Odio i romani (avvocani)

Gli avvocati ROMANI, tsk.

Gli strafottuti avvocani avvocati ROMANI me grattuggiano li cojoni.

E scusate per l’espressione volgare “avvocati romani”, col che intendo l’avvocato non solo nato, ma anche vissuto e cresciuto e pasciuto a Roma e che ivi continua imperterrito a vivere – senza mai smettere di vivere neppure un secondo per tutta la vita – e lavorare (lavorare?).

Li odio, inutile dirlo, sapete bene che sono capace di odiare amplissime fette di quella torta millefoglie (millefighe, in Scandinavia) che è la popolazione umana, sovraumana e sottoumana (DeaFortuna, Gregoracci, etc.).

Ma gli avvocati romani mi mandano ai matti.

Sanno tutto loro.

E’ inutile discutere.

A che serve cominciare una negoziazione con loro? tanto vale dire “scrivilo tu il contratto, anzi, guarda, scrivimi pure il mandato di assistenza del MIO cliente”.

Sanno davvero tutto.

Non solo nel loro campo oggettivamente, soggettivamente e geograficamente limitato.

NOSSIGNORE.

La loro onniscienza si estende anche e soprattutto a quei rami ontologici e geografici della conoscenza che tu credevi, erroneamente, di dominare e su cui ti illudevi di avere una qualche forma se non di esclusiva, quantomeno di superiorità, di preferenza.

Tipo, l’avvocato romano è capace di dare consigli a te, che a Milano ci vivi da 15 anni, su dove andare a mangiare nella tua città “na pajata che è ‘n burro e se scioglie n’ bocca come ‘n pompino sdentato“.

Anche se lui a Milano c’è stato solo in gita in 3° elementare (ingessato).

E’ capace di intavolare una discussione tesa a dimostrare – a un napoletano – come sia la vera pizza, che è (ma inutile davvero dirlo) quella romana.

Cioè quella fetecchia di pasta poco cresciuta e troppo cotta, con condimento di plastica bruciacchiata.

Si sentono sempre in dovere di enumerare i mille pregi della Città Eterna (e i pregi del loro andare in scooter, ovviamente Tmax 400cc testata ribassata e marmitta tamarroide, di cui a te frega una bega), il centro dell’Universo per loro, senza dubbio.

Non contento di enumerare i pregi della città dagli ingorghi stradali per l’apertura di un mediaworld, l’avvocato romano si profonde in un esame comparativo – subliminale – per contrasto con Milano. Tipo ti pone la classica domandosta (domanda fatta solo per darti lui la risposta), “che tempo fa” solo per poter dire “qui ci sono 180 gradi in più, ieri mi sono fatto er bagno ner Tevere“, anche se è gennaio e a Roma nevica e anche se, a dirla tutta, tanto varrebbe tuffarti a cufaniello in un altoforno per il titanio, se hai intenzione di bagnarti anche solo un’unghia nel Tevere.

E’ sempre lì a magnificarti i mille parchi, il verde, il clima, il costo della vita (peraltro altissimo), le fontane del Bernini (anche se è convinto che sia un collega di Pozzi Ginori), il “magnà” (turistico).

E se parla con un collega di Milano, deve sempre aggiungere in un qualche imprecisato punto della conversazione, una non sollecitata dichiarazione di impossibilità a vivere in quella “città di merda” che è Milano. Noblesse oblige.

Nun glie piace de fà a fila, e cerca ogni sotterfugio per inculare il prossimo in cancelleria: finti invalidi, donna incinta ad hoc salvafila, simulazione di svenimento, improbabili scuse accampate per chiedere il permesso di saltare la fila.

Gode delle sue furberie da quattro soldi, di cui mena vanto: rubare la connessione fastweb allo studio legale vicino, ottenere un rimborso spese fasullo, mettere a rimborso assicurativo i Rayban.

La parcella la spara sempre alle stelle.

La chiama “negoziazione”…barbonaggine, ecco cosa e’!

Ho visto parcelle passare in meno di 24 ore da 50.000Euro a 2.000Euro in nero, con promessa di futuri ingaggi.

Giuro, dovesse morire in questo istante…ah no, non posso giurare, è morto.

Quelle rare volte in cui tu, preso da impulso campanilista anche se vivi a Milano, ti azzardi ad esaltare un qualsiasi aspetto della città in cui vivi, tacciono.

Semplicemente, tacciono, senza fare alcun commento.

ROSICANO.

Come quando uno davanti a loro trova parcheggio.

L’avvocato romano è un rosicone.

Vive comparando la sua vita a quella degli altri, e ostenta autocompiacimento più di quanto in effetti si autocompiaccia (perchè l’avvocato romano si ama da morire e se potesse si staccherebbe le orecchie per metterle più vicine alla sua bocca) per il sol gusto e intento di far brillare per contrasto la sua vita.

Viola sistematicamente la privacy dei clienti raccontandoti tutti i loro aneddoti più comici, con tanto di nomi e cognomi, e se per caso non rammenta un nome, pur di non rischiare il rispetto involontario della privacy del cliente, è capace di tenerti mezz’ora col fiato sospeso (fiato di cipolla da digestio carbonarum) continuando a chiedersi e chiedere a terzi, rispettivamente: “coso, là, come cazzo se chiama, cosò, quello che la moglie spompinava il fratello, nun me viè er nome, mannaggia, coso, ao’ te ricordi coso come se cazzo se chiama? coso là...”, e tu aspetti che finisca il racconto di cui non ti frega una bega.

Il tutto urlato a voce cafonescamente alta, essendo convinto che vi sia una relazione proporzionale inversa tra distanza fisica e capacità di riproduzione sonora del telefono, ragion per cui URLA in un crescendo se parla con Milano, Trezz-ano, San Giuli-ano, o Bolz-ano… e a proposito è un autentico feticista del culo.

Per l’avvocato romano la matrice dei rischi è tutta un “ce se possono inculà”, “glielo mettemo ar culo”, “c’hanno fatto er culo”, “ce vole na botta de culo”, “è simpatico come ‘n dito ‘ar culo”, e via inculando e discorrendo.

Esagera ogni più minuto dettaglio all’inverosimile sia nei racconti stile libero ma anche nelle comparse e diffide, stile Verdone in Un sacco Bello, avete presente tipo “mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana“?.

Non so quante volte ho letto diffide in cui si minacciavano azioni penali e istanze di fallimento, per non aver pagato una bolletta del telefono.

Se si potesse definire l’avvocato romano in una parola, io opterei per la parola “carbonaro” o “cacio”. E se fossi romano subito me la rimangerei questa parola.
O magari potremmo provare a definirlo AvvoGanzo o AvvoGonzo