Una sfiga astuta

L’altro giorno ho sostenuto un “secondo” colloquio.

Il primo me lo ha procurato Serena, una mia amica olandese con la fissa per il karma, il cibo Vegan, le vite passate e future, e tutte queste stronzate qui.

Si è gentilmente offerta di accompagnarmi, alla modica cifra di tre vite future.

Io gliele ho cedute volentieri, tanto lo so che con la fortuna che mi ritrovo rinasco Pioppo o Castano a Milano.

Il colloquio era schedulato per le ore 09.35.

Ho chiesto conto a lei di quei 5 minuti, cosa volesse significare fissare un appuntamento alle 09.35 e non, per dire, alle 09.30.

Ha risposto che ogni minuto delle 24 ore è tempo.

E nel minuto 20 delle ore 09 lei ancora non era pronta.

Sono entrato da lei, vestito di tutto . e ho cominciato a farle pressa.

– “Serè, muoviti”

– “Un attimo, sto cercando di contattare i miei avi medievaVi”

– “Serè, sbrighete, lascia loro un messaggio in segreteria, e sbrighete”

– “Serenità, avvocatolo, serenità. La senti l’energia passiva di questa parola? Senti il suo splendore?”

– “Serè, dàtti una mossa, nessuna parola che contenga 5/6 del tuo nome può essere splendida, per cui dàtti una mossa”

– “Sei il solito, stai solo…”

– “Serè, muovi le chiappe. Sì, okay, lo so, sono il maggior esportatore al mondo di Karma negativo, rinascerò patella o frigorifero o patella attaccata ad un frigorifero. Tu preoccupati delle tue vite future e non rompermi il Karma. Muovi le chiappe, dài”

– “Oh santi numi”

– “Santi numi?”

– “Eh, santi numi, santi numi”

– “Serè, SANTI NUMI?”

– “S’è incantato il disco?”

– “Santi numi lo dice solo Nonna Papera quando si brucia la torta di mele o Ysingrinus quando vuole imitare Nonna Papera…”

– “Rilàssati”

– “Serè è tardi, accelerati!”

– “Rilàssati, comincia dal tuo coccige, rilassalo”

– “Serè, non so dove sia di preciso il mio coccige, ma so dove andrà a finire se è un organo duro e se non ti spicci”

– “E quanto la fai lunga…pusillanime”

– “Pusillanime?”

– “Eh, pusillanime”

– “Serè, pusillanime l’ho sentito dire solo da a Paperino…oh Santi Numi…”

– “Andiamo, dài”.

Ecco un esempio tipico di donna; ti dànno quello che cerchi esattamente un secondo dopo che tu hai smesso di chiederglielo.

Scendiamo di corsa le scale, e arrivati all’auto Serena è assalita dal dubbio di aver chiuso la porta.

Risale, riscende, saliamo in auto.

Casualmente scorgo un adesivo tondo incollato al lunotto posteriore, una lettera rossa (una S) su sfondo bianco.

Le chiedo, indicando la S:

– “È l’equivalente Olandico dell’Italica P di principiante?”

– “Avvocà, sono una tipa precisa io, P di Principiante mi pareva vago, così ho messo la S di Serena”

Arriviamo al megaparcheggio.

Non c’è alcun posto disponibile.

Anzi, uno c’è, ma è riservato al Capo Supremo.

Lei si infila nell’apposito spazio designato da delle linee bianche a terra e da un paletto con targhetta recante il nome del Capo Supremo.

Sulla targhetta c’è anche un disegnino giallo di un teschio nero su due ossa incrociate.

Io le dico:

– “Serè, non mi pare una buona mossa rubare il posto al Capo Supremo”

– “Karma positivo, avvocà. Chi credi che ce l’abbia piazzato stamattina un posto libero sotto al naso, eh?”

– “È stata sicuramente la mia sfiga”.

– “La sfiga non ti regala posti auto liberi, semmai non te li fa trovare”

– “La mia sfiga, Serè, è astuta, avrà avuto i suoi motivi”.

Non sono stato convincente.

Mi accredito alla reception, mi scorta un picchetto militare nell’apposita sala dove, a detta di Serena, dovrebbe già attendermi il Capo Supremo e l’esaminatore.

Entrato nella sala io vedo solo un fricchettone capelli lunghi vagamente ricci e vagamente lavati “qualche” tempo fa (seguendo lo stesso metro dei miei parenti quando dicono “dalle tue parti”), sciarpa di lana grezza attorcigliata al collo, maglioncino infeltrito, giacca con le toppe ai gomiti che non sembravano avere una funzione puramente estetica, polacchine ai piedi, e occhialini da intellettualoide di staminchia.

Si scusa ma il Capo Supremo è, per la prima volta in 20 anni, in ritardo.

Trascorsi 30 minuti l’imbarazzo è totale.

Suggerisco al fricchettone di procedere senza attendere il Capo Supremo, ma lui risponde che MAI nessun colloquio è iniziato senza il Capo Supremo, e mai dovrà rimanere sempre mai.

Dopo 1 ora arriva il Capo Supremo, paonazzo, con alcune venuzze scoppiategli sul naso per evidenti moti ondosi di rabbia.

Entra ed esordisce “Sktra jtfgwrpest kjstroess strass kungelkitammuort”, che vuol dire “Se prendo quel bastardo ladro di parcheggi lo squarto”.

Un rivolo di sudore mi cola lungo la fronte.

All’esito del colloquio, saluto e raggiungo Serena per avvertirla del disastro.

La incontro al sittordicesimo piano che sta pigiando come una matta (cioè come lei, in fondo) sul pulsante dell’ascensore.

La chiamo ma lei mi zittisce “Non ora, non ora”.

Le dico “Aspè ndò vai che fai! Non sai che casino…”

“Tu non sai che casino! Il Capo Supremo mi aspetta in reception, mi ha chiesto se lo accompagno allo stabilimento di xxx….”

“Proprio di lui volevo parlarti… è incazzato come un cammello in una cruna dell’ago per via del parcheggio…”

“Lo so! Mi ha chiamato e mi ha chiesto se lo accompagno in centro con la mia auto perché il suo autista non ha potuto parcheggiare…”

“Oh cazzo! Se adesso ti accompagna a prendere l’auto e vede dove l’hai FURBAMENTE parcheggiata siamo fottuti”

“Lo so, tu cerca di distrarlo alla reception mentre io mi defilo e vado a togliere l’auto”.

Arrivati al piano terra io mi fiondo sul Capo Supremo e cerco di farlo girare di spalle per non fargli vedere Serena, ci riesco, mi rilasso, sparo due cazzate sulla grandeur della sua azienda, lui si pavoneggia….e poi…..CRAAAASH! Si sente un botto pauroso(***).

Usciamo tutti fuori, e vedo un’auto con una S sul lunotto che è entrata nello sportello lato passeggero di una Mercedes K.

Il Capo Supremo guarda la Mercedes ed esclama “Cazzooooo l’auto di mia figlia!”

L’avevo pur detto a Serena che la mia sfiga è astuta come una faiena.