Fino a Bangkok

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede [Montale – Satura – Xenia II]

Ha attraversato deserti polverosi (ma va?).

Si è inerpicato per mulattiere dove una mula non ci sarebbe passata neppure con le scale mobili.

 

Ha visto branchi1 di pesci saltare sul pelo (mmm….) dell’acqua (ah-ahhh, mo’ si), e il sole occiduo ad oriente, occiduo che significa occidentale, che tramonta dove tramonta il sole2, ma lui era ad oriente, dunque dicevo che ha visto i raggi del sole dell’est baluginare a ovest, o viceversa, est modus in ovest o in everest (che rebus?), comunque, ha visto riflettere i raggi di una stella morenti3, obliqui ed impolverati (polvere sul mare?) sulle loro squame gocciolanti e saltellanti.

Ha fatto colazione urlando “squalo c’è uno squalo anzi NOUNODUETREUNFOTTUTOBRANCHIODISQUALI“, per 20 minuti, il tempo necessario al garzone del resort di procurarsi, assecodando la sua richiesta, una porzione abbondante di parmigiana di melanzane del colore di un cetriolo sbiadito da otto milioni di anni di erosione mareale, dopodichè il garzone ha osservato (servendo la melanzana) timorosamente che i pescicani non saltellano ad arco giocosi e si è permesso di suggerire che se nessuna protezione civile né animale era stata ancora allertata, forse, ma era solo una supposizione e il garzone lo pregava di non tenerne alcun conto se lui fosse stato di contrario avviso, avrebbe ben potuto trattarsi di innocui delfini.

Ha dribblato due matrimoni, un battesimo, una cresima, e se conoscesse quali sono i sette sacramenti (o erano sei?) dribblerebbe anche gli altri 3barra4 (estrema unzione, può essere?), con la scusa che oltreoceano, a Fanculonia, non si prende internet.

Ha falsificato un documento contraffacendo la firma che certificava l’autenticità di un’altra firma (anch’essa, manco a dirla, contraffatta), per coprire un’altra propria magagna sul lavoro durante l’astensione dal lavoro.

Ha mandato cari saluti ai genitori di un guidatore di scooter (geneticamente mortificato per ospitare da uno a dodici passeggeri, più bagagli), salvo scoprire che il garzone era orfano da dieci anni.

Si è congratulato per la cicogna e ha chiesto “di quanti mesi è?” ad una donna che indossava più orecchini di un Museo dei Gioielli Reali e più seta di un Museo del Setificio di San Leucio. Salvo scoprire che l’albero di natale addobbato a orecchini era sterile e vedova (e grassa, diciamocelo, e sospettabilmente vergine, pare).

Ha mostrato il dito medio alle porte appena chiuse dell’ascensore, restando col dito in posizione erettile anche quando le porte si sono riaperte sul viso attonito della sua boss.

Ha intavolato un acceso discorso polemico verso l’insulsaggine di chi si ostina ad ostentare titoli nobiliari ai giorni nostri, rivolgendosi ad uno sputatore semi-pro di semini di simil-lupini, professionista sputacchiatore che, in seguito, ha scoperto avere quattro nomi, sia maschili che femminili, e sittordici cognomi (Francesco Maria Umberto Filiberto Ugolini Pampinucci di Montesacro in Frigida Lollo Brigida da Pipino il Breve a Lucrezia Orgia).

Ha imprecato contro la sbadataggine urtante di un tizio con gli occhiali da sole (“dove lo vedi il sole? guarda dove vai piuttosto IMBECILLE”), e si è beccato un morso nei sacrosanti dal cane con la croce rossa su sfondo bianco che era al suo guinzaglio.

Ha fatto l’elemosina ad un distinto signore cui era semplicemente caduto il cappello e che ha risposto in modo poco, poco, poco sereno.

 

Ha preso una multa per difetto di velocità.

Ha schiacciato con soddisfazione una zanzara su un divano di pelle. Bianca.

 

Ha imprecato contro il troppo vento, il troppo sole, la troppa pioggia, i troppi LED, i troppi grattacieli, i troppi locali dubbi di Sukhumvit Road, le troppe baracche, le troppe barche, le troppe baldracche, i troppi pontili di legno, il troppo Chao Phraya sempre in mezzo ai coglioni (del cui colore ha notato una vaga somiglianza con alcuni canali abusivi di scolo a Praia a Mare, sarà che c’è una connessione geomorfologiconomastica?), il troppo olezzo che invade strade e narici e stomaco e viscere, le fogne a cielo aperto che colano percolato e uranio4, fluendo senza tempo né foce, ha visto cannucce usa-e-getta-e-rimetti-nella-bibita-e-rivendi-dieci-milioni-di-volte, ha visto cucinare per strada calzini e mutande vendute in comodi bicchieri di carta usa-e-getta-la-tessera-sanitaria-che-tanto-a-casa-non-ci-torni-se-non-in-una-cassa-2x1mt, ha visto quartieri finanziari lustri come banconi del bar alle 6 a.m. estesi quanto un Parco della California, si è incantato davanti a ghirlande di fiori oscillanti su prue di legno galleggiante a forma di Pagoda facente funzione di bateau mouche (ma proprio mouche, andava a 5 all’ora), è riuscito a ingurgitare di tutto tranne le larve, NO, le larve NON SI PUO’, ‘fanculo la cultura e l’ospitalità, preferisce farsi BUDDHA o monaco o monaco buddista, si è perso (come era ampiamente prevedibile in una città che conta 50 distretti e 150 sottodistretti) otto milioni di volte (su un totale di tre milioni di uscite, il che comprende 5MLN di perdite intra-resort), e per dire “uagliò portami a Ramkhamhaeng” ha dimostrato di saper imprecare in sette dialetti differenti e di avere vaghe cognizioni mete-orologi-che(ora è)?, prima di individuare il lemma (pensando al LEM di Apollo 13) su un pezzo di giornale che avvolgeva un pesce (marcio), e ingaggiare una dura lotta con un cane e contro un aborigeno per farsi imprestare il giornale (con tutto il pesce) giusto il tempo di mostrare – finalmente – il lemma al lemming con lo scooter che si è girato e ha detto “paesà si pur tu e’ napul? neh strunz nuj stamm a Ramkamaengulammameta, ma o quartier è gruoss quant a tutt’ Porta Capuan…”.

Ne ha passate di cotte e di sashimi, ma avvo’s back, ko!


1. Essendo pesci-cani ho ben detto “branchi” e non banchi, cari i miei correttori di bozze.

2. Non per fare il precisino, ma il sole tramonta a ovest se sei sulla Terra, ché su Nettuno per esempio dai miei calcoli il sole tramonta…ma che ve ne fotte, dovete andare su Nettuno? non ci va mai nettuno.

  1. “Morenti” i raggi, non la stella, cari i miei correttori di plurale(i).

4. Non ho ancora i risultati delle analisi, ma le macchie epatiche che si attaccano e staccano come stickers, tanto che il suo sedile sull’aereo era al take-off grigio uniforme e al landing erano di un leopardo daltonico (intendo un leopardo senza colori), quelle macchie anticipano largamente i risultati del laboratorio circa la presenza di uranio impoverito (molto impoverito dopo il conto della lavanderia).

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