Certe sere certi silenzi

Certe sere certi silenzi ti squarciano il petto.
Ti lacerano le carni dell’anima.
Allora ti mordi un braccio.
Prima piano.
Hai paura di farti male.
Poi vedi che quello fuori è niente.
Certe sere certi silenzi non li sopporti.
Esplodono.
Crampi allo stomaco.
Capricci dei tuoi battiti ad ogni minuto.
Ti vien voglia di ficcarti due dita in gola e buttar fuori l’anima.
La tua anima, caduta acerba per terra, e poi maturata come certa frutta vien fatta maturare da contadini senza scrupoli: a MAZZATE.
Ti dimostrano che hai creduto in niente per tanto.
Tanto.
Tanto tempo.
Niente di fronte all’eternità.
Ma tanto dentro il tuo cuore.
Proust diceva che in amore c’è un certo qual anacronismo che porta il calendario dei fatti a non coincidere con quello del cuore.
Quando pensi che sia durato 100 anni…anche se non è vero…mordi più forte. Fino a che i denti si toccano tra di loro. In mezzo la tua carne lacerata.
E sei stanco di lacrime.
Stanco di essere sempre nessuno.
Un’altra volta nessuno per chi diceva che eri tutto.
Stanco.
Stanco.
Stanco di chi ritiene tu non valga neppure la pena di una telefonata.
Stanco di chi mente.
Stanco di bugie.
Stanco di disincanto.
Stanco.
Certe sere certi silenzi.
Certe sere.
Certi silenzi.
Certi dolori.
Certe disilussioni.
Certe botte di realtà.
E ti giuri che mai più.
Mai più.