StepChild, Unioni Civili, Gpa, Utero e cervello in affitto a prezzi modici

Da tempo vedo confondere StepChild, Gpa, DDL Cirinnà, affitto dell’utero, “diritto ai figli”. In tanta commistione di argomenti eterogenei, dopo aver letto da qualche parte che un neonato è una “cosa tenera”, ho abbandonato il mio originario intento di non alimentare lo spropositato numero di articoli sul tema (anzi, i temi), ed eccomi quindi a dire la mia.

Facciamo un passo indietro, consentitemelo vista la mia deformazione professionale.

Cos’è un diritto?

Una posizione soggettiva riconosciuta dall’ordinamento come meritevole di tutela. Connaturato all’essenza del diritto, è un corrispondente generale dovere di rispetto dello stesso, che può essere imposto con la forza. Se ho un diritto di proprietà su una casa, a “specchio” tutti gli altri hanno un dovere di rispettarlo. E se qualcuno lo viola, occupandomi magari casa, l’ordinamento mi riconosce l’uso della forza pubblica per ripristinarlo (in teoria…!). Se una situazione soggettiva non è suscettibile di tale tutela, essa degrada a mero interesse (l’interesse a un bel paesaggio, ecc.).

È così per TUTTI i diritti, persino quello alla salute (anch’esso coercibile, con i trattamenti sanitari obbligatori, o più banalmente con l’obbligo delle cinture di sicurezza).

Poi ci sono diritti “particolari”, indirizzati e che hanno quindi un “risvolto” di dovere limitato: se vendo un orologio, ho diritto al prezzo e se il compratore viola il mio diritto l’ordinamento può intervenire.

Dunque, si può parlare di un “diritto ad avere figli”?

I figli non hanno alcun dovere di nascere, tanto per cominciare. Il nostro ego non è un diritto in tal senso.

L’ordinamento, inoltre, non potrebbe MAI e poi MAI riconoscere una tutela forzata di un tale diritto, se mai esistesse, posto che non si capisce verso chi andrebbe esercitato (verso il figlio? Verso l’utero affittato? Verso Dio?).

Non voglio fare facile retorica, so bene che esistono anche diritti “naturali” che nulla hanno a che vedere con l’ordinamento statale e la coercizione. Mi chiedo, però, come si possa sostenere un diritto “naturale” ad avere figli per coloro ai quali la natura stessa si pone come ostacolo alla procreazione.

Per come la vedo io, dunque, le persone, tutte, indistintamente, possono vantare un interesse ad avere figli, giammai un diritto.

Non vorrei esser frainteso.

Sono a favore dell’adozione da parte di coppie omosessuali perché tra la loro situazione, e quella di due etero, non vedo differenze. Le persone devono esser sane di mente (e non poco…) per adottare, la loro sessualità mi pare c’entri ben poco. L’uguaglianza (mi ripeto) non è trattare tutti allo stesso modo, ma trattare situazioni uguali in modo uguale e situazioni differenti in modo proporzionalmente differente.

Sulla Gpa (Gestazione per Altri) in sé non sono sicuro di conoscere me stesso abbastanza a fondo da poter dire se io sia o no a favore. Le questioni etiche (e morali) profonde non riesco a dipanarle in un post, maturano in me in anni di riflessioni, non giorni.

Comunque, con tale espressione s’intende il gesto di una donna che porta avanti una gestazione per conto di altri, senza nulla specificare sul rapporto che intercorre tra la gestante e i futuri “genitori”, su chi mette ovuli ecc.

Di sicuro la Gpa NON indica in nessun caso la StepChild Adoption: quest’ultima espressione indica la pratica di due coniugi che formano una nuova famiglia e uno di loro adotta il figlio “di primo letto” dell’altro. Che i coniugi siano poi omosessuali o etero e che il figlio “di primo letto” sia “biologico” o “affittato”, non cambia la natura dell’istituto, conosciuto sin dai tempi dei Romani.

Se il legislatore non avesse compiuto quell’obbrobrio tecnico che è il DDL Cirinnà (che ho letto integralmente) e si fosse limitato a eliminare le pochissime norme attuali che presuppongono una diversità di sesso tra coniugi per certi diritti (al matrimonio, ecc.), probabilmente nessuno avrebbe neppure mai sentito questa espressione; quantomeno, essa sarebbe rimasta ad indicare la pratica di sempre, ma accessibile a tutti (come penso debba essere).

Quello su cui non ho dubbi, è che non dovrebbe esser mai consentita la Gpa per fini economici. Temo anche che tale pratica possa facilmente sconfinare nella pura vendita (tratta) di un essere umano; così la considero, se chi affitta l’utero mette a disposizione ovuli e spermatozoi.

Bisogna come al solito intendersi sui termini: cos’è un affitto?

E’ un patto col quale una persona si OBBLIGA a mettere a disposizione di un’altra persona una COSA, mobile o immobile, dietro pagamento del suo valore economico.

Una donna che abbia nutrito un bambino per nove mesi col proprio sangue, che abbia sentito il proprio cuore battere due volte, non capisco come possa considerare la gravidanza come un obbligo o un “periodo di locazione” e come possa calcolare il prezzo di tutto questo. Forse, e dico forse, può esser sorretta da aneliti d’amore verso i futuri genitori, e allora il suo gesto può esser inteso come sacrificio spontaneo, in assenza quindi di qualsiasi logica di “dovere contrattuale” o di “diritto alla prestazione”. Ma da qui ad accettare che un bimbo possa esser trattato come un prodotto di un contratto mi pare vi passi una strada che spero non venga percorsa mai. Un utero per me NON è e non sarà mai una cosa paragonabile a una casa, NON può essere tradotto in un valore economico in euro/mese, e il frutto dell’utero men che meno, essendo una vita sacra.

Da decenni, del resto, è vietata la vendita di organi e sangue a livello internazionale, il Consiglio di Europa si è espresso (tra i tanti organismi) in modo perentorio, non vedo perché si debba fare una differenza per l’utero. Poi qualcuno salterà fuori a dire che a Pechino il commercio di organi è già legale: io rispondo che le stesse leggi vigono nell’Isis…

Molti, sempre confondendo i piani, nell’ammettere la Gpa sostengono che il figlio è biologicamente di chi ha messo ovuli e spermatozoi, non di chi affitta l’utero. Ma come ho detto prima, GpA di per sé indica solo gestare per conto di altri, tacendo sul resto. E io mi chiedo, se ammettiamo che una donna possa affittare il proprio utero, come potremmo vietare alla stessa donna di affittare anche gli ovuli? E perché non potrebbe anche fornire gli spermatozoi del marito? E se una cosa la puoi affittare, perché non puoi venderla? E se il committente avesse voglia di evitarsi l’allattamento? C’è davvero tanta differenza tra affittare un utero nove mesi, o affittare un seno per i successivi dodici? Dunque potrebbero sorgere contratti in cui la donna si obbliga a consegnare il “prodotto” semilavorato, magari a sei anni? Se la gravidanza si interrompe, chi piangerà sul latte mai versato?

Se parliamo di diritto ad avere un figlio mediante affitto di un utero, deve esserci un corrispondente obbligo della mamma di rispettare l’affitto e la consegna del figlio, giusto?

Allora dovremmo forse istituire un’Equitalia che con forcipe e bisturi andrà a porre in essere esecuzioni forzate dei debiti d’utero?

Perché questo sarebbe il naturale precipitato del considerare i figli un diritto e l’utero un oggetto di compravendita o affitto.

In conclusione, sebbene io pensi che le unioni tra persone dello stesso sesso debbano avere la stessa disciplina di quelle tra etero, e che la StepChild Adoption per omosessuali ne sia la naturale conseguenza, non ho un’idea generale sul se la GpA sia o meno ammissibile.

Ma di un pensiero son sicuro: l’affitto di un utero, propriamente detto, si presta a conseguenze aberranti che nulla hanno a che vedere con la mia personale idea di genitorialità e di sacralità del corpo umano.

È solo la mia opinione, una tra mille, ma mi farebbe piacere davvero sentire stavolta anche la vostra.

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