Sogno di una moto di mezza estate

Ripubblico qui un racconto ospitato da Motopier. Sul sito è disponibile una versione audio per chi soffre di problemi di vista. Bravo Motopier! Proverò ad attrezzarmi. Ringrazio, infine, Mary che mi ha tirato a bordo del progetto e sul cui sito c’è una guida su come trasformare il vostro blog in un blog accessibile ai non vedenti! Se avete animo da bike rider, potreste partecipare inviando il vostro racconto!


Era luglio.

Era caldo.

Terribilmente caldo e afoso.

Stavo scendendo i gradini del sagrato; nella domenica di paese la messa era d’obbligo.

Saltellavo a due a due il marmo picchiettato da milioni di fedeli transitati nei secoli su quelle scale, quando all’improvviso l’ho vista.

Era lì davanti, inopportuna, ingombrante, totalmente fuori luogo ai piedi di un sagrato.

Trasudava bestemmie, anni, sudore e olio dal basamento.

Sporca.

Nuda.

Lo stridore con i panni buoni della domenica dei passanti, in un paesino di provincia, era urticante, impossibile non notarlo.

Rosso fuoco il metallico serbatoio, i due parafanghi e il copricarter.

Tutto metallo, neppure un centimetro di plastica a vista.

Il fanale era coperto da una rete metallica nera, incrostata di fango.

Più che illuminare, il suo fascio di luce immaginavo avrebbe appena solleticato l’oscurità.

I pneumatici erano logori, sembravano cadere a pezzi. Mi fecero pensare a curve, a miglia di strade, a miglia di notte.

La sella compatta e corta, monoposto, triangolare su due molle che avevano l’aspetto di peggiorare anziché migliorare il comfort di marcia, trasmetteva un senso di precarietà infinito.

Ricordo che mi chiesi se, per caso, accelerando più del dovuto, non ci fosse stato il rischio di lasciarsi scappare la moto finendo lunghi distesi.

Ma ciò che più colpì la mia immaginazione furono i due cilindri che sbucavano ai lati del serbatoio come due teste di drago che fossero pronte a sputare fuoco nei collettori di scarico, nascosti da centinaia di giri di una sorta di nastro adesivo.

Avevo otto anni, e dovetti attenderne altri due prima di salire su una moto vera (un motorino da minicross quando le minimoto non erano ancora di moda, 50cc 2 tempi, che bei tempi, quelli dei due tempi!).

Ma sono salito su quella Motoguzzi V7 milioni di volte.

Nei miei sogni.

Milioni di volte.

Mentre ancora strabuzzavo gli occhi per tanta tracotanza, arrivò il proprietario, un sessantenne brizzolato e barbuto, con una giacca di pelle talmente ricoperta di adesivi da esserne irriconoscibile il colore originario.

Non c’era ancora alcuna legge sul casco, il signore salì su quella parvenza di sella e accese il motore.

Un inferno si scatenò dai tubi di scarico, il basamento lasciò un’altra traccia oleosa sull’asfalto.

Lui svanì nell’afa del mezzogiorno di luglio, diventando una macchia tremula all’orizzonte confusa con gli effluvi esalanti dall’asfalto torrido.

Lo vidi tremulo sparire alla mia vista ma non ancora al mio udito, il borbottio del bicilindrico a V ancora nettamente distinguibile dai suoni della domenica (un clacson, le campane, gli uccelli, mia madre che dice andiamo).

Sognai subito di diventare un anzianotto canuto e barbuto e di andarmene in giro capelli al vento, con una sigaretta infilata di sbieco tra le labbra, con le pupe a impazzire per me.

Due settimane dopo ci fu un funerale nel paese dove son nato e cresciuto prima di emigrare al nord.

Davanti al sagrato c’era ancora la V7 rosso sangue.

Era stata pulita di tutto punto.

Sulla sella, un volantino, ricordava che quella era stata la sua più grande passione.

Era un manifesto funebre firmato dai suoi tre figli che aveva lasciato orfani schiantandosi in una curva.

Mia madre mi ripeté fino all’ossessione che se avesse avuto un casco quella moto avrebbe percorso ancora mille miglia.

Mi presero in giro tutti i miei amici per anni, ma io fui uno dei pochi nel mio paese che ha sempre usato il casco ben prima che diventasse obbligatorio.

Ho sempre preferito essere fuori moda, che fuori dalla vita.

Advertisements

55 thoughts on “Sogno di una moto di mezza estate

  1. bel racconto pensa che io il casco lo uso dal lontano 1978 poichè in Francia era obbligatorio ed in più sul posteriore un adesivo con scritto ” in caso di incidente non levatemi il casco” i motard francesi erano avanti

    Liked by 2 people

  2. Io guidavo una vespa 125, senza patente ovviamente, a quattordici anni; a quel tempo mettersi il casco esponeva ad accuse di scarsa virilità, tipo Sarri con Mancini; e non so perché si preferiva spaccarsi la testa che venir tacciati di ortaggitudine. Per fortuna i tempi sono cambiati! Bel racconto Avvocatolo, molto educativo… se riesco vado a sentire la versione per dislessici.

    Liked by 1 person

  3. Grazie Massimo!!! Il tuo racconto tra l’altro è davvero intrigante e come ha detto “Motopier” racchiude un sogno in se stesso…
    Invito tutti a visitare il blog che è davvero molto interessante anche per chi si affaccia a questo mondo spettacolare delle moto!!! Ci sono guide per tutti 🙂
    Un salutone e come si dice RIDE FREE! Ahaha Ciao, alla prossima!

    Liked by 1 person

  4. Bello, molto bello! All’inizio sorridevo divertita, poi .. un brivido interiore come mi fossi schiantata io con quella moto. brrr! (anche se son mai salita su un due ruote a motore. :P)
    I tuoi racconti son ben altro che “fuori moda”, Avvo’ ^_^

    Liked by 1 person

  5. Non conosco il mondo dei motori, ne sono completamente estraneo.
    Però ero amico di un bike rider. Sempre in moto (non chiedermi marca e modello, non li conosco). Ma era una di quelle grandi, andava con i suoi amici (sessantenni come lui) ovunque: mi ha fatto vedere le foto di Berlino, Madrid, Mosca. Il casco se lo metteva sempre ma è morto lo stesso, stroncato da un infarto in sella alla propria moto, mentre in terra di Francia e si godeva il mondo.
    Ci sentivamo spesso per motivi di lavoro, era una persona davvero unica.

    K!

    Liked by 1 person

  6. Uno dei miei film preferiti è Easy Rider, mi piace immaginarmi in moto percorrere strade lontane ma…non ho mai avuto una moto, neppure un motorino! Non la so neppure guidare! E quindi mi accontento di leggere questi racconti in cui almeno per leggere non fa nulla se non metto il casco! ☺😉

    Liked by 1 person

  7. Hey tu! Salta su! Aspetta che levo il casco… Sono io! Vieni dai che andiamo a fare un bel giro sulla moto…. Emh…. Pero guida tu che senno ci spiaccichiamo! 😉
    E questo me l’ero perso! Molto bello!
    E pero ci stai un po trascurando qui su wp…. Guarda che il bibliotecario si merita tutto il tuo cotanto blog come ce l’ha avuto abeluccio!

    Liked by 1 person

      • Ed invece si. Ci stai proprio trascurando. Non ci stai piu a scrive gnente! Siamo stati cattivi? Menomale che ci ha fatto partecipi di sta storia mo!
        Allora spetteremo domani coi pop corn!
        Ps ma c’é un termine x la kavvingrinussata?

        Liked by 1 person

      • Ma come non vi sto scrivendo niente… posto un post ogni due giorni… al momento non c’è termine per kavvingrinus. Abbiamo già materiale per andar avanti 1 mese e mezzo… quindi hai tempo per decidere come morire se per mano della vendetta mia o di ysi 😈

        Like

      • Allora ci vuoi ancora bbbbbbbbbene! WordPress scodinsola!
        Entro fine settimana prossima mando il mio curriculum bellisssssssimo proprio! Inzomma per una mano debbo morire! E ma c’è pure una k pero eh!
        Buona serata!

        Liked by 1 person

      • Guarda che domani faccio un post per fondare un comitato anti avvingrinus eh! Senza k!
        😁😁😁😁😁😁😁😁
        Ma poi senti, ysin è cosi tranquillino! Sei tu che fai le campagne elettorali!

        Liked by 1 person

  8. io anche col casco ho una mircofrattura in L2 che mi schiaccia il sacco durale ..non riporto le tre pagine della risonanza, e non dico come sto o altro che non mi va, dico solo che maledico la moto. Ora. E’ un attimo..un attimo.

    Liked by 1 person

    • Eh lo so cara lo so. Il casco non fa miracoli. Però considerando che una grossa parte di morti capita in centro, con andature sotto i 60km/hr, capisci che il casco fa davvero la differenza…

      Like

      • ma scherzi? è essenziale, A quest’ora non sarei qui a scrivere non l’avessi indossato. Io maledico la moto non il casco, Sempre stata la mia passione, già a 12 anni fregavo le moto da cross i cinquantini ma anche i 125 a ragazzini imboscati con mia sorella a pomiciare da qualche parte, ed impennavo come una puledra impazzita.. poi è bastata una chiazza d’olio stupidissima ai 40 km/h ti rendi conto? quindi ora io odio averla amata, tutto qui… smack

        Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s