Un’isola che forse c’è

Mi sveglio presto. Potrei farmi la barba, dovrei farmi la barba, ma c’è ancora tempo.

Mia moglie:

“Dovresti farti la barba”.

“C’è ancora tempo”.

Ripasso il discorso che vorrei tenere.

Presento il mio primo libro con editore, con me ci sono anche due poeti scrittori, Eleonora De Berardinis e Max Capozzi. Presentano “Destinazione Cuore” lei, “Romeo, max e Lucifero“, lui. Non abbiamo avuto tempo di coordinarci granché.

Alle 3 Max arriva in stazione. Lo riconosco, ma lui non riconosce me.

“Hey, dove sei, Max? Allora io sono alla tua sinistra, seduto sulla panchina”.

Max si gira e vede un barbone.

“Massimo non ti vedo, ndo stai ao?”

“Alla tua sinistra. Dove cazzo ti giri, quella è destra, dellà dellà”.

Mi vede e capisce lo scherzo e comincia così la nostra amicizia. Mai visti prima.

Max ti guarda dritto negli occhi, ha il fuoco di chi insegue i sogni, ma anche le rughe nell’anima di chi le ha prese tante volte sui denti. Mi fa leggere la poesia, dico va bene, la inserisco nel discorso con uno sbaffo di penna.

Mi gratto il mento. Dovrei farmi la barba, ma c’è ancora tempo, sono appena le tre.

Alle tre e mezza arriva Concetta, da La Spezia. Poi li accompagno al loro albergo e torno a casa. Sono le quattro, c’è ancora tempo. I libri? Diamine, devo scendere i libri in macchina. Risalgo, devo cambiarmi. Buddy B ne spara una grossa, di quelle che arrivano alla nuca e penso non ci sia bisogno di dire di cosa sto parlando. Principessa fa le bizze. Susanna, da Milano, giunge come un angelo a salvarci. Non s’è persa una presentazione, la Susy.

Eleonora mi chiama disperata. Viene da Merano. Ha un cane. Che non sa a chi affidare. Solo il giorno prima sono riuscito a trovarle la mia vicina di casa, ma prima delle cinque non c’è. La presentazione è alle sei, io devo essere in atelier un’ora prima.

“Avvo io devo andare a cambiarmi, poi devo portare il cane da te, poi il mio fidanzato s’è perso la camicia”

“Come cazzo se l’è persa la camicia? Siete venuti in aereo e lui si è sporto fuori dalla carlinga?”

“Ma no, l’ha lasciata a casa, insomma deve andarla a comprare”

“Ma tu ci vieni alla TUA presentazione o comincio senza di te?”

Faccina con le lacrime, mi dice ti prego aspettami.

Le do’ il numero di cellulare della vicina e mi riprometto di chiamare il ristorante cinese all’angolo, quello che hanno chiuso due volte perché servivano carne di cane (ora ha migliorato e serve solo un cane di carne).

Devo scendere, dovrei ancora farmi la barba. Metto il rasoio elettrico nella tasca della giacca, c’è ancora tempo. Posso sempre farla lì da Cecilia Gattullo, che ci ospita per la serata.

Prendo in braccio Buddy B, che infila il braccino nella mia tasca e fa partire il rasoio. Cominciamo bene.

Entriamo in auto, passo a prendere Max e Concetta, a metà strada per l’atelier mi ricordo che ho dimenticato il libro con segnati i passi da leggere. Ma ho dimenticato in realtà che non l’ho dimenticato, era solo nel cofano. Si procede spediti.

Arriviamo all’atelier. Manca l’acqua. Ma c’è tempo.

In fila alla cassa, una ragazza mi guarda, poi guarda l’acqua, poi mi riguarda:

“Sono a dieta” le dico, come a dire fatti pure un po’ i cazzi tuoi. Pago ed esco, come facciamo spesso nella vita, non solo al supermercato.

Risalgo, sistemo i libri. Poi apro la porta, Barbara (Melandri), Valentina (Gallo) e Morena (Crotti) lì davanti. Abbracci, bacioni, ciaoni.

Si tolgono le giacche con movimenti lenti e affettati. Mi dico, lo sapevo che erano solo tre sciroccate.

Mi fissano, le fisso, mi fissano, poi capisco che aspettano qualcosa. Finalmente guardo le loro tette che fino a quel momento avevo ignorato per pura e finta galanteria, e SBAM! Indossano magliette con la copertina del mio libro. Il veliero addosso a Valentina sembra avere molto più vento in poppa di quello di Morena. Vai a capire perché…

Le prime lacrime.

Eleonora mi si avvicina: “Avvo che poesie devo leggere?”

La guardo per capire se mi perculeggia.

“NON TI SEI SEGNATA LE STRACAZZO DI POESIE?”

Fa gli occhioni a cerbiatto e sogno di avere un fucile ed essere cacciatore.

Le giro il pdf dove avevo segnato i numeri di pagina delle sue poesie da leggere.

“Eh, ma io ti ho mandato il file bozza, i numeri sono poi saltati”

“Certo che ti ci metti di impegno a mandare tutto a puttane…”

Poi alle 18.02 riesce non so come ad abbinare le poesie ai pezzi che leggerò.

La lascio, cambio stanza e una signora mi ferma e mi fa:

“Sono la mamma di Ele, piacere”.

“Ah me la saluti tanto”.

Mi guarda stralunata.

“Ma… Eleonora presenta cu tte lu libro”.

Ops.

Mi ferma una bionda.

“Ciao! Sono Aida”

“Che nome lirico, piacere, sono avvo”

“Sempre le solite battute”

“Ci conosciamo?”

“Mi prendi per culo ogni volta che mi vedi su face”.

E siamo a tre.

E poi partiamo, via, ci sono tutti, troppi, neppure una sedia né un cuscino rimane libero, mi manca il fiato e devo bere per non rimanere con la bocca di carta vetrata.

Cecilia legge un messaggio che viene da una persona che non vuole rivelare il suo nome. Sudo freddo.

“Per il battesimo di Vittoria…”

La interrompo:

“Fermi tutti, tranquilli, Vittoria non è una mia figlia illegittima, solo il nome della protagonista, eh”.

Cecilia riprende, finisce il saluto/omaggio di Angela Molfetta, poi si parte. Io parlo, gesticolo come se non ci fosse un domani, poi la poesia di Max viene decantata (con commozione, emozione, sincerità) nel momento perfetto, poi il duetto con Eleonora, un pezzo del libro, una sua poesia, lei si commuove, io pure, Valentina proprio c’ha le cascate del Niagara, applausi.

La serata finisce, come finisce ogni cosa bella, ma c’è ancora tempo.

C’è tempo per andare a casa mia, con queste persone che ho visto per la prima volta, ma accoglierli è stato facile come aprire la porta a uno di casa. Morena ha tentato di fare fuori una lampada a forma di palla, ma con tutti i regali che lei e le due pennine mi hanno fatto avrebbero potuto distruggere tutta casa e andare ancora in pari.

La notte finisce alle due, o giù di lì, quando Barbara ritrova dopo attimi di terrore le chiavi della pensione in cui dormono tutti e tre.

C’è ancora tempo il giorno dopo per un caffè.

Ci sarà ancora tempo, perché per me è stata un’esperienza favolosa, una piccola vacanza su un’isola che forse c’è.

 

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