Il Merda (detto Testadipazzo)

Alle 20.20 di stasera il Merda mi ha informato, con congruo preavviso, che alle 20.30 sarebbe dovuto scappare via per un vernissage, ragion per cui la nostra riunione delle 20.00 avremmo dovuto rischedularla.

Il concetto di scappare via potrebbe apparire in stridente contrasto con la circostanza che da settimane il Merda andava menando vanto dell’invito ricevuto al vernissage.

Non meno sospetta potrebbe apparire, prima facie, la mia improvvisa disponibilità a partecipare ad un aperitivo fissato da giorni per le 20.20 di stasera.

Ma non sempre la realtà è pessima come appare a prima vista (spesso, ad un più attento esame, ti accorgi che è molto peggio).

Il Merda – per esempio – potrebbe apparire a prima vista una versione ricca e calva di Testadipazzo: un uomo dall’esistenza colorita e colorata di urla e pugni sferrati all’improvviso.

Solo che il testadipazzo letterario, chiamiamolo testadipEzza, vive in un libro, al più nella mente dei malati di mente dei lettori di Lethem.

Testadipazzo, invece, intendo il Merda con cui ogni tanto pure mi tocca ballare un tango lavorativo (cioè balletti icastici, in attesa che uno dei due chieda un rinvio per una deadline chiaramente inaccessibile ad entrambi, un po’ come lo scaltro guidatore che non sterza costringendo l’auto in senso opposto a scansarsi, ben sapendo che entrambe le auto nella carreggiata ‘un ci stanno mica), lui, il Merda, dicevo, vive a Milano, nella realtà tangibile, quella fatta di piccoli punti di ruggine sulle astine metalliche del tuo ombrello pieghevole, o dei buchi nella tela provocati dalle astine divelte.

Il Merda ha lo stramaledetto vizio di darti un colpetto sul petto ogni volta (ma succede solo, più o meno, ogni 5 secondi) che ti chiede se hai capito, indice e medio uniti.

Se fossi stato una statua avrei la tetta consumata come Giulietta, dopo 10 anni di colpetti irritanti come….come colpetti sul petto (di una donna, magari, non consenziente).

Borbotta in continuazione a volume ultrasonico, con improvvisi scrosci di epiteti e improperi che sciorina con picchi di volume, pigiando (direi picchiando) con violenza crescente sulla tastiera.

Lo senti mormorare sciu sciu sciu…..ato….ota….MERDA DI UNA MERDA….sciu sciu sciu….ote….er…..FANCULO FANCULO FANCULO MERDA, sciu sciu, FOTTITI TROIA, sciu sciu sing…ndato…..sciu sciu.

Deforma il viso in un’ampia gamma di espressioni, continuando a masticare apparentemente aria che nemmeno le comari che recitano il Rosario.

Ogni tanto sferra un pugno sulla scrivania facendo sobbalzare chiunque si trovi nelle immediate vicinanze, diciamo fino al limite della tariffa urbana della metro.

È un rimuginatore cronico, vendicativo, sadico, forte coi deboli e debolissimo coi forti, un crogiolo di tic nervosi e nevrosi.

Del resto, non penserete che lo chiamiamo tutti, a sua insaputa, il Merda perché luccica, no?