Io non sto proprio tutto a posto

Stamattina non trovavo il mio blackberry.

Ho quindi utilizzato un collaudato metodo di ricerca cellularitica: la chiamata a vuoto.

Ho composto il mio numero di blackberry utilizzando il cellulare personale, rizzando le antenne, non quelle del telefono (che non ne ha più dai tempi dello startac e se ti stai chiedendo cosa sia uno startac sei minorenne e qui non ci puoi stare), intendo le mie antenne, insomma rizzando le orecchie telescopiche per scoprire dove fosse mai finito il mio cellulare d’ufficio, pronto a sentirne lo squillo, anzi l’urlo del Rock del Capitano Uncino.

Prima che partisse la chiamata, ho individuato il blackberry adagiato tra le pieghe del lenzuolo.

Ho quindi chiuso la chiamata, e ho ripreso possesso del blackberry.

Dopo pochi secondi mi arriva una chiamata, da un numero che mi dice qualcosa ma che non riesco ad individuare.

Rispondo: “Pronto”

Dall’altro lato sento lontano, eco metallica: “Pronto”

Il cassico call center, già lo so.

Ed io: “Mi senti? Pronto?”

E Eco Metallica: “Mi senti? Pronto”

Ed io: “Io ti sento, e tu?”

E Eco Metallica: “Io ti sento, e tu?”.

E io: “Ma chi cazzo sei?”

E Eco Metallica: “Ma chi cazzo sei?”

E io: “Ma chi cazzo sei tu?”

E Eco Metallica: “Ma chi cazzo sei tu?”

E io: “Ma hai chiamato tu cazzone!”

E Eco Metallica: “Ma hai chiamato tu cazzone!”.

Credo di essere una delle poche persone al mondo che può dire, a buon titolo, di essere stato al telefono con sè stesso e di averci pure parlato per un po’ fino a stizzirsene, prima di rendersene conto.

La chiamata dal cellulare personale non l’avevo interrotta, e quindi il numero che mi pareva di aver visto era il mio (non so voi, ma io i miei numeri non me li ricordo mai), quindi stavo parlando con me o meglio con una strana eco di me.

Dopo la barba (dopobarba) poi, ho ri-perso il cellulare.

Ho un lenzuolo che inghiotte tutto: cellulari, penne, telecomandi, è davvero incredibile la quantità di oggetti che svaniscono temporaneamente tra le sue pieghe. E alla fine l’unico vero metodo collaudato per il rinvenimento di oggetti smarriti nelle sue pieghe è la “sventolata a vuoto”.

Di solito, infatti, prendo due lembi del lenzuolo, e scuoto viulentemente come se volessi dargli una sonora spolverata.

Al ché gli oggetti infilati nelle pieghe cadono a terra, e quindi dal “crack” riesco a capire dove sono caduti e insomma li ritrovo anche se non sempre, poi, li ritrovo vivi.

Siccome volevo evitare l’ennesimo volo al mio blackberry, anziché optare per la “sventolata a vuoto” ho optato per la “chiamata a vuoto”, che del resto prima della barba (prebarba) aveva funzionato bene.

Chiamo, ed è occupato!

Ma com’è possibile?

Che mi abbian ciulato il blackberry?

No, l’ho visto pochi minuti fa, ce n’est pas possible.

Richiamo, e ritrovo occupato.

Mi innervosisco, richiamo per l’ennesima volta, niente, occupato.

Ci ho messo un po’ a capire che stavo cercando di chiamare sul mio blackberry…dal mio blackberry.

Insomma io andrei ricoverato, secondo me.

Perché mai dici così? 😇
Ha ragione, questo qui è svaporato sulle ali del vento d’Africa. 😈
Oh il nostro caro padroncino vola sulle ali del vento? 😇
No, è sciroccato. 😈
Brutto cattivone. 😇
Senti Cenerentola ingroppati 7 nani. 😈
Uh che bello adoro quando giochiamo e mi fanno salire sulla groppa. 😇
Beccati questo cretino di un angelo 👊.
👿

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