Il Prete

Forse ho già accennato al Prete, così soprannominato per la smodata propensione ai brocardi latinensi, infilati ad ogni occasione utile e/o inutile.

Il “forse” è d’obbligo, visto lo stato di degrado della mia memoria. Molti di voi mi prendono in giro per essa.

Ma sbagliate. Dovreste ammirarmi e invidiare mia moglie.

Innanzitutto, può rompermi i maroni a minuti alterni, senza che io abbia mai a recriminare un’eccessiva ricorrenza di smaronamento.

Non vi dico quando cambia pettinatura!

Nei successivi trenta/quaranta giorni, ogni sera che torno, la guardo e dico “Wow! Un nuovo taglio? Bellissimo”.

L’altro giorno mi sono meravigliato per una voglia. Giuro che ero sincero nel chiederle quando le fosse spuntata.

“Da quando sono nata, forse anche prima…”.

Per non parlare del classico botta e risposta che hai / niente, vero mantra di ogni coppia che si dispetti.

Andiamo avanti dei giorni.

Che hai?

Niente.

Poi la guardo e come se fosse la prima volta che le vedo l’incazzatura tatuata agli angoli della bocca e  al centro delle sopracciglia, richiedo:

“Che hai?”.

“Ti ho detto niente” e sbatte  il bicchiere sul tavolo.

“E quando me l’hai detto?”.

Poi, vado d’accordissimo coi vecchi del paese, loro mi raccontano e narrano le storie due volte (criptocitiamo), e io le ascolto sempre con lo stesso ardore della prima volta, non mi annoio mai.

L’unico problema è che, siccome già l’uomo di media memoria dimentica la tavoletta alzata, io sono capace di dimenticarla chiusa. Prima.

Ma volevo parlavi della riunione di qualche giorno fa con il Prete. Volete sapere perché lo chiamiamo così? Boh.

Nulla sapevo dell’operazione per cui si ritrovavano in studio da noi dodici signori in giacca e cravatta, tutti con la loro cartellina trasparente in cui avranno avuto giusto la mail di convocazione (ma la tenevano come si fosse trattato di un dossier del KGB).

Magari qualcuno me ne aveva parlato, dell’operazione, ma sapete che c’è? Non godo di buona memoria. Dimentico quello che dico, spesso.

Dunque l’altro ieri vado in riunione con il Prete, un socio del mio studio che chiamiamo così per qualche motivo legato ai latini, ma non mi ricordo bene quale, a ben pensarci non son sicuro lo chiamiamo Prete, né che sia un mio collega.

Dunque il Prete entra in sala riunioni, si chiude alle spalle la porta laccata di bianco gesso a multipli riquadrini come cassettoni di una boiserie, e circumnaviga il tavolo consegnando bigliettini da visita.

Finita la rivoluzione, si piazza all’equinozio del tavolo: “Nunzio vobis gaudium magnum: habemus Papam”.

Intendeva giocosamente riferirsi alle difficoltà nel riunire intorno ad un tavolo tante teste di mischia (è un’arte anche quella).

Per tutta la riunione, non ha fatto altro che ripetere le frasi altrui.

Ma non con la destrezza tipica dell’avvocato d’affari che riesce a ripetere le frasi altrui spacciandole per proprie originalissime idee.

Ripeteva senza sforzarsi di farle apparire nuove, e anzi sembrava intendesse sottolineare la sua totale assenza di pensiero autonomo.

Ho preso appunti, e questo è il risultato:

TestaDiMinchia (“TdM”) n. 1 – “…perchè è un segnale importante sapere quanto equity ci mette l’azionista”

Il Prete: “…l’azionista dovrebbe dare un segnale, mettere equity”

TdM n. 2 – “La moratoria serve prima di tutto a noi”

Il Prete: “…serve a noi, serve prima di tutto a noi, quasi più a noi che al mutuatario”

TdM n. 3 – “Se c’è spazio per la nuova finanza, perché no?”

Il Prete: “Beh se c’è spazio, io direi di si, perché rifiutarla la nuova finanza?”

TdM n. 4 – “Abbiamo però bisogno di dati, avvocato, capisce?”

Il Prete: “Lei ha centrato il punto, ci servono i dati, signori, abbiamo bisogno di dati, non c’è dubbio, li chiederemo, ecco quel che faremo”

TdM n. 5 – “Dobbiamo arrivare alla firma, c’abbiamo la semestrale e i revisori sul collo”

Il Prete: – “Dovremmo arrivare alla firma, signori, il mio intuito mi suggerisce che i revisori possano fare problemi sulla semestrale”

Dopo aver esaurito tutti (si ma quali?) gli argomenti, c’è stato il solito silenzio imbarazzato, rotto dalle penne che cadono sui blocchi di appunti e il fruscio di stoffa e bigliettini che si infilano nei portafogli.

Quel silenzio in cui tutti attendono che qualcuno con più coraggio dica la fatidica parolina che annuncia la fine della rottura di maroni: “bene”.

Il Prete si lancia: “Bene”

TdM n. 1: “Bene”

TdM n. 2: “Bene, bene”

TdM n. 3: “Bene”

Mi lancio anche io, già che ci sono: “Bene”.

Tutti i TdM hanno stretto la mano al Prete, ma non a me e nemmeno al ficus che – come me – non ha spiaccicato parola, limitandosi a starsene seduto (lui nel vaso, io su una sedia nell’angolo del tavolo che in realtà era un tavolo tondo, e non so proprio come sia riuscito a scovare un angolo in un cerchio ma io sono tranquillissimamente capace di compiere gesta eroicamente inutili, come esultare per aver ritrovato un’auto mai persa davvero).

Marilenza, di cui vi ho parlato a lungo nei precedenti post, anche lei catapultata ex abrupto (come direbbe il Prete) in riunione, prima di andar via si è alzata sulla punta dei piedi, appoggiandosi con una mano sul mio avambraccio destro, e mi ha stampato un bacio sulla guancia dicendo “bravo!”. Ha pericolosamente sfiorato un angolo di bocca, quei luoghi dove di solito accadono incidenti. Soprattutto se oltre agli angoli di bocca si sfiorano il tuo avambraccio e otto etti di tette (ottettiette).

La mascella mi si è talmente aperta che se avessi in quel momento starnutito, avrei pulito la punta delle scarpe col mento.

Lei, accortasi del gesto inusuale, è andata via senza salutare né me né il ficus (che continuava a tacere, come me).


Comunicazione di servizio: l’Avvocatolo’s Tag è chiuso!

I seguenti partecipanti sono finiti nel libro con la loro storia 😀

E voi che ne pensate , LellaBeatrixLe HérissonLucia LorenzonCix79MariapiamondaAllessialiaCecilia GattulloPulcionavagabondaVioletta DyliFulviaLunaPiperitaomentaIris & PeriploNeogrigioKikkakonekkaMartinaInCucinaCristiana, Sara Tricoli.

Grazie ragazzi!

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