Kavvingrinus – Molfy

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Eccoci con una nuova puntata di Kavvingrinus, la rubrica in cui io, Kalosf e Ysingrinus esponiamo le vostre storie di lettori. Oggi abbiamo Molfy, una poetessa che non ha voluto esser “linkata” (applausi per la partecipazione disinteressata, quindi), e che raccoglie migliaia di persone nella sua community. Molfy è una persona di spessore, le cui letture confermano la mia ammirazione, maturata nel tempo ben prima di questa storia. L’andamento della rubrica conferma una eterogeneità notevole, che rende la sfida per noi tre sempre più esaltante! Ma lasciamo parlare Molfy.


Quella che ho coi libri è un’intensa, lunghissima storia d’amore. Dacché io mi ricordi, ne ho sempre avuti intorno e, da quando ho imparato a leggere, non ho più smesso.

Tra le letture d’infanzia rammento con particolare affetto Pollyanna [Nota di Avvo: la sindrome di Pollyanna inizia a contagiare questa rubrica!], da cui devo aver preso il gioioso ottimismo, e “Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge [Nota di Avvo: mai sentito… ma curiosando ho scoperto che i protagonisti si chiamano Hans e Gretel…] ma sullo scaffale della memoria in bella vista ci sono pure l’ “Isola dei delfini blu” di O’Dell Scott e “Cuore” di De Amicis [Nota di Avvo: Ah altro che Moccia! Quelli erano sentimenti…]

Da ragazzina ho avuto un debole per A.J. Cronin, ma non disdegnavo nemmeno E.A. Poe [Nota di Avvo: Qui mi taccio perché Yzi ci andrà a nozze] e A.C. Doyle (la doppia iniziale puntata evidentemente esercitava un certo fascino su di me).

Alcuni libri sono legati indissolubilmente a nomi e volti di insegnanti [Nota di Avvo: L’influenza degli insegnanti sulle letture tornano a più riprese nelle vostre storie (anche quelle non ancora pubblicate); io ho avuto la sfortuna di non aver mai ricevuto incoraggiamenti dagli insegnanti, ma riconosco che sia fondamentale il loro ruolo per rinverdire la cultura del libro]. Quella di Lettere  di terza media, ad esempio, non solo mi suggerì la “Collina dei conigli” di Richard Adams [Nota di Avvo: Segnalato già da Intempestivo Viandante, è proprio il caso che lo legga!], ma me ne procurò lei stessa una copia in formato economico, che mi consegnò ancora incellophanata: l’aveva acquistata appositamente per me! Al liceo il prof. di filosofia mi fece leggere “Dal mondo del pressappoco all’Universo della precisione” di Alexandre Koirè, proponendomi di costruirci una lezione per l’intera classe [Nota di Avvo: La fiducia del maestro la dice lunga su chi sia Molfy]. Inutile dire che ho sempre amato la filosofia. E forse anche un po’ il professore, di cui del resto eravamo tutte più o meno dichiaratamente innamorate…

Da adolescente in cerca di indipendenza di pensiero, ho letteralmente spiccato il volo insieme al “Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach [Nota di Avvo: Ogni suo libro che ho letto è stata una esperienza emozionale strepitosa, inclusa l’avventura del gabbiano, che mi fu regalato dalla donna con cui ebbi il mio primo rapporto…], mentre per il “Piccolo Principe” [Nota di Avvo: Buffo che Molfy accosti questi due libri che paiono avere poco in comune se non la fantasia, perché anche questo libro mi fu regalato dalla donna di cui sopra… hey Molfy, ma fai che sei tu quella donna? :-D] devo appellarmi ai diritti del lettore di Daniel Pennac, non avendolo mai finito. Proprio non ci sono riuscita.

Al contrario, ci sono libri che ho preso ripetutamente in mano, come “Il nome della rosa” [Idem!], di Umberto Eco, che ho letto tre volte, apprezzandone via via i diversi piani di lettura: ora la trama del giallo, ora lo sfondo filosofico, ora l’impianto teologico. (Ho visto anche il film, ma più per Sean Connery che per la trasposizione cinematografica!). [Nota di Avvo: Notare il punto fuori parentesi, evidentemente frutto di scelta ponderata e non tanto semplice. Invito tutti a seguire l’impeccabile esempio di Molfy, non per risparmiare a noi tre del lavoro (tanto non correggiamo… sapevatelo!) ma per rispettare il tempo di chi legge. Quanto ad Umberto Eco, ho amato tutti i suoi romanzi, così come i suoi saggi sulla narrativa, benché sia indubbiamente faticoso leggerlo]

Ogni libro è un’avventura e una scoperta!

I bellissimi diari di viaggio “Patagonia Express” di Sepúlveda e “La corsa del levriero” di Alex Roggero mi hanno portato ad esplorare le Americhe senza problemi di jet lag.

Con  “La cruna nell’ago” e “Codice Rebecca” di Ken Follett [Nota di Avvo: Unico termine di paragone che trovo rispetto alla magniloquenza di Ken Follett è Christian Jacq e la sua epopea di Ramses] mi sono catapultata nello spietato mondo dello spionaggio, spingendomi anche a divagazioni bondiane, immaginando che un affascinante 007 rischiasse di prendersi una pallottola in  mia presenza, mentre bevevo un Vodka Martini (agitato, non mescolato) in sua compagnia.

Recentemente, “Sei biblioteche” del serbo Zoran Živcović mi ha condotta in un surreale inferno postdantesco dove la pena per chi non si dà la pena di leggere in vita, è leggere per la vita eterna. [Nota di Avvo: segnato in whish list!]

Non è il mio caso, chiaramente….

Leggo un po’ di tutto, persino i bugiardini dentro le scatole dei farmaci, salvo poi restare atterrita dagli effetti indesiderati, per cui finisco sempre col buttare i medicinali e tenermi il dolore.

Leggo abbastanza: in media  una quarantina di titoli l’anno. [WOW! Beh, certo, ci sono supereroi che leggono centinaia di libri dedicandovisi solo dopo le ventitrè, ma per noi comuni mortali quaranta titoli l’anno pare un numero ragguardevole; qualcosa mi dice che tu, comunque, abbia approssimato per difetto]

Amo i libri, il frusciare delle pagine, l’odore della carta, il risvolto di copertina…

È evidente però che a un certo punto ho dovuto smettere di acquistarne, essenzialmente per due motivi. Uno squisitamente economico, l’altro… strutturale! Mio marito – ingegnere – direbbe che i solai non sono calcolati per reggere il peso delle mie ambizioni culturali (leggi: librerie sovraccariche!) Così, per evitare crolli nel bilancio familiare e nella mia umile dimora, ho preso a frequentare assiduamente la Biblioteca Civica, dove, conoscendomi, derogano spesso al limite di prestito di tre libri per volta. [Nota di Avvo: Ci trascorrevo ore in biblioteca, ma l’ultimo giorno che la mia mamma d’Africa trascorse sulla terra me lo son perso proprio per questo motivo, e da allora smisi di andarci…]

Lo ammetto: la mia lettura a volte è un po’ compulsiva. Sono una lettrice avida. Avida di emozioni. Una storia deve catturarmi, prendermi e farmi sua. Non mi importa tanto ricordarmela dopo averla letta, quanto viverla mentre la leggo, sentirla intensamente quasi a raggiungere qualcosa di simile a un orgasmo mentale… [Nota di Avvo: Qui emerge una visione della lettura che trovo stupenda e romantica. Molfy pare perdersi e isolarsi completamente dagli affanni quotidiani quando legge: cosa c’è di più isolante di un orgasmo?]

Per darmi una calmata e complicarmi un po’ la vita (così almeno riesco a far durare un libro per più di una settimana), ho cominciato a leggere testi in Tedesco [mi ripeto: WOW], lingua che ho ripreso recentemente a studiare e che amo quasi quanto il nostro meraviglioso Italiano.

Ho iniziato dai classici “Leiden des jungen Werthers” (i dolori del giovane Werther) di J.W. von Goethe [Nota di Avvo: Non c’è niente da fare, eh, questo Goethe lo leggono solo le donne, è proprio letterature femminile…], sono passata a E.T.A. Hoffmann (ancora iniziali puntate!!!) per approdare infine ad autori contemporanei.

Spassosissima e capace di farmi sorridere nei giorni un po’ grigi è la scrittrice Kerstin Gier, una sorta di versione germanica di Bridget Jones e i suoi diari (in Italia è uscita con “L’uomo che vorrei” per Corbaccio). Un titolo su tutti: “Männer und andere Katastrophen” (uomini e altre catastrofi).

Ora sono alle prese con l’intrigante “Ultimo Abele”, del Nostro. [Sono noioso, mi ripeto per la terza volta: WOW!, ma stavolta è per l’0nore più che per l’ammirazione meravigliata]

Ed è stato amore a prima riga. [… e sono quattro: WOW!]

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31 thoughts on “Kavvingrinus – Molfy

  1. lo so che è di venerdi ma mi è sfuggito kavv! nnagg!
    lei non la conosco: bella storia! te dovresti fare il commentatore di professione, dopo lo scrittore e l’avvochettolo..
    PS… tu conosci St ill (di Du)?
    buon sabato!

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  2. Arrivo in ritardo per la rubrica, ma arrivo. Non conosco Molfy ma apprezzo tanto ciò che ha scritto, specie il passaggio sugli insegnanti quali arcieri in grado di lanciare buone frecce. (e lo so, son di parte, consentimelo…). Scopro anche tantissime letture comuni e qualche differenza, i libri in tedesco, ad esempio, e Il Piccolo Principe che conosco a memoria e che lancio di continuo con le mie frecce ai miei alunni (senza ferirli 🙂

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