Un imbarcadero di nome Mike

Taxy Londra e NY

(Foto personali)

Recentemente sono atterrato a Londra…oddio, atterrare a Londra è un concetto elastico, essendoci aeroporti di Londra che si trovano anche fuori dal Regno Unito (di recente ne hanno aperto uno anche su Urano).

Anche in Italia, in verità, senti dire “vado a Milano“ e poi sul suo biglietto c’è scritto “BGY”, che non è proprio Milano ma Bergamo, anzi neppure Bergamo ma Orio al Serio.

E’ lo stesso concetto che usano i miei parenti quando dicono di venire “dalle mie parti”, ovvero Milano, comuni limitrofi, pianura padana, Piemonte e comunque ogni altro posto d’Italia (o anche di Francia, tipo la Corsica) che sia più a nord di Firenze (si, va bene, la Corsica forse non è sempre più a nord di Firenze, ma Bergamo non è Milano, e allora?).

Comunque.

Dopo un viaggio di circa due ore dall’aeroporto di Stansted a Victoria Station, sono andato direttamente, in taxi, in un delizioso loft di amici, nel quartiere di Camden Town.

Per l’ennesima volta ho constatato quanto siano diversi i tassisti londinesi da quelli newyorkesi, pur essendo sostanzialmente lo stesso popolo (ok, ok, ciascuno vive in un continente differente, ma non stiamo a guardare il pelo nell’uomo).

Per tutto il tragitto, il tassinaro londinaro ha mantenuto un religioso silenzio nonostante i miei tentativi di attaccar bottone (attaccar bottone? sembravo intento a cucire l’intera nuova collezione autunno-inverno di Armani).

Non sembrava seduto ma imperniato all’auto, come se un voluminoso perno sbucasse dal sedile e andasse a imbullonarsi dentro di lui (da un’apertura facilmente intuibile) sorreggendone l’intera colonna vertebrale.

Sono sicuro che quel tassista quando scende dal suo taxi continua a camminare per strada nella stessa posizione in cui guida.

I tassisti newyorkesi, invece, sono soliti raccontarti la loro vita dal loro trasloco nella big apple fino al…tuo albergo, anche se c’hai il jet-lag e dormi con la capoccia appoggiata al finestrino.

Se vedete un bastone appuntito in un taxi a New York, sappiate che viene utilizzato non di certo per i selfie quanto per punzecchiare i clienti dormiglioni e obbligarli a sentire i loro racconti.

Si stravaccano sul sedile così tanto che le loro ginocchia finiscono nel cofano, tra l’albero motore e il radiatore (i loro jeans stracciati alle ginocchia, infatti, non sono un vezzo modaiolo ma una conseguenza dell’attrito con la cinghia di trasmissione).

Sono soliti allungare il braccio destro sul poggiatesta del sedile lato passeggero (operazione impossibile per un collega londinese, visto che a Londra si guida dal lato passeggero), mentre invitano con decisione gli altri automobilisti a tenere una guida prudente (hey, fuck you and your mom!, trad. fancul tu e ess mammete, o let’s go out dead you and your mom, trad. scì iccis tu ess mammete).

Mantengono saldo il volante con le ginocchia, mentre ogni due per tre voltano la testa a guardarti per osservare la tua reazione a qualche parte di racconto particolarmente significante (della serie eh? Hai visto, amico, che mi è successo? Eh? Da non crederci, eh?), mentre tu mentalmente gli urli “guarda la strada razza di imbecille”, solo che non sai come si traduce imbecille né tantomeno “razza di” in inglese e allora lo fulmini con gli occhi sbarrati in Carfagnesco, e cominci a chiederti se la foto sul tuo profilo e il tuo ultimo status di facebook possano andare bene per la lapide, ridi beffardo pensando che sarebbe bello, da morti, poter cambiare ogni tanto lo status e la foto e vedere come reagiscono quelli che vengono a portarti un fiore, chiedendoti insomma quanti metteranno un pollice su e quanti un pollice verso (a xxx piace/non piace questo elemento).

Insomma, per farla breve di recente mi sono ritrovato ad una festicciola londinese in questo loft in Camden Town.

Alla festa c’era una ragazza – che come me, amava i Simpson e i Cesarons – deliziosa con una camicia nera trasparente con balze (maledette balze che rendevano opaca la camicetta proprio lì nei due punti in cui c’era più bisogno di trasparenza), ciocche ribelli di capelli rosso-Milva, sorriso alla Julia Roberts, stesso numero di denti ma diciamo 20-30cm di apertura boccale in meno (restando pur sempre una delle bocche più larghe che abbia mai visto), gote di un bianco-Monte-Bianco, labbra rosso-lattina-di-coca-cola e occhi verde-barretta-di-uranio-radioattivo.

Mi sarei innamorato in soli 10 minuti, se lei non mi avesse stampato un sonoro bacio sulle labbra per presentarsi, facendomi quindi innamorare in molto meno (diciamo 30 secondi).

Strano popolo gli inglesi, strano davvero.

Del resto non c’è da aspettarsi nulla di diverso da un popolo che si ostina a guidare dal lato sbagliato, e i cui più illustri personaggi della storia sono stati un bandito semiselvaggio che girava con delle calze di lana che neppure mia nonna, e che non abitava mica a Marble Arch (bensì nella foresta di Sherwood), e un certo Jack che abitava a Whitechapel e il cui mestiere era ed è ben più noto del suo cognome.

Dopo il bacio, ci siamo lasciati alle spalle il clangore alticcio della festa, abbiamo fatto all’amore sotto il silenzio complice della pioggia nella foresta di Sherwood (certo ho dovuto mantenere una mano costantemente sulla tasca posteriore dei miei jeans per impedire a qualche Robin Hood di sfilarmi il portafogli), e poi dormito esausti, sudati, raffreddati, vestiti ed abbracciati, l’indomani ci ha svegliato un raggio di sole (coadiuvato dai clacson giù nella strada, diciamocelo), pic-nic sulle rive del Tamigi (quadro di Manet!), infine siamo andati a convivere, sposati ed eravamo lì lì per avere un figlio, quando mi sento bussare su una spalla.

Pensavo fosse Amore a bussare ed invece erano due spalle larghe quanto il Tamigi al cui centro galleggiava un imbarcadero che rispondeva al nome di Mike, che mi ha spinto da parte come un mouse ormai inutile sulla scrivania, e ha attraccato su mia moglie e si, insomma, ho dovuto alla fine divorziare dal mio sogno a occhi aperti.

Ho giurato vendetta sulla tomba di Romeo, e mi sono fiondato sulle ultime M&M’s disponibili.

Mi sarei dimenticato per sempre di lei se non mi fosse saltato in mente di scrivere questo post.

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