e agli uomini, nel ricordare quanto il tessuto delle mie mutandine quel giorno si inumidì di cieca gioia.

Tenemmo le labbra a contatto per un tempo infinito, le mie mani abbandonate in grembo, i suoi palmi che premevano le mie guance e le sue dita che, schiacciandomi gli orecchi, lasciavano fuori il fragore del mondo e mi immergevano come in un acquario di suoni ovattati.

Come rispondendo ad un mutuo segnale, spalancammo insieme gli occhi.

Vidi nei suoi lo stupore, non per l’atto in sé, ma per l’aver ottenuto un bacio da me. Se ne riteneva evidentemente indegno.

Socchiusi gli occhi e premetti il mio torace sul suo, spronandolo, e fu allora che il bacio avrebbe potuto diventare irreparabile, ma il rumore d’uno sportello che si chiudeva ci fece rinsavire.

Nostro padre era tornato. Era ora di rientrare. Di rientrare sul serio.

Ci eravamo spinti davvero lontano, come sonde impazzite ai confini del sistema solare, che ricevano un segnale radio perentorio, da Houston.

Ci rimanevano ormai pochi secondi per atterrare sul pianeta terra, nascondendo i segni della colpevolezza dagli occhi, dalla pelle, dai denti”.