All about myself (ancora?)

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Non vorrei che aveste frainteso o sottovalutato il mio grado di mattonità cui ho accennato nell’ultimo post.

Oggi voglio farvi alcuni esempi. Non chiedetemi, vi prego, se sono veri: parliamo di cento per cento succo concentrato di realtà, senza neppure un goccio di olio di palla.

Lo specchio. Se il mio fottutissimo specchio potesse parlare, beh, probabilmente non sarebbe uno specchio, perché gli specchi non parlano di solito, tranne in Cenerentola (o era Biancaneve?). Comunque, ipotizzando per assurdo che uno specchio possa parlare rimanendo, ciononostante, uno specchio, il mio specchio (dopo avermi sputato in un occhio, dato che, per parlare, avrà pure una bocca e della saliva) vi direbbe le smorfie che gli rivolgo. Sono orripilanti. Digrigno i denti. Mi mando affanculo. Agito il pugno vicino al mio mento (cosa che faccio anche con il piccolo Buddy scatenando le ire di mia moglie) come a volermi minacciare. GIURO! Dovete credermi!

Stringo i pugni come se impugnassi due bacchette e mi agito tipo batterista, quando sono felice. Il tutto chiuso nel cesso, perché chiaramente non voglio influenzare quella povera anima innocente di mia figlia (Buddy è ancora piccolo, credo, per imitarmi), che di suo, comunque, è bene che lo sappiate, già mostra ampi sintomi di pazzitudine. Quando torno la sera strilla, prende e sbatte le cose a terra per la felicità… così, tanto per dire.

In auto! DIO! Se il mio sedile lato guidatore potesse parlare (oltre a essere un ben strano sedile, se parlasse), per prima cosa vorrebbe dire, se potesse parlare, che ha una bocca, il che lo indurrebbe, temo, a morsicarmi le chiappe per le scoregge che gli faccio in faccia senza neppure sollevarmi di lato come, di solito, è buona creanza fare per coadiuvare il deflussum aeribus. Mamma mia, povero sedile mio. Anyway, se potesse parlare, vi racconterebbe gli orribili epiteti che indirizzo ai passanti. Ma non ai soggetti che mi taglino la strada o che mi diano fastidio in alcun modo, nossignore! Parliamo dei passanti che manco mi sfiorano, magari sull’altro senso di marcia. Li minaccio, li mando a quel paese, li apostrofo nei peggiori dei modi (figlio di p. e bruttissima trota sono i miei cavalli di battaglia). Ogni tanto sparo loro! Credo sia una cosa orribile e imbecille da fare, di quella imbecillità di cui parlavo nel precedente post, che non raggiunge il limite necessario a diventare inconsapevole della propria imbecillità.

Anche se attraversano le strisce lontano cinquecento metri da dove mi trovo, faccio finta di volerli travolgere e dico ad alta voce “Ti fottoooo”…

Lancio granate, sparo con bazooka, fucili di precisione, pistole western, di tutto. Se facessi tutto quello che fingo di fare, avrei collezionato duecento ergastoli come minimo, nonchè decimato la popolazione di Torino e provincia.

Ogni tanto sbatto i piatti nel lavello (un giorno ho rotto persino un bicchiere), o un libro sulla scrivania, o qualsiasi altra cosa abbia in mano, gettandola con veemenza su un qualsiasi piano, solo per sentirne il rumore, e contemporaneamente urlo “straccia stu cuntratt”, imitando un pezzo di una canzone di Renzo Arbore (precisamente “Se tu sei con me”, forse è quella… quindi non proprio “precisamente”, cioè, no, aspe, diciamo, “precisamente”, se ho ragione, del tutto “sbagliatamente” se mi sbaglio, non c’è via di mezzo, capito? non importa, usciamo da questa parentesi). Ecco.

Ancora, e senza alcun motivo, grido sovente “ah-aaahhh” in faccia a mia moglie, come a dire “ah-ahhhh ti ho sgamato”, e atteggio il volto a sapientone. E lei i primi dieci, quindici anni ci cascava sempre e, magari per cattiva coscienza! (lu lupu di mala coscienza, comu opira penza…), chiedeva di cosa stessi parlando. Come quando lei mi chiede qualcosa e io la fisso con faccia da ebete senza rispondere, con lo sguardo sempre più fisso e accigliato. E lei capisce il gioco e dice “ho sbagliato”… e scuote la testa, come fa sempre più spesso, a significare “non gliela fo, sei irrecuperabile”.

Ma la cosa più bella la faccio quando

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24 thoughts on “All about myself (ancora?)

  1. Beh….qualcosa s’era già capito quando hai fatto i video mentre guidavi……per il resto che dire? Meno male che le donne hanno taaaaaaaanta pazienza!!!! 😛

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    • Troppo troppo tempo davvero Missssss! Sei l’anziana qui di turno… cioè, no, aspe, non è che sei anziana, avercele anziane così, eh, ahahha no dico, sei una veterana su questo blogghettino e non puoi mancare mai! Un abbraccio forteeeeeeeeee

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  2. Ora capisco perché tua moglie non vuole essere associata a te. Santa donna!
    Vogliamo discutere del sedile? O degli ignari passanti?
    Io credo che quei viaggi, quelle imprecazioni, quel lanciare, sbattere e fissare siano il tuo modo per alleggerire l’esistenza. Per sfogare la tensione di una mediocrità che bussa alla porta per soffocare il tuo spirito libero.
    Sei matto per scelta, la normalità fa paura e per questo: ti stimo fratello!!
    Sempre uno spasso leggerti Avvocatolo

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  3. avvoooo! ancora con sto cavallo…. mo pure nei tag li mettiiii….. questi tag tra l’altro quotano la tua pazzitudine eh!
    sai che visto che hai lasciato la frase finale a metà, credevo la finissi nei tag! io sto intrippata accussì!
    ma ora avvomoje, non te lo fa lei il giochino del t’ho sgamato??? hau hau hau!
    ho capito che non verrò mai in macchina con te, a meno che non si tratti di una decappottabile! bauaubauaubauab (aò, e me piace sta risata, che te devo fa??)

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  4. Quando?
    Tu dimmi quando, quandoooo…
    Je so’ pazz già te l’ho dedicata, e capisco di non essermi affatto sbagliata.
    Dev’esser quel latte adulterato lasciato in giro da Telemaco o tutti quei numeri in testa a Boris! Magari poi finisci col credere d’esser matto pure tu!

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      • !!!!!!!!!!! SEI STRACAZZUTISSIMAMENTE MITICA! Io cito surrettiziamente Sterne in ogni dove, Abele è PIENO ZEPPO di robe così, ma nessuno le capisc ehahahah diciamo che Sterne non è Volo 😀 Ti stimo troppo!

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      • Mi ero accorta delle citazioni. 🙂 Sterne è stato uno dei miei scrittori preferiti. La mia migliore amica ci ha fatto la tesi di laurea: ha preso pure 110 e lode e si è divertita un sacco! Io no, John Donne. 😦 E neanche Donne poeta: John Donne saggista! Na’ traggggedia…

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  5. Io certe volte mi chiedo come fa tanta gente ad avere il tempo di scrivere così tante cose….io a malapena riesco a metter su quattro parole in poesia….veramente ammirata di cotanta pazienza e prolissitudine 🙂

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