Liebster Award 2015 [L’Ebreo si Adatta]

liebster3Dopo aver spaziato dalla ragazzina amante del make-up alla Libanese sposata ad un palestinese, ecco che il Liebster Award non risparmia neppure me.

Era ora che qualcuno si accorgesse di me, del mio brio, del mio frio, del mio trio, di questa compagnia di sbomballati.

Vi dirò che mi pare persino sia arrivato tardi, sono ormai 3 mesi che infesto word press.

Dunque ringrazio umilmente chi mi ha nominato, dico come al solito che non me lo aspettavo anche se me lo aspettavo eccome (ho messo like a tutti quelli che han preso un Liebster nella vana speranza che qualche sfigato avesse pietà di me e aggiungesse un undicesimo nominato, mica per altro), lo accetto con finta umiltà, faccio persino finta di snobbarlo, e vado ad illustrarvi le regole.

Lo so, lo so, non ve lo aspettavate da me, che avrei ceduto alle dolci lusinghe di un premio farlocco.

Ma te pare?

Ma sto a scherzà!

Questo è solo l’ennesimo strale contro quella incommensurabile, insostituibile, inerpicabile baciabile della boss.

Io non voglio parlare male della mia boss.

Non voglio cadere in facili clichè.

Del resto i clichè se diventano clichè un motivo c’è (clichè c’è e clinonchè non c’è…limoncè…limortè!).

In definitiva, non è ascrivibile ad un malinteso senso di sodomia del sottoscritto la circostanza che il cuore della boss sia dolce come un limone andato a male da 2 anni.

2 anni Avanti Cristo, intendo.

Nossignore (Nostro Signore!).

Però qualcuno deve pur svelare come stanno le cose.

E quel qualcuno sono ovviamente io.

Chi sono io?

Un incrocio tra l’anima narcisa (a torto miope) di Rita Pavone, la striduleria emotiva di Vanna Marchi Sandra Milo mentre le telefonano in studio annunciandogli una finta disgrazia al figlio, l’erotismo imbabbocciato di Giggi La Trottola quando sbircia le sottane e il fisico a-sportivo del Grande Lebowski quando si ritrova il tappeto cagato.

La boss ha proprio il gusto dell’orrido, in tema di sentimenti.

E’ razzista verso il sud Italia, verso l’Est Europeo, nonché verso il Sud del Sud Italia, diciamo verso la Region MEA (Middle East and Africa per in non addetti ai lavori, anzi per i non addetti ad “alcun” lavoro, chè ormai anche chi fa il casellante ha imparato le Region EMEA, APAC, NAFTA, etc.), e verso il LATAM, nonché verso gli Ebrei, i Buddisti, gli Induisti e gli Scintoisti.

Non è razzista verso alcuna altra religione o regione geografica.

Forse perché non conosce alcuna altra religione o regione geografica.

Tollera anche quelli del Polo Nord, dice che comunque il lavoro a noi non ce lo fottono mica.

Dice che l’uomo dovrebbe essere come il buon vino.

“Cioè scuro?” le chiedo io.

E lei “Orrore che dici…intendo che dovrebbe esserci un comitato che ne certifichi la provenienza geografica e il terroir, l’uomo dovrebbe potersi distinguere in uomo DOCG e tavernello da barboni”.

L’altro giorno eravamo io, la boss e il cuoco di studio.

Dovevamo decidere il menu per dei clienti Ebrei (tanti soldi da cambiare la Ferrari pur di non dover subire la fatica di svuotare la ceneriera).

Lei mi fa: “Porchetta, porchetta, mettiamoci dentro un bel piatto di porchetta e tracchiulelle”.

Io: “Boss per gli Ebrei quello è il diavolo a 4 zampe”

Lei: “Eh?

Io: “Non mangiano maiale, per loro è un animale immondo”.

Lei: “Ma quelli non erano i Mussssssulmani?”

Io: “Boss quante S ci hai meSS? Comunque anche l’Ebreo non mangia maiale”

Lei: “Ma sti cazzi, l’ebreo si adatta”.

Io: “Ma come! Che vuol dire si adatta?

Lei: “Quando io vado in Ebreilandia non mangio involtini primavera? Uno si adatta“.

Non c’è stato verso di farle cambiare idea.

Nè mi è stato possibile farle intendere che non esiste alcuna Ebreilandia e se esistesse comunque non avrebbe nulla a che spartire con gli involtini primavera, avendo ella addotto a indimostrabile e aprioristica e assiomatica dimostrazione della sua tesi la circostanza che tutti ben sapevano esservi stata una Primavera Araba (anche il cuoco ha dovuto ammettere che su quest’ultimo punto la boss non si ingannava, ma da qui a dire che la Primavera Araba abbia germogliato gli Involtini Primavera ce ne corre).

Quando sono arrivati questi clienti, per fare la simpatica, davanti ad un forno enorme che abbiamo in studio, ha esclamato baldanzosa: “Visto quanto è grande? Ci state TUTTI! Forza forza TUTTI DENTRO TUTTI DENTRO!“.

E per rimediare alla imbarazzante cappa di silenzio che ne è scaturita, scesa sugli astanti quasi ad aspirarne i fumi delle ebree incazzature, se ne è uscita con altra brillantezza.

Prende un vasetto di crema chantilly e lo mette nel forno.

I clienti la guardano perplessi.

Io presagisco la fine di un glorioso mandato.

Lei chiede “Non mi chiedete cosa è?“.

Qualcuno – più per educazione che altro – chiede con estrema riluttanza e con moto muscolofacciale di evidente incrocio tra disapprovazione, disgusto e premonizione: “Cosa è?”.

E lei “Un forno…crematorio!“.

Clichè, eh?