Sono un libero professionista

Sono un professionista.

Libero.

Ho detto due cazzate in due frasi.

Ora ho detto tre cazzate in tre frasi…  visto che “Libero”, infatti, è una parola, mica una frase.

Ricominciamo.

Sarei un libero professionista.

Perché il mestiere di avvocato è di interpretare la legge (non di farla, né comprarla).

Chi lo dice questo?

La legge…

Sono professionista perché esercito pro-fesso, lo confesso.

Se non sei fesso, evidentemente, non hai bisogno di un avvocato (soprattutto d’affari).

Sarei pure libero (che bella parola, pare un provider di e-mail).

Libero di andarmene quando vogliono loro.

Negli studi blasonati non esiste mica contratto, questo dovreste già saperlo. Al massimo esiste un contratto firmato in cui dichiari di non aver mai firmato un contratto.

I precari – al confronto nostro – sembrano sicuri come una banca italiana (quindi mica tanto).

Ogni mese mandi la tua fattura, e quando non servi più, la fattura non la mandi più.

Lasciatemi dire che io sono il migliore avvocato degli ultimi 150 milioni di anni.

Tutti gli avvocati d’affari sono convinti di esserlo, certo, ma io ho ragione, loro no (lo sapete già, no?).

Perché sono il migliore? Gli avvocati, a differenza mia, che sono sí, avvocato, ma il migliore, divagano sempre, mentre io no, a differenza di loro, che divagano sempre, e sono ripetitivi tanto, ripetono sempre, sempre, sempre, mentre io no, no, no, a differenza loro che ripetono sempre le stesse cose, mentre io no, a differenza loro, che divagano a differenza mia, che io no, a differenza loro, che sono ripetitivi e divaganti.

Ve l’ho raccontata quella sul nano puttaniere eletto a capo di un governo per 18 anni ma che cadde per volontà di una culona inchiavabile?

Del resto il mio é un mestiere relativamente semplice, se sei un po’ pantegana coi clienti, squalo coi concorrenti, scimmia nelle relazioni sociali, serpente verso i sottoposti e gatto verso i superiori.

In pratica devi essere un po’ zoo (e un po’ zoccola).

Fondamentalmente, c’è da capire che non gliene frega un cazzo a nessuno, di niente.

Di niente é un rafforzativo di cazzo, si intende.

E come potrebbe essere diverso?

I clienti pagano con soldi di altri per avere assistenza su transazioni che – se vanno bene – andranno a impinguare, impinguire, impinguettare, insomma a gonfiare le tasche di altri (i soci) e – se vanno male – peggio per gli altri (o credete che gli amministratori delle banche stiano guadagnando meno ultimamente?).

Anche al tuo boss non importa granché quello che fai, purché ci impieghi un tempo schizofrenico a farlo.

Il tempo dell’avvocato, infatti, vive una dissociazione interiore che Freud, Jung e Sacks insieme ci devono fare una pippa a doppia mano carpiata.

Il tempo che impieghi in qualsiasi attività deve essere pochissimo in rerum natura (“ce la fai a rivedere quelle duemila pagine entro ieri?”), ma tantissimo in rerum parcella (“solo 24 ore hai segnato per duemila pagine?”).

Ma non sono qui per lamentarmi del lavoro che mi permette di permettermi (eh, che finesse?) ció che mi posso permettere (sono o non sono il migliore?) e che tanti no (dovrei aggiungere “non si possono permettere”, ma temo che sarei ripetitivo e questo….non posso permettermelo, se….permettete).

Al contrario.

Sono qui per spezzare una lancia (Vin) a favore dell’avvocatura, soprattutto quella esercitata dai migliori avvocati tra i quali, giova ribadirlo, io sono il migliores inter cogliones.

In primo luogo, noi avvocati sosteniamo finanziariamente la RIM (altrimenti sarebbe già RIP).

Chi altro è tanto grullo da comprare un blackberry, se non un avvocato?

Poi, vediamo, altre nostre qualità… ehm… , basta dirne una a caso… ehm…

Va bene, partiamo dai difetti.

Siamo ossessivo-compulsivo negli acquisti, con lievi affioramenti in superficie di rompicoglionismo.

Se un avvocato deve acquistare un’agendina di carta, non si limita a chiedere “un’agenda”, ma raccoglie opinioni, compara le tecniche di produzione, il potere assorbente, il rapporto prezzo/numero di pagine, i rapporti di Legambiente, inserisce tutti i dati in un mega foglio excel di 1 pagina (120 in fase di stampa), QUINDI si presenta in cartolibreria e si limita a chiedere “un’agendina”, come a dire un’agenda la-qualunque, per poi avventarsi sul povero malcapitato commesso con domande tipo:

“Qual è il peso specifico gr/m2?”
“La carta proviene da foreste responsabili o irresponsabili?”
“E’ possibile avere fattura?”, richiesta puntualmente esternata dopo l’emissione dello scontrino nonostante gli avvisi vicino la cassa.

Il mio può apparire un pregiudizio.

Dovremmo però finirla di avere pregiudizi sui pregiudizi.

Prendete una mamma che vede il suo bambino appena nato, un autentico sconosciuto, anzi il paradigma degli sconosciuti, non essendo né conosciuto né conoscibile prima di nascere, eppure da subito la mamma lo guarda e pensa “Quanto è dolce”, “Quanto è tenero”.

Poi ti guardi intorno e ti accorgi che – tranne te- il 99% degli ex-bebè (siamo tutti ex-bebè) sono acidi, brutti come la fame, duri come il diamante anche se non brillano affatto ma puzzano, ebbene, a quel punto ti chiedi – è fatale – che fine hanno fatto tutti quei bebè che sembravano tanto dolci, carini e teneri.

Tutti pregiudizi sbagliati, dunque, e se si sbaglia la mamma sul conto del figlio figuriamoci gli altri.

Eppure nessuno si è mai sognato di dire ad una mamma “Non avere pregiudizi sul tuo bebè perché probabilmente sarà un autentico stronzo”.

Quindi smettiamola di avere pregiudizi sugli avvocati.

Non sono tutti stronzi.

Ci sono io che sono l’unica eccezione alla regola, ecco.

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