Kavvingrinus – Cose da V

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Torna puntuale come un treno del ventennio fascista, Kavvingrinus, rubrica di attualità condotta con Ysingrinus e Kalosf. I miei commenti come al solito in grassetto neretto in quadretto!


 

Infanzia ad oggi: letture più o meno significative – Cose da V

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J.D. Salinger). [Ottima partenza!]

Ecco qui alcuni di quei libri.

Piccole donne (Louisa M. Alcott) [A quanto pare una lettura presente in tutte le partecipanti finora; mi sorge però un dubbio: nessuna finora ha fatto cenno al secondo volume, Piccole donne crescono, che spesso si trova unito al primo sotto un unico titolo in libreria; può essere che in fondo sia una lettura che voi donne sentite quasi come “doverosa”, salvo poi non esser tanto affascinate da voler leggere il seguito?]: prima elementare, mia zia si presenta a casa mia con sto libro e io mi chiedo: e mò chi glielo dice a questa che io leggo solo i Piccoli Brividi? Fingo quindi di leggerlo, mia madre si vanta con parenti e amiche di quanto io sia una lettrice precoce e la maestra dice ai miei compagni di prendere esempio da me, che questi sì che sono libri da leggere. Io non smentisco e leggo quel libro solo qualche anno dopo. Mi taglio pure i capelli come la ribelle Jo (una delle protagoniste), solo che mi stanno di merda e so che quel taglio osceno è la giusta punizione per aver mentito anni prima. [Peccato, profondo peccato che le stesse punizioni non vengano inflitte a tutti i millantatori. Se così fosse, il nostro parlamento sarebbe pieno di capigliature di merda]

Harry Potter (J.K. Rowling): sono alle medie [No, siamo alle solite! Basta con Harry Potter! Sono l’unico sulla faccia della terra a non volerne sentir parlare?], suppergiù in seconda, c’è il boom di Harry Potter e io lo snobbo [Ah…, allora no, non siamo alle solite… bene…], mi vanto di essere una delle poche a non averlo letto. Un’amica mi regala il primo volume e io non lo leggo [Cominci a piacermi sul serio…], pensando che sia proprio un libro per mentecatti [Lo suppongo anche io, benché la mia sia solo una mera supposta]. Così, quando una tizia me lo chiede in prestito non esito un secondo [Dalla via, la cultura, sempre, mi raccomando]. Quel libro però, non l’ho più rivisto. Anni dopo mi regalano il terzo volume e io mi dico “va beh, famo sto sforzo” e da lì fu amore [E no! E cazzo! Mi hai illuso!]. Amo tutti e sette i libri [Adesso mi sciolgo… tsk]. Harry Potter ha personaggi autentici, sia nel bene che nel male. È verosimile [Indubbiamente, chi non ha tra i propri ricordi almeno una gara a nascondino sui nidi dei draghi?], nonostante si parli di magia, è facile immedesimarsi in molti dei personaggi, anche in quelli più ambigui. I protagonisti non sono dei vincenti, vengono derisi, faticano per emergere e devono contare solo sulle proprie forze… Che poi, essendo dotati di bacchette magiche non è che sia così difficile, eh. I “cattivi” principali hanno alle spalle delle storie affascinanti, che spingono il lettore a volerne sapere di più, talvolta si prova quasi compassione per loro, nonostante siano il male in persona. La morte è una costante in tutti e sette i libri, la Rowling non esista ad eliminare personaggi vicini al lettore. Non manca mai l’ironia, ingrediente (a mio parere) fondamentale per la buona riuscita di un libro.

Il giovane Holden (J.D. Salinger): lo leggo in seconda superiore e mi convinco che Holden sia l’uomo della mia vita, forse perché alto e “contaballe”. (Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all’opera.). È sicuramente il mio libro preferito [Secondo me sei attratta dai cognomi che iniziano per H, è l’unica spiegazione al tuo amore per Harry P. e Holden; ma a propo’, Harry è il cognome di Potter, vero?]. Holden è un incompreso, sospeso fra l’innocenza e la maturità, troppo maturo per adattarsi ai coetanei, ma ancora legato all’innocenza, alla purezza dell’infanzia, come d’altra parte si sa leggendo la scena centrale del campo di segale [Ah, le gocciole, ah, le segale! Ricordi di gioventù].

La signora Dalloway (Virginia Woolf): la storia di questa scrittrice mi ha sempre affascinata molto, vuoi per la fine che ha fatto [Mi accontenterei di campare fino alla pensione, ma non vorrei mai diventare uno scrittore troppo acclamato: una caterva di grandi geni letterari ha fatto una brutta fine], vuoi per le turbe che aveva, la Woolf è stata sicuramente una donna interessante [E influente sull’ambiente, il che non era poco all’epoca]. In questo libro credo che la Woolf abbia trasferito parecchie delle sue inquietudini, tentando di concedergli un finale “luminoso”, a differenza del suo, di finale. Lo sfondo scelto per la storia è Londra e l’occasione è una festa organizzata da Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo: donna ricca dell’alta società inglese, frivola e sposata a un uomo per convenienza. Clarissa è una donna che si crogiola nei ricordi di un passato piacevole e intenso. È un personaggio nostalgico, che sembra vivere di ricordi. E alla sua festa si circonda di presenze del passato. (Una vecchia fiamma e una vecchia amica). E in quella festa, fra il chiacchiericcio e lo sfarzo, irrompe la morte, la morte di un altro personaggio che Clarissa non conosce. Un reduce di guerra tormentato dal passato, che decide di suicidarsi. La notizia della morte di Septimus (è così che si chiama) porta Clarissa alla consapevolezza di essere viva ed è finalmente in grado di apprezzare il presente.

Il marito in collegio (Giovannino Guareschi): questo è un libro paradossale, la protagonista (Carlotta) è frivola [Carlotta e Clarissa, frivole, secondo me, ribadisco, tu hai una incosciente attrazione per nomi ed iniziali similari…] e benestante ed è costretta dallo zio a trovarsi un marito se vuole ereditare i suoi soldi. Tutti i candidati che lei gli propone non vanno bene, tutti tranne Camillo, un uomo poco colto e goffo, ma di buon cuore e perdutamente innamorato di Carlotta. Dal canto suo Carlotta non lo sopporta e Camillo viene mandato in collegio ad imparare le buone maniere. Le vicende sono assurde, i dialoghi brillanti, l’ironia la fa da padrone. È un ottimo libro, con un’ottima trama, scorrevole e con una sua morale nascosta dietro alla satira e allo stile irriverente tipici di Guareschi. [Ho avuto come la netta sensazione che la tua storia si troncasse bruscamente, senza neppure mezza parola di commiato, come se non avessi voluto sforare le 1000 parole. Mi hai lasciato con un dubbio: qualcosa del Don Camillo l’hai letta? L’ironia del Guareschi in quella saga fa amplissimo ricorso ai paradossi; non ho letto Il Marito in Collegio, ma son sicuro che se ti è piaciuto per la sua paradossalità, Il Mondo Piccolo del prete più famoso d’Italia ti stregherà!].

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23 thoughts on “Kavvingrinus – Cose da V

  1. Piccole Donne è a tutti gli effetti un capolavoro tra l’altro attualissimo il seguito è un po’ più conformista e mi dà l’idea che lei lo abbia scritto sull’onda del successo del precedente ma con molta meno convinzione carino ma niente si più. Complimenti davvero per la Woolf che è un’altra mia bestia nera, non riesco a leggerla… e complimenti anche per Harry Potter superare i pregiudizi è sempre una buona cosa anche io l’ho scoperto in modo molto simile, del resto se potessimo considerare verosimili solo le cose realistiche potremmo buttare nella rumenta, come diciamo a Genova, un buon tre quarti della letteratura mondiale 😈😀😷😘

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  2. A me piacciono gli intermezzi del curatore…
    Sono quasi sempre d’accordo con lui e mi sento un po’ meno sbagliata quando rilevo che detesta HarryPotter anche lui ! (ecc.ecc.ecc.
    Buona Pasqua!

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  3. tesò….!!!!! buona pasqua e buona famiglia! (se non ci leggi vuol dire che sei immerso tra baci, abbracci e pappe buone! 😀
    vabbè, siam in accordo di nuovo su Hanry, che ho appena scoperto che mette le supposte???!!!! porca paletta, mi manca piccole donne…. e mo?
    cià!

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  4. facciamo che ogni cosa che dici contro Harry Potter, una frustrata (..mmm ehm no, potrebbe piacerti). Comunque ho letto piccole donne anche io. E devo dire che mi è piaciuto. Ho letto anche piccole donne crescono. Mi è piaciuto molto meno.

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  5. Mi hai fatto morire dal ridere ahahahahaha… Le Piccole donne crescono l’ho letto e mi è piaciuto molto, anche se non sono fan dei sequel. E sì, io ovviamente Piccole Donne mi sono sentita obbligata a leggerlo… Sai che non avevo fatto caso ai nomi simili 😀 😀

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    • Sì in effetti ho troncato la storia di brutto D: Me ne son accorta poi… di Guareschi ho letto oltre a quello Il destino si chiama Clotilde, ma sono in “lista” altri suoi libri perché mi piace molto!

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  6. Eh! Avvocatolo, la resistenza è inutile, sarai assimilato!
    Prima o poi farai voto di leggere tutta la saga di Harry Potter in caso di morte di un politico odiato, di un presentatore ipocrita di programmi per sciure, di una concorrente di reality stupida come una zappa e verrai esaudito: a quel punto, nessun cavillo da avvocatolo potrà salvarti, dovrai pagare il prezzo pattuito e rimpiangerai di non aver chiesto che invecchiasse la foto con la parrucca fucsia al posto tuo!

    Lo spunto sulle iniziali ricorrenti è molto interessante: appena avrò un po’ di tempo, mi rileggerò gli altri kavvingrinus per vedere se il fenomeno ha colpito anche altri 🙂

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  7. Allora, io li ho tutti e due: Piccole donne e Piccole donne crescono, il primo è mitico, i disegni poi sono stuopendi, i miei sono di annata, come me ormai 🙂 Per Harry Potter ti dirò…all’inizio mi è pizciuto poi ho mollato.

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  8. Pensa che ho letto Piccole donne crescono e non il primo. Non mi entusiasmò quindi non andai a ritroso. Ricordo che in contemporanea a Piccole donne crescono iniziai a leggere il libro della Montgomery “Incompreso” e non ci fu spazio per altro, solo per le lacrime.
    Su H.Potter ho detto già, mi pare: letti solo brani e per motivi di lavoro. Basta e avanza (a me).

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  9. Pingback: Una non – storia da lettrice | Cose da V

  10. Ragazzi!, esistono anche “Piccoli uomini”, romanzo del 1871 scritto dalla stessa Louisa May Alcott, le cui vicende sono legate a ”Piccole donne” del 1868 e “Piccole donne crescono” del 1869, e “I ragazzi di Jo” del 1886, che è la quarta parte.
    I Piccoli uomini sono i figli delle piccole donne che sono cresciute!
    Narra infatti gli esordi della scuola Plumfield di Jo descrivendo le avventure degli allievi, tra cui Rob e Teddy (figli di Jo e Fritz), Demi, Daisy e Josie (figli di Meg e John) e Bess (figlia di Laurie e Amy) … ne volete ancora? Ebbene sì, li ho letti tutti … alle elementari …
    Avvo, sei stato molto “buono” ma … hai dimenticato il “neretto” in fondo … non vorrai farmi perdere ancora, vero? Hahahahahahaaaaaa … >:D

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  11. [Ho avuto come la netta sensazione che la tua storia si troncasse bruscamente, senza neppure mezza parola di commiato, come se non avessi voluto sforare le 1000 parole. Mi hai lasciato con un dubbio: qualcosa del Don Camillo l’hai letta? L’ironia del Guareschi in quella saga fa amplissimo ricorso ai paradossi; non ho letto Il Marito in Collegio, ma son sicuro che se ti è piaciuto per la sua paradossalità, Il Mondo Piccolo del prete più famoso d’Italia ti stregherà!].

    Piaciuta questa tua considerazione.
    E puntualizzo, così sarai pronto: nella mia testa “Piccole donne” fa tutt’uno con “Piccole donne crescono” 😛

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