La principessa Hulk

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La sveglia suona alle 06.30. Si tratta di un modello avanzato.

Precisa come un appuntamento con il medico della mutua. Si aggiorna automaticamente all’ora legale. Intendo quella che vige a Timbuctù. Suona negli orari più disparati e più disperati.

La mia sveglia non suona, in realtà, ma si arrampica sul letto e mi salta sulla pancia.

Metto la sveglia sotto le coperte, la abbraccio e le dico “Dormiamo un poco papà”.

Ma la sveglia è sveglia, e per un immanentismo cazzimmico vuole che tutto il mondo sia sveglio insieme a lei. Compreso te.

Mi alzo e andiamo in cucina. Con gli occhi svegli quanto quelli di un pugile che sia stato suonato (non da una sveglia ma da un suo collega), getto uno sguardo alla lavagnetta. Le incombenze del giorno:

1)  Riparare la caldaia prima che esploda (di nuovo);

2)  Spesa pre-armageddon;

3) Diventare ricco;

4) Diventare famoso;

5) Verificare se è ancora nel bagno il ragno che hai messo sotto quel bicchiere di plastica a capodanno.

Sono tutti obiettivi poco probabili, ma il primo è il più improbabile di tutti.

Prendo un caffè.

Macchio la cravatta.

Cambio la cravatta.

Prendo un altro caffè, già che ci sono, stando un pochino più attento.

Riesco nell’intento: infatti la cravatta è rimasta immacolata, ma ho timbrato la camicia.

Prendo un caffè. E’ per calmarmi.

La principessa Hulk ha iniziato a farsi verde per la rabbia: ha ricordato un pupazzetto con cui non giocava da prima del trasloco da Milano.

Le donne non dimenticano, non archiviano neppure, salvano tutto in una parte della memoria a portata di mano. Hanno un enorme desktop mentale, e salvano sempre lì tutte le icone.

Una volta mia moglie mi tenne il muso e mi sbatté il bicchiere d’acqua che le avevo chiesto sulla tavola facendo tintinnare le posate.

Feci l’errore di chiederle cosa fosse.

Mi rispose “Niente”.

Perseverai nell’errore chiedendole conferma: “Sei sicura? Non mi pare niente”.

Sbuffò e non rispose. Poi disse: “Non ti ricordi che mi avevi promesso un calendario con le nostre foto?”.

“Sì, cazzo, ma eravamo al liceo!”.

“Appunto! Tutto sto tempo?”.

Con un colpo gobbo trovo il pupazzetto che credevo morto.

Lo consegno alla principessa Hulk che si placa.

Le infilo la giacca.

Prima, però, prendo un caffè.

Non è operazione semplice. Provate voi a infilare la giacca ad un orango tango che balla impugnando un pupazzo con le braccia aperte ben poco flessibili. Ovviamente uno parte dal braccio libero e poi chiede alla principessa Hulk di mollare il pupazzo, ma non funziona così, eh no, la principessa Hulk prima ti molla un calcio nello stinco (che non è di santo, e la tua bestemmia lo conferma), poi frigna, sbatte il piedino (sopra il tuo mocassino, e parte un altro santino), poi alla fine tu, che sei scaltro come una faiena, le suggerisci di cambiare semplicemente mano. Lei ti guarda guardingo come un mandingo e con gli occhietti furbetti passa il pupazzo da una mano all’altra.

A questo punto tua moglie ti dice con rimprovero nella voce che devi OVVIAMENTE metterle l’impermeabile e tu preghi in SanScrito che sia di quelli senza maniche, preghi Santo Stefano, scegli lui perché è un santo antico di cui nessuno si cura, scegliere San Gennaro per esempio, non ti va, dovresti attendere i secoli che smaltisca l’arretrato, ma Santo Stefano evidentemente ti legge nella mente di demente che ti ritrovi e ti lascia a piedi e l’impermeabile ha altre due maniche e la principessa Hulk ti guarda in cagnesco come a dire non è che mi richiedi di mollare il pupazzetto.

Arrivo a scuola che sono già sudato e bestemmiato e parcheggio con le quattro frecce e le otto occhiaie sotto gli occhi. Le porte dell’asilo sono più puntuali di quelle di una banca, e se non si spacca il minuto 30 non si aprono manco a calci.

Decido che prendo un caffè mentre attendo.

La campanella annuncia la fine dell’inizio di giornata.

Prima che la principessa Hulk salga, le solite placide e serene raccomandazioni di buona educazione:

  1. Saluta la maestra quando arrivi e quando vai;
  2. Non buttare l’acqua a terra;
  3. Non sbirciare da sotto le porte dei bagni;
  4. Non mangiarti i gessetti che poi caghi filadelfia;
  5. Non arrampicarti sull’antenna;
  6. Non mordere quel povero cane;
  7. Smettila di lanciarti come una rockstar dall’armadio sui compagni;
  8. Non attivare l’allarme antincendio;
  9. Non mettere i ragni nel piatto del vicino.
  10. Smettila ti prego di dar fuoco alla barba dell’insegnante. Non sta bene, è una suora tanto garbata;
  11. Tira fuori il gatto dalla lavatrice.

Poi lei sale, e finisce il mio mondo.

Solo a sera, quando torna, il sole sorgerà.