Ancora qui

Porto mia figlia al parco da quasi tre anni. Non sono sicuro che sia un dato statistico sufficiente.

Non sono sicuro di niente.

Come molti di voi sanno, ho dovuto ricominciare da meno di zero. Avevo una carriera avviata e modestamente straordinaria, una formazione su (letteralmente) milioni di pagine della migliore dottrina, negoziazioni con i migliori avvocati d’Europa, testa a testa, dove negli ultimi tempi onestamente non sfiguravo affatto.

Poi tutto è precipitato. E ho buttato tutto, proprio tutto quello che ero stato, lavorativamente parlando, giù nel cesso. Non per mia scelta. Oh no. Non lo avrei mai fatto volontariamente. Ci sono stato costretto dal tradimento di cui ho raccontato più volte, e che ha dato origine alla mia sete di vendetta. Una vendetta affatto particolare, consumata con la pubblicazione che, di quel tradimento, racconta tutto, a saper leggerla.

Ho ricominciato senza fiatare, non con la mia famiglia. Mia moglie, i miei figli, non meritavano di subire la mia frustrazione. L’unica alternativa che avevo era essere felice. Non sembrarlo. Non sforzarmi di esserlo. Ma, semplicemente, esserlo. E, non so per quale opera divina, ci sono riuscito. Sono stato felice, e la mia famiglia con me. E abbiamo fatto bene, col senno di poi. Perché dopo un po’ il lavoro è arrivato. Non ha quasi nulla a che vedere con quello che facevo. E pagano esattamente la metà.

Ma nella vita capita di perdere tutto. Io avevo me stesso, e sono riuscito a non perderlo. Ha fatto male, molto male, ho dovuto tirare un freno ai miei sogni, alle mie ambizioni, ho dovuto riprogrammare tutto.

Mi sono focalizzato sulla mia vita fuori dall’ufficio. Mi sono concentrato sul mio ruolo di padre, principalmente. Di marito. Di figlio. Di amico. Ho ripreso le mie passioni in mano. E ho toccato con mano che i soldi non fanno la felicità.

Con la mia vecchia vita di orari impossibili e week-end in studio, non avrei mai potuto trascorrere tanto tempo con mia figlia e la mia famiglia. Questo mi ha permesso di essere sempre più felice, ma anche di rendermi conto di un fenomeno strano. Le strade sembrano spopolarsi. Ci sono le persone, ma sono assenti. Al parco, ogni sabato peggiora. I genitori sono seduti sulle panchine, fianco a fianco, soli. Soli in mezzo a decine di persone. E’ uno spettacolo al quale bisogna prestare occhio per accorgersene.

I bimbi si spingono soli sulle altalene. L’età dei pargoli si abbassa. I bimbi “grandi” rimangono a casa davanti le playstation. C’è un silenzio assordante in quei parchi. Non si sente la voce dei padri. Non lo dico per mettermi in mostra, dovete credermi, sono quasi sempre solo io in mezzo ai bambini. E finisco per spingere i figli degli altri sulle altalene, o sul girotondo. E la solitudine mi ottunde. Mi sento solo anche io. Guardo quelle persone, che avranno duemila contatti su Facebook, e non riescono a dirmi facciamo un po’ per uno, o grazie per aver evitato a mio figlio di decapitarsi con il cancello del parco. Li vedo alzare lo sguardo solo per fare una foto, poi lo riabbassano e pigiano qui e lì per inviarla a chissà chi. Condividere i ricordi è importante, ma mi pare che alcuni di loro lo creino senza viverlo. Fotografare un evento dovrebbe servire a rinunciare a viverne una infinitesima parte, a futura memoria della parte che hai vissuto. Io vedo persone, invece, che vivono solo la parte che condividono. Dopo aver fatto la foto al figlio sull’altalena, se ne dimenticano completamente.

Anch’io, ovviamente, ho ampiamente fatto la mia parte. Ho passato tanto tempo sul blog. A leggere tanti altri blog. A scrivere il mio. A rispondere ai vostri sempre gentili e copiosi messaggi.

Se mi vedete un po’ assente, è perché sto cercando di ricominciare un’altra volta da zero.

Forse, forse sto tentando di ricominciare da me. Voglio tornare a guardare le persone con cui parlo negli occhi, non su una foto o un avatar. Voglio tornare a sentire il profumo della crema che hanno indossato al mattino, e il tepore che emana il loro corpo, non il freddo di un vetro.

Non voglio che mi figlia debba dirmi “Papà togli il telefono”.

Mi spaventa il silenzio che invade gli spazi. Mi spaventa che nessuno mi suoni più al semaforo verde, perché, come me, quello dietro è distratto dal suo telefono.

Mi spaventa il silenzio dei parchi, i girotondi pieni di ruggine, l’erba intatta e non calpestata, le ginocchia immacolate e senza una sbucciatura, le bici sui balconi che prendono polvere, le fermate degli autobus dove nessuno si siede più e quando arriva il bus deve suonare per svegliare la gente che dorme con gli occhi persi lontani, mi spaventa tutta questa solitudine nascosta dalla bulimia sociale, ci si ingozza di contatti, di interazioni, di “amici”, di follower, ma si dimagrisce sempre di più.

Mi spaventa tutto questo.

Sono ancora qui, non credo che rinuncerò al blog, che ho riconquistato dopo quattro anni di silenzio.

Ma vi chiedo pazienza se non mi vedete più saltellare come un tempo.

Se mi volete, mi trovate in giro per Torino.

Mi riconoscerete subito.

Sono quello che vi riconoscerà subito senza dover alzare lo sguardo.

Perché non sto guardando un display.

 

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59 thoughts on “Ancora qui

  1. Bravo, la gente si sta davvero rimbecillendo con questi cellulari, il telefono è utile per carità! Ma la vita è altro, sono i rapporti, le amicizie reali, i discorsi fatti a voce di fronte a un caffè. Non dobbiamo mai lasciare che la tecnologia prenda il sopravvento sulla vita! Una stretta di mano o un sorriso o uno sguardo non potrà mai venire sostituito da nessuna chat o messaggio!

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  2. Ricordo quando,da piccola,aspettavo papà in piedi fino a notte fonda solo per passeggiare nel parco vicino casa,prendere un gelato insieme e raccontargli la mia giornata.. Che malinconia.. :’)

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      • 😀 …tempo fa fermai un ragazzoz davanti a un bar pieno di belle figliole…lui era con la capa nello smart con un sorriso beota…e gli chiesi: “Guagliò ma t’allicuorde che d’è na fittiata?” mi guardò stranito e rimise a capo dinto o’ cellulare…però un altro ragazzetto aveva sentito e mi disse: “Site gruosse! Avite raggione…mo o’ mio o’ jette proprio!” ah ah ah!

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  3. E’bello sapere che ci siano ancora esseri viventi su questo pianeta. Per quanto mi riguarda, ti dirò: son fatto di sole parole perchè il mio è un viaggio alla ricerca della poesia. E sono felice quando ne trovo anche nei racconti di vita che spesso fioriscono sul web, come quello tuo: avvincente perchè vissuto ed empatizzante perchè sofferto e comunque espressione di vita…
    Un caro saluto ed in bocca al lupo…..

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  4. Questo è forse il più bel post tra i tuoi che ho letto. È vero. È sincero. È a cuore aperto. È umano. Troppo spesso ci nascondiamo dietro al nostro “io virtuale” perdendo il senso del tempo e della realtà. E non siamo più noi stessi. “L’unica alternativa che avevo era essere felice. Non sembrarlo. Non sforzarmi di esserlo. Ma, semplicemente, esserlo” … sii felice, sempre…sii te stesso sempre. Avvo ci piace così. Se è se stesso. Presente virtualmente o meno…ma se stesso….il se stesso che lotta e fa di tutto per essere una persona migliore … vera. Affettuosamente. Tabita

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  5. Cercatore la verità delle tue parole è accecante, come un raggio di sole. Bisogna toccare il fondo del pozzo per apprezzare il dolce sapore dell’acqua che contiene. Sei più saggio ora di quando eri pieno di nozioni. E la saggezza trapela dalle parole che non ricerchi ma fai fluire fuori con semplicità. La stessa che i tuoi figli ti insegnano ogni giorno. Hai espresso e chiarito in questo tuo scritto, anche stilisticamente maturo, l’ossimoro “realtà virtuale”. La realtà della vita come tale non può essere riprodotta. Si vive o non si vive. E tu stai vivendo. Coraggio Cercatore, il viaggio è ancora lungo e molto ancora potrai vivere e raccontare. Grazie. Ci si legge!

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  6. Quanto hai ragione Avvo…
    Mi sono accorta ad esempio che spesso si va su facebook per distrarsi un po’. E d’accordo. Scorri le varie notizie che non hai cercato ma hanno trovato loro te e ti rendi conto che non stai pensando, sei ipnotizzato. Quando ti risvegli dallo stordimento ti rendi conto di quanto tempo hai perso per niente!

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  7. Per puro caso, e partendo da altro ambito, stasera spiegavo alla quasi settenne che nella vita arriva un momento in cui bisogna dire di no perché anche se non conviene è giusto. E quando quel no non lo si dice ci si perde irrimediabilmente. Buon tutto, avvo. Si scrive tutti meno ormai, è un dato. Ma ci becca in giro, come dicevamo quano eravamo gggiovani davvero, mica come adesso che facciamo finta.

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  8. ci stiamo ammazzando di nullità generata dalle nostre stesse menti.
    confesso senza vergogna che è un periodo che tutto quel che dici lo misuro, si pur in situazione diversa, sulla mia pelle e nei miei sensi e nei nonsensi pure, se vogliamo metterci pure quelli, e quando mollo tutto, compreso il lavoro che quasi non ho, il pc, e respiro le strade, e cerco gli occhi accesi di altri uomini ad altezza d’uomo, e i bambini che ancora giocano per strada e… Confesso che mi sto concedendo giorni di commozione in cui non mi vergogno di piangere o ridere. Non mi sto esprimendo bene, ma…
    Oggi un signore mi ha chiamata dall’auto e mi ha detto: “non vieni più a prendere il sole” al mare vicino casa, dove scappo appena posso. Ho cambiato solo orario. Non sai quanta gioia m’ha messo il fatto che non era un autista pronto ad investirmi o spiaccicarmi il portello in faccia perché rapito dal cellulare. E non sai quanta gioia di sentire che esistono ancora voci che ti parlano, occhi che hanno il tempo e la voglia d’accorgersi che esistiamo.
    Scusate il commento sballastrato.
    Qua manco siamo solo esistenze simulate. La carne e le ossa e le anime ci stanno tutte e di certo avvertiremo la tua presenza anche nelle dilatazioni di presenza
    notte, Avvocatolo
    non rileggo

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  9. Dio quanto hai ragione! Capisci ora perché sono poco facebuchiana? Per carità, ho avuto la fortuna d’incontrare persone stupende, come te, anche solo virtualmente ma tra un caffè e una chiacchierata magari veloce, per strada e un post, se proprio devo scegliere, non ho dubbi: caffè + chiacchierata. E sai la felicità di quando le amicizie virtuali si sono concretizzate in uno sguardo e un sorriso reali? Non ha prezzo.
    A proposito. Sono stata a Torino la settimana scorsa per il salone del libro. Stupidamente non ho avvisato nessuno, ma la prossima volta non commetto questo errore. È un’occasione e non credo vada persa.
    Abbraccio te e la tua splendida famiglia. Ti meriti ogni bene. Lo dico sinceramente.
    Primula

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    • E certo che dovevi avvisare acciderbolaaaa! Devo assolutamente dirti grazie per tutto quello che hai fatto comprese le correzioni e suggerimenti che non mi scordo mia cara. E devo dirtelo negli occhi ehehe. Baci e alla prossima

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      • Ma ringraziarmi di che? Non ho fatto nulla di speciale e quel poco molto volentieri.
        Quando vengo a Torino ti avviso, promesso. Ma vale anche se a te capita di passare per Cremona, mi raccomando!
        Buona giornata Max! 😘🍀
        Primula

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  10. Vabbe ti ho scritto anche di la… Ma x una volta ti avevo scritto solo di me… Porca miseria mi fai venire da piangere… Il modo in cui lo hai scritto… Le cose che hai scritto… Il virtuale non é il reale… Fb a volte é un vortice che ti risucchia… Pose e selfie in virtu di un like…
    Sai che non m viene nulla di intelligente da scriverti stavolta. Tu sei uno presente sui social, si, ma il fatto é che per i tuoi affetti lo sei comunque…
    Quanto mi piacerebbe avere qui vicino un amico come te… Forse non ho capito nulla e mi sono fatta un film… Ma quanto mi piacerebbe chiamarti e dirti ué, scendi che sto qua sotto, prendiamoci in caffettullo e facciamoci due chiacchiere…. E magari accordarci per venire il sabato sera tutti a cena da me! Ma quanto m8 piacciono ste cose, eh eh
    .. A me del virtuale non mi interessa piu che tanto…. Pero mi ha dato l’opportunita di coNoscerti! Esagero? Poesse… Non è.colpa mia se sei uno spettacolo! Ps. Tanto se sparisci so dove trovarti! 😁😁😁

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  11. Mi hai letto nel pensiero,in giro c’è una solitudine spaventosa,tutti quelli che incontro per strada specialmente alle fermate dei mezzi sono tutti con la testa piegata sui cellulari TUTTI!!!!!! se passasse un marziano nessuno se ne accorgerebbe.Prima le strade erano sempre piene di ragazzi che giocavano e mamme che ridevano facendo casino anche loro.
    Ci stiamo distruggendo con le nostre mani,sembriamo tutti degli zombi,se non ci diamo tutti una controllata finiremo a schifio.

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  12. Per essere felici ciò che serve sopra ad ogni altra cosa è volerlo essere: i motivi per non esserlo superano sempre quelli per esserlo.
    Poi tocchi un tasto dolente sul quale non dico niente.

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  13. La colpa è tutta dei social network.
    Pensi di avere decine/centinaia di amici, vedi sempre tutti sorridere.
    Ed invece sono tutte persone sole, che conosci poco e che, stringi stringi, hanno ben pochi motivi per sorridere.

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  14. Ma sai che anche io quando ci porto mia nipote mi accorgo dello stesso silenzio?! E mi fa pure paura che con tanti idioti che sono in giro magari qualcuno mi piglia pure per pedofilo! 😱

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  15. Sei ancora qui? Sei finalmente qui!
    Tutto ciò che hai scritto è davvero una boccata d’aria fresca in questo mondo che non sa più godersi le piccole cose…
    Avvo, nella sfortuna si scopre sempre il meglio che possediamo. Io ho appena passato l’anno più tragico della mia vita, ma mi rendo conto che paradossalmente è stato il mgliore, quello vissuto più a pieno e più intensamente. Sono una persona diversa e vado fiera di ogni cambiamento al quale ho sottoposto me stessa e di ciò che hanno potuto cogliere coloro che mi sono stati vicini, coloro che mi hanno letta e seguita in questo percorso.
    Devi solamente sorridere alla vita e tenere la testa alta in tutto ciò che fai, in tutto ciò che sei.
    Un abbraccio
    Vale

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  16. Scelte, sono sempre scelte.
    Qualcuno mi ha chiesto come faccio a conoscere così bene mia figlia, e mio marito….ai posteri l’ardua sentenza, no, a me la sentenza: perchè io ci parlo. E non solo con loro, anche con i miei amici, con i miei cani, con i professori a scuola (senza andare sul registro elettronico che mi dice solo i voti e nulla di nuovo visto che con mia figlia “ci parlo”), con i miei fratelli…..
    Il virtuale ci vuole, ma non sotituisce la vita a meno che non sia tu a volerlo. Non credo a chio dice “oggi il mondo va così”.
    Comunque, io ti riconoscerei dal cappuccio :-). Bacio.

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  17. si potrebbe dire che non tutti i mali vengono per nuocere.
    Ogni tanto ce la necessità di tirare i remi in barca e lasciarsi cullare dalle piccole cose, che sanno ancora donare qualcosa e profumano di semplicità.

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  18. Più ti leggo e più sento di conoscerti, non virtualmente, ma veramente.
    È stata la forza comunicativa delle tue parole ad attirarmi, a spingermi a cercarti nella rete e a verificare quello che, a pelle, avevo percepito fin dalle prime righe. Quasi certamente tu e io non ci incontreremo mai a chiacchierare davanti a un caffè; il nostro caffè perciò è uno smartphone e il PC è la nostra panchina al parco. Sono strumenti che avvicinano, ma che mai potranno sostituire la concreta e spontanea affinità che lega le persone…
    Devo avere un certo occhio se nella marea di post che intasano il web ti ho subito colto! Ne vado piuttosto fiera!!!
    In ogni caso, considero che la capacità di vivere positivamente e profondamente le relazioni interpersonali sia ciò che più ci rende umani. E tu mi sembri un grand’Uomo.

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  19. Più ti leggo e più sento di conoscerti, non virtualmente, ma realmente.
    È stata la potenza comunicativa delle tue parole ad attirarmi a te,a spingermi a cercarti nella rete, per verificare quello che, a pelle, avevo percepito fin dalle prime righe. Devo aver un certo occhio se, nella marea di post che intasano il web, ti ho subito colto! Ne vado particolarmente fiera!!!
    Tu e io non ci troveremo mai a chiacchierare davanti a un caffè: lo smartphone è il nostro caffè e il PC è la nostra panchina al parco. Sono strumenti che ci avvicinano, ma che mai potranno sostituire la concreta e spontanea affinità che lega le persone…
    Penso che la capacità di vivere positivamente e profondamente le relazioni interpersonali sia quanto ci rende più umani. E tu mi sembri un grand’Uomo!

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  20. Eccoti! Eccomi!
    Non ci conosciamo fisicamente, però ti dico di cuore che ti voglio bene e ti stimo. Io so che significa ricominciare. Tante volte. Ed è ciò che ci rende umani e “sentimentali”. Torino non è poi così lontana da Milano…
    A presto, Vicky.

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    • Pippa! Ma che piacere rivederti… mi ricordo che sei stata una dei primissimi con cui ho interagito con sommo piacere! Devo tornare dalle tue parti… ricordo con piacere il tuo blog ☺😘😘😘

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