Mumble Mumble

nq2w0p

Ieri nel parco Valentino vagabondavo nella mia mente, quando si è formata una slavina (nella mente, non nel parco) che ha travolto i pensieri.

Ho avvertito un terremoto interiore così potente che ho guardato il lampadario mentale e messo due bottiglie capovolte per terra, a mo’ di sismografo.

Lo sciatore fuori pista responsabile della sciagura era un pensiero al pianto (participio passato o sostantivizzazione del verbo piangere, non maschile di pianta) dell’altro giorno di Marilenza (una collega senza panza, di Monza, una bella ganza).

Tale pensiero mi ha inevitabilmente portato alla mente Trisha (una collega liscia come una biscia) e la sua confederazione di stati emotivi confusionali, di cui spesso mi trovavo ad essere involontariamente corte suprema e avvocato difensore insieme (con mio grande disappunto, bisogna dirlo, in quanto la regola dell’amico non soffre eccezione alcuna, e serve solo a sporcare le camicie di rimmel che manco ve lo sto a dire le bestemmie in Filippica in Do maggiore che mi buttava addosso Filippa, la filippina di casa mia).

Cavalcando la slavina come un surfista pazzo (molto pazzo, visto che i surfisti non-pazzi di solito cavalcano onde, non slavine), mi sono fiondato a 100kmh su un altro pensiero duro come un muro (e stupido come un mulo, volendo, e volando): negli studi legali d’affari il ritmo di sostituzione degli avvocati è secondo solo al ritmo di sostituzione di pneumatici al pit stop della Ferrari.

Almeno così era fino all’epoca passata (quella avanti crisi; se nessuno ve lo ha ancora detto, ve lo dico io, la storia non si divide più in a.C. e d.C., ma a.c. e d.c.).

Nell’era d.c. (nulla a che vedere con la democrazia cristiana né musulmana, intendo “dopo crisi”) in realtà c’è solo un ritmo elevato di eliminazione (in diminuzione, vivaDio), non seguita da sostituzione.

Forse è per questo che noi abbiamo ingiustamente fama di essere stronzi.

La verità, ci conosciamo tutti da troppo poco tempo.

E quando conosci da poco una persona, in genere non è che gli affidi la tua carriera, o le tue confidenze. Sei diffidente, e tutto sommato se puoi infilare una cassetta nel suo Lato B gliela infili senza pensarci due volte sopra, né sotto, né a destra né a manca (si, insomma, te ne strafotti alla gigante).

Forse è anche per questo che il tatto è bandito (participio passato di bandire, non sostantivo, anche se il sostantivo potrebbe pure starci, visto la sua demonizzazione, se intendete quello che intendo; scusate le continue precisazioni, ma si sa, gli avvocati son pi-gnoMi).

Mai visto due avvocati d’affari abbracciarsi, o prendersi le mani, o accarezzarsi i capelli, o che so io.

Il massimo dell’intimità tattile concessa è la stretta di mano. Decisa, forte, non troppo lunga, come da copione.

Forse è per questo che l’altro giorno, quando Marilenza mi ha chiesto di accompagnarla in stazione, non mi sarebbe mai saltato in testa di pensare che nel salutarmi, alla testa del binario, mi avrebbe abbracciato.

Mumble.

Mumble mumble.

Advertisements