Kavvingrinus – Avvocatolo

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Puntuale come la morte arriva la morte (temporanea) di Kavvingrinus! La parola al parruccone viola.


Non amo i generi, amo gli autori, di solito morti; il tempo è il miglior recensore [Che razza di proverbio è?]. Non è un proverbio [Non si parla ai commentatori!].

Il primo libro di cui ho memoria [MEMORIA? TU? BUAUAUAAUUA] narrava di un cane [Autobiografico?] abbandonato, di Bulgakoviana [Mettere “iana” in fondo al nome non farà di te un esperto di Bulgakov] memoria. Finiva ammazzato. Non ricordo titolo né autore [Ma va?].

Il secondo fu L’uomo che non sbagliava mai [Praticamente l’uomo dei sogni di tua moglie…], di Steve Perry. Un fantasy su un uomo dai nervi d’acciaio. Mi fece sognare.
Finiva ammazzato. I miei avevano i loro gusti.

L’ultimo Azteco, di Gary Gennings fu altro libro che mi segnò nel profondo durante l’adolescenza; un arazzo stupendo di storia Azteca sul cui sfondo si consuma un incesto tra fratelli indescrivibilmente dolce. Non ho più pianto tanto su un libro [Probabilmente ti sei scordato Non ti muovere…], nemmeno su gli altri di Gennings della serie dell’Azteco.

Incappai presto in A Futura memoria, se la memoria ha un futuro [Se la memoria ha un avvocatolo…] di Sciascia, che mi lasciò stupefatto (alla seconda lettura [FALSO!]) per i dibattiti profondissimi sulle pagine dei giornali dell’epoca: altri tempi [Sì, di 127 senza aria condizionata, bellissimi].

Crescendo, mi appassionai a Eneide, Iliade e Odissea [Andiamo, questa è meno credibile di quella che leggeva Goethe e pensava fosse un libro Harmony!], un’umanità di un’attualità disarmante e Ventimila Leghe Sotto i Mari [Leghe?], nonché L’isola misteriosa che mi ha fatto capire cosa significhi inserire una “svolta” in un romanzo. Seguirono titoli “comandati”, I ragazzi della via paal, Cronache di Poveri Amanti, Il sentiero dei nidi di ragno et similia, ma nessuno di essi diventò autore “totale”, come lo fu invece Stephen King, che incontrai al liceo quando soffrivo d’insonnia [Ne deduco che stai ancora al liceo…], e quindi fu fatale l’imbattermi nel suo Insomnia. Lasciai il King solo quando nel 2012 lessi Doctor Sleep, pallido tentativo di dare un seguito a Shining [E chi se ne futte, questa è la storia dei libri che hai letto, non di quelli che non hai letto].

Ho avuto un lungo periodo al liceo di stampo “politico”: Mussolini socialfascita di Bocca (più altri suoi saggi) unitamente a Mussolini l’Italiano di Lepre mi convinsero che non ero fascista, né comunista, ma che aborrivo la violenza [Se hai finito di fare lo sborone, vorrei mettere qui le foto delle svastiche che disegnavi, caro il mio comunista].

Continuai con Se questo è un Uomo, di Levi, Il Diario di Anna Frank e una raccolta di lettere di condannati a morte [Che sei veramente cojone…]. Ne uscii così strapazzato che tornai sul tema solo dieci anni più tardi con Viaggio al termine della notte, di Cèline, con la sua ironia fulminante.

Nella “maturità” [Maturità? BUAUAUAUAUA] arrivò Hemingway e tutti i suoi romanzi; della sua vita mi intrigai al punto da partire per Cuba a caccia [Di buttane, dillo!] dei luoghi che echeggiavano del suo mito. Mi ero lasciato un ultimo libro che finii proprio in quella epica vacanza: Verdi Colline d’Africa. Mi sentii a casa pur se dall’altro lato dell’Oceano [Sempre detto che sei un Orango Tanghero]. Qui trovai la famosa frase circa l’irrilevanza della letteratura americana pre-Mark Twain; appena rientrato dall’America in Italia, tornai oltreoceano leggendo tutto quel che trovai di Mark Twain. Di lui cito solo Vita Dura [Per fare lo sborone, lo sappiamo], biografia graffiante, e il suo rapporto “sereno” con la morte, tanto distante da quello morboso di Hemingway. La sua vita è di un tragico assurdo, e dimostra come dietro i sorrisi si celi tanto dolore.

Il suo Tom Sawyer, peraltro, ha ispirato il Jack Sawyer di Stephen King. Fili strani che si tendono tra i miei autori preferiti [Fili strani che si tendono tra le palle di chi sta leggendo questa storia infinita], come il filo che lega lo pseudonimo del King (Richard Bachman) con un altro mio autore “totale”, Richard Bach, uomo di sensibilità rara.

Cent’anni di Solitudine (c’è bisogno che dica che è Marquez? [No, cazzone]) e tutti gli altri capolavori del genio sudamericano me li sono gustati con animo trasognato. Cito solo Vivere per raccontarla perché mi ci sono perso [E perché continui a fare lo sborone], prima di proseguire con Per nascere, son nato di Neruda, che mi ha scavato dentro [Dalle parti del cervello, vero?] tunnel interi di sentimenti.

Allende con Il Piano Infinito mi mostrò il “diverso” e aprì con un paio di suoi romanzi la porta alle “donne” [Sono entrate loro? O tu? E dove?]. Fu un lungo periodo di esplorazione [Delle donne e delle pene…]: Maraini (La lunga vita di Marianna Ucria), Noemi Klein (No Logo), Jane Austen (Orgoglio e Pregiudizio e Mansfield Park [Non è vero, hai letto i titoli su Wikipedia! Nessuno si legge Mansfield Park, andiamo!]), Charlotte Bronte (Jane Eyre), Oriana Fallaci (altro autore totale), Kinsella (tre della serie I Love Shopping), Mazzucco (Vita), Harper Lee con Il buio oltre la siepe di cui mi colpì la figura (ovvio!) dell’avvocato Atticus. L’amicizia con Capote [Ostentare conoscenza della sua vita non farà di te un uomo migliore, sanno tutti che minchione sei] m’indusse a interrompere la serie “rosa” per leggere A Sangue Freddo. Inutile ogni commento. Ripresi la serie con La mia Africa, di Karen Blixen… chi mi conosce sa quanto possa esser stato importante questo libro per me. Volevo essere una farfalla di Marzano mi ha quasi fatto desistere dalla serie rosa (Orripilante!). Così come non sono riuscito ad affezionarmi a Sveva Casati Modigliani per la sua ripetitività; salvo solo Leonie.

Impossibile non citare Vergogna di Coetzee, superlativo, su una violenza sessuale, e Io, Nelson Mandela, biografia di un GIGANTE.

Di recente ho scoperto la Byatt e il suo capolavoro Possessione. Chi ama i libri e la poesia non dovrebbe mancarlo.

Tra i titoli importanti per la mia storia, Caino e Abele di Jeffrey Archer: una storia pazzesca di riscatto e odio, che mi fece scoprire John Fante, altro dei miei autori preferiti. Epica una scena in cui Bandini piscia nei guanti della suocera… [Meglio che tua suocera non legga quel libro, sai?]. Anche lui dimostra un rapporto bizzarro con la morte, quasi un file noire che lega i miei autori preferiti, come Dickens, che adoro oltre ogni dire.

Da Fante arrivò l’onda degli autori sarcastici, di cui cito solo i “totali”: Bukowski, da cui ho ereditato lo scopo di scrivere poesie per portarmi a letto le ragazze [Far finta che non sia vera questa cosa sbandierandola impunemente come se fosse divertente non farà di te un santo, sappilo], De Silva (un avvocato per di più napoletano!), Mordecai Richler, John Niven, Nick Hornby e Frank McCourt. Anche Moore (Il vangelo secondo Biff. Amico d’infanzia di Gesù, si CREPA dalle risate!) merita una citazione benché abbia letto solo un suo romanzo; rimedierò.

Fuori da ogni “categoria”, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta [Arte che ignori, hai sempre distrutto moto!], di Pirsig e Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas. Entrambi parlano di disabilità, peraltro in un viaggio padre-figlio in motocicletta, l’emblema meccanico dell’abilità, in un ossimoro tra mezzo di trasporto e trasportato.

Altra menzione speciale a Volti nascosti di Dalì (sì, Salvador [E chi, sennò, tuo zio?]) e per il capostipite del romanzo moderno, Vita e opere di Tristram Shandy, Gentiluomo, di Laurence Sterne.

Hosseini mi ha colpito per le miserie umane descritte, così come (sebbene descriva tutt’altra situazione) Il resto di niente, di Enzo Striano; quest’ultimo mi colpì, ovviamente, anche per il suo spaccato stupendo di storia napoletana [Di cui non sai una cippa].

L’utilità dell’inutile [La tua utilità…] di Nuccio Ordine mi ha invece lasciato a bocca aperta dinanzi allo splendido florilegio di cultura che è questo libro.

Citerei anche molti libri di divulgazione scientifica (almeno Einstein e Feyman fatemeli citare!), ma è meglio di no. Dico però che mi hanno stravolto la personale visione del mondo.

Prima di espormi alle vostre vendette, aggiungo un cenno ai francesi (Proust, Dumas e Sthendal sopra tutti) e ai giapponesi (Mishima e Ishiguro altri due autori totali [Ti manca Yoshimoto, Yamamoto e Suzuki e apri una concessionaria], ma dico che per numero spiccheranno sempre gli italiani, tra cui i miei preferiti sono Calvino, Eco, Bevilacqua, Pirandello e Camilleri.

Mi dispiace aver sforato ma siete fortunatissimi che non abbia elencato gli autori di cui vorrei leggere almeno una pagina, prima o poi!

Kavvingrinus – Beep Beep 74

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Puntuale come la fine delle cose belle, arriva uno degli ultimi Kavvingrinus. Si avvicina dunque il momento di decretare il vincitore. Forse, se Pisellino Stellare accetterà di mettere alla mercè del mondo la sua ignuranza, forse pubblicheremo stavolta la storia di noi tre come lettori. Ma questo lo vedremo la prossima settimana. Per ora puppatevi beep beep…


Ho sempre amato i boschi … [… e chi se ne futte]

… e il caso ha voluto che avessi la fortuna di poterci abitare accanto [Aspetta che prendo i pop-corn]. Ricordo con piacere i castagni che tutti i giorni, affacciandosi alla mia stanza, mi auguravano buongiorno e la notte si facevano custodi dei miei sogni.

Nei boschi si nascondono infinite storie, esattamente come infinite sono le loro foglie che allo stesso modo delle parole, ornano i tronchi di racconti apparentemente identici che però, a dipendenza da come la luce li illumina, assumono forme assai particolari e singolari [Ma beep beep non era quel personaggio veloce come un fulmine?].

Credo che il mio cammino tra i libri é stato e lo é tuttora, una bellissima passeggiata solitaria tra il bosco incantato della letteratura umana [Tutto sto sproloquio per sparare questa minchiatomica? Però ammetto che è ad effetto la frase. La userò su Facebook facendo finta di non conoscerti, che cacchio me frega].

Un cammino iniziato tra mille paure [e mille seghe non necessariamente mentali] e timidezza, spinto però dalla curiosità ad affacciarmi sulle fronde più basse di alberi [Tu hai la fissa per gli alberi, secondo me rinasci Castano…] con nomi assai invitanti … Topolino, Braccio di Ferro, Tiramolla, Geppo, Pugacioff  [Dove cazzo sei vissuto? Ma soprattutto quando? All’età del ferro?], Tex, Dylan Dog, Asterix e molti altri che non ricordo nemmeno più. Pomeriggi interi, isolato da tutto e tutti [Ci fossi rimasto, isolato…], passati a sfogliare le storie più bislacche, mondi fatti di animali parlanti e ladri non poi tanto cattivi, mondi in cui nonne preparavano panini e torte perfette tanto da mettermi un appetito inverosimile senza dimenticare mondi fatti di donne eccitanti con curve troppo sporgenti per la mia ancor acerba immaginazione  [Questo mi pare Dylan Dog, decisamente].

Dai quei mondi, un giorno, come per magia vidi sbucare un albero [Che ti dicevo? La fissa, c’hai la fissa. Chiaro simbolo falloformico. Guagliò, mi dispiace dirtlelo, ma pure che non lo sai, sei ricchione] gigantesco. Meraviglioso. Un albero con foglie colorate e un tronco [Ma non mi dire! Un albero con un tronco? E io che ne ho visti sempre con almeno due/tre tronchi ciascuno…] bellissimo, attraente come nulla d’altro prima. LA STORIA INFINITA [Sì, la tua. Senti una domanda, ma è previsto che lo citi un libro o dobbiamo sciropparci ancora un mucchio di menate?], fu il mio primo vero libro [Ah, non me n’ero accorto che parlavamo di un libro]. Lo ricordo bene perché una volta giunto lassù, in cima a quella storia, mi resi conto dell’immensità che mi circondava. Immensità dentro la quale mi ci fiondai. [Non è che c’era qualche albero?]

Salivo ovunque [Anche sugli alberi?]. A casaccio. Non sempre riuscivo a raggiungere la cima, ma quando ci riuscivo era bellissimo scoprire sempre nuovi orizzonti [Non vorrei fare il pignolo ma gli orizzonti nuovi si scoprono andando avanti, non salendo in alto].

Altrettanto improvvisamente [Altrettanto? Perchè, cos’altro c’è di improvviso?] i miei interessi di colpo [Di colpo? Direi quasi… improvvisamente!] vennero catturati [Qui avrei aggiunto “All’improvviso…”] da una selva oscura (questa da qualche parte l’ho già sentita) dove c’erano alberi [Aridaje… però stavolta c’è pure la fregn… ehm la selva] dai nomi bizzarri … CARRIE, IT, SHINING [Ah, il vecchio caro King!], e molti altri ancora. Erano piante che intimorivano e io per non dare nell’occhio [Sapessi quanto ti darei io nell’occhio a te!] decisi di scalarle tutte in notturna, senza far rumore. Per alcuni anni ho venerato Stephen King [Io fino al 2012] e compagni come degli Dei. Esagerando, tanto da ritrovarmi dopo alcuni anni di insonnia [Citazione del libro Insomnia del King?], completamente esausto e senza forze.

C’é voluto un bel po’ di tempo per “disintossicarmi” [Non ti è riuscito tanto bene…] da quella abbuffata pazzesca, e riprendere lentamente la mia marcia. Questa volta decisi però di badare maggiormente alla scelta e soprattutto alla quantità degli [Indovinate di cosa…. suspance…] alberi da conoscere, non disdegnando paesaggi già visti o parzialmente esplorati in passato. MARCOVALDO, IL DESERTO DEI TARTARI, IL BAR SOTTO IL MARE, IL SIGNORE DEGLI ANELLI [Il mio prossimo acquisto! Mi mancano solo tre vite future da vivere, poi giuro che lo prendo], I PROMESSI SPOSI, IL CONTE DI MONTECRISTO, I MISERABILI sono […quelli come te] alcuni dei quali mi hanno indubbiamente lasciato dei ricordi indelebili. Ho sempre evitato le mode e i libri che andavano per la maggiore [Del resto il Signore degli Anelli chi cazzo vuoi che lo abbia mai letto?], non per snobismo ma perché per natura preferisco starmene tranquillo e indisturbato sul mio [Non dirà albero, vero? Nessuno crede che potrà dire albero, no?] albero senza dover fare la colonna [Adesso tu mi spieghi chi cazzo è che sale con le colonne sugli alberi?] per salire e scendere. Non escludo che alcuni libri di moda negli anni scorsi li possa leggere tra un po’ 😉

Ultimamente sono finito [Qui ci stava un punto…], quasi per caso direi, in una vasta radura disseminata di [di che sarà mai disseminata? Una radura di fiori? Di patate? Di fregna?] alberi [Ma se ti piacciono tanti perché non te ne infili uno… in tasca… ] nuovi, alberi poetici. Salgo ovunque alla ricerca di uno spiraglio illuminante che mi indichi il senso di questo nostro cammino quaggiù [Che cacchio ti sali se ti servono indicazioni per giù? Se tanto mi dà tanto, quando devi andare in deltaplano scendi a chiedere indicazioni in cantina] , tra questa giungla di parole e pensieri. Aggiungerei pure che nella poesia sto trovando i materiali ideali per costruire il mio personale rifugio che mi ripara dalle avversità della vita [Spero che tu trovi il tuo rifugio. Che sia ermetico. E che tu non esca mai più!].

Ho sempre amato i boschi [Ah sì? Avrei detto più gli alberi]

… e il caso ha fatto si che adorassi camminarci dentro. [E noi abbiamo adorato, in realtà, camminarti affianco. Bellissimo Kavvingrinus. Uno degli ultimi…]

beebeep74 😉

Kavvingrins – Gemellone Stellare e Graculare

Processed with Rookie Cam

Puntuale come una puntura di zanzara sui navigli di Milano ad agosto se ti metti i calzoncini corti e hai finito l’Autan, arriva Kavvingrinus, rubrica con-poco-dotta con Kalosf e Pisellino Stellare (io non sono il prostatologo di QUELLO LA’, quindi, se volete spiegazioni del cazzo, andate da lui, eh).


La mantide col carapace [cominciamo con uno sfoggio di termini non comuni, di quegli sfoggi che piacciono tanto a me e di cui è pieno L’Ultimo Abele; sfoggio completamente inutile, visto che le mantidi, si sa, non hanno alcun carapace] coperto di medaglie scavò a lungo, fino a quando sentì una maggiore resistenza contro una delle falci.
– Ne ho trovato uno – gridò [Ovviamente la mantide ha parlato in mantidese, che vi traduco per voi amici della bootanica:  #[]@#[[##—<>—>>] ai compagni.

Altre cinque mantidi sciamarono [Altro bellissimo e inutile sfoggio di termini a sproposito; come una rondine non fa primavera, cinque mantidi non fanno uno sciame] a quattro zampe [quattro su sei, le altre due erano probabilmente impegnate in preghiera] verso quella che aveva parlato, intenta a estrarre il tesoro: una scatola di metallo e resina, incisa con piccole curve e rette spezzate.

– Chi è l’esperto di antiche rune? – chiese la mantide decorata, tenendo la scatola tra le falci.

Una mantide allampanata e con indosso un camice bianco le si avvicinò, alzando la falce con fare incerto per poi grattarsi la nuca.

– Ehm.. sì, sono io.
Scienziologi, tutti uguali, pensò la prima mantide, porgendo la scatola all’esperto di rune, poi disse: – Cosa c’è scritto?

– Ehm… Signora Comandante… secondo le scuole più accreditate…

– COSA. C’È. SCRITTO.

La mantide col camice inforcò gli occhiali e navigò sul runario per mezzo minuto.

– Signora Comandante, qui c’è scritto “Automat ic”. Ma vede lo spazio? Potrebbe starci… un’altra “T”!

– Quindi è uno dei rari aggeggi di memoria di Automattic? Sicuro? – chiese la Comandante.

– Rari! Ne abbiamo già trovati almeno duec…

– Bene! Potrebbe trattarsi di roba militare! – la Comandante si fregò le falci, come per affilarle.

Ore dopo, il dispositivo appena scavato uscì dal rigeneratore a tecnobubbole di reliquie magiscientifiche.

– E ora, scienziologo – disse la mantide Comandante – fammi vedere cosa contiene.

Lo scienziologo collegò la scatola al computer e sullo schermo apparvero numerose stringhe di rune.

– Signora Comandante… sono ancora dei backup di blog…

– Se è un backup, conterrà informazioni importanti!

– Beh… dipende: cosa considera importante? Vede questo, Signora Comandante? – la mantide nerd indicò una stringa di rune – Questo blog era “Scie kimike vs aceto” e questo… come si pronuncia… era “Zinne giganti di ministre rotanti!!1!11!” [Questo blog mi interessa molto, sai? Hai mica il link?].

– Zinne giganti lo abbiamo già trovato [Modestamente anche io, pur non essendo né mantide, né troppo religiosa, né decorato, in vita ho trovato in qualche reperto archeologico qualche zinna gigante sul mio cammino…]: è quel campionario di foto di palloni?

– Sì, Signora Comandante… Come avete visto… potrebbe esserci saggezza in questi blog, ma anche vagonate di merd… porn… parascienze, ecco!

– Scegline uno, scienziologo!

– Quale, Signora Comandante? – chiese l’esperto di rune.

– Quello che ti pare. A caso. Traduci. In fretta. Bene. O ti mangio la testa!

– Signora Comandante… ho la stampa di un file… viene da un blog chiamato Discussioni concentriche… sta anche in Avvocatolo e kalosf… e La cupa voliera bla bla bla.

– Alcuni di questi li ho già sentiti: uno o due di loro avevano le note a cazzo [Più precisamente avevano il cazzo a note… detto anche notevole]?

– Ovviamente! – rispose il nerd delle rune.

– Eh! – concluse la Comandante – Va bene, passami il resoconto e fuori dalle falci.

La mantide col camice porse il foglio alla Comandante.

“Ho iniziato a leggere prima di andare a scuola [Il che, con tutta probabilità, dimostra quanto tardi certa gente vada a scuola]: era Il racconta storie, una raccolta di fiabe illustrate che usciva in edicola.

È stato un bene, imparare a leggere prima di entrare a scuola: i libri che m’hanno appioppato come compito mi hanno annoiato quasi tutti, forse ora sarei analfabeta di ritorno! 😛

Fino all’adolescenza, ho eletto uno scrittore preferito: prima c’è stato Gianni Rodari, con Il pianeta degli alberi di Natale, poi è toccato a Jules Verne con Ventimila leghe sotto i mari.

Prima del mio ultimo scrittore preferito, devo accennare alla rivoluzione della mia “carriera” di lettore: la scoperta dei millelire e degli economici della Newton. Da adolescente spiantato, quelle collane mi hanno permesso di conoscere degli autori interessanti, sia nel giallo (come Agatha Christie [Interessanti cu cazz] e Edgar Wallace [Questa te la passo]) che nell’horror.

Sono particolarmente affezionato al mitico Gustav Meyrink, uno scrittore e occultista che si divertiva a prendere per il culo i militari.”

– COSA? – esclamò la mantide, coprendo i suoi gradi con la falce destra.

Lo scienziologo abbassò il capo, trattenendo una risata.

“L’ultimo autore preferito che ho avuto, è stato Howard Phillips Lovecraft [Oh mamma, già immagino la sbrodolata di Pisellino Stellare…], “incontrato” proprio con la Newton: in occasione di un Natale del secolo scorso, ne ho approfittato per regalarmi il mega-cofanetto con tutte le sue opere. È stato un bel periodo [di merda…].

Sempre con le edicole, la collana Urania mi ha fatto scoprire molti autori moderni di fantascienza. Un paio me li sarei risparmiati, ma in linea di massima è andata bene [Lo dici tu]!

Anni dopo, feci la tardiva conoscenza di Isaac Asimov [Tardiva? Perché, avevate appuntamento?], con i primi romanzi del ciclo della Fondazione [Anno zero].

Una delle storie mi ha insegnato un metodo di studio faticoso, ma funzionale. Era un passaggio su una visita diplomatica, in cui veniva trascritto tutto ciò che diceva l’ambasciatore ospite, quindi qualcuno leggeva i rapporti e ne estrapolava i dati importanti.

Alla fine consegnava il rapporto con le informazioni chiave: un foglio bianco! 😄
Avendolo letto prima, sarei andato meglio a scuola, credo [Mi ripeterò, ma… cu cazz!].”

“Dopo allora, leggendo non ho avuto più rivelazioni, solo il piacere di conoscere autori interessanti e tanto divertimento: in ordine sparso, c’è Cornelia Funke, l’autrice di Inkheart; la saga di Harry Potter [Ho quasi iniziato a leggerlo! Mi mancano 8.933 pagine della Torah] e quella di Percy Jackson (mi piace il “genere” young adult [Porco…]) poi Heinlein con Anonima stregoni, Waldo e altre storie; Poul Anderson con Operazione Caos (un divertente delirio con la magia usata nella vita di tutti i giorni); il Ciclo dell’Incantatore di Sprague De Camp; alcune storie interessanti di Robert Sawyer, come la trilogia WWW e Psicoattentato… alla fine, è facile che mi piaccia quasi tutto di un autore – tutto il contrario della musica, dove spesso mi piacciono pochi brani di molti autori [E chi se ne futte…].

Ah, già: saggistica varia (religione e antropologia) raccolte di miti e leggende e manuali di scrittura.

Giochi di ruolo e videogiochi mi hanno “costretto” a imparare l’inglese facilmente, e questo mi ha permesso di leggere anche libri non ancora tradotti.

Per concludere, ho sempre letto fumetti: principalmente manga, ma anche americani [Mangamerigani] e inglesi, con qualcosa di italiano. Avessi più soldi [Ti suggerirei di farti la plastica alla testa di c…], mi getterei anche sul fumetto franco-belga (ora, qualcosa si trova anche in formato economico) e su quello coreano…

E ora, vediamo di chiudere anche la storia sullo scavo archeologico delle mantidi militari!”

La Comandante e lo scienziologo si girarono verso la stessa direzione, per guardarti in faccia.

– Questa vorrebbe essere una rottura della quarta parete? – disse la mantide militare – Scienziologo, butta quel backup assieme a quelli di Fakeboobs, non c’è nulla di utile! [It’s all fakes!]

Kavvingrinus – Alidifarfalla

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Puntuale come il cambio d’orario, torna Kavvingrinus. Oggi con una personcina cui tengo molto, un’amica speciale, che anche se non si vede, come l’aria, è buona da respirare. Lasciamole subito la parola.


Mi ha incuriosita questa idea di scrivere la propria esperienza di lettura, perciò eccomi qua [Una bella frase di apertura. Del tutto inutile, come tutte le frasi di apertura, del resto].

Mi ritengo un avida lettrice, anche se (come tutti, credo) vado a periodi [No, io no: vado a petrolio e ricariche Wind]: ci sono periodi in cui non riesci a togliermi dalla lettura del libro del momento nemmeno con la promessa di un immensa tavoletta di cioccolato fondente [Preferisco quello al latte, per cui capirai…], ci sono periodi in cui inizio un libro e ci metto un’eternità a finirlo perché vado avanti a spizzichi e bocconi [E se hai la bocca piena di cioccolata i bocconi son bocconi piccoli, diciamo bocc… se semo capiti via].

Ma iniziamo per gradi [Azz, ancora dobbiamo iniziare? E già ti sei bruciata ottocento caratteri…]. Credo di essere nata con la passione per la lettura [Uanema!]. I maggiori ricordi di me bambina sono legati [se legano sono corde, non ri-cordi] ai libri. Certo, ricordo con piacere anche i giochi che facevo con mio fratello (che a differenza mia non ama assolutamente leggere [Come molti uomini, prendi Ysingrifulus]), ma soprattutto i miei ricordi [Ricordi che hai già detto ricordi almeno otto volte, sì?] sono legati ai libri [Una bella frase ridondante è sempre utile per far capire alla gente che i tuoi ricordi sono legati ai libri. Potrebbe esser sfuggito a qualcuno…].

Ricordo [Ricordi? Ma va!] le giornate passate seduti sul divano con il mio povero nonno malato ad ascoltarlo leggere le favole [Torna un elemento che trovo dolcissimo e patrimonio dell’umanità: i nonni che leggono le favole]. Io non sapevo ancora leggere, ma ricordo [Ricordi? Che bello! Pensavo di no!] come fosse ora che gli chiedevo sempre di leggermi i libri di favole, e me li sono fatti leggere talmente tante volte che li conoscevo ormai a memoria [Come mia figlia!], tant’è vero che mentre lui leggeva io seguivo con il mio ditino le parole sul libro [Mia figlia invece adora finire le frasi che le leggo, avendole, appunto, imparate; cosa che incoraggio fermandomi e ponendo un accento interrogativo], come se stessi seguendo la sua lettura, e non sbagliavo un colpo [Come se i tuoi ricordi fossero legati ai libri, vero?].

Ricordo [E 10] le serate quando mio padre tornava a casa dal lavoro, e mentre la mamma preparava la cena lui mi leggeva sempre qualcosa [Anche io! Stupendo…]. Ed io lo guardavo rapita mentre leggeva per me. Ho sempre guardato il mio papà con ammirazione. E la nostra casa è sempre stata piena di libri [Ai quali, giova ribadirlo, sono legati molti ricordi dei tuoi].

Ricordo [11] la collezione di libri di favole della Disney che avevo in cameretta di cui ero gelosissima e che leggevo e rileggevo in continuazione (credo che siano ancora in qualche scatola in cantina a casa dei miei genitori … in un moto di nostalgia potrei andare a rispolverarli …) [Sarebbe bello, sai. Mi chiedo cosa ne farà mia figlia delle decine e decine di libri che ha…]

Ricordo [Mazz e 12] poi che crescendo, a scuola mi affascinava studiare il pensiero degli autori e le loro opere, appassionandomi ad alcuni e non sopportandone altri, ma comunque trovando sempre molto curioso approfondire l’argomento.

Poi crescendo ho iniziato a divorare libri sul serio.

Da ragazzina mi innamorai di libri come Piccole Donne e Piccole Donne Crescono [Ah finalmente qualcuno che li ha letti entrambi :-D]CuoreIl Giardino SegretoIl Mago di Oz e La Storia Infinita.

Da donna ho iniziato a spaziare molto. Qual è il mio genere? Non lo saprei dire. Anche qui, vado a periodi. Passo da periodi in cui mi dedico a storie di vita vissuta (nella maggior parte dei casi dure e strappalacrime) come Mai Senza mia Figlia o La Parrucchiera di Kabul, a periodi in cui sento la necessità di leggere storie frivole e divertenti come tutta la saga I Love Shopping [I love I love Shopping!]La Regina della Casa (che mi ha fatto scompisciare dal ridere). Molto dipende da quello che sto vivendo io in quel momento, se la mia testa è in grado di affrontare storie impegnate o meno [Potremmo dire, citando una grande, che “Anche qui, vado a periodi”?].

Mi è piaciuto molto leggere il primo delle Cronache di Narnia (Il leone, la strega e l’armadio) ma non mi hanno entusiasmato i successivi. Lo stesso è successo ad esempio con il primo libro che ho letto di John Green, ovvero Per colpa delle Stelle che mi è piaciuto tantissimo mentre non mi ha entusiasmato gran che il secondo che ho letto, ovvero Città di Carta.

Condividendo la passione per la lettura con una delle mie più care amiche, spesso ci scambiamo consigli e libri. Uno dei libri consigliati da lei che mi è piaciuto di più è Eugénie Grandet di Honoré de Balzac mentre non sono nemmeno riuscita a finire Il Barone Rampante di Italo Calvino [Argh! E non sei la prima! Questione di gusti, a me ha rapito totalmente!].

Ecco, mi permetto una leggera digressione sul non finire un libro. Per principio io se inizio un libro lo voglio assolutamente leggere fino in fondo [Idem], anche se non mi piace per niente. Ma in alcune occasioni (molto poche in realtà [Nel mio caso solo due volte, Moccia e le 50 sfumature di grigio]) non ce l’ho proprio fatta ed ho lasciato la lettura a metà perché veramente non potevo andare avanti. Prendiamo ad esempio Anna Karenina di Tolstoj: ho fatto una fatica impressionante a finirlo. E’ un tomo enorme, ma non è questo il problema. La storia sarebbe anche bella ed avvincente, ma come spesso succede agli autori russi, troppo descrittiva. Il caro Tolstoj per i miei gusti si è perso troppo nella descrizione di dettagli che rendono la lettura pesante e per niente fluida … ma nonostante questo per me era diventata una questione di principio finire questo libro, e l’ho finito. Già che sono in tema di autori russi, posso dire che l’esperienza di lettura di Delitto e Castigo mi ha convinta che Dostoevskij doveva averi seri problemi psichici [In effetti pare fosse epilettico; prova a leggere L’Idiota, ne avrai conferma!].

Ho sempre letto con molto piacere le opere di Pirandello [Che io trovo più difficile di Dostoevskij, a dire la verità!], la mia preferita Uno, Nessuno e Centomila ma anche La Giara e Sei Personaggi in Cerca d’autore (forse anche io al pari di Dostoevskij non sono proprio completamente a posto di testa [Anche io allora! Perché amo entrambi]).

Alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più sono Orgoglio e PregiudizioCime tempestoseThe HelpLa custode del miele e delle api [Questo titolo mi intrippa sai?]. Altri, penso disponibili solo in lingua inglese sono The Various Flavours Of CoffeeJourney to the South: A Calabrian HomecomingThe Sound of Language.

Ma in assoluto il mio libro preferito, quello che sento mio, quello che mi rispecchia è Jane Eyre [BINGO!]. I motivi sono veramente tanti. Credo sia un libro per niente scontato, pieno di colpi di scena e molto attuale anche se scritto a metà dell’800. Quello che mi piace particolarmente di questo libro è che parla di una donna vera, della storia di vita difficile di una donna che deve saper badare a se stessa e ci riesce. Sento mio questo libro e mi rispecchio in Jane perché viene dipinta come una persona molto umana. Una donna forte ma con le sue fragilità. Una donna sicura di se ma con i suoi dubbi. Una donna sognatrice ma razionale. Una donna che sa quello che vuole e lo ottiene [Uhm, a me diede un’impressione su questo punto un poco diversa; quella scena in cui lei si sveglia e sente il richiamo di lui mi ha dato molto da pensare sul se sia stata davvero “lei” a ottenere ciò che voleva…]. Una donna disposta a soffrire pur di non cedere a compromessi. Una donna che non si accontenta ma che cerca la felicità e la serenità [Benché col pastore fosse proprio sul punto di accontentarsi per sempre…]. Una donna che crede nell’amore ma anche nel rispetto. Una donna che non si lascia calpestare ma che pretende di essere trattata come un essere umano, alla pari di chiunque altro. Una Donna … con la D maiuscola. Ecco … Jane Eyre è IL MIO romanzo … LA MIA storia preferita, quella storia dove trovo tanti spunti di riflessione e tanti aspetti di me nella protagonista … quella storia che leggo e rileggo sempre senza stancarmene mai e di cui guardo, se posso, tutte le rappresentazioni televisive che escono (per ora per me la più bella è quella della  BBC) … il libro insostituibile, la storia eterna.

Potrei continuare a scrivere all’infinito ma ho già superato le 1.000 parole e vorrei evitare di annoiare troppo … quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un po’ la mia personalità da questo racconto letterario. [Sei una bellissima persona, ne ho avuto solo conferma con questo tuo scritto. Grazie!]

AliDiFarfalla
https://ideeinmovimentotb.wordpress.com/

Kavvingrinus – Marta Vitali

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Come ogni Venerdì, allo scoccare del trentesimo minuto delle ore otto, arriva Kavvingrinus, rubrica di librità condotta da Ysingrinus, Kalosf e da me medesimo io me.

Oggi sentiamo cosa ci racconta Marta Vitali:


Leggo sin da bambina, o meglio da piccola erano gli altri che leggevano per me, filastrocche, fiabe, favole [La ragazza si dimostra da subito più precisa di un buchellatore di Emmenthal, con la distinzione sottile tra fiabe, favole e filastrocche ed etichette, le quali, sebbene alimentari, raccontano a volte favole meravigliose] e etichette degli alimenti, si! Perché da piccola i miei genitori tendevano a leggere ad alta voce la maggior parte dei cibi che avrei ingerito di lì a breve [Uhm il che spiegherebbe, nel mio caso, come mai mia madre dicesse così spesso “Merda!”].

Poi crescendo hanno smesso.

Le filastrocche me le hanno ripetute talmente tante volte che le ho imparate a memoria, utilizzate poi, successivamente a scuola quando si decideva chi giocava e chi aspettava il suo turno. [Cioè sceglievi il turno filastroccando? Uhm…]

Memore di queste esperienze, non riesco tutt’ ora, che di anni ne sono passati 32, ad addormentarmi senza leggere almeno 10 pagine di un libro qualsiasi [Applausi].

Che poi, qualsiasi non è mai [Eh no, qualsiasi è qualsiasi, mai è mai, non confondiamo gli avverbi!].

Sono profondamente convinta che sia il libro a scegliere me e non vice versa. [Sono profondamente convinto che questa sia una strunzata…]

Prima dell’ acquisto, di altri per me [Ragazza dì un poco alla gente che continua a fare cose per te che ci sono anche io, eh, se han nostalgia], dell’ IPad ero un’accanita lettrice di libri rigorosamente cartacei, poi, ho scoperto la comodità di portare una libreria sottobraccio, e mi sono orientata verso l’ acquisto degli ebook. [Ah, pensavo avessi un braccio di gru…]

Ricordo come se fosse ieri, il primo libro che ho letto. [Siamo sicuri che non fosse proprio ieri, sì?]

“Io speriamo che me la cavo” [UANEMA E CON QUESTO HAI GUADAMBIATO SITTORDICIMILA PUNTI, SORE’!] libro scritto nel 1990 da Marcello d’Orta, raccoglie temi scritti da bambini in cui raccontano il loro punto di vista verso la camorra, il contrabbando e la prostituzione, questo fu il primo di una lunga serie di libri assegnatomi dalle maestre prima, dai professori poi, che letti e riletti anni dopo hanno assunto un significato diverso.

Crescendo ho spostato l’ attenzione su altri libri, ecco che sono comparsi, “I Porci con le Ali” [Interessantissimo! Mai letto…] “Futari H”, la scoperta del sesso per me è avvenuta dopo una fase di ricerca e di applicazione della teoria letta tra pagine di libri.

Arriva l’ amore, ecco che Harmony [Intendi i preservativi, vero?] fa la sua comparsa e con esso gran parte delle collezioni , Rosa, Rossa, Azzurra, abbandono questa collana quando mi accorgo che l’ Amore non è come scritto nei libri.

L’ Amore può anche finire male, qui, entra in gioco Harry Bosch [Fiuuu, temevo un altro Harry Potter!] e Kay Scarpetta.

Così come nella vita, anche l’ Amore ritorna, le vendette si mettono da parte e ricomincio a leggere racconti e storie sdolcinate.

Con il passare del tempo riesco a scindere il mondo fantasioso presente nella mia mente dalla realtà, ecco che inizio a leggere manuali tecnici che aiutano nell’organizzare la giornata, ripulire l’anima insomma, malloppi pesanti quanto due mattoni utili come fermaporta.

Inizio così ad entrare nelle librerie e seguire l’istinto, scoprendo alcuni autori fino ad allora sconosciuti, ma tutt’ora attivi ed altri, diventati oramai cenere [Quindi immagino meno attivi] che hanno scritto opere degne di nota [L’ho sempre detto che pure i morti possono scrivere opere degne].

Oggi leggo un po’ di tutto.

Dalle etichette degli alimenti perché si sa, ciò che si impara da bambini non si scorda mai, un po’ come andare in bicicletta, alle istruzioni della macchinetta del caffè, da National geographic in inglese, per non dimenticare la lingua a El Mundo in spagnolo, sempre per lo stesso motivo.

Il libro della sera del momento è: “L’ utlimo Abele” [AHHHH AHHHH AHHHHH INFAMIAAAAAA TENTI DI CORROMPERMI PER FARMI DIMENTICARE LA INFAMITA’ DI AVER PREFERITO SANDRO A ME!] il prossimo sarà “Una ragazza come me” e quello dopo ancora “Io amo”.

Nel tempo libero, tra una pausa pranzo e l’ altra, forse sarebbe meglio dire, tra una ricarica della chiavetta internet e l’altra, compro Cosmopolitan, un mensile femminile, che leggono anche i maschi (così almeno dicono) che parla di tutto e di più, da dove spesso, molto spesso, non troppo spesso, prendo spunto per gli articoli del mio blog. [Una rivista il cui nome mi pare ti si addica: Cosmopolita Marta!]

Kavvingrinus – Molfy

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Eccoci con una nuova puntata di Kavvingrinus, la rubrica in cui io, Kalosf e Ysingrinus esponiamo le vostre storie di lettori. Oggi abbiamo Molfy, una poetessa che non ha voluto esser “linkata” (applausi per la partecipazione disinteressata, quindi), e che raccoglie migliaia di persone nella sua community. Molfy è una persona di spessore, le cui letture confermano la mia ammirazione, maturata nel tempo ben prima di questa storia. L’andamento della rubrica conferma una eterogeneità notevole, che rende la sfida per noi tre sempre più esaltante! Ma lasciamo parlare Molfy.


Quella che ho coi libri è un’intensa, lunghissima storia d’amore. Dacché io mi ricordi, ne ho sempre avuti intorno e, da quando ho imparato a leggere, non ho più smesso.

Tra le letture d’infanzia rammento con particolare affetto Pollyanna [Nota di Avvo: la sindrome di Pollyanna inizia a contagiare questa rubrica!], da cui devo aver preso il gioioso ottimismo, e “Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge [Nota di Avvo: mai sentito… ma curiosando ho scoperto che i protagonisti si chiamano Hans e Gretel…] ma sullo scaffale della memoria in bella vista ci sono pure l’ “Isola dei delfini blu” di O’Dell Scott e “Cuore” di De Amicis [Nota di Avvo: Ah altro che Moccia! Quelli erano sentimenti…]

Da ragazzina ho avuto un debole per A.J. Cronin, ma non disdegnavo nemmeno E.A. Poe [Nota di Avvo: Qui mi taccio perché Yzi ci andrà a nozze] e A.C. Doyle (la doppia iniziale puntata evidentemente esercitava un certo fascino su di me).

Alcuni libri sono legati indissolubilmente a nomi e volti di insegnanti [Nota di Avvo: L’influenza degli insegnanti sulle letture tornano a più riprese nelle vostre storie (anche quelle non ancora pubblicate); io ho avuto la sfortuna di non aver mai ricevuto incoraggiamenti dagli insegnanti, ma riconosco che sia fondamentale il loro ruolo per rinverdire la cultura del libro]. Quella di Lettere  di terza media, ad esempio, non solo mi suggerì la “Collina dei conigli” di Richard Adams [Nota di Avvo: Segnalato già da Intempestivo Viandante, è proprio il caso che lo legga!], ma me ne procurò lei stessa una copia in formato economico, che mi consegnò ancora incellophanata: l’aveva acquistata appositamente per me! Al liceo il prof. di filosofia mi fece leggere “Dal mondo del pressappoco all’Universo della precisione” di Alexandre Koirè, proponendomi di costruirci una lezione per l’intera classe [Nota di Avvo: La fiducia del maestro la dice lunga su chi sia Molfy]. Inutile dire che ho sempre amato la filosofia. E forse anche un po’ il professore, di cui del resto eravamo tutte più o meno dichiaratamente innamorate…

Da adolescente in cerca di indipendenza di pensiero, ho letteralmente spiccato il volo insieme al “Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach [Nota di Avvo: Ogni suo libro che ho letto è stata una esperienza emozionale strepitosa, inclusa l’avventura del gabbiano, che mi fu regalato dalla donna con cui ebbi il mio primo rapporto…], mentre per il “Piccolo Principe” [Nota di Avvo: Buffo che Molfy accosti questi due libri che paiono avere poco in comune se non la fantasia, perché anche questo libro mi fu regalato dalla donna di cui sopra… hey Molfy, ma fai che sei tu quella donna? :-D] devo appellarmi ai diritti del lettore di Daniel Pennac, non avendolo mai finito. Proprio non ci sono riuscita.

Al contrario, ci sono libri che ho preso ripetutamente in mano, come “Il nome della rosa” [Idem!], di Umberto Eco, che ho letto tre volte, apprezzandone via via i diversi piani di lettura: ora la trama del giallo, ora lo sfondo filosofico, ora l’impianto teologico. (Ho visto anche il film, ma più per Sean Connery che per la trasposizione cinematografica!). [Nota di Avvo: Notare il punto fuori parentesi, evidentemente frutto di scelta ponderata e non tanto semplice. Invito tutti a seguire l’impeccabile esempio di Molfy, non per risparmiare a noi tre del lavoro (tanto non correggiamo… sapevatelo!) ma per rispettare il tempo di chi legge. Quanto ad Umberto Eco, ho amato tutti i suoi romanzi, così come i suoi saggi sulla narrativa, benché sia indubbiamente faticoso leggerlo]

Ogni libro è un’avventura e una scoperta!

I bellissimi diari di viaggio “Patagonia Express” di Sepúlveda e “La corsa del levriero” di Alex Roggero mi hanno portato ad esplorare le Americhe senza problemi di jet lag.

Con  “La cruna nell’ago” e “Codice Rebecca” di Ken Follett [Nota di Avvo: Unico termine di paragone che trovo rispetto alla magniloquenza di Ken Follett è Christian Jacq e la sua epopea di Ramses] mi sono catapultata nello spietato mondo dello spionaggio, spingendomi anche a divagazioni bondiane, immaginando che un affascinante 007 rischiasse di prendersi una pallottola in  mia presenza, mentre bevevo un Vodka Martini (agitato, non mescolato) in sua compagnia.

Recentemente, “Sei biblioteche” del serbo Zoran Živcović mi ha condotta in un surreale inferno postdantesco dove la pena per chi non si dà la pena di leggere in vita, è leggere per la vita eterna. [Nota di Avvo: segnato in whish list!]

Non è il mio caso, chiaramente….

Leggo un po’ di tutto, persino i bugiardini dentro le scatole dei farmaci, salvo poi restare atterrita dagli effetti indesiderati, per cui finisco sempre col buttare i medicinali e tenermi il dolore.

Leggo abbastanza: in media  una quarantina di titoli l’anno. [WOW! Beh, certo, ci sono supereroi che leggono centinaia di libri dedicandovisi solo dopo le ventitrè, ma per noi comuni mortali quaranta titoli l’anno pare un numero ragguardevole; qualcosa mi dice che tu, comunque, abbia approssimato per difetto]

Amo i libri, il frusciare delle pagine, l’odore della carta, il risvolto di copertina…

È evidente però che a un certo punto ho dovuto smettere di acquistarne, essenzialmente per due motivi. Uno squisitamente economico, l’altro… strutturale! Mio marito – ingegnere – direbbe che i solai non sono calcolati per reggere il peso delle mie ambizioni culturali (leggi: librerie sovraccariche!) Così, per evitare crolli nel bilancio familiare e nella mia umile dimora, ho preso a frequentare assiduamente la Biblioteca Civica, dove, conoscendomi, derogano spesso al limite di prestito di tre libri per volta. [Nota di Avvo: Ci trascorrevo ore in biblioteca, ma l’ultimo giorno che la mia mamma d’Africa trascorse sulla terra me lo son perso proprio per questo motivo, e da allora smisi di andarci…]

Lo ammetto: la mia lettura a volte è un po’ compulsiva. Sono una lettrice avida. Avida di emozioni. Una storia deve catturarmi, prendermi e farmi sua. Non mi importa tanto ricordarmela dopo averla letta, quanto viverla mentre la leggo, sentirla intensamente quasi a raggiungere qualcosa di simile a un orgasmo mentale… [Nota di Avvo: Qui emerge una visione della lettura che trovo stupenda e romantica. Molfy pare perdersi e isolarsi completamente dagli affanni quotidiani quando legge: cosa c’è di più isolante di un orgasmo?]

Per darmi una calmata e complicarmi un po’ la vita (così almeno riesco a far durare un libro per più di una settimana), ho cominciato a leggere testi in Tedesco [mi ripeto: WOW], lingua che ho ripreso recentemente a studiare e che amo quasi quanto il nostro meraviglioso Italiano.

Ho iniziato dai classici “Leiden des jungen Werthers” (i dolori del giovane Werther) di J.W. von Goethe [Nota di Avvo: Non c’è niente da fare, eh, questo Goethe lo leggono solo le donne, è proprio letterature femminile…], sono passata a E.T.A. Hoffmann (ancora iniziali puntate!!!) per approdare infine ad autori contemporanei.

Spassosissima e capace di farmi sorridere nei giorni un po’ grigi è la scrittrice Kerstin Gier, una sorta di versione germanica di Bridget Jones e i suoi diari (in Italia è uscita con “L’uomo che vorrei” per Corbaccio). Un titolo su tutti: “Männer und andere Katastrophen” (uomini e altre catastrofi).

Ora sono alle prese con l’intrigante “Ultimo Abele”, del Nostro. [Sono noioso, mi ripeto per la terza volta: WOW!, ma stavolta è per l’0nore più che per l’ammirazione meravigliata]

Ed è stato amore a prima riga. [… e sono quattro: WOW!]

Kavvingrinus – Tutta colpa di tacco

colpoditacco

Premessa: avrete notato che per la prima volta avvo arriva in ritardo rispetto agli amici Kalosf e Ysingrinus per la rubrica Kavvingrinus. Non è colpa mia, WordPress ha lasciato in bozza la presente storia… si vede che aveva mangiato pesante ieri! Ecco a voi Colpoditacco:


La mia carriera di lettrice, volontaria, di libri è iniziata un po’ tardi. Fino alle superiori leggevo solo perché dovevo. Perché me lo imponeva la scuola. Il primo libro letto di mia iniziativa è stato Piccole donne. Per me una sorta di Bibbia modera. [Nota di Avvo: La Bibbia modera è un poco dentro tutti noi…].

Poi crescendo ho iniziato io a scegliere cosa e quando leggere. Riassumerei seguendo queste tappe:

I gialli di Agatha Christie sono stati un punto di svolta: ne ho letti tanti e per diverso tempo. [Nota di Avvo: del resto se sono tanti il tempo è diverso, sai che noia leggere Agatha senza la tempesta… ]

Poi sono passata alle letteratura più “femminile” e classica: Orgoglio e pregiudizio, Ragione e Sentimento, L’educazione sentimentale, Le affinità elettive e Madame Bovary. [Nota di Avvo: adesso questa storia delle unioni civili e dell’utero in affitto sta sfuggendo di mano, Flaubert e Goethe LETTERATURA FEMMINILE? A questo punto il libro di Vendola sarà per cavernicoli… meno male che almeno di sfuggita ha ammesso trattarsi di letteratura classica, altrimenti avrei iniziato a pensare fossero due autori stile Harmony].

Poi sono tornata ai thriller con tutti [Addirittura!] i libri di Giorgio Faletti (oh, a me son piaciuti) [Nota di Avvo: dei 6 libri che ha scritto in tutto il Giorgione nazionale secondo me solo due erano thriller… ma de gustibus; ammetto comunque che Io Uccido era davvero bello].

Un altro periodo è stato quello delle letture miste, senza un tema comune [ah], mi andava di leggere quel libro e lo leggevo: Sulla strada, La solitudine dei numeri primi, Memoria delle mie puttane tristi [Nota di Avvo: memoria scarsa, visto che il romanzo si chiama Memorie :-D], Sostiene Pereira, Il grande Gatsby e Va dove ti porta il cuore… [Va’ e portale un apostrofo].

Poi sono passata a libri sul giornalismo molto tecnici o scritti da giornalisti: Fallaci, Severgnini, Remondino…  

E’ iniziato poi il periodo dei romanzi rosa…. Dal Diavolo veste Prada a quasi tutti quelli di Swan Karen [Nota di Avvo: Ah la mitica Swan! Non sapevo facesse romanzi…]. Ma ne avrò letti a centinaia [UAAAAAAA CENTINAIA DI ROMANZI ROSA… che hai fatto di male?]. Tornavo dal lavoro alle 23 ed era l’unico modo per staccare col mondo esterno. Ammetto anche di aver letto tutta la saga di Twilight, 50 sfumature di Grigio [Nota di Avvo: più che una saga 50 sfumature è una sega…]  e diversi sul quest’onda [C’è un’onda che lambisce Twilight e 50 Sfumature… ma deve essere arrivata la marea bassa, mi sfugge quale sia l’onda, del resto, essendo onda, è ondivaga].

Proprio ieri invece ho iniziato a leggere La ragazza del treno [Nota di Avvo: com’è scritta questa ragazza? La leggi dentro? 😀]

In fatto di letture non sono snob [ma non mi dire?] e non ho un autore preferito, sono un’insalata mista [Nota di Avvo: origini russe?]. La scelta la faccio in base al periodo della mia vita e al mio essere più o meno impegnata durante il giorno, perché io leggo, solo, e specifico solo, la sera prima di dormire, per quanto riguarda i libri, i giornali li leggo invece la mattina [Nota di Avvo: la tazza reclama un certo tipo di ampiezza di pagina del resto… al mattino è noto, dopo sigaretta e caffè, di corsa…].

Una tappa fondamentale nella lettura c’è stata nel 2012 quando mi hanno regalato l’ebook.  [Wow… tutto l’ebook?].

Per me una delle invenzioni migliori degli ultimi anni [Nota di Avvo: ultimi anni? Una invenzione del 1971? Beh dai, sono daccordo, è tra le migliori, ma prima metterei almeno la lavastoviglie e il lettore cd!]. E’ vero, mi piaceva girare per le librerie e un po’ mi manca, ma con un clik, anche a tarda notte, puoi acquistare il libro che ti va di leggere, questa comodità non ha prezzo.

Non ho altro da aggiungere! [E MENO MALE!]

Kavvingrinus – Intempestivo Viandante

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Amici, eccoci giunti alla seconda puntata di Kavvingrinus (rubrica congiunta con Ysingrinus e Kalosf), con la storia di Intempestivo Viandante.


Le mie letture di bambina che ricordo con più piacere sono di due categorie: una era quella che oggi si definirebbe “chick-lit” e che all’epoca per fortuna non aveva etichette, anche se effettivamente si trattava di libri che leggevano di solito le ragazze: Piccole Donne per intenderci, o Pollyanna, o Pippi Calzelunghe. Tutti libri che ho amato tantissimo e forse, a ripensarci, per motivi non così diversi, perché nonostante le apparenze, erano tutte storie per lettrici, forse, ma storie di ragazze comunque non convenzionali. Jo March era un vero maschiaccio e una scrittrice, decisa a scegliersi un marito per conto suo (vero che all’epoca l’aver rifiutato Laurie non glielo avevo perdonato facilmente, ma più tardi ho capito…), solo dopo aver raggiunto l’indipendenza economica. Pollyanna, pur essendo una bambina molto “bambina”, aveva quella bella caratteristica, che è stata molto ridicolizzata se non vista come una patologia (la “sindrome di Pollyanna”, ossia il vedere la realtà in modo esageratamente positivo, peccando di eccessivo ottimismo). In realtà, il gioco della felicità è stato per me, all’epoca, un grandissimo aiuto per affrontare situazioni difficili. Per come la vedo io, non si trattava di vedere tutto rosa, ma di non perdere di vista gli aspetti positivi che possono esserci anche nei momenti più duri: questo permette di affrontare le difficoltà con il sorriso o se non altro con più forza e un atteggiamento più positivo, che non mi sembra poco. E poi c’è Pippi, la mia Pippi, la ragazzina più coraggiosa, forte, allegra e libera del mondo, quella che viveva da sola con un cavallo e una scimmia a Villa Villacolle, con un padre “re dei negri” (che un giorno qualcuno si è inventato anche una accusa di razzismo contro Astrid Lindgren, ma via… nessuno avrebbe potuto leggere Pippi e diventare razzista, secondo me), sempre in viaggio, che ogni tanto la veniva a prendere, la portava in qualche avventura, le lasciava un po’ di monete d’oro e via, ripartiva.

La seconda categoria di libri per “giovani adulti”, come si dice adesso, era ancora più avventurosa, e decisamente più unisex. Mi vengono subito in mente Tom Sawyer e Huckleberry Finn (ah, quanto meno ricca sarebbe stata la mia infanzia, senza Tom e Huck! E anche Un Americano alla Corte di Re Artù e i Racconti sul Fiume, la quintessenza dell’ironia), ma anche L’isola del Tesoro, Robin Hood, I Tre Moschettieri, Il Richiamo della Foresta (quanto amore, per quel libro!), Peter Pan (adorato), Alice nel Paese delle Meraviglie (che però ho apprezzato di più “da grande”, in versione integrale e in inglese), Pinocchio, Gian Burrasca, e poi vabbè, tutto Salgari e un altro degli amori letterari della mia vita, Cosimo Piovasco di Rondò, il Barone Rampante, che mi ha iniziato a un idillio con Calvino che dura ancora oggi. E non parliamo poi del grandissimo Rodari, di Giovannino Perdigiorno, del Professor Grammaticus e del filobus numero 75, che “in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.. E la Collina dei conigli di Adams, anche, la splendida odissea di un gruppetto di conigli che sfuggono a una morte terribile, guidati da un giovane sognatore un po’ profeta e dal suo fratello più saggio, tra pericoli, amori, insolite amicizie e bellissime storie “mitologiche” raccontate dal narratore del gruppo per dare forza ai compagni e dimenticare la paura del buio e dei nemici…
Insomma, ragazzini scapestrati, pirati, ladri gentiluomini, filobus imbizzarriti, conigli profughi, nobili che trascorrevano la vita sugli alberi, partecipando alla vita del mondo, dentro e fuori allo stesso tempo, un po’ come gli scrittori e gli artisti, tutti accomunati da una cosa che mi porto dietro e per cui non li ringrazierò mai abbastanza: la ricerca della libertà, libertà della mente, del pensiero e della fantasia prima di tutto, perché senza quella non si va oltre.

Venendo a tempi più recenti, qui posso anche essere più breve, perché si sa che sono le cose dell’infanzia e della prima giovinezza quelle che restano incise nel cuore per tutta la vita ☺

Mi sono presa a un certo punto una sbandata per un giallista americano a sua volta innamorato dei gialli all’inglese: John Dickson Carr (che scriveva anche sotto lo pseudonimo di Carter Dickson), uno che disseminava i suoi libri di indizi falsi e veri, uno dei pochissimi che riuscivano davvero a sorprendermi quasi sempre con la soluzione, e un genio dei “delitti della camera chiusa”, non so quanti metodi ingegnosi abbia elucubrato per consentire ai “suoi” assassini di uccidere e poi allontanarsi indisturbati da un luogo perfettamente sigillato, camminare sulla neve senza lasciare tracce, ecc.

Poi abbiamo Shakespeare, naturalmente. Chiunque fosse si è piazzato nel cuore e nella testa di ciascuno di noi e lì è rimasto e c’è ancora, e ci legge come un libro aperto.

Il mio amatissimo Oscar (Wilde), genio e sregolatezza, eccentrico e sensibile, provocatorio e appassionato, dotato di un’eleganza, una ricchezza di stile tali da fare della sua lingua un continuo fuoco d’artificio, una scrittura di bellezza quasi ineguagliabile secondo me.

Poi c’è la Yourcenar, con le sue Memorie di Adriano, di cui ho parlato nel blog, che tratta tutti i temi che hanno a che fare con l’umano, e con tale profondità di pensiero da lasciare senza fiato.

E ancora libri per ragazzi, vecchia passione mai estinta. La Storia Infinita e tutta la saga di Harry Potter sono tra i libri più belli che abbia letto. Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu… beh, credo di non aver mai riso tanto su un libro in vita mia, in autobus, da sola, in mezzo alla gente, ovunque e comunque… di un tedesco, poi, chi l’avrebbe immaginato… 😀

Aggiungo, tra i miei preferiti, Amado, Chatwin e Sepulveda. Confesso che ho vissuto di Neruda è una delle cose più straordinarie che possa capitarvi di leggere. Concludo con un romanzo contemporaneo, La vera storia del pirata Long John Silver di Biörn Larsson è strepitosa, una vera gemma, l’ho amata dalla prima parola all’ultima.


 

Le letture di bambina di Intempestivo mi paiono tutto… tranne letture da bambina. La grandissima para…colpi ha avuto l’accortezza di dire che Piccole Donne lo “leggevano di solito” le ragazze. Avesse detto un libro per ragazze tout court, le avrei versato olio al peperoncino nel flaconcino del liquido per le lentine…

Quel testo tratteggiava, tra i tanti, un personaggio (la Jo March che ha ben descritto Intempestivo) che era poco meno di un alieno per un Paese in pieno puritanesimo dove, ancora cent’anni più tardi, si vendevano barattoli di pelati con disegnata la casalinga di Voghera.

Quanto a Pippi Calzelunghe ho adorato anche io questo cartoon… ops, ma è un libro? O forse sono molti libri? La versione femminile di Huckleberry, per quella vena di matta maturità di fondo che contraddistingue sempre i “diversi” in letteratura (come nella vita; ve la immaginate Intempestivo a 8 anni? Secondo me rimproverava la maestra di continuo…).

La solita para…colpi, di Tom Sawyer e Huckleberry Finn ha detto che sono letture per “giovani adulti“; non avesse aggiunto “adulti”, le avrei versato della vodka mista a sputo nel serbatoio della Nescafè. C’era un tipo, un ubriacone, si chiamava Ernestino, di cognome Hemingway, che in Verdi Colline d’Africa se ne uscì con una frasetta che bisognerebbe sempre ricordare: “Tutta la letteratura moderna statunitense viene da un libro di Mark Twain, Huckleberry Finn. (…) Tutti gli scritti Americani derivano da quello. Non c’era niente prima”.

Lo stesso dicasi de I Tre Moschettieri, in tutta la loro saga che allunga le sue propaggini ne Il Visconte di Bragelonne e in Vent’anni dopo. Dumas padre era un maestro insuperabile, come forse solo i francesi sanno essere, dell’uncinetto di parole con cui adornare centinaia di pagine che, senza quei ricami, potrebbero sembrare vuoti come il nulla (Proust, tanto per dire, o Stenhdal, a me son sempre sembrati in ciò tremendamente simili). Prima di classificare I Tre Moschettieri come libro per ragazzi bisognerebbe ricordare che lo stesso autore ha scritto Il Conte di Montecristo, che onestamente andrebbe vietato ai minori. 

Guardando poi in rapida successione un po’ tutti i titoli (di cui, quelli che non nomino, sono per lo più a me sconosciuti), compreso l’ultimo su cui si sofferma Intempestivo (meritevolmente!), ovvero Il Barone Rampante, mi pare di scorgere come in uno specchio il riflesso di una donna, blogger, mamma e scrittrice, che è anticonvenzionale, ribelle, indipendente, eppure con le radici fisse in un saldo terreno, che ha evidenti tratti dell’ossessione compulsiva nel suo perseguire un folle progetto di tenere 6 rubriche a settimana, insomma una che vive sugli alberi come il Barone e ci guarda un poco dall’alto!

Riscopro sui suoi scaffali un nome che avevo quasi dimenticato, Rodari, un vero genio, di cui la citazione sul Filobus è una gemma autentica.

Mi manca (tra gli altri) la Collina dei Conigli e l’accalorata descrizione letta mi fa venir voglia di comprarlo immediatamente. 

Il meta-romanzo di Carr / Dickson è per me un esempio che voglio seguire per il mio nuovo lavoro, ne parlavo con Ysingrinus tempo fa che, a sua volta, mi ha consigliato Manuale di Investigazione. Perché scrivere non è tutto, nei romanzi, giocare coi lettori è un piacere sottilissimo. 

Fossi stata in Intempestivo mi sarei fermata su Shakespeare e Wilde, strepitosi e immortali, e Yourcenar, ma lei ha voluto ancora citare la sega (sì, no, no, non ho sbagliato, perché se conoscete Intempestivo sapete che si fa proprio le pippe su certe opere e attori, anzi attore, com’è che non c’è RW?) di Harry Potter: tra i libri meno interessanti che non ho letto e che MAI leggerò! 

Confesso che ho letto tutto d’un fiato questa splendida storia.

E Neruda rimette a posto tutto.

Tutto.

Kavvingrinus – Fulvialuna1

unnamedPubblico con emozione, con gli amici Ysingrinus e Kalosf, la prima “uscita” della nostra rubrica congiunta Kavvingrinus: Fulvialuna1.

Abbiamo già ricevuto moltissime storie di lettori, forza, unitevi anche voi!

I miei commenti sono tra parentesi quadra e in grassetto: enjoy!


 

Nel grembo di mia madre già leggevo, perché lei leggeva i romanzi di Liala, molto di moda nel dopoguerra [Fulvia, mi avevi detto di avere qualche anno in più di me, ma addirittura che risali al 1918 come la mia Leica… però…].

Il giorno del parto nella sua valigia da gestante ne mise due [Vedi che se ci fosse stato il Kindle ne avrebbe messi cento e letto nessuno…].

Mio padre mi ha sempre comprato libri dedicati ai bambini, poi da ragazza, ne ho tanti e li conservo gelosamente.

Mio nonno mi ha sempre regalato libri di autori importanti [E che culo scusa eh! A me regalano tutti cravatte e maglioni infeltriti…].

Ma mi sono state lette anche tante fiabe prima del sonno, nei lunghi pomeriggi invernali quando la tele era solo un’illusione [Del resto nel 1918…].

Un mattino d’autunno mia madre mi stava accompagnando a scuola, facevo la quinta elementare, passando davanti l’edicola viene attratta dalla copertina di un libro , collana economica: Cent’anni di solitudine di Marquez, da lì non si è fermata più e io dietro a lei [Non si è fermata? Ma quindi hai saltato tutta la scuola?].

Nella mia libreria trovi Anaïs Nin [OTTIMO!], Corrado Alvaro [Pierino?], Castellaneta, Dacia Maraini, Wiesel [Famosissimo! Chi non conosce Win Wiesel, quel bell’attore di Fast & Furious? Non sapevo facesse anche libri], Freud, Coelho, Uhlman, Steinbeck, Kafka, Blixen, Sepulveda e Luce d’Eramo [e stikakki!]. Trovi la Fallaci, Proust, Isabel Allende [Non ho capito questo razzismo, tutti citati per cognome, la Allende che è, la figlia della gallina bianca? Tzè 😀]… Ma trovi anche la storia dell’antico Egitto, le biografie di uomini potenti di tutto il mondo [Non mi avevi detto di aver comprato la mia biografia…], libri che parlano di mafia, di moda, il libro delle cartoline erotiche di epoche passate, i miti, le leggende e centinaia di ritagli ricavati da giornali, da libri ripescati e rovinati. Ci trovi gli scrittori “giovani”: Ferrari Di Celle, Marcacci (che adoro), Massimo della Penna [NO FERMI TUTTI! CIOE’ PARLIAMONE… questo signor nessuno è nella tua libreria accanto a Freud e Fallaci ecc. ecc.? Aspetta adesso svengo e rinvengo e continuo a commentare…].

E ci trovi i due libri che non smetterò mai di leggere, Le braci di Sándor Márai e le Confessioni di Sant’Agostino [Ci credo che non smetterai mai di leggerle, ora che uno capisce Sant’Agostino…].

Lo so ho scritto tanto, ma una cosa  la voglio dire, tutti i libri che conservo hanno graffiato la mia anima lasciando una cicatrice forte. Questo è il libro per me: un’incisione per sempre, e non vedo l’ora di poter realizzare una libreria grandissima dove poter riporre tutti i libri che per il momento sono costretta a prendere in biblioteca e a malincuore riconsegnare.


Tutta la mia immensa stima per Fulvia, una storia assolutamente affascinante, pregna di sapori anche un pochino persi, come l’odore della biblioteca, un rito – il prestito librario – che spero non si estingua, benché mi pare vi siano poche speranze in tal senso. Una vastità di interessi in cui mi ritrovo in pieno, che spazia dall’anticonformismo spinto di Anaïs Nin (che si calava di LSD a fini di studio… sì, come no…), alla natura imperiosa della Blixen, dalla psicologia di Freud, alla “neurologia” di Kafka, dalla ricerca sociale di Steinbeck all’impegno sociale (come la si voglia pensare su alcune parti “aguzze” del suo pensiero) della Fallaci, per non parlare di quel GENIO incompreso di Massimo della Penna (eheh). Insomma, ragazzi miei, Kalosf (cui questa storia è dedicata) parte assolutamente alla grande!

Chi sarà il prossimo?

Torneremo Venerdì prossimo e allora saprete!

Kavvingrinus!

librikalosf

Qualche tempo fa Avvocatolo ha scritto ciò che ha letto.

Ha provato a ricordare tutti i libri che gli fossero passati tra le mani,
spinto dalla curiosità per un’iniziativa cui ha provato ad aderire, con
scarso successo per incompatibilità caratteriali con il promotore (sappiamo
tutti che carattere balzano abbia)1.

Dopo ampia chiacchierata con Ysingrinus e Kalosf è sbocciata l’idea che
riteniamo giusto proporvi.

Mandateci le vostre storie di lettori non dei nostri blog2, ma lettori
di romanzi, racconti, saggi, fumetti, qualsiasi documento, comprese le
istruzioni Ikea3.

Non c’è bisogno di elencare proprio tutto ciò che si è letto, basta solo
esprimere la propria storia di lettore, citando le tappe fondamentali, o
anche un solo libro se ritenete che vi rispecchi. Importante per noi è
l’importanza per voi, insomma4!

Ogni storia di lettore ricevuta sarà commentata da Kavvingrinus, ovvero il
comitato direttivo composto da Ysingrinus, Kalosf e Avvocatolo.

Non ci saranno voti né classifiche, solo commenti a margine della vostra
storia; ognuno di noi tre commenta secondo il suo stile5.

Tra noi tre, colui che potrà vantare di avere lettori con le migliori
storie di lettori alla fine della rubrica, sarà proclamato vincitore e
chiederà ai due perdenti se intendono pagare penitenza, o CHIUDERE IL
PROPRIO BLOG6.

La penitenza sarà il massimo della pena, per cui non è scontato che i
nostri tre blog sopravvivano a questa prova7.

A decidere l’esito sarà Kavvingrinus.

Dunque preparate le penne e scrivete a uno di noi tre (libera scelta) cosa
avete letto nella vostra vita, quando, come, perché, in una lettera che non
ha limiti di dimensioni ma che suggeriamo conteniate al di sotto delle
1.000 parole8.

Le email sono:
Ysingrinus: ea.guerrieri@gmail.com
Kalosf : kalosf@virgilio.it
Avvocatolo: maximiliano.dellapenna@gmail.com

Seguiranno altre informazioni sulla data di partenza.

Vi aspettiamo!

Ysingrinus

Kalosf

Avvocatolo


  1. Avvocatolo. Ovviamente. 
  2. Per carità! 
  3. O etichette di shampoo. Ovviamente non Avvocatolo. 
  4. Ovviamente. 
  5. Chi poeticamente, chi divertentemente, chi demagogicamente9
  6. Per molti lettori la penitenza sarebbe la non chiusura di un blog. 
  7. Deo Gratias! 
  8. Solo i matti ed i maniaci leggono piú di 1.000 parole. Non
    dipingeteci cosí brutti, per favore! 
  9. Io ovviamente sono quello del «demagogicamente»10
  10. Io sono io, ovviamente.