Odio i milanesi (avvocati e non)

L’avvocato milanese adora gli elenchi numerati ed è un gran paraculo.

Ecco come direbbe alla moglie che torna tardi:

Cara:
1) dovrò lavorare molto sul project Namucu”
2) tarderò ad uscire;
3) ergo, arriverò tardi a casa;
4) ciò premesso, e potendo il ritardo anche non esserci ma non posso escludere né che ci sia né che non ci sia, non mi sarà – forse – possibile cenare con te;
6) nonostante tutto, lasciami la cena.

Per avvocato milanese, intendo, come già detto, ma lo ri-detto perché voi leggete distratta-mente[1], l’avvocato nato, vissuto, laureato ed esercente in Milano.

L’avvocato milanese è masochista.

Non si spiegherebbe altrimenti il perché sia rimasto a Milano dopo esserci nato, vissuto e laureato.

L’avvocato milanese, come voi che leggete sempre dall’alto verso il basso senza sapere perché, è ligio a molte regole inesistenti al di fuori della sua mente, tipo:
1) mai rispondere ad una mail oltre 24hr dalla ricezione;
2) mai uscire prima delle 20.00, anche se hai finito il solitario;
3) mai dare del tu alla segretaria (ma una botta gliela si può pure dare);
4) mai seguire un ordine di inserimento dei destinatari di una mail (sempre da sinistra verso destra) che non sia coincidente con il relativo ordine gerarchico;
5) mai inviare un testo modificato senza evidenza delle modifiche.

In ossequio alla sua natura sadomaso, lavora nelle ore in cui le persone normali lavorano solo se si trovano al di là del fuso orario di Timbuctù.

Dà sempre del lei a tutti, e anche se passa al “tu” continua a darti del “lei” con il corpo.

La stretta di mano è il contatto più intimo che vi concede, a meno che non siate sua moglie, una zanzara, o un rotolo di carta igienica.

Ti chiede se “hai avuto modo di scrivere quel contratto” sapendo bene che se tu avessi avuto “modo”, il contratto, tu che sai quanto LUI sia rompicoglioni, glielo avresti di certo inviato.

Ma te lo chiede perché ama porre le domande retoriche, anche se odia dovervi rispondere; in tal caso sbuffa e parte con un “OVVIAMENTE”…oppure “COME LEI BEN SA” o, peggio di tutti, “COME GIA’ SOTTOLINEATO PIU’ VOLTE”.

Pratica sport non per passione né per salubrità bensì per marketing, e per il-stesso motivo (i) frequenta le spiagge e le piste da sci più costose, (ii) presenzia ai vernissage anche se non saprebbe distinguere un Picasso da un Garlino e probabilmente (come te che leggi) non sa neppure chi sia il famoso Garlino[2].

L’avvocato milanese ha un parchimetro al posto del cuore.

Segna le ore anche se il cliente lo mette a parte di confidenze intime, del resto ne raccoglie raramente, a differenza del napoletano che raccoglie una mole di confidenze personali seconda solo alle parrucchiere di paese, al punto che il Garante per la Protezione dei Dati Personali li considera – gli avvocati napoletani, anche se questo post parla dei milanesi, non confondiamoci – tutti titolari di trattamento dati.

Non si lava i denti a mezzogiorno.

Potrà sembrare irrilevante, ma considerate che non si lava MAI, in tutta la sua vita lavorativa (che rappresenta il 90% della sua vita biologica), i denti.

Lo so perché io con gli avvocati milanesi spesso ci parlo a distanza insufficiente alla dispersione olfattiva.

In parole povere il napoletano (che del resto di ricco non ha nemmeno le parole e quindi parla sempre in parole povere) direbbe che “o milanes’ fet’ o ciat‘”, che, se volessimo tradurlo “a naso”…dovremmo renderlo con un “il milanese puzza il fiato”, con un elegante accusativo alla greca.

Il lunedì, puntualmente, racconta in evidente stato di autocompiacimento e autodecomposizione – davanti la coffee machine – del suo w.e. trascorso in studio.

Sembra un bambino di ritorno dall’infermeria della scuola col gesso al braccio (e quindi sembra un bambino milanese, quelli napoletani mica c’hanno l’infermeria che ingessa, anzi mica c’hanno l’infermeria)[3].

Le esclamazioni di finta solidarietà che l’avvocato milanese raccoglie (“povero, tutto il we in studio? non hai nemmeno mangiato?”) sono – per lui – firme da esibire sul proprio gesso mentale.

Mangiare sempre di fretta, botta di vita se gli capita un toast o un’insalatona (un napoletano non la chiamerebbe MAI “ona”, quella dei bar-mensa milanesi), per poi correre di corsa (e come dovrebbe correre, se non di corsa?) alla scrivania.

La sua pausa pranzo è così breve da poter esser trascorsa in apnea (anche da un asmatico).

Indossa sempre la cravatta, anche in piscina (il dipartimento di R&D di Marinella sta studiando una cravatta impermeabile apposta).

L’avvocato milanese odia l’italiano, la lingua intendo.

Per lui oggi la crisi greca è un thread di trend che scala la top ten, vi porge un flute di brute, cura sempre il brand, ha lo smartphone quadri-band, ti dà appunta-mend allo stend del cliend, ama gli skii-weekend dove va con il SUV in un hotel di charme, ha il loft e il piede-a-terre e il cul-de-sacc e la mazz-in-cul.

Osserva le regole pel sol gusto della obedientia gratia odentientis; tipo, se vede un ciclista sul marciapiedi gli ricorda il codice della strada, anche se lui, l’avvocato, in quel momento sta sul balcone e non dovrebbe fregargliene una cippalippa se un ciclista va sul marciapiede; oppure, se un cane scagazza per strada si ferma e controlla che il padrone pulisca anche se lui, l’avvocato, in quel momento è sul tram (scende all’uopo).

E’ per questo che i biglietti del tram durano 90minuti e puoi prendere tutti i tram che vuoi, mentre la metro la puoi prendere solo una volta, perchè il comune consente così agli avvocati milanesi di salire e scendere dai tram per cazziare i padroni che non puliscono (a tal proposito io non prenderò MAI un animale solo per questo motivo; adoro cani e gatti, ma se avessi voluto pulire la loro merda avrei lavorato in un circo di elefanti).

Festeggia solo al 25 dicembre di sera, tutti gli altri giorni sono feriali (ma senza ferie), e quindi cazzimmosamente invia ai romani e napoletani (in festa dall’Immacolata all’Epifania) richieste di urgenti riscontri il 23, piazza riunioni al 24 mattina, programma tutta una serie di attività da completarsi entro il 1 gennaio, etc.

Dispone a suo sadico piacimento dei week-end e delle vacanze di tutti i coinquilini dei piani inferiori sulla scala gerarchica, ignorando le mail provenienti dal basso ma rispondendo entro pochi secondi a quelle dall’alto.

Per lui le mail sono pietre soggette a forza di gravità, quelle scagliate dal basso perdono velocità nel salire e poi – comunque – ricadono sul lanciatore, mentre quelle scagliate dai piani superiori subiscono un’accelerazione costante ed esponenziale nel discendere di piano in piano e spesso si incendiano per attrito con l’atmosfera quando arrivano al praticante, traforandogli il cranio anche se porta il casco.

Distribuisce bigliettini da visita ai funerali (ma pure ai matrimoni), anche se a guardare le margherite dal lato delle radici ci sta andando sua nonna.

Se dovessi definire l’avvocato milanese in una frase, lo definirei “Nerd”.

E sono sicuro che l’avvocato milanese obbietterebbe che Nerd è una parola e non una frase.

Al che io specificherei “Nerd di merd del libero professionismo“.

1 Probabil-mente non vi sarete accorti che il numero 5 nell’elenco sopra non c’è per niente e ora è tardi per controllare) – Torna su

2 L’avvocato milanese non sa neppure (probabilmente come te che leggi) che il Garlino è un nome che mi sono appena inventato. – Torna su

3 Caro Ysingrinus l’essenziale è invisibile alle note, ha detto qualcuno. Qui tu, arrogante, avresti messo una nota al posto della parentesi. Io NON. E stavolta tornatene da solo su a leggere, visto che ami tanto le note.

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