Otto Von Rom Pikatz

I tedeschi sembrano i fratelli degli svizzeri.

Diciamo dei gemelli eterozigoti, solo che i mangia-crauti sono meno rigidi e più alti dei mangia-Emmenthal.

E, tanto per spezzare il luogo comune che vuole noi italiani impediti con la pronuncia dell’inglese, vi dico che i teTeski quando parlano inglese hanno la stessa suadenza di voce di un distributore di caffè che abbia ingurgitato bulloni.

Otto Von Rom Pikatz, collega crucco, si è offerto l’altro giorno di portarmi dall’aeroporto di Tigel a Mönchengladbach, dove avevo un’importantissima riunione. Dovevo incontrare dei decoratori natalizi di würstel .

Non faccio in tempo a scendere dall’aero-mobile, che mi arriva una mail di Otto.

Contiene un link da aprire sull’ipad.

Lo apro e mi si auto-installa un programmino.

Si tratta di una sorta di software per la navigazione GPS; lo apro e un’iconcina a forma di freccia blu mi conduce attraverso l’aeroporto, dritto all’uscita e fino al parcheggio dove c’era Otto e la sua auto, ribattezzata da me “Otto Volante” per i motivi che vedremo infra, se non muoio prima di infarto al rammentare l’episodio.

Arrivatogli vicino, lui apre il portabagagli del suo Otto Volante e sistema il mio trolley esattamente al centro, assicurando il bagaglio con delle corde elastiche che formano una doppia croce.

Gli ho chiesto se stessimo per andare a fare un rally ma i crucchi, come i loro eterozigoti svizzeri, hanno ben poco sense of humor, anche se i crucchi, pur mantenendo una precisione svizzera, sono in generale un po’ più flessibili (e decisamente più alti, nel caso di Otto).

Solo più tardi avrei scoperto che quel fissaggio era necessario ad evitare che il trolley sfondasse il cofano in una delle accelerazioni e decellerazioni da almeno otto G cui fummo sottoposti (mi pare appunto fossero otto i semafori rossi incontrati).

Stavo per salire a bordo quando il suo urlo vichingo mi ha bloccato:
“Ahhg, avvokazzo, ke kakkio fai? Fuoi inzudiZiarmi i tappetini, yah? Con quelle fcarpe fporche fporche? Metti kiabattine anti-spork, le trovi nel kruskOtto.

A proposito di Otto… Otto al volante del suo Otto Volante, su strade crucche, le autobahn, dove spesso NON ci sono limiti di velocità, è stata l’esperienza più vicina all’uscita dal mio corpo.

Ci sono stati momenti in cui sono riuscito a vedere l’aura della mia anima staccarsi dal mio corpo e fluttuare nell’abitacolo, indecisa sul se svignarsela o rientrare dentro me, da un’apertura intuibile.

La Gelmini, avendo scoperto che non ci sono limiti massimi di velocità, ha deciso di finanziare un tunnel sulle autostrade tedesche per fare allenare i neutrini alla maratona del Gran Sasso.

Prima di andare dai decoratori natalizi di würstel , comunque, Otto mi ha cortesemente invitato a pranzo a casa sua.

Arriviamo a casa sua credo ringiovaniti di qualche decimo di secondo a causa degli effetti della relatività ristretta di Einstein, avete presente quella teoria per cui nulla può viaggiare più veloce della luce e se qualcosa riuscisse a farlo il viaggiatore andrebbe indietro nel tempo stile McFly. Ci fermiamo davanti una villetta periferica a due piani fatta di listelli larghi di legno laccato, un abbaino sporgente al piano superiore, con davanti un vialetto, delle aiuole, un paio di gradini e una veranda, insomma tutto il pacchetto stile USA (in Germany).

Allineati come soldati in rivista, vedo due bambini, una donna e un cane (un pastore… inutile dire di che nazionalità, no?).

Nel momento in cui scendo dall’auto, si sente un rumore sordo provenire dalla villetta del vicino. Credo fosse il vicino che sotterrava piante di crauti.

I due bambini con mamma e cane si girano in direzione del suono, al che Otto diventa paonazzo per l’indisciplina che il gesto dimostra e sbraita a squarciagola:

“Frantz! Sitz! Platz!…..Catz!”

E a ciascun suono uno di loro si ri-gira di scatto.

Capisco, in un raro momento di lucidità post-trauma, che a ciascun suono deve corrispondere il nome di un figlio, della moglie e del cane di Otto.

Il dramma è che non ho registrato l’ordine di “girata” dei volti, per cui non so chi si chiami come.

Ed è così che sono finito a dire al cane che aveva un bravo papà.

Come diamine potevo immaginare che il cane si chiamasse Frantz, e la moglie Catz? Non oso immaginare il loro gatto.

Se avessi potuto morire temporaneamente, in quel momento sarei stato l’uomo più morto che sia mai vissuto.

Mentre Frantz, Sitz, Platz e persino Catz (chiunque sia) si mostravano affranti, Otto continuava a bestemmiare contro l’affronto, tanto che il suo alito ha cominciato a puzzare di zolfo e ed è persino riuscito a far venire l’emicrania ai lampioni della strada (sia detto per inciso, a me viene sempre l’emiGrania, la malattia comune a chi come me è emigrato al nord, consistente in un calo di zuccheri indotto da prolungato adattamento a spostare l’ora del pranzo dalle 14.30 alle 12.00 e la durata dalle quattro ore canoniche ai dieci minuti scarni del nord).

Superato il primo momento di imbarazzo (circa 6 ore dopo), ci siamo accomodati in salotto.

Ma prima di entrare, Frantz, Sitz, Platz, Catz e persino Otto hanno lanciato un urlo:

“Aahhh, ma che fai, entri in casa con le ftesse babbucce ufate fer la makkina? PAZZO UND KAZZO AVVOKAZZE!”.

“Scusa non sapevo che ci fossero babbucce settoriali…”.

“Affokazzo lo fai kome fi tice in Cruccoland?”.

“No, come si dice?”.

“Fi dice ‘non hai bifogno di assacciare la pafta per akkorgerti che è fcotta”.

“Otto, ecco perché voi crucchi vi mangiate la pasta sempre scotta come una colla”.

“Kome ke?”.

“Come Colla”.

“Ci abbiamo fatto il kallo”.

“No grazie, sto a posto così, niente pollo”.

“Ke hai kapito, abbiamo fatto kallo alla kolla”.

“Senti, dopo la pasta al ketchup e il cappuccino come aperitivo, non assaggio più niente, manco se me lo fai alle mandorle sto gallo, guarda manco se me lo fai all’arancia meccanica”.

“Il kallo, il kallo, quello che fai coi piedi”.

“Voi cucinate tutto coi piedi, anzi col culo”.

“Kol ke?”.

“Col culo”.

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