People by Avvo

Adoro fotografare la gente.

Non sai mai che ritratti possano uscirne.

La regola è solo una: mai in posa.

Adoro la fotografia in generale, una delle mie passioni più durature, insieme alle moto, l’astronomia e i libri.

Mi piace la fisica che c’è dietro, lo studio della luce, incidente e riflessa, i nostri occhi che fungono da esposimetro e colorimetro, misurando la luce che emana il soggetto che ci è di fronte.

Ne parlavo non ricordo più con chi (non lo avreste mai detto, confessate, che avrei potuto dimenticare qualcosa o peggio qualcuno, eh?).

Fotografare un volto significa necessariamente portarsi addosso qualcosa dell’altro.

Perché la luce del sole, dopo milioni di kilometri percorsi in circa otto minuti, batte sul soggetto e si riflette verso i nostri occhi portando con se brandelli evanescenti e impalbabili della materia di cui è composto il soggetto fotografico.

E se chi stiamo fotografando ci guarda, lui stesso potrà vedere che da noi viene riflessa una parte di quella luce che lui stesso aveva emanato. E così all’infinito, in un pazzo gioco di specchi contrapposti.

Adoro il suono sicuro, netto, sempre uguale a se stesso, che produce lo specchio che si alza.

Mi fa impazzire l’idea che la fotocamera per poter guardare davvero chi abbiamo di fronte, debba sollevare uno specchio.

Di solito noi stessi, per guardarci, ci piazziamo davanti allo specchio. Ed invece quanta più verità scopriremmo di noi stessi se agissimo come una fotocamera, lasciando stare i disguidi d’apparenza di noi stessi.

Mi intriga l’equazione data dalla somma dei vari parametri, tutti quasi contrapposti quanto ad effetti per cui ogni passo che muovi lungo le regolazioni comporta uno stravolgimento di tutti gli altri: se apri il diaframma avrai bisogno di meno tempo, ma ci sarà meno profondità di campo, se aumenti la sensibilità ISO i tempi diminuiscono oppure, a parità di tempo, puoi chiudere il diaframma e aumentare la nitidezza e la profondità di campo ma introduci, con gli ISO, il rumore, e allora ti tocca tornare sugli altri parametri, magari aggiungi un colpo di flash ma a quel punto hai introdotto una nuova fonte di luce incidente, ti si sballa il bilanciamento del bianco, prendi un foglio bianco, misuri il bianco, che è un’operazione mistica, misurare la somma di tutti i colori, e così via.

Ho deciso dopo tanti anni di anonimato e di esclusione di ogni contatto dal vivo (o quasi), ho deciso che è il momento di vederla in faccia la gente per parlare del mio libro, per provare a spiegare cosa c’è dietro, come ci sono arrivato, che messaggio dovrebbe, nelle mie intenzioni, contenere, e chi tento di emulare. Ci troviamo, per chi avesse voglia, l’11 dicembre dalle 20.30 presso lo studio di Cecilia Gattullo. Per info: maximiliano.dellapenna@gmail.com

Locandina

Per lo stesso motivo, rompo un pizzico di riservatezza che mi ha sempre impedito di postare troppe fotografie scattate da me, perché, anche se non ritraggono me né la mia famiglia, le mie fotografie sono una parte molto intima di me stesso, svelano il mio sguardo, e credo che nel fisico di una persona ci siano pochissimi angoli tanto intimi quanto gli occhi. E quindi queste che seguono sono foto mie, tutte per voi, che ritraggono la gente così come mi si è presentata spontaneamente in un giorno di tanti anni fa, mentre giravo in tram (mi si perdonerà quindi una messa a fuoco non impeccabile, ma sui tram mantenere l’impugnatura salda è ben arduo…).

C’è anche un autoritratto e due foto di “paesaggio”, giusto per dimostrare a qualche sapientone che non ho bisogno di andare fino a San Francisco per fare foto decenti…