L’ascensore del Sant’Anna

Lo so, lo so benissimo.

Quelli di voi che mi vogliono sinceramente bene (sento che ci sono tra di voi autentici affetti di cui sono assolutamente fiero, e so anche che non è per tutti così), stanno in silenzio e aspettano. Lo so benissimo, che aspettate che vi racconti!

Non diventerà il file rouge di questo blog, ma un post arriverà, se riesco prima di Natale, dipende dai ritmi di veglia-sonno…

Nel frattempo, mentre i pupi sono di là che gareggiano in gorgheggi e pianti, voglio lasciare un pensiero e un augurio di Natale alle persone che ho incontrato nell’ascensore n. 10 del Sant’Anna (Torino ).

Quell’ascensore l’ho preso in salita e discesa credo un milione di volte, e tante volte le persone che salivano e scendevano con me si sono fermate al secondo piano.

Non ho potuto fare a meno di notare il totem con le indicazioni che si ergeva, come una divinità cattiva, appena al di là delle porte dell’ascensore, e non lasciava molte speranze a chi si soffermava al piano: a destra per la rianimazione, a sinistra per il reparto oncologico.

Il mio pensiero va a tutte quelle persone che ho sfiorato, e che questo Natale se lo passano con una persona cara in una di quelle due terribili alternative.

Vi auguro con tutto il cuore che Babbo Natale vi riporti a casa i vostri cari.

Perché ci sono momenti in cui ci si sente in colpa della propria felicità, o quantomeno un senso del pudore che ti induce a non farne inutile sfoggio anche se chiudere le mani a coppa davanti una stella può impedire a qualche occhio lontano di vedere, ma non interrompe la combustione nucleare che la fa brillare.

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