Il primo appuntamento

[Foto Personale]

NON E UN PAESE PER VECCHI

Tratto da un romanzo  realmente accaduto (il mio romanzo, casomai qualcuno ancora non lo sapesse avendo magari vissuto sull’Arca di Noè negli ultimi venti anni):


Non sono bravo con queste cose e non mi è mai andato di esser giudicato male.

Per questo ci tenevo sempre a precisare, a ognuna delle moltissime donne con cui finivo a letto:

«Non vorrei davvero tu pensassi che io vada in giro a scopare a vista».

E giù due colpi.

Al che la lei di turno, sempre durante il primo appuntamento e sempre durante l’amplesso: «Oh no, lo so che è diverso, è come se ci conoscessimo da sempre e non mi vergogno, non facciamo nulla di male in fondo».

E giù una pompa di quelle da podio.

Mi viene in mente un episodio.

C’era una ragazza che seguiva il mio blog.

Dopo due settimane di chat su Facebook ci scambiammo i numeri, giurandoci vicendevolmente che mai a nessuno avevamo inviato il nostro numero di telefono.

Sospetto che anche il suo, come il mio, sia ancora segnato sulle porte di molti bagni dell’Autogrill.

Dopo pochi giorni ci incontrammo, di sera, in un parcheggio.

Lei salì nella mia auto.

Aveva un vestitino che sussurrava scopami.

E io sono un tizio che sa ascoltare (l’uomo che sussurrava ai vestitini).

Impiegammo cinque minuti a rompere il ghiaccio e iniziare a limonare.

Lei si sporse verso me, anche se il volante le impediva di mettersi cavalcioni come avremmo voluto entrambi.

Iniziò allora ad armeggiare con la patta mentre scendeva con i baci dalla bocca al collo, al petto, giù a sud, quindi lo tirò fuori, lo impugnò delicatamente, si avvicinò, sentii il suo caldo fiato sul glande, allacciai le mani dietro la nuca, afferrando il poggiatesta, inarcai la schiena, facendola aderire al sedile, per andarle incontro, quindi lei si bloccò.

Mi parve di udire lo stridore di una puntina di giradischi saltata.

Strinse un filo più forte, si issò a fatica, e guardandomi dritto negli occhi con aria da cerbiatto ferito disse: «Giurami che non penserai male di me se adesso ti faccio un pompino alla prima uscita».

Scoppiai a ridere.

Non la prese bene.

Scese mentre il batacchio mi sbatteva sul volante per gli spasmi della risata. Tenete presente che io tengo il volante regolato sempre alla massima altezza (*).

La inseguii reggendomi i pantaloni slacciati.

Lei si rintanò nell’abitacolo della sua auto, serrò le portiere e ingranò la prima, mentre io allargavo le braccia in segno di resa e le braghe mi calavano sull’asfalto macchiato, pieno di gomme ciancicate.

L’ultima immagine di me che lei conserva credo sia quella del mio uccello che sfiora il suo specchietto.

*messaggio promozionale con finalità pubblicitaria, non somministrare a donne in stato interessante, tenere al di fuori della portata dei pompini, leggere attentamente le indicazioni stradali prima di prendere un palo.
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