Ricominciare da meno di zero

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Un’altra casa, un altro quartiere, un’altra scuola, altri supermercati, farmacie, altre strade mi aspettano.

Rimetto tutta la nostra vita nelle scatole per la quindicesima volta da quando sono uscito da casa di mia madre. E mi viene da chiedere che sto facendo. Se proprio sono quel padre bravo che chi mi vuol bene dice che io sia.

Ricominciare ancora, e ancora, e ancora. Ricominciare. Nella vita succede.

Quando non sei più solo, però, inizi a farti due domande. Mia figlia quasi ogni sera mi chiede se anche i pupazzi li portiamo. Se anche i quadri li portiamo. Se anche i tappeti. Le porte. I muri. La casa. Ha paura di lasciare pezzi di sé indietro. Sono saggi i bambini. Hanno una saggezza limpida, non inquinata dall’esperienza. Sopperiscono con intuito e fantasia all’esperienza.

La guardo e cerco di rassicurarla. Ma evidentemente non sono bravo in questo, perché ogni tanto le domande riaffiorano. Le sue cose le mette lei nelle scatole. La fa sentire grande. Come mettersi l’acqua da sola nel bicchiere. O infilarsi le scarpe, quando mi ferma e dice faccio io papà.

Quanta voglia di crescere. Forse smettiamo di essere bambini quando ci passa la voglia di crescere, e cominciamo, al contrario, a desiderare di tornare indietro. Sono saggi i bambini.

Vogliono crescere, perché sanno che è quel che faranno.

Sono gli adulti i veri pazzi, a sognare di tornare indietro.

Indietro non si torna mai.

Si ricomincia da zero. O anche da meno di zero.

Ma è sempre un nuovo inizio.

Un altro quartiere, un’altra scuola, altri supermercati, farmacie, altre strade.

E’ solo un’altra casa, mi dico.

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