Mare d’amore

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A noi non devi dire che la vita è dura.

L’abbiamo fatta talmente a pezzi che dalle pietre abbiamo ricavato marmellata.

Non devi dirci che è meglio fregarsene: non ci riesce.

Anche per una persona mai vista, incontrata su un social, riusciamo a commuoverci per i suoi guai e a sentirla vicina.

E non fa niente che è virtuale.

A quelli come noi non importa perché noi sappiamo che nella vita tutto ciò che vale la pena è virtuale: cosa provoca l’arte, se non un moto virtuale e interiore?

Cosa ci restituisce la visione di un film?

E l’abbraccio di un amico, se lo spogli del virtuale, e ci lasci solo la meccanica di stoffa su stoffa, se lo guardi con gli occhi del reale, che senso può avere?

Tutta la vita è una splendida e enorme esperienza virtuale di aspetti nascosti tra le pieghe del reale.

L’ombra del sole sui muri, il profumo del gelsomino spappolato tra le mani, il fruscio di un rivolo d’acqua che cade dalla bottiglia che qualcuno ha inclinato verso il tuo bicchiere, sarebbero niente, se non rimandassero dentro di noi la eco virtuale di tutte le nostre esperienze passate, di tutte le notti di buio che ci fanno inneggiare a quelle ombre di luce sul muro, di tutto il fetore del mondo marcio che c’è toccato inalare, di tutta quella sete di vita che ci ha fatto morire prima di bere quell’insignificante rivolo d’acqua dalle mani di chi ci ama e ci vuole dissetare.

Questa vita, per noi che la viviamo dall’altro lato dei sogni, è un bicchiere d’acqua freschissimo. Solo un sorso c’è dato da bere. Ma in quel sorso, grazie alla nostra immensa vita interiore, ci vediamo una distesa infinita, un mare d’amore.