Ma il cielo è sempre più a sud

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Se vuoi capire noi italiani, siedi in un treno a lunga percorrenza.
Di quelli da Sud a Nord.

Domenica sono partito con la ciurma al gran completo da Roma, destinazione casa.
Lo spettacolo inizia alla stazione. Ora, hanno avuto la brillante idea di istituire dei varchi di accesso ai binari.
Occorre mostrare il biglietto. Tranne mia madre, non lo stampa più nessuno.
In fila, cominci a vedere l’Ansioso: quello che fruga e suda, e prega di trovare il biglietto.
Quello che mi chiede se mostrare lo smartphone lo fanno entrare uguale.
Quello che dice io me ne fotto.
Quello che non è possibile la burocrazia.
Quello che risponde ma è per l’Isis.
Quello che ti chiede se il varco al binario 12 può essere usato per andare al binario 16.
Quello che chiede a quello di cui sopra perchè diavolo va al varco del binario 12 se il suo treno parte dal binario 16.
Il vecchietto che interviene e chiede che lavori stanno facendo.
Quello che ti chiede se può passare che deve prendere il treno.
Come se tu fossi lì chissà per cosa mai, magari per prenderlo in culo.
Arrivi al binario.
C’è quello che chiede se il treno per Torino va a Torino, e lo chiede sotto il cartello gigante che indica “TORINO”, giusto dinanzi alla targhetta luminosa del treno dove c’è scritto “TORINO”. Magari ha paura che è solo il nome della squadra del cuore del capostazione granata.
E quando gli risponde qualcuno “Sì”, chiede “Ma ferma a Torino?”.
Arrivi all’altezza del binario ove si fermerà la tua carrozza. Trenitalia ha impiegato 150 anni per scoprire che forse è utile indicare dove si trova la carrozza 1 e dove la 121, dato il vezzo di invertire capo e coda di treno, di tal chè non valevano pensieri furbi del tipo la carrozza 23 sarà in fondo alla banchina.
Anche chiamarle carrozze, mi pare sintomo di un certo grado di lassismo nomastico. Di carrozza, le carrozze, non hanno un cazzo.
Discorso diverso che già ebbi a fare, per le cuccette: sono cucce e forse manco li cani.
Solo di recente è scomparso un pezzo di storia nomastica: la ritirata, per indicare il cesso.
La salita con bagaglio è impresa immane e già occasione di primo scazzo.
Ci stanno i cartoni di polistirolo stipati di mozzarelle, i TV a tubo catodico con il manico di scotch, la pagnotta di pane sotto il braccio, il sacco con la merce del vucumbrà, i barattoli di salgicce, valige che manco Mosè e  la sua ciurma nel giorno del grande esodo.
C’è il tipo che lascia le valige al pianerottolo e intasa tuttolo.
Trenitalia fa poltrone sempre più larghe ma cappelliere sempre più striminzite.
“Lei ha occupato tutta la cappelliera”.
“Chi prima arriva prima alloggia”.
“Mi fa passare per favore”.
“Dove cazzo corre, il suo posto mica se ne parte”.
“Stia attento con quel trolley, mi passa sui mocassini”.
“Non spinga”.
“Quello è il mio posto”.
“Ma no, guardi, è mio”.
“Mi faccia vedere”.
“Vede, ha sbagliato carrozza”.
Dato che era troppo semplice, adesso ci stanno anche i doppioni, la 1a e la 1b. Grazie Trenitalia.
“Le spiace se ci scambiamo di posto? Soffro di mal di mare”.
“Ma questo è un treno!”
“Non posso sedermi contromano”.
“Le spiace se mi metto io al finestrino?”
“Io e mia figlia siamo in carrozze diverse, ci cede il posto?”
“E dove mi metto?”
“Si metta là, è vuoto”.
“Se sale qualcuno?”
“Le cederò allora il mio posto”.
“Non è suo! E’ mio”.
“Le cederò il suo, se ci tiene tanto, quando sale qualcuno e vuole il mio”.
“Può abbassare la voce?”
“Può abbassare le tendine?”
“Può abbassare le braghe che…”
C’è quella che legge e non ti saluta nemmanco.
Quello che parla a raffica e ride sguaiato al telefono.
Chi si alza ogni secondo per pisciare.
Il fumatore che scende a ogni stazione.
Il professionista importante che lavora tutto il tempo e occupa tre prese elettriche.
Poi passa il carrellino delle bevande in business.
Il tipo coi guanti ti porge un bicchiere di acqua sporca come fosse una goccia del Sangue di Cristo (Amen) e ti chiedi se abbia problemi di udito, perchè tu hai chiesto un caffè non un estratto diluito dell’albero della gomma.
La gente finge di pensarci su quando lo chef col carrellino gli chiede “dolce o salato”, che cazzo ti pensi? Ci sta o il salatino o il biscottino, andiamo, siamo seri. Le donne chiedono se non c’è per caso il menu.
Tutto ciò che è gratis, anche se lo hai pagato nel prezzo, l’italiano non riesce a dirgli di no. C’è un tubo da fare.
Poi senti una persona che piange.
Una che ha perso la dignità con il suo uomo.
Chi bestemmia, chi ama la zia, chi va a porta Pia, chi vuole l’aumento, chi è sempre scontento, chi parte, chi arriva, chi sale, chi mangia, chi scende, chi tutto, chi niente.
Ma il cielo è sempre più blu.

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47 thoughts on “Ma il cielo è sempre più a sud

  1. A ma tu sei aristocratico e pigli solo sti treni alla velocità…ma se vuoi il divertimento vero o vedere l’inferno allora devi viaggiare sui regionali…meglio ancora in orario da pendolari!E li…nemmeno la temuta e mai vista isis ci mette piede…E te credo…sarebbe già un miracolo se riuscissero a trovarlo un posto!😈

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  2. Che popolo meraviglioso è il nostro! Variegato, sorprendente, fantasioso, trasformista, mai banale…
    O forse sei tu che l’hai dipinto così bene?
    Mitico come sempre, Avvo’
    Adoro il treno!

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