Io misstresso – 2ndo me

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Sono arrivato trafelato dal rettore della facoltà di Straminchiopoli il quale, dopo avermi illustrato il progetto, mi ha spiegato che avrei avuto bisogno di un ex studente che mi aiutasse nella redazione delle clausole più tecniche.

E quindi ha pigiato il bottone dell’interfono, dicendo qualcosa alla sua segretaria.

Si è spalancata la porta alle mie spalle e il rettore:

Avvo, ti presento Miss Stresso“.

Il gelo.

Mi giro e vedo Miss-Tresso che avanza massaggiandosi la testa.

Un perfido sorrisetto le si allarga sul volto.

Finite le presentazioni, mentre scendiamo le scale lei mi volge la schiena ma non mi rivolge la parola.

Io le corro dietro, e le dico:

“Mi stai facendo correre col ginocchio così, PENTITI”.

E scoppia a ridere.

I sussulti ridanciani dopo un po’ cominciano a diventare rantoli di dolore, si massaggia lo sterno.

Io sulla difensiva:

“Non cominciare a fare la commediante, la capata era in alto, non ti ho toccato lo sterno”.

“Mah no, devo andare in bagno, senti mi accompagni un attimo a casa? I bagni dell’università sono indecenti”.

Ah-ah, stesa! Che scusa banale, tanto valeva dirmi che voleva mostrarmi le sue farfalle.

Facendo il finto tonto autOntico, acconsento con finta pacatezza, mentre gli ormoni sugli spalti del mio apparato cardiocircolatorio intonavano cori da stadio e sventolavano le loro sciarpe da ultrà navigati.

Arriviamo a casa sua, lei mi fa accomodare nella sua stanza da letto.

Ah-aaah, vuoi che ti aspetti mentre ti prepari in bagno eh? Autoreggenti!, mi suggeriscono gli ultrà sugli spalti.

Mentre lei apre la porta del bagno, io entro nella sua camera e, non appena sento la serratura scattare, spengo la luce e mi spoglio in un lampo, mutanda ancora nei pantaloni, canotta ancora nella camicia.

Mi precipito sul letto, mi stendo su un fianco, tenendomi la testa alzata con una mano, puntellandomi con un gomito, sembro il Mayo Desnudo.

Nell’attesa dell’inevitabile follia, odo un barrito animalesco.

Seguito da un rumore che non riesco a decifrare.

Avrà le reggenti con il velcro?

Dopo i primi rumori di “velcro”, sento dei “plof”.

Comincia a mettersi male.

Ma allora veramente doveva andare alla toilette (sia detto per inciso, io i francesi non li capisco. Il profumo lo chiamano eau de toilette, che tradotto suona acqua di cesso, bah).

Appena sento “srot srot srot”, capisco che ho i secondi contati per rivestirmi.

Già vedo i titoli a caratteri cubitali (per gli ignoranti come Brum specifico che i caratteri cubitali prendono il nome dal cubismo di Picasso essendo, come le pennellate nei suoi quadri, messi un po’ a casso) dico vedo nella mia mente un titolo a caratteri cubutali nella newsletter di studio: “avvocatolo radiato(lo) dall’album degli avvocani per tentato stupro di un frigorifero con la faccia di tricheco rispondenre al nome sinuoso quanto ingannevole di Miss3sso”

Mi infilo i boxer (scrooosh), il pantalone (scrooosh di rubinetto), mi abbottono la camicia (clank clank, serratura), mi infilo le scarpe che stentano ad entrare, pagherei per avere il mio calzascarpe ora, mi rimetto la giacca.

Entra Miss Tresso e io sono vestito di tutto punto, seduto sul letto con le gambe incrociate, fischietto pure giusto per dare un’impressione di normalità.

Lei accende la luce, mi guarda fa:

“‘azzo ci fai al buio, con i pantaloni al contrario e le mie winx ai piedi?”