Kavvingrinus – Ili6

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Puntuale come un orologio danese, arriva Kavvingrinus, questa volta con la storia particolarissima di Ili6. Da Ysingrinus e Kalosf troverete come solito le loro analisi della medesima storia. Ma lasciamo ora parlare Ili6…


 

C’era una volta una bambina che quasi ogni pomeriggio andava a trovare i nonni in un paese vicino. La loro casa era molto bella, con un grande giardino dove c’era sempre qualcosa da scoprire e nuovi giochi da inventare tra i vialetti alberati. Era piacevole stare con la nonna e con la zia in quel posto da favola. Il nonno lo incontrava poco, lui nei pomeriggi lavorava in cartolibreria, e un giorno la bimba fu accompagnata proprio in quel negozio del nonno perché le donne dovevano andare in giro. La bambina fu contrariata per la novità: non poteva sapere che quel pomeriggio sarebbero nati nuovi affetti, nuovi amici, nuove sensazioni, nuove abitudini che sarebbero durate per sempre e che avrebbero indirizzato la sua la vita.

Il negozio del nonno si rivelò anche meglio del giardino: c’erano matite di tutti i colori, giornali, pupazzetti, libri di tutti i tipi, scatole da aprire, album da colorare,…c’era odore di carta, di inchiostro, di tabacco.

Il nonno le permise di curiosare un po’; lei apriva pacchi, pasticciava fogli, sfogliava giornali, spostava gomme e temperini, metteva giù i pupazzetti. Quante cose non conosceva! Chiedeva, provava, annusava, toccava e il nonno, che di bimbi se ne intendeva perché trascorreva le mattine a scuola, rispondeva, spiegava, dimostrava e sorrideva, vedendo gli occhi meravigliati di quella bimbetta di appena tre anni.

Poi, forse per paura che il negozio venisse messo a soqquadro o forse per volerle fare un regalo, il nonno la fece sedere su una piccola sedia dietro il bancone e le chiese di ascoltare. Prese un libro giallo con le scritte rosse e cominciò a leggere…

                                            “C’era una volta un piccolo, brutto anatroccolo…”

La voce del nonno catturò subito la sua attenzione: era sottile, un po’ rauca e mai uguale. A volte si alzava, poi diventava un sussurro, proseguiva pacata, poi veloce, cambiava tono, cantava. Era musica. Ed era tutta per lei.

La bimba guardò il nonno, quel nonno così poco conosciuto sino a quel momento, e lo vide sereno, elegante con quel gilet grigio e la camicia azzurra. Osservò il suo viso magro e leggermente rugoso; le labbra si distendevano, sorridevano, le sopracciglia a volte si aggrottavano. Guardò le sue mani sottili che si muovevano, che indicavano, che accarezzavano la carta e sfogliavano con delicatezza le pagine. Fissò i suoi occhi chiari che seguivano il rigo e che a volte la guardavano.

Pian piano la bimba si concentrò sulle parole, sulle frasi, sulla voce del nonno che leggeva per lei e quelle parole presero forma, danzarono davanti a lei e composero un quadro ricco di forme, colori, personaggi, sentimenti. E lei vide quell’anatroccolo nero, i suoi fratelli, sentì la preoccupazione di mamma anatra, perché lei in quel momento era con loro, in quello stagno…

Non ricorda quanto durò quel primo ascolto, il tempo si dilatò, si azzerò e non fu più percepibile. Su tutto dominava il suono morbido della voce del nonno che leggeva per lei.

Fu un momento magico che si ripetè tantissime altre volte. La bimba preferì, infatti, sempre più il negozio del nonno al giardino delle meraviglie e lui l’accoglieva con gioia: quei momenti piacevano ad entrambi, davano serenità, regalavano affetto, unione, stupore a tutti e due.

A volte il nonno doveva interrompere la lettura perché in negozio entrava qualche cliente e lei si infastidiva, si ingelosiva perché quei momenti erano loro, solo per loro: lei, lui, la sua voce, il libro, la storia, il sogno.

Oggi quella bimba è cresciuta, legge per se stessa e molto spesso legge ad alta voce per i bimbi che l’attendono in aula. Non si sorprende nel vedere sul viso dei bambini lo stupore e la meraviglia mentre ascoltano la sua voce che legge e nemmeno del fastidio che genera il suono della campanella: sono momenti che non amano essere interrotti. Sono l’origine di qualcosa che sta nascendo e che si potrà fortificare nel tempo. Lei questo lo sa bene.

Grazie nonno Pino, la tua voce, che mi ha resa felice lettrice, è sempre in me.


Se avessimo tracciato una carta geografica con i confini della rubrica Kavvingrinus, sicuramente questa storia si sarebbe posta all’estremo limite di tali confini. Non c’è un solo autore esplicitamente citato, né un romanzo. C’è, però, una intera biblioteca di reminiscenze personali, c’è tantissimo scritto in questa storia, nelle sue parole che sembrano pescate da un barattolo di vetro delle vecchie drogherie, pieni di tutto, dai legumi alle caramelle, dal pane alle ciambelle. Parafrasando Borges, il quale diceva che preferiva lasciare ad altri il vanto di aver scritto qualcosa, preferendo vantarsi delle parole lette più che di quelle scritte, senza specificare quali fossero state le sue letture, qui direi che Ili6 ha imitato Borges e ci ha lanciato un messaggio: lei è le parole che ha letto, e le parole che ha letto non può scriverle ma solo evocarle. Al più avrebbe potuto citarle, come quel virgolettato sul brutto anatroccolo.

Insomma mi pare che il dipinto di questa persona si stagli netto sullo sfondo di questa storia, ed è pennellato non tanto dalle parole che Ili6 ha scritto, quanto da tutti gli spazi bianchi che ha lasciato.

E il mio commento è proprio questo: un solo spazio bianco .

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33 thoughts on “Kavvingrinus – Ili6

  1. ah come mi mancano i nonni…
    qui c’è un racconto talmente intimo e delicato… profumo di casa e di buono… e tu sei stato bravo a rispettarlo…
    l’ho scritto anche da ka, ma questo scatto sai che mi ricorda un po una perla racchiusa nella sua ostrica in un momento in cui si apre al sole e al mondo prima di tornare bella e protetta nel suo di mondo…..
    cià!

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    • Uh Cara mi ero perso questo tuo commento! WordPress inizia di nuovo a tramare contro Alessialalalajskjdjhfrung! Eh i nonni… io non ho mai avuto la fortuna di viverli molto… ma sono un elemento importantissimo nella vita di molte persone! Viva i nonni!

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  2. Eh bravo avvocatolo. Mi pare che l’esempio di Borges calzi a pennello. I nonni, quelli buoni, lo ripeto sono figure importantissime che per chi ha avuto la fortuna di averli , restano nel cuore per sempre. Un abbraccio. Isabella

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  3. La storia è stupenda: come crescere insieme alla lettura, la lettura come ascolto della parola che ti entra nel sangue e di cui non puoi più fare a meno. Complimenti a Ili!
    Il tuo commento? Hai evidenziato l’importanza del non detto, fondamentale in questo racconto, in un bazar di immagini che fai uscire dal cilindro come sempre. Max piccolo grande mago!
    Un abbraccio 😘
    Primula

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  4. Devo, invece, complimentarmi io con te, con Kalosf e Ysingrinus per questa rubrica, che mi sta facendo conoscere tante belle persone, e per il compito che vi siete assunti, non semplice, di argomentare sui variegati scritti che vi sono pervenuti, anche di persone che non si conoscono bene. Il mio, ad esempio, è un quasi fuori tema, un ricordo personale che, istintivamente, ho inviato a Sandro quando ho letto della vostra iniziativa, senza capirne bene contorni e sviluppi.Mi sono soffermata e fermata all’inizio,vero, un inizio che ha avuto un bel seguito, che continua.
    Mi piace l’idea dello spazio bianco, luminoso come nella bellissima foto di Kalosf e ricco di tante parole, suoni, testi, autori un bianco che da quel momento ha iniziato a riempirsi di colori.
    I nonni sono un privilegio nella vita di ognuno. Nonno Pino mi ha accompagnata sino ai nove anni e devo a lui, al suo modo sapiente di leggere per me, l’innamoramento alla lettura. La parola detta o scritta, la voce che legge per te, hanno una potenza incredibile. Nonni, mamme, papà, insegnanti, non devono dimenticarlo mai. La vita farà il resto.
    Grazie a te, ancora, e a tutti i tuoi lettori. Piacere di averti incontrato in questa confusa e variegata blogsfera,
    Marirò

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    • Ah io non lo dimentico mai sai. Proprio di recente cercavo del materiale sull’Odissea, e pensavo a quanto siano state importanti le tradizioni orali che hanno preservato quell’opera immortale. E mi chiedevo pure che fatica avessero dovuto fare quei papà d’altri tempi per mandare a memoria un’opera così monumentale… senza nessun ausilio scritto. E quanto alla tua storia è stata una bellissima sfida leggerla per me, e credo anzi son sicuro anche per gli altri due esimi amici con cui porto avanti – con voi – questa rubrica che mi piace da matti! Rischio di finire a scrivere solo una volta a settimana per Kavvingrinus 😉 Quanto a me ci provo ogni giorno a esser come Nonno Pino, per mia figlia, inventando di continuo storie al momento di addormentarla e continuando a leggerle favole senza le quali non va a letto! Ormai è una tradizione! Un abbraccio e grazie mille di aver partecipato!

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  5. Davvero una bellissima storia, molto tenera, che lascia intorno a sé un alone indefinito e contemporaneamente completo… proprio come hai magnificamente spiegato tu 🙂

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