Shirley Temple

Shirley-Temple

Shirley Temple esercita la professione più antica del mondo.

L’avvocato (che avete capito?).

Del resto il primo processo si è celebrato nella notte dei tempi (il celeberrimo caso Dio & Consorzio Coltivatori dell’Eden Vs Anonimi Ladri di Mele).

Shirley esercita presso il mio (“mio” è usato a mò di figura retorica consistente nell’invertire il possedente col posseduto) studio.

Si è perdutamente innamorata di me (come darle ragione?).

L’ho ribattezzata così perchè è leggiadra, e usa camminare a passo di danza classica.

Ogni tanto la vedi che spegne la luce eseguendo un perfetto arabesque (lei è bassina e l’interruttore posizionato molto in alto), oppure se deve mollare un peto si esibisce in un chirurgico pliè.

L’altro giorno, poi, quando le ho detto che sarei stato anche io della cumpa che va in trasferta ha esultato di gioia (mediante una pirouette).

Come Shirley, anche lei è dotata di fossette, è bionda, ed è un enfant prodige che meriterebbe la fama internazionale per la sua ineguagliabile capacità di rompere i coglioni.

Mi ha già detto dieci volte ti amo, e ogni tanto mi chiede se mi ha già detto ti amo, cogliendo l’occasione per ribadirlo (“Hey Shirley ho trovato quella sentenza” “Ma TI AMO avvo”; “Ciao Shirley, ti ho portato quelle fotocopie” “Ma Avvo, ma ti amo! Ma gazie”; “Hey bauscia, ti sei dimenticata di inserire l’allegato” “Ma ti ho già detto che ti amo?”).

Non perde occasione per accostare la sua sedia alla mia, e stringermi un avambraccio qui (“Grazie, non saprei cosa fare senza di te”), un polso là (“clicca lì, aspetta ti faccio vedere”), una spalla su (“Dai forza che domani è sabato”), un bicipite giù (“Aspettami, vengo anche io”).

Mi trattiene in studio fino a quando rimaniamo soli, adducendo improbabili richieste di aiuto (“Mi fai vedere come si converte un word in pdf?” “Mi fai vedere come si converte un pdf in word?” “Mi fai vedere come si riconverte un word in pdf che originariamente era un word?”).

Venerdì scorso, appena usciti, mi ha mandato un sms dicendomi che è felice di avermi “incontrato”.

Ed io lì subito a pensare che sono il solito malfidato, che non è poi detto che tutti i colleghi debbano per forza trattarti a pesci in faccia (o in un altra parte più in basso), che esistono ancora persone capaci di un gesto gentile, di un sincero “grazie” come di un onesto “bravo”. Insomma, non sempre un sms deve per forza cominciare per “dove cazzo” o “cosa cazzo”, o con un imperativo.

Poi però lunedì sera siamo rimasti di nuovo soli.

Eravamo entrambi in piedi dinanzi la mia scrivania, a riflettere su alcune questioni delicate (professionali).

Accidentalmente, ho fatto cadere una pila di fogli dalla mia scrivania.

Shirley non ha neppure accennato a volerli raccogliere.

Ho eseguito un pliè guardingo, abbassandomi verso il parquet di contratti, visure camerali, lettere di inenti, e-mail e organigrammi aziendali che avevo ai miei piedi.

E’ stato in quel momento che Shirley ha allungato una mano e mi ha palpato la chiappa sinistra, peraltro cercando con un guizzo delle dita di infilarsi nel mezzo del cammin di nostro culo per inseguire non tanto virtute e canoscenza quanto il mio pendolo di foucault.

Ora, se qualcuno sta pensando che io sia un ragazzo fortunato che non apprezza le fortune della vita, dovrebbe prima sapere che Shirley Temple all’anagrafe risulta essere Ugo Ughi.

E ora ha davvero rotto i coglioni.

Advertisements

21 thoughts on “Shirley Temple

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s