Il Pifferaio Magico

C’era una città nella valle fatata dove ogni persona era addomesticata a vivere ogni giorno in modo CHE la propria condotta soddisfasse IL RE….e in questa forzata uniformità non c’era neanche un barlume di libertà – Articolo 31 – Il pifferaio magico

Non doveva succedere, ma è successo.

Proprio con la fidanzata di Pippazzo, la Sellerona, gnocca del 7° grado della scala Mercalli, bionda, polacca, porca, maiala, ma così maiala che dice gli ha fatto causa al noto cartoon costringendolo a rinominarsi “Peppa a’ Pippa”.

L’altro giorno ci siamo incrociati per sbaglio nella biblioteca, luogo deserto in ogni studio che si rispetti (bibliotecario, sempre imboscato).

Mi ha chiesto se le tenevo la scala, ecografia trans-vaginale con gli occhi d’obbligo, al ritorno ha finto di inciampare e me le ha messe in mano, la destra sulla sinistra e la sinistra sulla destra.

Poi si è leccata le labbra, succhiata il pollice, sbucciato una banana, piegata a 90, sbottonata la camicetta, mi ha appoggiato la patata sul gomito mentre ero seduto fingendo di cercare nel computer della biblioteca.

Io muto come statua.

Al che:

Avvocà, che faccio, mi appendo il cartello del maniglione antipanico sulla topa?

Quale cartello?.

“APERTURA A SPINTA”…e mi afferra la mascella con le unghie rosso ferrari.

Non si capisce più niente, Sbimmete sbammete, il mio ormone ha assunto dignità di scienza autonoma, decido di togliere Rai Uno e mettere sul secondo c-anale:

GIRATI”…

E lei, che tanto porca forse non era, me fa:

“PERCHE’ CHI CAZZO C’E’?” e si gira.

Andiamo avanti (e indietro pure, eh) per circa 20 indimenticabili minuti, ma siccome tutto a questa terra deve finire, ad un certo momento entra Pippazzo che attacca un pippone.

MA ma ma, dico ma, ma dico, dico dico, ma ma mama COME! a-a-a-a-a AVVOCATOLO! avvocatolo, avvo-cato-lo, dopo dopo, si, dico dopo, ma si, dopo dopo DOPO, dopo anni, ANNI E ANNI, anni anni anni anni, anni, anni e anni, dico anni, dico, ma che dico anni, secoli e secoli e secoli, secoli, SECOLI, dopo secoli e secoli e secoli…insieme….PROPRIO TU tu tu tu, tu, tutu, tu, dico tu, cioè tu, non tu, ma tu, tutu, proprio tu, MI BOMBI LA FIDANZA? PERDI….PERDI…”

“Che perdo? dove? c’ho una perdita?”

“PERDI—PERDI, DICO PERDI, perdi perdi”

“Ce l’ha con te, deve avercela con te, fidanza”

“PERDINDIRINDINA ALMENO QUANDO PA PA PA PA PA PARLO, CA CA CAZZO, DICO CAZZO, CAZZO CAZZO STRACAZZO DI UN CAZZO, QUANDO VI PARLO, CAZZO, SME SME SME SMETTETLA DI SCOPARE!”

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New York, New York, New York, NEW YORK

New york è una città in piedi (Céline – viaggio al termine della notte)

Ho visto New York per la prima volta all’età di 33 anni.

Gli anni di Cristo.

Vedi New York e poi muori, m’è venuto da pensare (sgrat sgrat) mentro ero seduto (stravaccato) sul divanetto della Limo (come un qualunque cretino dei reality show, cit. Silvan) che dal JFK ci portava al nostro albergo (il Waldorf, quale altro sennò?).

Pippazzo mi ha offerto da bere:

A-a-a-a-a avvocatolo, siamo a New York, NEW YORK NEW YORK, new york, New cioè York, capisci, Niu niu niu niu NEW York, pre pre pre prendi sto sto sco sco sco stosco sto sto sco sco sco stoscotch”

Naaaaa

A-a-a-a-a...”

Eh A-Aridaje! Su comprate na vocale P-pazzo, non rompermi il…

Avvocatolo, avvocatolo, AVVOCATOLO, lo sai, AVVOCATOLO, avvocatolo, lo sai, è ve-ve-ve-vero che lo sa-sa-sa-sai, è vero che lo sai, che a-a-a-abbiamo pagato tutto, anche il mi il mi il mi, min, il min, il minibar, qui-qui-quindi BEVI“.

Mando giù quel liquido che da fuori è perfettamente identico all’acqua, ma brucia un pochino di più.

Poi all’improvviso, la vedo.

Questa città che è un simbolo potente, per chi come me è nato e pasciuto col mito del made in USA, copiando a distanza di anni tutto quel che la cultura Yankee partoriva, mangiava e digeriva (i fastfood, i giubbotti, le motociclette, etc).

Cèline diceva che New York è una città in piedi.

E’ fottutissimamente vero.

E’ una città verticale.

Di più, è una città che nonostante l’altezza si spinge sulla punta dei piedi per guardare ancora più su.

E se la vedi, per la prima volta, a 33 anni, provenendo dal ponte di Brooklyn, rischi di restarci secco, stecchito.

E’ stato forse l’unico momento, in vita mia, in cui mi sono sentito figo.

A torto, perché ormai a New York ci vanno in gita le classi di 3 media (grazie tanto Rynair per aver abbattuto il penultimo mito, mi restano solo Bud Spencer e Terence Hill), ma mi sono sentito “uana sgheps”.

Avrei voluto rubare una moto ad un vigile, inforcare un paio di occhiali da sole, mettermi una camicia a mezze maniche e giocare a fare il Poncherello dei Chips.

Solo che era mica possibile.

Quel giorno pioveva.

E poi Pippazzo non sa guidare manco lo scooter, figuriamoci una Kawasaki.

E in ogni caso quando viaggia per lavoro, un avvocato, della città in cui atterra vede due posti: la sala degli arrivi, e quella delle partenze dell’aeroporto. Se l’aereo ritarda, anche la sala lounge. Se gli dice culo, persino una stanza d’albergo e una sala riunioni, che però avrebbe potuto essere anche ai Parioli.

E ogni volta a chi ti chiede com’è la città che hai “visitato” per lavoro, rispondi che questa volta non sei riuscito a vedere granchè.

Lasciando ingannevolmente ad intendere che ci sarà un’altra volta diversa da questa.

Pippo (ma cosa fai?)

Pippo è uno spilungone dinoccolato, dal capello fulvo come la Fulvia (Velvia Stelvio Robiola Osella, associazioni libere).

Tra i nordafricani giù all’incrocio, quelli che osservano per ore il segnale “alt/avanti” pedonale, è ormai noto come il Pippa. Vai a capire che c’hanno in testa i nordafricani.

Pippa, tu attraversare sulle striscia, zi? Quanti incroci avere attraversato? Eh…quante strisce fatto, ah-ah-ah.

Tra i colleghi di pari livello è noto come P-pazzo, tra i suoi diretti superiori invece viene palesemente appellato Pu-pazzo.

Tra i praticanti che riportano a lui è più comunemente conosciuto come il Pippone, chissà poi perché.

Non è ansioso, si rattrappisce d’ansia, cui si abbandona con fiducia di autenica fede ad ogni evento che non rientri nel suo percorso giornaliero (immutabile – alle conoscenze attuali – come l’espansione del cosmo), percorso fatto di sveglia/barba/tram/ascensore/accensione pc/caffè/lavoro/pranzo/lavoro/tram/cena.

Anche per un semplice sciopero che lo costringa a sostituire i due tram a/r con cui viene a lavoro e torna a casa ogni maledetto giorno, son subito sudori, incandescenza della cute che si imporpora particolarmente sulle gote e all’attaccatura dei capelli, balbettìo, ripetizione ossessiva di parole e intercalari (ragazzi, ragazzi, ragazzi, ragazzi, andiamo andiamo a-a-andiamo a vedere si a vedere cioè a vedere vedere vedere…cioè), e via andare.

Ha un parchimetro al posto del cuore.

L’altro giorno un medico gli ha preso la pressione e ha constatato che c’aveva la minima a 200€/ora, la massima a 500.

Nelle vene, a lui, ci scorrono le fees al posto del sangue.

Venderebbe sua madre, e si farebbe pure pagare per redigerne l’atto di vendita.

Ogni tanto provo a redimerlo, visto che è in stanza con me.

Pippazzo, lo sai che la vita è febbre…

La vita vita vita, la VITA, eh, la vita, cioè, cioè, cioèèèèè, la vita, la vi-vi-vi-la vita, si, la vita, eh…”

Si, la vita, è febbre, Pippazzo, e l’amore è il suo termometro“.

Mah, cioè, cioè, per me cioè, non so, eh, non so, non lo so, nonono, non lo so per pepe pepe pepe pere per te, ma per me, mememememe, per ME, dico, per me più che termometro, cioè, l’amore eh amore, amore, a-a-a-AMORE, cioè, l’amore, dico cioè, è una tachipirina. Non di quelle in pastiglie, ma proprio una supposta, cioè, cioè, su-su-su-supposta, la supposta, cioè, è è è è, la supposta è, è….è quel di cui ti ricordi solo quando ce l’hai già nel culo, o poco prima che te lo infilino, cioè. E dopo che la supposta si squaglia, la febbre, la febbre, la febbre svanisce, e pure la supposta, svaniscono la febbre febbre febbre e la su-su-supposta, eh, è lasciano tracce solo, solo, solo, dico SOLO, cioè, solo ed esclusivamente esclusivamente, solo solo nelle tue mutande. Comunque, a me, la febbre, la febbre, sai la febbre, febbre, FEBBRE, la maledettissima febbre, a me, la febbre, fa vomitare, la febbre. E pure la vita. E pure l’amore.