Le donne sono esperte pescatrici

Le donne sono esperte di fishing.

Non cominciamo a fraintendere.

In senso letterale, intendo, nella pesca, sono esperte, le donne (forse dovrei rivedere l’analisi logica, voi fate come gli arabi, leggete da destra a sinistra, vedete che la frase gira).

Ci sono vari tipi di donne e vari tipi di pesca.

Il tipo più pericoloso è la pesca a bombe, non a caso vietata da trattati internazionali.

La donna che la pratica – con bombe di sua propria fabbricazione – combina casini pazzeschi, si piazza sulla riva, getta le bombe in profondità e tutti i pesci dopo la pesc(op)ata rimangono morti e tramortiti, e così pure gli altri esseri viventi (mogli e fidanzate) rimangono panza a galla.

Questa tipologia di pescatrice infilza solo uno dei pesci, gli altri rimangono con un pugno di mosche, il che spiega il motivo per cui i pescivendoli al mercato sono sempre infestati.

Un altro tipo di pesca è quella a strascico.

La donna che la pratica lancia la sua rete e non fa alcuna selezione, accetta inbound tutti i pesci di dimensioni superiori al buco (della rete).

Poi ci sono le donne che praticano pesca d’altura dove c’è poca concorrenza visto il costo delle attrezzature (roba da 10.000 Euro a… esca, occhio a portarle in aereo che scoppiano): algide e frigide, che scelgono solo zone ricche (di pesce).

Sono selettive, ma una volta che il pesce ha abboccato in alto mare, lo mettono nel freezer e tornano a riva salendo sulla groppa di delfini e squali giocherelloni.

Pescano per il gusto della pesca, non del pesce di cui ne hanno fin dentro i buchi delle… orecchie.

Praticano la pesca per trovare conferma della bontà della propria attrezzatura da pesca.

Ci sono poi le donne pigre e con alta auto-considerazione, di quelle che prendono l’ascensore anche dal primo piano per specchiarsi un’altra volta (dopo la specchiata in bagno, nella trousse portatile, in camera da letto sull’anta dell’armadio e all’ingresso), tanto pigre da sposare uomini sposati e con figli.

Queste donne pescano con l’imposizione delle mani, manco la canna si portano, aspettano che i pesci zompino direttamente nella loro cesta.

Da evitare at all costs. In genere ti lasciano senza mangime e non ti cambiano l’acqua per mesi finché sul pesce compare il muschio.

C’è anche chi si diverte a pescare negli acquari privati altrui.

Le loro vittime sono pesci addomesticati, che vedono nella pescatrice una rivoluzione, sognano di tornare nell’oceano aperto, tipo Nemo, ma poi alla fine preferiscono non lasciare l’acquario dove hanno assicurato il mangime e le bolle artificiali e il neon e le pietruzze finte con le alghe finte ma senza tsunami però.

L’estrema diffusione di questo tipo di pesca per “sottrazione” indusse il legislatore ad emanare, nell’ormai lontano 1942, una norma del tutto curiosa: l’articolo 926 del codice civile rubricato “Migrazione di colombi, conigli e pesci”. Tale articolo recita proprio così:

“I conigli o pesci che passano ad un’altra coniglierapeschiera si acquistano dal proprietario di queste, purché non vi siano stati attirati con arte o con frode.

La stessa norma si osserva per i colombi che passano ad altra colombaia, salve le diverse disposizioni di legge sui colombi viaggiatori”.

Ora, io non ero vivo ancora nel 1942, ma mi chiedo che razza di pesci esistessero all’epoca. Quanto cazzo deve saltare in alto, un pesce, mi chiedo, e quanto spesso deve accadere, affinché in piena guerra mondiale il legislatore si metta a pensare a tutto ciò?

Boh.

Ad ogni modo è interessante notare il tipico compromesso all’italiana adottato.

Il pesce che scappi da una peschiera all’altra si ritiene di proprietà dell’altra. 

Come si dice a Napoli, “Cornuto e mazziato”.

Non solo devi abbassarti per passare sotto le porte, non solo se piovono taralli non ne cade uno a terra, non solo se uno ti mette una mano sulla spalla il suo cellulare prende diciotto tacche, ma per quanto devi pure avere un articolo del codice civile che tutela le gazze ladre di pesci.

ATTENZIONE PERO’…

… perché – come detto – c’è il compromesso: la norma si applica solo a condizione imprescindibile che IL PESCE NON SIA STATO ATTIRATO CON ARTE O CON FRODE. 

Lasciando da parte la frode (su cui pure potrebbe discettarsi, come si attira un pesce CON FRODE? Con un’esca di silicone?), ecco, care donne con più corna di un cesto di maruzzelle, se la guastafeste di turno ha usato l'”arte” (suppongo “seduttoria”, ma il legislatore del 1942 probabilmente era intento a schivare bombe e non ebbe tempo di specificarlo), potete riprendervi la proprietà del pesce.

Il tutto non vale per i piccioni viaggiatori che, in quanto tali, godono di leggi speciali, comprensibili in tempo di guerra a causa del loro essere ampio mezzo di spionaggio.

Queste pescatrici non sanno che perdono quasi sempre tempo, il pesce d’allevamento lo zompo in mare aperto non lo fa, non c’è verso.

Non sempre poi i pesci danno a vedere che sono in un acquario; magari lo dicono solo dopo mesi e mesi di pesca. Certo che pure tu, donna, se vedi un’ampolla di vetro piena d’acqua, due domande fattele.

Dico, con tanti tipi di pescatrici, a me da ragazzo capitava sempre la donna che praticava la pesca sportiva…

Ecco del mio periodo nella riserva marina mi rimane una foto.

Che non ho mai scattato, ma la cui colla è tracimata nell’album dei ricordi e ha incollato le due pagine in cui è inserita, e mi riesce difficile sfogliarla ma so bene che è lì.

Quella foto di me con il tocco in testa, mentre con lei – seduti gambe penzoloni in un granaio abbandonato – guardavamo la luna, in una sera qualunque.

Ti voglio bene, e ora ne hai una tutta per te anche tu, mogliettina.

Ps come mi ha fatto notare Presa Blu… mancava la pescatrice dormigliona di cui lei fa parte perché… chi dorme non piglia pesci!

Pps come mi ha fatto notare Samanta ci sono anche donne che non si riconoscono in tutto quanto sopra, e che, vuoi per ventura o per scarsa attrezzatura (chissà…), volevano pescare un bel pesce succulente ma si ritrovavano sempre con uno scarpone in mano ! [Questo prima che arrivasse il marito!]