Ieri Sono Morto [Halloween Late]

Mi sa che ieri notte sono morto.

Andato, spirato, finito, defunto.

Molto, molto ma molto morto, in pratica strapassato.

E capirete che tale evento non mi dispone bene verso il prossimo.

Ero nel mio letto, e mentre morivo, ieri, pensavo di aver avuto fortuna nella sfiga. Per inciso, noi italiani siamo maestri nel trovare sempre la fortuna nella sfiga; mai sentito nessuno dichiarare “beh, nella sfiga, sono stato davvero sfigato“.

Mi dicevo, in fondo sto morendo su un letto, un posto molto Domingo.

Vuoi mettere se morivo sotto un tram, sull’asfalto, magari con una cicca per terra infilata nel naso?

Poi mi sono ricordato le parole del Twain (che non si chiamava così neppure lui, si vede che era parente di Rosa Parks).

Secondo Mark, il letto deve essere un posto maledettamente pericoloso, se ci muore l’80% degli esseri umani.

E quindi l’ultimo pensiero che ho formulato su questo mondo (anzi, ormai per me “quel” mondo) è stato “manco a morire sono stato originale“.

A differenza dell’ultimo pensiero nell’aldiquà (anzi, ormai per me “aldilà”), che è stato tutto sommato sprecato (avrei potuto andarmene con un pensiero nobile, che ne so io, “libertè, fraternitè, egualitè“, “tramonta vita, all’alba vincerò“, “salvate il panda“, “viva la figa“, ecc.), il mio primo pensiero nell’aldilà (anzi, ormai per me aldiquà) è stato di tipo pratico e nobilissimo: “Dove cazzo sono finito?“.

Non era certo facile comprendere dov’ero finito.

Non c’era mica Antonello Venditti con un cartello in mano recante la scritta “Benvenuti in paradiso”.

Nossignore.

Solo nebbia, nebbia, nebbia, tanto che per un attimo ho pensato di esser finito in tangenziale.

Un ascensore dalle pareti d’aria mi trasportava verso il basso con un’accelerazione di 5,431g (come faccio a saperlo? Nell’aldià che per me è aldiquà abbiamo tutti installato un software tipo quello di robocop).

Precipitavo di brutto, e la cosa non mi piaceva affatto.

Insomma, mi sono trovato a sperare vivamente (beh, vivamente, insomma…) che i libri di religione si sbagliassero alla grande nel posizionare giù l’inferno, in mezzo il purgatorio e in alto il paradiso.

Poi l’ascensore si è fermato, le porte non si sono mosse (del resto erano fatte d’aria, non c’era bisogno di aprirle) ed è subentrata alla paura la tristezza.

Si, perchè pensavo che proprio di venerdì sono andato a morire, la sera prima di Halloween, e mi è scappata una bestemmia di quelle onnicomprensive e plurigiornaliere, che abbracciano tanti di quei Santi da riempire l’Arena di Verona o il salotto di mia suocera mentre gioca a burraco e quel disgraziato del marito viene sequestrato per fare i pozzetti.

Appena ho terminato la bestemmia l’ascensore è sceso a precipizio di altri diciotto piani.

Anche questo non mi sembrava un buon segno.

Sono uscito guardingo, come quando faccio i pliè davanti a Shirley, e mi sono incamminato lungo un corridoio le cui pareti erano costruite con pezzi di sentenze e codici civili.

Lungo il corridoio si aprivano porte aperte (beh, per quanto si possa aprire una porta aperta), al cui interno la privacy era garantita da una veneziana di cravatte appese.

Ho sbirciato in una stanza benché un cartello lo proibisse apertamente (beh, apertamente su porte aperte, diciamo espressamente) e subito mi sono ritrovato di nuovo nell’ascensore d’aria, giù di altri 18 piani.

Arrestatosi l’ascensore, ho sbattuto la lingua tra i denti e m’è scappata un’altra bestemmia potenziata da stelline e uccellini che ruotavano intorno alla mia capoccia.

Altri 18 piani giù.

Stavolta ho percorso il corridoio che mi si apriva dinanzi senza bestemmie né sbirciatine proibite (anche un topo avrebbe capito la lezione dell’ascensore), e sono giunto dinanzi ad un burocrate dietro una scrivania.

Indossava una camicia di seta con dei cilindri di cotone scuro che andavano dal polso al gomito per preservare la seta sottostante. Modello Fantozzi.

Era un tipo che, nonostante l’abbigliamento da addetto autenticazione foto per carta d’identità, vestiva Prada.

Da quel particolare ho capito che ero nei guai.

Mi ha chiesto da dove venivo.

Gli ho risposto da Milano.

Lui mi ha detto non conosco.

“Ma come, Milano! La città più importante dell’Unione Europea!”

“Mai stato. Che Pianeta è?”

“Ma è un continente, il pianeta è La terra Diobono!”

Un tuono esiziale ha squarciato il panno di velluto nero che quella stanza aveva per cielo.

“Non t’azzardare a nominare l’innominabile. Milano, Epopea, Terra, ciccio ma chi ti credi di essere? Pensi che esista solo la tua galassietta? Credi che io non debba registrare ogni secondo miliardi di miliardi di bricconi che vengono da ogni pizzo degli Universi? Su fammi vedere su Google HellMaps dove cazzo è questo pianetucolo”.

Ho obiettato che non accettavo critiche da chi vive all’inferno ricordandogli che uno dei classici modi di dire della mia galassia per indicare “vai in un brutto posto” era “vai al diavolo”.

Lui ha sghignazzato dicendomi “Vedi di rigare dritto, che ormai sei passato a miglior vita“.

Ed io “sai che caxxo ci voleva a passare a miglior vita, con la vita di merda che facevo”.