Metti una sera con Enrica Tesio, Dodici Ricordi e un segreto…

 

Enrica Tesio non ha bisogno di presentazioni (titolare del popolarissimo blog Tiasmo) eppure, ciononostante… fa presentazioni!

E così, dopo aver letto per anni il suo blog e aver avuto l’onore anche di qualche sua lettura e scambio di commenti sui profili Facebook, ieri sono finalmente andato a vedere con i miei occhi di che pasta è composta questa scrittrice di successo, partecipando alla presentazione del suo ultimo lavoro “Dodici ricordi e un segreto” presso la libreria Bufo .

Ovviamente ho comprato ieri il suo libro e ancora devo leggerlo, ma posso già dire che mi piacerà.

Nonostante il successo (un romanzo con Mondadori, uno con Bombpiani, un film basato sul suo romanzo, what else?), Enrica è di una umiltà che stupisce. In un mondo di apparenze basate su sostanze assenti, in un mondo di steli d’erbaccia che simulano la sostanza di pietra, Enrica ha la sostanza della roccia e l’apparenza del fiore. Dalle primissime parole mi ha colpito: nel parlare della memoria, se ne è uscita con una frase del tipo “Se non c’è nessuno che ricorda, la memoria non esiste, e neppure il passato”, che denota una conoscenza di uno dei più grandi filosofi di sempre nonchè uno dei più ostici, Sartre, di cui però lei non ha fatto il nome. Rispetto massimo, dunque, per la platea, da parte sua, scelta giustissima, perchè citarlo sarebbe stato una mortificazione per chi, Sartre, non l’ha mai letto nè capito, nè avrebbe aggiunto nulla a chi lo conosce. E se non è lui, sarà stato qualche altro filosofo, oppure una coincidenza, in ogni caso è un incipit che mi ha fatto sentire di fronte a una donna di profonda cultura.

Anche la poesia che apre il libro è evocativa e significativa, parla del vento che, passando, modifica le cose e trasforma le pietre in rose. Io ci vedo tanto Proust, in questo libro e nella teoria abbozzata da Enrica durante la serata, teoria che non ha mai avuto l’aria di essere una lezione, ma una chiacchierata tra amici. Un profilo umile e però altissimo. Il passato ha la forma della memoria, questo il grande insegnamento de La Recherche proustiana, e come non vedere questo insegnamento declinato nel libro di Enrica, dove un uomo prova a “passare” il suo passato ad una persona da lei amata (Aura, nome stupendo!) mediante dodici ricordi, appunto, lasciati scritti su post-it, sul retro di bollette, in spazi e luoghi a lui familiari che come per “assorbimento”, per immanenza degli oggetti ai soggetti, assorbono il passato di quell’uomo per trasmetterlo intatto alle generazioni future? Nei ricordi di Aura vive il protagonista vero di questo libro, che è il passato, appunto, o i ricordi, che poi sono i mattoni su cui si edifica la casa del passato.

Enrica ci ha anche deliziato con scenette di vita reale, sua figlia piccina ha assistito e ha mostrato (ovvi, sacrosanti!) segni di insofferenza per questi adulti che non giocano, sono lì fermi sulle sedie mentre lei vorrebbe spaccarlo in due il mondo, abbraccia la mamma, si nasconde dietro di lei, le tira i capelli, e lei non perde mai il sorriso nè la pazienza nè il tono dolce di mamma e, devo dire non so come, neppure il filo!

Questo racconta molto di lei, non c’era neppure bisogno che le rivolgessero la solita, trita domanda “se lavori e hai figli dove trovi il tempo per scrivere”. La risposta di Enrica con i fatti è quella che fornisce Dalì nello spiegare perchè scrisse il suo romanzo: “perchè trovo sempre il tempo di fare tutto quello che voglio”.

Ecco l’umiltà, una donna che sicuramente poteva permettersi una baby sitter (forse anche due!), non affida la sua bambina ad altri, ma la porta con sè a quella che è a tutti gli effetti una serata di lavoro. Peraltro, parlando parlando si scopre che ENRICA NON HA LA PATENTE! Ora, io dico, c’è da rallegrarsene perchè una donna in meno per strada… peraltro lei dice che tutti i personaggi sono un poco autobiografici e un poco vengono dal mondo che frequenta, e considerando che lei stessa ci ha detto i suoi personaggi essere tutti matti… dico, se tanto mi dà tanto, meglio che se la fa a piedi! Ma, dico, una mamma, lavoratrice, scrittrice per di più… senza patente.

A chiusura di serata, Enrica s’è persino preso il mio romanzo, con ciò facendomi gongolare da qui all’eternità. Non penso troverà mai il tempo di leggere manco il titolo! Ma che sia nella sua libreria, da qualche parte, mi regala già una strana felicità.

Dalla serata di ieri sono uscito con la convinzione che gli eroi esistono. E qualche volta la loro è una storia a lieto fine, un finale però aperto, come pare essere quello del suo libro (Enrica, mi dovresti pagare per averti salvato con la storia del King e del finale de La Torre Nera, ammettilo!)

Il lieto fine di questa storia è il successo che arride a Enrica.

Lo merita tutto, fino all’ultima riga.

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