Non sono l’uomo giusto

La coscienza non è altro che la conoscenza che l’anima ha di quanto accade dentro di sè [Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo (1760-1767) – Laurence Sterne]

Non rispondo alle domande, spesso.

Ne sono consapevole.

Voglio fare un’eccezione.

Mi hai domandato dove sono stato, in tutti questi anni in cui continuavi a girare – sola – intorno al sole solo per tornare sempre più sola dov’eri, al punto di partenza, in un pazzo gioco dell’Oca con turni di 12 mesi.

In tutta onestà, dovunque sia stato, ero, temo, sostanzialmente privo di coscienza, se la intendiamo alla Sterne, come autoconsapevolezza dell’anima circa quanto le accade dentro.

Oggi lo so, che non mi è mai importato molto di trovare la donna giusta, in questi anni, in tutti questi anni che posso chiamare la mia vita o il mio passato.

Oggi ho acquisito consapevolezza, la mia anima ne ha preso finalmente coscienza, che ero focalizzato a diventare l’uomo giusto di una donna qualsiasi, purché donna.

Condannando innumerevoli storie d’amore a fallire in partenza.

I greci motteggiavano “l’uomo è una grande cosa, se è uomo”.

Io l’ho sempre pensato delle donne.

Mi son sempre detto, quindi, che se avessi pescato nel mazzo una qualsiasi, purché donna, e ne fossi diventato l’uomo giusto, non avrebbe rivestito poi grande importanza il suo aspetto, la sua estrazione sociale, i suoi gusti, le sue inclinazioni, i suoi valori, la sua religione, i suoi hobby, le sue paturnie, i suoi studi, il sapore della sua pelle, la profondità del suo sguardo, la distanza tra le sue scapole o le sue sopracciglia (naturali o pinzettate che fossero), la taglia del suo seno (anche se melius abundare o, per dirla all’abruzzese, “li poppe nij è mai troppe“), il colore dei suoi occhi (anche se in claris non fit interpretatio).

Cosa avrebbe dovuto importarmi?

Lei, se io fossi stato il suo uomo giusto, per un malinteso principio di biunivocità commutativa, lei sarebbe stata la donna giusta.

Volevo solo essere l’uomo giusto per qualcuno.

Volevo solo essere quello giusto, né grande, né piccolo, né passionale, né frigido, né colto, né rozzo.

Solo quello giusto.

Volevo volevo volevo e volavo bendato e incosciente.

La realtà “mi ha fatto atterrare“.

L’unica paura che mi resta, oggi, del futuro, e anche del passato, è di non esserci.

E ho preso piena coscienza del mio folle tentativo di scrivere il mio nome su un foglio e della mia ancor più folle pretesa che una donna, una qualsiasi, si inducesse a gridarlo a voce sempre più alta per farmi capire come mi chiamo e non chi sono.

Dove sono stato, domandi, e chi lo sa.

Ma oggi sono qui.

E quel che ho da aggiungere a quanto già ci siamo detti, forse, non ti piacerà, ma è la realtà.

La realtà è che ancora, oggi, ancora una volta, io non sono l’uomo giusto.

Ma giusto un uomo.