Ex

La mia ragazza mena
Una mia ex mi chiamava le ha incendiato la casa
Ci ho fatto la lotta ho una costola rotta
Thai-box karate judo
Colpi al fusto manate a viso nudo
Ma a lei le faccio sesso quando non mi rado e sudo
E sono cotto cotto perché a lei piaccio crudo
(La mia ragazza mena – Articolo 31)

La mia ex mèna”

“Ma non si chiamava Nausicaa?”

“Che io sappia si continua a chiamare Nausicaa, si chiama ancora così”.

“E allora perché la chiami Mena?”.

“Mèna, mèna, testuggine, la mia ex ragazza mèna, picchia duro”.

“Tu ce l’hai con le tue ex, si chiamino Mena o Catilina”.

“Catilina era uomo”.

“Ma che dici!”.

“Uomo”

“Ma va-vattinni”.

“Uomo, guarda, lo dice pure wikipedia”.

“Ciò non toglie nulla al tuo odio per le tue ex. E anche per le mie. Tu odi le ex a prescindere da chi siano e di chi siano e di che sesso siano”.

“Ma quando mai”.

“Ma se settimana scorsa hai cercato di accoppare Nausicaa facendole violare il terzo principio della termodinamica”.

“Adesso mi ricordo il primo e il secondo, ma il terzo principio…in che senso scusa?”.

“Volevi farle raggiungere lo zero assoluto con un numero finito di operazioni termodinamiche”.

“Continuo a non seguire questa tua sottile e – non metto in dubbio – filosofica metafora del cazzo”.

“La volevi incendiare!!”.

“Calunnia!! E’ stata legittima difesa. Al più eccesso di legittima difesa. Vatti a confidare con te, vatti…vattinni!”.

“Legittima difesa!!! Come fa uno a dire che era difesa appiccare il fuoco dopo averle fatto lo shampoo con una bottiglia, o meglio con i cocci di una bottiglia di vodka…”.

“Legittima difesa ti dico! lei aveva tentato di accopparmi con la sua fottutissima auto, anzi manco era sua, fottutissimo car sharing Eny, è salita sul marciapiedi e mi è venuta dolcemente incontro a 70km/h, con quella scritta ENJOY del cazzo che avanzava e mi si avventava addosso con la solita ironia delle cose, sembrava incitarmi a ENJOY la morte, ENJOY. Aveva azionato le spazzole tergicristalli la troia. Io mi sono limitato a dissuaderla dal suo intento. Mi sono scansato perché non mi andava di finire su quel parabrezza tutto sporco, spazzole o no. Nel farlo la bottiglia di vodka si è rotta e io gentilmente le ho dato i cocci che sono sempre di chi rompe. Se avessi avuto un mazzo di rose avrei tentato di dissuaderla con quello, ma non è colpa mia se mi trovavo con una bottiglia rotta e uno zippo nelle mani. Ho fatto quel che ho potuto”.

“Certo. E credi, avvocatolo, che abbia avuto un qualche peso la circostanza che fosse il tuo anniversario con Nausicaa e tu stessi limonando con la segretaria sul marciapiede?”.

“E tu credi che possa essere di un qualche valore attenuante la circostanza che, sebbene io non neghi la limonata spremuta proprio nel giorno dell’anniversario, ci fossimo lasciati io e Nausicaa due anniversari prima? .

Le mie storie finiscono sempre in tribunale.
Ma, credete pure, non è perchè sono un avvocato.
Bensì perché sono uno stronzo, il che è diverso, benché le due qualità molto spesso si sovrappongano e suggeriscano il ricorso abbondante alla figura retorica dell’antonomasia. Antonomasia che non è, come Catilina, un nome di donna, checchè ne dicano certi omminicchi che girano su un polipo a gasolio convinti che basti avere un sedile e due ruote per potersi chiamare moto (secondo questa teoria anche il biplano del barone rosso era una moto…).