Fenomenologia Condominiale

Ogni città ha una sua propria fenomenologia condominiale.

Venerdì scorso alle 16.00, partenza da Milano, orario nevralgico pre-pasqualizio, a qualsiasi latitudine, ho percorso 8 piani di scale (e di cosa, sennò?) a piedi con valige in numero pari a quelle di Noè (immagino), più passeggino (ricordate? Due di ogni bestia, di sesso opposto, quindi niente passeggini).

Ho incontrato in tutto 2 cristiani.

Digressione semantica: noi napoletani usiamo “cristiani” per apostrofare – genericamente – chiunque a prescindere dalla fede religiosa, se poi sono sfigati e non hanno culo, gli togliamo gli “ani” e li chiamiamo solo (poveri) Cristi, che non è un’abbreviazione di Cristi-ani, ma un’allungamento di Cristo che si è fermato a Empoli perchè a quell’epoca Eboli ancora non esisteva.

Dicevo.

Di questi 2 cristiani, uno non mi ha salutato, ma non è colpa sua, ci conosciamo da poco (10 anni).

Dell’altro ho riconosciuto due piani prima di incontrarlo il tipico sbraitìo “l’ascensore…L’ASCENSOREEE, liberate l’ASCENSOREEE neh?“.

Incontratolo, alla sua domanda ho tolto la maniglia di una delle valige dalla bocca per rispondergli “NO, non ho visto chi blocca l’ascensore, altrimenti non scendevo mica a piedi. Buone feste anche a lei“.

Silenzio in risposta, solo un altro “ASCENSOREEEENEEEEH” e un picchiare furioso di chiavi sul telaio metallico del vano è esploso in un milione di timpani lungo un migliaio di piani.

Dopo 721 km di noia-1 pura (la A-1, casomai non lo sapeste, si chiama così in abbreviazione di noia-1), sono uscito al solito casello ed entrato nel condominio del Paesello.

Mi sono grattato l’uccello prima di scendere agile come fringuello.

Il portone si è spalancato prima che riuscissi anche solo a formulare il pensiero di estrarre le chiavi dalla tasca.

La portiera mi è venuta (fiondata è termine più adatto) incontro, evidentemente spiava dallo spioncino, che non si chiama spioncino a caso, e mi ha tolto dalle mani 4 valige, e dalla bocca altre due.

Sono quindi entrato in quel rettangolo con al centro una fontana sporca di marmo sporco che chiamano cortile.

In un angolo del rett-angolo, una sporca nicchia di sporco gesso, bianco dentro e celeste sporco fuori, con una Madonna e un lumino che più che illuminare disturba l’oscurità, ciuffi d’erba gialla sparsi, vita che erompe dagli abissi di catrame e breccime tentando di abbellire un quadro (anzi rettangolo) fosco, ma riuscendo solo a striare la realtà di malinconia per ciò che potrebbe essere e proprio non e’ per niente.

Vengo catapultato in un mondo di suoni, bestemmie, risate, bestemmie, cantate, bestemmie, ruotare metallico, bestemmie, e anche, sì, qualche bestemmia.

Del resto, lo diceva pure quel vecchio porco del Bukowski, quando si vive in quartieri poveri si è abituati a sentire i rumori di tutti, comprese le scopate (Donne, C. BUKOWSKI).

Poi parte lo sport nazionale, il citofono senza fili ma con tante corde vocali.
Rafilina la cicuriara [dal 2° Piano]: “Ue uè, è turnat il GRANDE AVVOCATO ‘e Milano”.

Io [dal cortile]: “Signora venditrice di cicoria, non sono di Milano eppoi non capisco perché mai avita semp’ sottolinea’ “AVVOCATO”, nemmanco fussi io ka voglio esse chiamato accussì”.

Rafilina la cicuriara [sempre dal 2° Piano, diciamo ibidem come nelle note a piè di pagina]: “Ah oibiglioc, oì! già accomminc’a cavillà”.

Io [ibidem]: “Non cavillo, cara la key sales account di cicoria ma…”.

Rafilina la cicuriara [da una finestra sulle tromba delle scale tra 1° piano e pianterreno]: “Nonòòòò, nonòòòòò“.

Io [ibidem]: “no? no che cosa NO?”.

Nonò, figlio di Rafilina [dal 2° Piano]: “UEEEEEE’ OIMA’ CH’E’STAT’?”.

Rafilina la cicuriara [salita nel frattempo e affacciatasi dalla finestra sopra la finestra di cui sopra, quindi tra 1° e 2° piano]: “VIEN’ A-CCA’, SCINN, FA’ AMBRESS, CE STA O GRAND’OMM AVVOCAT DO NORD” e dopo 30 secondi rivolgendosi a me sottovoce, per quanto si possa parlare sottovoce dal 1 piano al quale è ridiscesa nel frammente “Nonò tene na pratica pe’mman, mo o vedimm’ si tu sì nu grand avvocat o nu pover strunz“, e mi punta contro minacciosamente indice e pollice uniti, e le tre dita rimanenti distese, come un OK mimato in orizzontale.

Io [a cavalcioni di una valigia, sempre cortile]: “Signora esportatrice di cicoria, sono stanco e affamato e vorrei andarmene sopra…”.

Rafilina la cicuriara [che non smette di andare su e giù, stavolta è ridiscesa al 1° piano]: “Nonòòòòò, nonòòòò, scinn’ pur’ o tuortan e doje carcioppole che o grand’ AVVOCATO ccà nun ha avut manc’ o tiemp’ p’ s’arrabbattà ‘na rustichella ncopp’all’autogrillE”.

Nonò [2 piano, dalla finestra del cesso]: “OIMAAAA’ E’ FRNUT TUTT COS’, O TUORTAN E I CARCIOPPOLE SE L’AZZUFFUNNAJE TUTT O’ MARISCIALL“.

Maresciallo [dal 3° piano, interno]: “OMMEMMERDA CHESTA E’ DIFFAMAZIONE!! IO ADIBISCO LE VIE LEGALI”.

Giovannon’ U’ Puttanon [dal 4° piano, interno]: “OIBICCAN, OI’, MO PARTIMM’ CON LE QUERELLE LEGALI…ARRIV L’AVVOCAT E O’ CONDOMINIO S’è GIA’ TUTT ARRVUTAT”.

Io [seduto sul gradino ai piedi della vasca]: “Signorina generosa di tubero, querele con una L…”.

Giovannon’ U’ Puttanon [ibidem, ma affacciatasi ad una finestra]: “Tiè tiè si pur’ addiventato professo’…nEh neH…'”.

Io [ibidem]: “Nenè chi è mo’, il cugino di Nonò?”.

Giovannon’ U’ Puttanon [ibidem]:No! no!“.

Nonò [sceso nel frammente in cortile]: “UE CHE R’E'”.

Giovannon’ U’ Puttanon [ibidem]: “NUN DICEV MIC’A TTE’, NO’NO’…”.

Il nonno [dal 6° piano]: “OEEEE GIOVA‘…”.

Giovanni lo spacciatore [davanti al portone, un piede per terra uno appoggiato all’anta rimasta chiusa del portone]: “Oi No’ ch’ bbuò?“.

Rafilina la cicuriara in un crescendo vocale [vicino la nicchia con la Madonna]: “a vulit’ frnì Madonn DO’ CARMINE!”.

Carmine l’arrotino [da una stamberga che affaccia sul cortile, porta senza porta, costituita da una tenda di fili di plastica dai colori tristemente allegri e sporchi]: “RAFILI’ M’ VULIT DA’ O’ TIEMP ‘E FRNI’, MO’ M’ L’ATU PURTAT’ ‘U CURTIELL’, TENG’ CCHE FFà”.

Rafilina la cicuriara [dalla nicchia]: “NO, no…Carmine…”.

Nonò e Carmine in coro [cortile e stamberga, rispettivamente e rispettosamente]: “COMANDI”.

Michele o’ Pisciaiuolo [altra stamberga con affaccio duplice, interno cortile e in strada]: “OEEEEE J’ M’AGGIA’ AJZZA’ E’ QUATT’ A’ MATIN’ STATV ZITT! MNACC U BURDELL!”.

Giggino Il Bidello [dalla guardiola del portiere]: “MICHE’ CCHE’ BBUO’?”.

Io [steso sui ciuffi gialli d’erba]: “Pe’ pasqua i regali ggià l’aggiu pigliat, ma pe Natal’ prossim v’accatt l’amplifòn“.

Valeria a Parrucchiera [da una stamberga confinante con quella dell’arrotino]: “Avvoca a che te serve o phòn?”.

Io: “Me lo conservo, poi lo butto nella piscina quando vi state a ffà tutti il bagno”.

Meno male che sono arrivato a notte fonda, e in fondo in fondo c’era poca gente sveglia nel condominio.

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