Permesso con-bagno

TippeteTappete la prossima settimana inizia la convivenza con una donna.

Ieri l’ho visto con un viso tirato, al centro delle sopracciglia una piccola ruga verticale, pensieri pesanti.

L’ho rassicurato sul fatto che la convivenza è un’esperienza meravigliosa.

La tua donna tutta per te, tutte le notti, che ti sveglia dicendoti ti amo e portandoti a letto un vassoio d’argento colmo di leccornie e di rose, con gli unicorni alla finestra e la scogliera al tramonto sullo sfondo (sì, lo so, ho esagerato, lo so bene che la colazione non si serve al tramonto, ma le vostre foto delle colazioni su Facebook così sono…).

Basta sesso in auto, basta farsi prestare da amici le chiavi di negozi, officine, pub, della soffitta o della cantina.

Certo, convivere per un uomo vuol dire anche dire basta alla forchetta infilata nella scatoletta di tonno con l’olio che cola per terra.

Basta alla partita in mutandoni, sprofondati nel divano con birra e pringles, che poi ti pulisci le mani un po’ sulle mutande un po’ sul divano ma non te ne frega un tubo perché la tua squadra del cuore è lì e tu sei nel campo, sei una zolla di terra, un filo d’erba del campo, e cosa vuoi che gliene fotti a una zolla di terra di sporcarsi? A un filo d’erba non fa alcuna differenza sedersi su un divano bianco o oleopardato.

Significa basta bere a canna dalla bottiglia di latte, basta Playstation a tutto volume di notte mentre spari a mostri o tenti di battere il record sul giro con la tua fiammante Mustang.

Ma questo non l’ho detto a TippeteTappete.

Mi sono limitato a ricordargli che il meticciato è il destino dell’uomo.

Il mixticium di culture, di religioni, di sessi (ormai ce ne sono ben più di due e tutti devono convivere) di etnie.

Noi Europei, gli ho detto, in fatto di convivenze e meticciato, siamo maestri. In Jugoslavia, gli ho detto, pensa un po’, siamo stati capaci per anni di far convivere gomito a gomito bosniaci musulmani, croati cattolici, serbi ortodossi, insomma un’autentica macedonia etnico-religiosa (c’era pure la Macedonia, guarda un po’).

Lui ha risposto che il mio era un esempio del piffero, considerando che dalla federazione Jugoslava ne sono usciti non si sa quanti morti (e quanti stati).

Io ho replicato che è stata tutta colpa di Tito.

Lui mi ha chiesto per quale squadra gioca Tito, e qui ho catito che era il caso di cambiare esempio.

Gli ho detto che in fondo a Berlino la gente conviveva pure con un muro grosso così. Che poi non era male, sto muro, ci si potevano fare un sacco di graffiti, e poi siccome per i tedeschi era sempre un problema andare all’estero, i tizi che controllavano le richieste di autorizzazioni all’espatrio erano sempre lì a chiederti “non è che sotto sotto te la vuoi svignare dall’altra parte del muro passando per Sidney, no?”, dico, siccome avevano i loro bei grattacapi, almeno a Ischia i menu erano solo in italiano, o napoletano (“a’ zingara”, “o cuppulicchio”, robe così), ma niente tedesco. Non c’erano nei treni i mangiacrauti bianchi come il culo di un macaco e coi sandali e i calzini giallo ocra a mezzo polpaccio. Che poi quando erano turiste tedesche, chissà perché, giravano sempre leggende sulla loro particolare disinibizione sessuale (detto tra uomini si diceva proprio “zoccolone”). Con me, ‘ste tedesche, sia detto a futura memoria, non si sono mai disinibite, e non apprezzavano quando bussavo alla loro tenda in tanga. Bah.

Si conviveva insomma bene, col muro, anche perché si stava ognuno a casa sua.

Pensa se i terroristi baschi avessero, che so, una bella isoletta tutta loro, va, mettiamo pure Ibiza, ti pare che penserebbero a farsi saltare per aria?

O quelli dell’IRA (che già un’associazione che si fa chiamare IRA lo capisci da subito che è incazzosa), diamogli che ne so, PantelleIRA, sai come si divertono e s’abbronzano che sono sempre bianchi cadaverici (e spesso cadaveri e basta).

Alla fine m’ha guardato storto, TippeteTappete, ha detto che parlo a vanvera e dovrei smetterla con le dirette su Facebook dall’auto.

Io gli ho risposto stizzito che alla fine vai a fare bene alla gente, io stavo cercando di fargli passare quell’aria da cane bastonato.

Mi ha detto che se mi fossi tolto da davanti la porta del cesso e gli avessi permesso, dopo mezz’ora a blaterare come un fesso, di andare a cagare con successo, probabilmente la smorfia se ne andava lo stesso.

Con permesso, mi ha chiesto.

Permesso con-cesso, gli ho risposto lesto.

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