Io e Mi-Sstresso

Una delle multinazionali nostre clienti intende sponsorizzare un importante progetto di ricerca bio-ingegneristica dell’Università di Straminchiopoli.

Ho chiesto subito alla segretaria di prenotarmi un volo per Straminchiopoli.

Lei ha di rimando, immanentemente, accampato motivi pretestuosi per non adempiere i suoi doveri.

“Avvocatolo ma non c’è un aeroporto a Straminchiopoli”

“E lei come lo sa?”

“Ma….ma non c’è!”

“Ha controllato?”

“Ma…non ho mai sentito di un aeroporto a Straminchiopoli”

“Lei ha mai sentito parlare dell’interazione nucleare debole?”

“Ma che c’entra?”

“Ne ha mai sentito parlare?”

“No, mai”

“Ecco, eppure esiste, è una delle quattro forze fondamentali dell’Universo. Quindi si dia da fare e mi trovi un aereo per Straminchiopoli, e se l’aeroporto non c’è, lo faccia costruire”.

Come sospettavo, la perdigiorno pusillanime non ha trovato né costruito l’aeroporto che mi serviva, nonostante le mie precise istruzioni.

Atterrato a Bari, prendo un taxi e finalmente giungo in quel di Straminchiopoli mille km e baracche e venditori di angurie dopo, in giro neppure uno straminchiotto.

Nell’atrio dell’università, un ex-covento del 500 diventato ex in seguito alla rivolta delle cape di pezza (in alcuni paesi le chiamano suore) scioperanti contro l’ammissione di MissTresso alla università. Pare che il diavolo in persona, anzi in demonio, una sera incontrò MissTresso e si sentì in dovere di strapparsi a morsi le corna e la coda e consegnò tutto a MissTresso dicendole “sei il mio capo…la capa mia sotto i pied tuoj”.

Dicevo chi ti vado a vedere seduta sui gradini di questo splendido chiostro del 500?

MissTresso!

Che si chiama così perché sa solo 3 cose in tutto e le ostenta sempre (da cui signorina tre so, miss 3 sò, già sai!).

Aaaaaaaaaaaaaahhhhh l’infingarda, che impugna saldamente un panino da scaricatore di porto, e una coca-light la cui leggerezza calorica faceva a pugni con il rivolo di maionese che tracimava lungo il confine di carta stagnola mezzo mangiucchiato.

Però, in foto sembrava avere meno minne e più fianchi…

Quatto quatto mi calco il berretto da baseball sulla capoccia, e provo a passare inosservato ma quando sono ormai a pochi passi, sgrana gli occhi, lascia la bocca aperta per metà (l’altra metà essendo occupata da un pezzo di wrustel con annessi crauti) e mi fissa.

Un crauto inc(r)auto le scivola via dalle labbra, lei con un guizzo della lingua degno di un camaleonte lo afferra al volo e lo ingurgita senza masticare.

In realtà è davvero bella, penso, molto più che in quella foto sul blog.

Ma forse è l’effetto degli psicofarmaci, non lo so.

Improvvisa, scatta in alto come un pupazzo a molla, mi interdice la strada per le scale, mi viene incontro, mi afferra il berretto e me lo cala fin sulla punta del naso, parecchi metri sotto gli occhi.

BINGO! Avvocatolo! Si tuuuuuuu mascalzoneeeeeeee, si tuuuuu, arrò staaaaaaaaaaaaavvi? nèèèèèèèè scurnacchiatttttttto, non dovevamo vederci? PENTITI!”

Non smetteva di strepitare e starnazzare.

Stavamo cominciando a dare nell’occhio (e anche nelle orecchie, se è per questo).

Appanicato, ho fatto ricorso ad un’antica tecnica di immobilizzazione ninja che, dalle mie parti, si chiama “‘na capata ‘mmocca“.

I suoi occhi sono diventati vitrei, il suo sopracciglio sinistro si è alzato di 20cm, un grande punto interrogativo organico, ed è stramazzata al suolo, anzi alle scale.

Ho provato a sfilarle di mano il panino o meglio quel che restava di esso, ma neppure da svenuta ha mollato la presa, il suo subconscio stringeva quel panino come fosse l’ultimo sulla terra.

Ho proseguito placido per la mia strada.

TO BE CONTINUED ON NEXT VENERDI’ – STAY TUNED