L’ultimo Abele – Recensioni

Bozza Copertina b-w5

Con immenso piacere e orgoglio pubblico qui le recensioni del mio romanzo che trovo in rete.

Dal blog di ChezLiza arriva un’altra recensione adorabile (11 marzo 2016). Andatela a leggere sul suo sito così curiosate anche da lei! In ogni caso ne riporto qui il testo.

“Mi hanno regalato un libro che racconta una bella storia…..ma questa storia non è una storia qualunque sapete?E’ un viaggio,un’avventura,è fantasia e realtà,è un gran casino, di esperienze,sensazioni e emozioni(tutte!) che sembrano non avere legami e invece quando hai finito di leggere t’accorgi che tutto è legato.
No no tranquilli,non vi racconto la storia,vi dico solo che effetto ha fatto a me.
Ma partiamo da questo:
Il PROLOGO
di Walker Johnny…
…che già solo veder scritta stà frase mi ha strappato un sorriso,e mentre scorrevo le parole.
E mi meravigliavo come una bambina immaginando il tizio che mi rendeva partecipe del discorso,finchè l’immagine non è diventata nitida…diamine sembra il monologo di DeNiro in Taxi Driver…(“hei ce l’hai con me?Stai parlando con me?”Avete presente??),alla fine penso:”Cazzo!!!Ma sei un fottuto genio!!!”
Pagina dopo pagina mi spiazza,mi meraviglia,mi fa piangere e rabbrividere, quasi mi fa sentire profumi,vedere colori, e mi fa venire la voglia di esserci stata..li seduta a ad ascoltarlo,mentre insieme sorseggiamo un caffè caldo….
E’ un uomo come potrebbero essercene tanti, un uomo segnato,un anima speciale , un vero caos emozionale ma più vado avanti più mi piace, carezze e lacrime in un capitolo e nell’altro calci in faccia, in una pagina piangi e nell’altra ridi!(Semplici umane situazioni di grande impatto, tanto sono ben descritte).
Porcoddiosassone …aspè…fammi prendere un respiro… la sua energia,la sua forza e le sue cadute per poi rialzarsi, la sua vita sono li di fronte a te ,oramai è dentro di te….e poi arrivo,affaticata,felicemente spossata all’ultimo capitolo.
Ed è una Devastazione Emozionale totale,per la lucidità,la sensibilità,la dolcezza e la malinconica consapevolezza,e la certezza che Tutto ma proprio tutto sarà possibile,nonostante il dolore,la perdita,l’atroce tradimento..
Un piccolo fiore d’acciaio gli porterà Amore per ogni cosa….
Cercatelo,prendetelo leggetelo…perchè ne vale assolutamente la pena!!!!

Grazie Massimo,è stato un privilegio.
Liza

Per tutte le informazioni del caso andate qui

http://www.amazon.it/dp/1519507267

o qui  https://avvocatolo.wordpress.com/

See you later alligator :D”


 

 

Dal blog di Niphus arriva fresca di giornata la più bella recensione! Batte il viandante di misura ☺ ma davvero mi ha emozionato tantissimo!

L’ultimo Abele …accattatevill!!

N.B. Questa non è una recensione ma la trascrizione della mia personale percezione dopo aver letto questo libro che LUI mi ha regalato -solo perchè voleva lo leggessi e crede io sia un tirchio o forse perchè mosso a compassione .. convito che io tirchio lo sia davvero-
Dirò che è un romanzo ma non lo è!
E sarei pure incazzato perchè sulla mia copia non c’è la dedica che avevo chiesto e a cui tenevo molto.
Comunque pace!
La mia dislessia mi ha creato non pochi problemi nel leggere e sopratutto nel capire questo libro.
Massimo o Massimiliano Della Penna è senz’altro uno scrittore fenomenale che è capace di scrivere con uno stile suo, proprio, unico, mai letto prima -ed io ho letto molto e cose di ogni tempo-.
L’ultimo Abele è fatasia e realtà, sensibilità estrema e cinica crudezza, è un gran casino, un cottolengo di esperienze e sensazioni che sembrano non avere legami o attinenze e invece quando hai finito di leggere t’accorgi che in fondo hai vissuto in un bellissimo viaggio.
Un viaggio dove l’autore racconta se stesso e si spoglia di ogni crosta mettendo a nudo la sua anima, le sue sofferense, è il viaggio di un uomo che si perde costantemente nella vita annaspando nel “se stesso”.
In effetti Massimo racconta la sua storia ma in fondo è la storia di tutti noi -almeno di quelli che hanno una coscienza vera, che soffrono o gioscono-, è la storia di un uomo vero e che non vive a cazzo, così tanto per..
Leggendo, in ogni pagina ti butti in un’avventura, in un’esperienza e immagini una fine o una morale che poi certamente non sarà e rimani li …spiazzato e ti meravigli come un bimbo che non sapeva, che non immaginava e ti meravigli di come abbia fatto a mettere insieme le parole per farti credere, per farti immaginare quel che poi non sarà.
Romantico..Massimo, romantico che fa piangere e tremare, nostalgico e ti pitta tutta la storia, ti fa sentire profumi, lamenti, lo scricchiolio di legni vecchi e ti fa venire la voglia di non esserci stato..li a guargare, ad ascoltare.
E’ un uomo che ha sofferto e che soffre ancora per quella che è stata la sua sofferenza, un uomo segnato, unto da un olio speciale che non tocca tutti, un vero talento.
In una carta carezze e lacrime e nell’altra calci in culo, in una piangi e nell’altra ridi!
Nessuno sa chi è Massimo della Penna ma è semza dubbio una persona dotata di un’intelligenza fina, di grande cultura e loquacità mentale, una penna pesante che accarezza la carta e la colora con la stessa naturalezza con cui incide il granito senza fare polvere e tutto, sempre con la stessa medesima penna.
Nessuno sa chi è Massimo della Penna ma dopo aver letto questo libro ti sembrerà d’aver guardato dentro di lui, la sua energia, la sua vita sono li di fronte a te o dentro…dentro te.
Si definisce “un buffone “ Massimo, ma in fondo noi tutti siamo dei gran buffoni in questo teatro chiamato vita?
Mai letto una prefazione simile, mai letto un libro simile.
Unica pecca ? La qualità della carta che non lo farà durare più di 20 anni e questo è un vero peccato!
Ciao Massimo e grazie


Dal blog di Intempestivo Viandante arriva una delle ultime recensioni dell’anno (30 dicembre 2015), tra le più belle che abbia letto finora e di cui sono orgoglioso e lusingato:

“Amo prima di tutto i colori di questo romanzo di Avvocatolo. I colori nominati con precisione, persino col codice, quasi a dire che non è vero che non ci sono parole esatte per descrivere. Qualunque cosa, visibile o invisibile, ha un nome e sta a noi trovarlo. Non sempre ci riusciamo, ma quel nome, da qualche parte, esiste.

Così capisci che anche la numerazione dei capitoli non è solo un vezzo, né è strampalata come sembra, ma ha un suo senso legato strettamente al “niente è come sembra” e forse anche “niente è come dovrebbe essere”.

Niente, neanche la lingua, che è ricca e densa come un vino rosso di quelli corposi, inusuale, una lingua di immagini, di metafore insolite, spesso poetica, talvolta ridondante (ma quasi mai in senso negativo, piuttosto come un modo, anche qui, di farci toccare con mano la ricerca dell’espressione migliore, la più precisa, la più perfetta). Una lingua malleabile, colta dove è giusto, popolare dove serve, maneggiata sempre con competenza e capacità di scelta tra vari riferimenti, siano letterari, siano tratti dai più moderni mezzi di comunicazione o semplicemente dal mondo e dalla realtà circostante, ascoltata e “riscritta”, resa quasi più vera del vero, nel momento stesso in cui apparentemente la si esagera.

Ci sono parole che si sciolgono in bocca come un cioccolatino. Un cioccolatino e basta, oppure un cioccolatino che poi ha dentro una crema al liquore, densa, gustosa, dolce e con un retrogusto leggermente amaro. Altre parole sono morbide e calde come un maglione di pura lana, magari alpaca tinta écru, o grigio siliceo, o bianco papiro. E altre ancora poi sono ruvide come carta vetrata oppure allegre, un bel rosso fuoco, o un giallo dalia.

E’ un romanzo che va letto con attenzione, secondo me, anche se viene voglia di divorarlo e potrebbe anche andar bene per un primo assaggio, ma poi a tornarci sopra si scoprono nuovi nessi, piccole frasi apparentemente innocue e in realtà preziose, uno spirito di osservazione molto acuto a volte mostrato senza veli, altre seminascosto dietro uno spirito (apparentemente?) goliardico. Non che non ci sia anche della goliardia vera. E’ un libro divertentissimo, in certi punti. In altri fa sorridere. Ma dietro il sorriso c’è quasi sempre dell’altro. Alla fine non sono riuscita a mollarlo, le ultime 100 pagine le ho lette d’un fiato. E lo consiglio perché è diverso da tutto quello che ho letto finora ma al tempo stesso parla di emozioni in cui possiamo senza difficoltà riconoscerci.”

 

 


Dal Blog di Emma York una recensione che mi era sfuggita!

“Lo riconoscete? Si esatto, è proprio lui, il nostro mitico Avvocatolo, Massimo della Penna per quelli delle Poste  😉

Allora, ci tengo a precisare che, nonostante la mia innegabile simpatia verso questo soggettone che ci fa tagliare costantemente dalle risate, questo articolo è stato totalmente una mia idea. Anzi, quando gli ho detto “Voglio scrivere un articolo sul tuo libro…posso?” lui mi fa “Allora è vero che ti droghi….”

Io il libro ovviamente l’ho letto, quindi vi suggerisco il link su cui cliccare quando deciderete di acquistarlo (cioè subito) Libro di Avvo

A me personalmente è piaciuto molto, al punto che mi senitrei di consigliarlo come possibile regalo di Natale, visto che è originale, fate bella figura perchè un libro è sempre gradito e per giunta è molto più economico della maggior parte delle candele minchiose a forma di stella che vendono ovunque  😉

Giustamente però vi starete chiedendo “Vabbè ma ‘nsomma de che parla ‘sto libro?”. Ao calma, mò ve lo dico   😀

La trama è per nulla scontata e molto intelligente, proprio come il suo autore, ed oltre ad essere molto attuale è anche un pò machiavellica. Della serie, è un libro che va letto con il cervello acceso, quindi se avete le batterie scariche, lasciate perdere   😉

Il prologo del prof. Walker de L’ultimo Abele è ispirato alla prefazione (questa, autentica) del capolavoro dimenticato che è Una banda di idioti, dello scrittore morto suicida John Toole. La madre di Toole importunò il prof. Walker Pearcy finché questi non lese il manoscritto, innamorandosene e spingendo affinché venisse pubblicato.

 Il protagonista de L’ultimo Abele impiegherà oltre centocinquanta pagine a rivelare il proprio nome al lettore, vergognandosi per quel che esso evoca.

 E’ la triste, amara tragedia, in tre atti più prologo come si conviene ad una tragedia, di un avvocato emigrato per sfuggire alla fame.

 Le immagini della sua disastrosa memoria scorrono fluide.

 Sembrerebbe tutto già delineato sin dall’inizio, quando nella prefazione l’autore stesso anticipa che il suo amore morirà prima della fine del libro. In tale anticipazione c’è un chiaro rimando a Stoner, di John Williams, che si apre, appunto, con l’annuncio della morte del protagonista indiscusso del romanzo.

 L’ultimo Abele è un grido di dolore e un piccolo gesto d’accusa contro i pregiudizi.

 L’intento esplicito dell’autore è di ingannare il lettore su identità e caratteristiche dei protagonisti, facendo leva proprio sui pregiudizi. Persino la numerazione dei capitoli è semplice da capire, ma pare un piccolo enigma per chi non ha occhi allenati a guardare oltre le apparenze.

 E’ un esercizio letterario volto a dimostrare che anche il lettore più aperto e progressista, può ingannarsi pesantemente, distorcendo la realtà che gli si para cruda sotto gli occhi, e adattandola ai propri schemi mentali.

 Nel romanzo sono disseminati precisi indizi che dovrebbero indurre il lettore a comprendere cosa stia realmente succedendo sotto i suoi occhi, ma il pregiudizio sul famigerato id quod plerumque accidit (ciò che capita di solito) gli impedirà di capire il nome del protagonista se non quando viene svelato a pagina 160 circa, la sua vera storia d’amore, così come gli impedirà di cogliere tanti aspetti: chi è quell’uomo che ogni tanto compare, senza fiatare, rifila dei soldi a quello che parrebbe il protagonista chiave del romanzo, e poi scompare? Perché non parla mai? Perché ogni tanto lo si trova a sbirciare dalla finestra, le mani a coppa come paraocchi?

 La struttura, la forma e il contenuto sono quelli di una tragedia che ha i tratti e gli equivoci della commedia, una sorta di tragedia scritta da un buffone.

 La “Poetica”, ammesso ve ne sia nel romanzo, dovrebbe consistere in salti temporali frequenti nella prima parte, con una storia che sfugge tra le mani, molti dettagli stonano ma non è dato sapere perché né come. L’ilarità a tratti è surreale, ma spesso lascia il posto al dolore della vita. E la tragedia di questo buffone non riguarda i protagonisti, ma dovrebbe entrare nella vita del lettore con l’insistenza e l’ostinazione tipica dei “fatti”.

 I frequenti dialoghi diretti con il lettore sono chiaramente ispirati da analoghi “giochi” letterari presenti in Vita e Opere di Tristram Shandy, Gentiluomo (1760-1767), di Laurence Sterne, così come il rimando frequente ad un “clou” che tarda ad arrivare. Il libro si apre con l’annuncio di un triste epilogo, e si chiude con un triste epilogo.

Nel mezzo, tuttavia, c’è spazio per la speranza in un superamento dei pregiudizi.

Bè, che dire, ora un’idea ve la siete fatta. Vi ricordo ancora una volta dove poter acquistare “L’ultimo Abele” e…buona lettura! :))    Acquista ora, ma proprio ora eh!

Reading kisses

Emma York”


 

Dal blog Tuttolandia un’altra recente (30 dicembre 2015) recensione stupenda:

Avvocati, amici, amori, dolori, sentenze, sconfitte, tradimenti, vittorie. Ricordi. Roma, Napoli, Milano.
Gioele, Zaccaria, Aggeo.
Zara, Pippo, il Drugo, il Merda, Kioto.
Carlotta.
Andrea.
Montalbano col soprabito d tartan.

“…una goccia di Chanel…in un mare di merda.”

Un romanzo? Un saggio? Narrativa? Fantasy? Non riesco a catalogare questo libro, non perchè non abbia un’identità, ma perchè lo definirei “una storia dell’anima” e allora l’etichetta scompare, gli starebbe stretta.
Un libro originale nella scrittura, un libro che è un viaggio nel tempo, nella vita.
C’è ironia, ma un’ironia che è solo polvere; quando la spolveri ci trovi il dolore, l’emozione e l’amore che l’autore ha respirato (forse) nella sua vita, nella vita di chi gli è stato o gli è accanto.
Non si può spiegarne la trama perchè è un intreccio di vicende e spazi temporali che mi hanno costretto a rileggere a volte le pagine, anche quelle superate. Devo dire che la lettura non è stata facile, fa pensare, riflettere, dedurre e poi volti pagina e ti devi ricredere…e allora ricominci a pensare. Un buon libro “deve” far pensare, riflettere. Marchiare l’anima.
Si ride, sorride, ci si arrabia, indigna, ci si ferisce, ci si commuove. E si pensa: è un libro di 302 pagine farcito di parole, citazioni, commenti.
Non nego che ci sono stati momenti di stallo che non vedevo l’ora di superare, per me troppo lenti, ripetitivi, ma ci sono state pagine che mi hanno rapito e emozionato molto, descrizioni di emozioni e sentimenti che ho letto e riletto. E la realtà può superare la fantasia ma la fantasia non ti puo far vivere nel pregiudizio perchè questo lo trovi solo nella realtà.
(Non andrò mai a spendere all’Esselunga, ma sto ancora scarabocchiano su di un foglio da 1 a Quattromilacentottantuno)


Dal blog di Sara Tricoli (28 dicembre 2015)

Ho letto L’ULTIMO ABELE di Massimo della Penna e posso solo dire…

sei pronto per partire per il mondo di Massimo? Sì perchè questo libro non è un libro, ma è un mondo parallelo che ti risucchia e ti fa l’effetto dei dischi volanti / montagne russe e quant’altro ci sia che ti “sconquassa” tutto. Ti senti ubriaco dalla prima all’ultima parola e poi… atterri… ma non sarai mai più lo stesso ^_^

No, no, non spaventarti, non è una cosa negativa, tutt’altro: è un’esperienza bellissima… indimenticabile, e alla fine ti lascerà una piacevole sensazione.

Ho conosciuto da poco Avvocatolo, leggo i suoi articoli e spesso quando li vedo nel lettore mi faccio un appunto mentale, perché se non ho tempo devo tornarci dopo. I suoi articoli hanno bisogno di tutte le mie facoltà… per leggerli apprezzandoli appieno e per comprenderli a fondo. E poi, lo ammetto, adoro leggere anche tutti i commenti 😛

I suoi articoli sono simpatici, travolgenti, ma non farti ingannare… sono ricchi, molto ricchi… come lo è questo suo libro.

Credevo di leggere un racconto, articolato, coerente, invece ho letto un Massimo. Il suo stile, il suo approccio con ogni cosa, il suo aprire mille parentesi (magari le usasse) mentre ti sta raccontando una cosa… che a un certo punto perdi il filo, ma tranquillo è sempre lui che te lo fa ritrovare…

Quindi, mettiti comodo, scarica il libro e goditi il viaggio ^_^

Io l’ho appena finito e sono ancora sospesa nello spazio, ma si sta bene qui, con ancora tutte le sue parole che navigano nella mia mente e credo che ci rimarrò per un po’… Rimarrò un po’ assorta in questo strano limbo a ripensare a quante cose mi ha detto il mio caro amico, quanti spunti di riflessione mi ha donato con un sorriso… e poi, la fine, è decisamente… sbalorditiva!

quindi ho deciso che sto ancora un po’ qui… mi raggiungi ? ❤

p.s. Quasi dimenticavo, voglio un po’ vantarmi ^_^ ecco la dedica che mi ha fatto il mitico Massimo alias Avvocatolo che è stato comunque troppo buono:

“COPIA SPECIALE Per un’amica speciale di blog! Una esimia collega! Sara Tricoli Che con il suo atavar Semplice e dolce Già dice moltissimo della sua bella anima! E col suo blog incanta 😉

A vvo”

Vanto due, quasi dimenticavo, ma nel suo libro c’è un mio breve, brevissimo racconto, forse il più breve che abbia mai scritto O_O

Cito: “APPENDICE

Tempo fa sul mio blog (avvocatolo.wordpress.com) lanciai un concorso; chi avesse scritto la mi- gliore storia in una singola frase, sarebbe finito in qualche modo nel mio libro. I partecipanti sono stati affettuosi e mi hanno reso impossibile la scelta. Ecco perché le pubblico tutte.

Grazie ragazzi!”

Ed ecco il mio raccontino ino ino… (Premessa: per ovvie ragioni riporto solo il mio racconto.) Non è stato facile partecipare, sono onesta, ma ci tenevo tanto a esserci… e wow… ci sono ^_^

cito:”Dal blog di Sara Tricoli (leggimiscrivimi.wordpress.com)

E’ tutta la vita che mi segui, è tutta la vita che ho paura di te; ora mi hai raggiunto e mentre chiudo gli occhi per sempre, mi chiedo se non ho sprecato la mia esistenza a temerti, invece di vivere…”


Dal sito di Amazon 

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Alidifarfalla (3 febbraio 2016)

Ho iniziato a leggere il libro senza sapere bene cosa aspettarmi. La cosa che mi ha colpito di più inizialmente è stato lo stile. Era stato proprio il modo di scrivere che mi aveva avvicinato al libro, e le mie aspettative non sono state disattese. Mentre leggevo era come essere a far salotto con il narratore, comodamente seduti in poltrona bevendo qualcosa di buono. Questa è stata la sensazione sullo stile di scrittura.
Inizialmente il racconto mi è parso un pò strano, contorto, poco lineare … poi pagina dopo pagina è diventato curioso, coinvolgente. Volevo sapere cosa sarebbe successo poi, quale nuovo aneddoto sarebbe stato raccontato ma allo stesso tempo quale messaggio “nascosto” quell’aneddoto voleva trasmettere.
Si perchè fin dall’inizio sentivo che c’era un messaggio nascosto dietro quelle parole, senza riuscire a recepirlo se non alla fine, quando il clou viene finalmente svelato.
Mi ha letteralmente fatto impazzire la numerazione dei capitoli … certo poi lo si capisce, ma personalmente è stato un tarlo fino a quando non ho finalmente capito come mai fossero numerati così.
Mi è piaciuto molto l’alternarsi delle diverse narrazioni, ed anche li … pensi di aver capito tutto durante la lettura, pensi che ti manchi “solo” il clou … ma non ti rendi conto che sarà proprio questo unico tassello che pensi che ti manchi che cambierà completamente la tua visione del racconto.
E mi sono piaciute ovviamente alcune citazioni sparse qua e la per il libro, alcune perle di saggezza che ti rimangono dentro.
Interessante è il fatto che mentre leggevo mi facevo un sacco di domande … prima tra tutte quanto autobiografico fosse questo libro … fino a che punto lo fosse … non so perchè ma sono state domande ricorrenti.
Cosa non mi è piaciuto? Sinceramente, non saprei dirlo con precisione. Ci sono stati scorci qua e la che ho trovato poco entusiasmanti. Credo molto sia dovuto in alcuni casi allo spirito estremamente maschilista che traspare da alcuni aneddoti, ed in altri casi dal modo forse troppo diretto di raccontare alcuni aneddoti dal retroscena un pò piccante, se così li vogliamo definire.
Altrettanto sinceramente, però, una volta alla fine, una volta nel pieno della lettura delle ultime pagine, le cose che potevano essermi piaciute poco in precedenza le ho quasi dimenticate. Sarà che mi piacciono i finali non scontati e con colpi di scena, sarà che mi piace di più vedere il positivo nelle cose, che il negativo … ma insomma è così.
“Storia di una ossessione” … interessante … se uno volesse, di ossessioni potrebbe coglierne veramente molte nel corso della lettura!

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Silvia Rossolini (4 stelle) – 14 dicembre 2015

Un libro, diverso, originale, che racchiude in se mille ed una emozioni sapientemente amalgamate, il racconto di una vita, dall’inizio alla fine, un susseguirsi di avvenimenti tristi, gioiosi, irruenti e delicati, grezzi e dolcissimi, un po’ difficile da spiegare, ma se si conosce l’autore la cosa non sorprende affatto!
Una lettura scorrevole ma non facile, non tutto è così come sembra….anzi, ma il bello sta proprio in questo.

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Caterina (5 stelle) 12 dicembre 2015

Un romanzo che ho “divorato” in poco tempo e che mi ha regalato un turbinio di momenti esilaranti, altri commoventi, senza mai annoiarmi.
La trama è intrigante ed intricata, appassiona e non lascia spazio a distrazioni fino a sfociare in un epilogo geniale e spiazzante che il lettore non immagina!
Di più non voglio svelare per non togliervi il gusto della sorpresa.
Imperdibile!

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Cliente anonimo (5 stelle) 12 dicembre 2015

A dir poco folgorante. Nell’effetto ottenuto si percepiscono le intuizioni geniali dell’autore. Si fa leggere bene, è scorrevole e avvincente.

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Guido (5 stelle) 12 dicembre 2015

Efficace nelle descrizioni, a volte enigmatico.
Un romanzo da leggere con disinvoltura per trascorrere alcune ore di spensieratezza con se stessi.

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Gianpaolo (5 stelle) 11 dicembre 2015

Un libro incisivo, che lascia il segno. Fa riflettere, in effetti le sorprese finali non mancano e si vede che sono state pensate proprio per indurre il lettore a ingannarsi a causa dei suoi pregiudizi e abiti mentali. Consigliato!

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Cliente anonimo (5 stelle) 11 dicembre 2015

Un libro potente che ti strappa l’anima con il sorriso sulle labbra.
Niente è come sembra, tutto si ribalta. Anche quello che si credeva fosse già ribaltato.

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Cliente anonimo (5 stelle) 11 dicembre 2015

Qual’è la realtà e quale invece la fantasia? dove inizia il sogno e dove la vita reale? una sottile linea li divide e a volte unisce proprio questi due lati di una medaglia. E questo troviamo nell’ultimo Abele. L’autore la definisce come una tragedia scritta da un buffone… Una tragedia a tratti commedia e viceversa. Ma poco importa, se ci regala tutte le emozioni che promette leggendolo.
Parla della vita, con tutto ciò che comporta: amore, dolore, gioia, tristezza, quotidianità…
Voglio solo dire che dentro questo libro c’è Massimo, Abele e Alessia, perchè dentro questo libro c”è l”Autore, il Protagonista, e il Lettore.
E’ stato bravo a creare delle interconnessioni ed empatie tra le tre parti fondamentali della storia’ e mi sono coccolata gustando le pagine di questo romanzo. Nulla é scontato o lasciato al caso.
…e alla fine ci ha lasciato una bella morale. E’ scritto in modo dinamico e mai ripetitivo, con uno stile che non assomiglia a nessun altro. E’ una storia pragmatica e paradigmatica, perchè ognuno ci si può ritrovare dentro. Una storia che sconfigge le leggi del tempo, ci dice di abbattere i pregiudizi, sconfiggendo i nostri, prima di quelli degli altri.
‘ Massimo della Penna, ci prende per mano e ci accompagna lungo questo viaggio che ci porta verso la scoperta e la crescita dei suoi personaggi, i suoi enigmi, citazioni, giochi, salti temporali, trabocchetti, vita ‘vera in tutto lo scritto, ad iniziare dalla numerazione dei capitoli. Perché le prime impressioni spesso ingannano. Sa stupire. Appena pensi di avere capito una cosa, nuovi indizi dicono che invece non è così. ”
Ho sorriso, riso tanto, imparato la morale reale che sta dentro a tutto il racconto e mi sono spesso emozionata e commossa.
Per tutto l”ultimo capitolo ho pianto come una bambina!
Lo consiglio!

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Cliente anonimo (5 stelle) 24 novembre 2015

Libro da leggere tutto d’un fiato.
Ironico e tagliente. Spietato e romantico. Assolutamente imprevedibile.
Da leggere per innamorarsi, piangere, e sorprendersi.
Massimo della Penna ci ha abituato bene sul suo blog […] ma con questo libro si è superato.
Consigliatissimo.


 

Dal sito ilmiolibro.it

Alessia:

Ecco a voi Massimo, lo scrittore sconosciuto più famoso al mondo…
Uh no, ma stiamo parlando di Abele. L’ultimo Abele.
Questo è il racconto della con-FUSIONE tra protagonista, autore e lettore, tutti parte integrante del libro le cui realtà multistrato e i livelli dei loro percorsi si intrecciano, si incontrano e si scontrano in questa vicenda che è una commistione di emozioni. Le prime apparenze non sono mai giuste: ci ingannano, ci fuorviano pesantemente. Ma in realtà non è colpa di ciò che vediamo, ma dei nostri occhi disattenti.

Montale scriveva “Non chiederci la parola”: mi viene in mente lo Scrittore, davanti alla prima parola della storia che si accinge a scrivere. Il peso della parola che inizia un discorso, che apre un racconto, un libro. Un autore che inizia il suo romanzo svelandoci il finale… o no. Perché, per parafrasare Massimo della Penna, nulla è come sembra. Andando avanti con la lettura de “L’ultimo Abele”, si mettono a fuoco le immagini, squarciando ogni indugio, si ri-costruiscono gli antecedenti e si allaccia una relazione empatica col lettore.

Ma di nuovo ricordate che nulla è come sembra. Lo so, l’ho già detto, però mi premeva ribadire il concetto.

Io non sono un critico letterario e non posso fare una vera recensione, ma posso dire che mi sono sentita vorticare dentro queste vicende, sorridendo, ridendo, commuovendomi ed emozionandomi. Questo è uno di quei libri che ti viene voglia di rileggere a distanza di tempo. Uno stile così particolare, innovativo ed irriverente è difficile da trovare. Una scrittura ironica, divertente e brillante dove si trovano tanti spunti di riflessione e citazioni di grandi scrittori. I capitoli sono corti e facili da seguire non risultando mai noiosi.

Massimo della Penna inizia dalla fine della sua storia, facendoci credere di essere un poco di buono in quanto ci rivela quel che succederà. Un libro pragmatico, e paradigmatico, perché secondo me sul finale ci regala un grande insegnamento, una morale da seguire, tramite Abele ci si può mettere in discussione e cercare di superare i propri limiti e confini.

Uno scrittore emergente, molto seguito grazie al suo blog, che mi ha fatto innamorare dei personaggi e dopo averli accompagnati per tutto il libro, al termine della corsa, mi ha fatto piangere come una bambina. Una storia che sconfigge le leggi del tempo, ci dice di abbattere i pregiudizi, sconfiggendo i nostri, prima di quelli degli altri.

Una storia che si fa seguire col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Commedia? Tragedia? Confusione, ossessione? L’autore stesso definisce “L’ultimo Abele” come una tragedia scritta da un buffone. Una tragedia a tratti commedia e viceversa. E’ adatto ad un pubblico eterogeneo: tutti ci possiamo rispecchiare nei quadri che lo scrittore ci regala con le sue parole.
È il caso di dirlo… Massimo della Penna ci ha coccolati inserendo indizi, enigmi, nascondini, salti temporali in tutto lo scritto, ad iniziare dalla numerazione dei capitoli. Perché le prime impressioni spesso ingannano.
Secondo me è un libro sperimentale e innovativo, un genere che non va a copiarne altri. E’ dinamico, piacevole e originale. Sa stupire. Appena pensi di avere capito una cosa, nuovi indizi dicono che invece non è così. Un romanzo che segue la formazione e la crescita dei personaggi… o dell’autore stesso? Un crescendo di avvincenti situazioni e descrizioni che portano il protagonisti a crescere e affrontare la propria natura e il proprio destino di “nascita”.


Sempre dal sito ilmiolibro.it

Il libro ha uno stile di scrittura estremamente originale, con un’estrema esaltazione dell’ambiguità della vita in tutte le sue forme (l’amore, le relazioni interpersonali, la capacità di distruzione da parte dell’essere umano, l’amicizia, la contrapposizione tra bene e male, ecc.). Questa ambiguità, è presentata anche a livello linguistico-semantico (cioè delle parole e dei rispettivi significati/significanti) e ciò denota, tra l’altro, un’ottima conoscenza delle sfumature dizionariali della lingua e una buona conoscenza enciclopedica del mondo. La sensazionalità di questo libro si ritrova nella forza con cui l’autore prende per mano il lettore e lo accompagna in un viaggio formativo, nel quale egli induce la mente del lettore a riflettere sulla propria vita e sulle relazioni che lo coinvolgono e, questo, lo attua, ponendogli davanti una realtà simile alla sua. Il libro nella sua completezza è ben strutturato e decisamente ben scritto, sia nello stile sia nella presentazione dei temi. L’unica pecca, a mio parere, è un prologo un po’ ripetitivo. Però, ritengo che lo stile del prologo sia un espediente dell’autore per fortificare e imprimere nel lettore stesso le caratteristiche caratteriali di Johnny e preparare il lettore allo stile innovativo e particolare di tutto il libro. Per quanto riguarda la struttura, l’autore comincia il libro con un “capitolo in flashback”, una sorta di “spoiler” descrittivo che, però, non delude il desiderio del lettore di immergersi totalmente nelle sue pagine; anzi, ne aumenta la bramosia, in quanto suscita ancora maggior interesse verso la storia raccontata da questo promettente scrittore emergente. Complimenti!


Ancora dal sito ilmiolibro.it

Ho letto questo libro appena uscito ed ho scritto un commento di pancia, che rifletteva le mie prime impressioni.

La domanda che mi è affiorata subito alla mente è stata “Dove inizia la finzione e incomincia la vita? Quando i sogni si trasformano realtà?”
Non è stato un libro di facile lettura, mi ha lasciato più di un conto in sospeso che ho voluto saldare rileggendolo.
Non perchè non avessi colto i suoi indizi, gli sberleffi alla vita, l’ironia che diventa talvolta amaro sarcasmo.
L’ho riletto per scavare più a fondo nelle sue viscere, per capire la sofferenza che si nasconde dietro una risata, una violenta filippica, una critica che solo apparentemente è questo, per poi rivelarsi una dichiarazione di amore appassionato.
É un libro che mi ha fatto molto arrabbiare, ho vissuto il voler cercare a tutti i costi un contatto con il lettore quasi come un’intrusione nella mia privacy di spettatore, come se lo specchio semireflettente fosse diventato trasparente ed io mi ritrovassi a fissare l’autore negli occhi.
É un libro che mi ha fatto molto ridere, soprattutto i quadri di comicità dialettale, un certo gusto per il paradosso e la voglia di giocare con le parole in libertà, quasi una rappresentazione futurista del linguaggio.
É sicuramente affascinante nel suo desiderio di essere diverso, unico e fuori dagli schemi.
Mi sono domandato più volte quanto l’autore fosse consapevole di un potenziale lettore e quanto invece non sia stata una catarsi personale, un raccontarsi allo specchio senza fare sconti, anzi con il bisturi per sezionare il proprio dolore.
La piccola Clara Malaussene fotografa tutto ciò che le capita a tiro, perchè attraverso le lenti della macchina fotografica il male fa meno male, il sangue impallidisce, i dettagli risaltano.
Mi sono chiesto quanti piani fotografici ci siano dietro la costruzione dei capitoli, da quali suggestioni visive sia stato trascinato l’autore che, sicuramente, non si limita a fotografare i piccioni in piazza Duomo.
Ho giocato a nascondino con le molte citazioni, la letteratura americana fra tutte, e non potrebbe essere diversamente visto il taglio moderno e anticonvenzionale della scrittura, leggo molte influenze benefiche da Mark Twain a John Fante.
Credo che Ignatius J. Reilly avrebbe approvato, addentando sguaiatamente uno dei suoi famigerati hot dog e macchiando di senape tutte le pagine.
Sicuramente è una fascinazione che perdura nel tempo, ma è una sensazione che si guadagna poco a poco, non si fa sconti all’intelligenza, non è un libro piacione nè un libro alla portata di tutti, bisogna riflettere e lavorare con gli indizi, che sono a volte nascosti, talvolta invece in ampia evidenza, ma proprio per questo risultano più criptici.
Ci sono alcune parti che ho faticato a leggere perchè troppo dense di tecnicismi e qualche eccesso di ripetizione, voluta ma alla fine proprio per questo un po’ più noiosa; se queste parti fossero state alleggerite sicuramente lo scritto non ne avrebbe risentito.
Mi auguro che queste osservazioni possano aiutare l’autore in vista dei suoi scritti successivi che, credo, non ci farà mancare.
Complessivamente un ottimo risultato per un’opera prima.

La prima è stata scritta nientedimeno che da Ysingrinus, il faraone di wordpress! Giuro che non l’ho pagato! Onoratissimo.

Il titolo di questo articolo è liberamente tratto dal libro di cui intendo parlare. L’ultimo Abele. Storia di un’ossessione , scritto da Avvocatolo o, come si fa chiamare ultimamente, Massimo Della Penna1. Lo stile moderno ed intricato, con frequenti salti temporali, si addice perfettamente alla storia che il nostro avvocato vuole narrare. Storia che sembra sfuggente all’inizio, alternando momenti d’ilarità surreale a stralci di vita dolorosa e commovente.  Le risate lasciano il passo ai sorrisi e talvolta anche alle lacrime. Quella che sembrava una commedia non è affatto una commedia, ma non è neanche una “semplice”  tragedia. È «più una tragedia scritta da un buffone».
Una tragedia che in un modo o nell’altro non riguarda solo i protagonisti della storia, riguarda l’umanità. Perché la tragedia è la vita. Almeno finché non si capisce che i lieto fine possono sempre arrivare e la tragedia ritorna commedia. Non una commedia scontata, non la soluzione di ogni problema. Solo la consapevolezza della vita, la voglia di superare ogni pregiudizio, ogni difficoltà, senza dover riscattare nulla.
Devo precisare che molti capitoli sono tratti dagli articoli del blog ma nel libro assumono un significato differente, cambiando il contesto. Inoltre ci sono miriadi di citazioni e criptocitazioni, codici ed enigmi che si possono cercare di comprendere prima della fine del libro, gli indizi ci sono, spetta al lettore trovarli.
Questo libro merita un’attenta lettura ed una predisposizione a voler mettere in discussione il proprio modo di vivere e di amare. I colpi di scena non sono mai scontati e a sé stessi: servono sempre per guardare il mondo da un’altra prospettiva.
La domanda finale che mi sono posto è: chi è il vero protagonista della storia e chi è Avvocatolo2?


  1. In realtà, come dice esplicitamente all’inizio del libro, lo si può chiamare anche in un altro modo. 
  2. La risposta sull’identità di Avvocatolo va ricercata nella nota precedente. 

 

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