Ah… non è sempre stato così, papà


Poi una mattina ti svegli e guardi delle nuvole bianche e piangi come se piovessero loro dentro te.

Piangi le lacrime che avevi lasciato ad asciugare all’alba dell’indifferenza, sorta per anni, giorno dopo giorno dopo giorno.

E vorresti che qualcuno la baciasse quella pioggia e, baciandola, l’asciugasse via.

E quando ho sete e non ci sei, a volte, e mi sento troppo solo, di nascosto, bacio la pioggia per averti ancora qui.

Non è sempre stato tutto così, papà.

Non siamo sempre stati due muti di spalle.

Porto il tuo sangue nelle mie vene. Mi tiene sempre caldo, anche quando fuori è freddo, e tu non ci sei, non ci sei quando vorrei due braccia forti, di uomo, vorrei un uomo che mi dica ci penso io a te.

Non è sempre stato tutto così, papà, tutto così grigio tra noi.

Non avrei mai immaginato di laurearmi senza sentire il battito delle tue mani enormi e callose, le mani di un uomo che ha girato il mondo.

Non avrei mai immaginato di mettere un figlio al mondo e non vedere la tua faccia, e metterne al mondo un secondo ancora senza te. In fondo, loro due sono la memoria che il mondo conserverà di te, più a lungo di me. Anche il piccolino, che ha le mani di un uccellino, un germoglio per bocca e due gocce di mare azzurro per occhi, così fragile, così indifeso, anche lui è un numerino nella sequenza di Fibonacci legato a doppio filo a te, possibile che tu non senta il richiamo del DNA?

Non è sempre stato tutto così.

Te lo ricordi, quel giardino?

L’albero che mi scelsi, il melograno, quello più spelacchiato.

Quelle foglie che volteggiavano, con cui mi insegnasti a costruire barchette da varare in pozzanghere di fango, dopo che aveva piovuto, quelle foglie mi pare di sentirle ancora alitare il loro canto frusciante, mentre i raggi del sole, filtrandovi attraverso, disegnavano arabeschi mossi dal vento sul pavimento della nostra cameretta, affacciata sui rami.

Te le ricordi, le giornate di pioggia, quando volevi partire, ti si leggeva dentro che volevi ripartire, non vedevi l’ora di prendere l’aereo che avrebbe solcato quel cielo che rovesciava su di noi tutta quell’acqua, larga e fragorosa, te lo ricordi, papà, te lo ricordi, come pioveva e come le gocce rimanevano appese sul dorso delle foglie, e dei rami, a punteggiarli di dune liquide che cadevano al primo soffio di vento, picchiettando la ringhiera del balconcino e zampillando giù, e tutte quelle macchie d’ombra sul porfido, te lo ricordi papà?

Te la ricordi, quell’unica volta che mi portasti fuori, su quel fiume, appollaiati su quel ramo inclinato sul greto, ipnotizzati ore a vedere l’acqua scorrere via? Te lo ricordi, papà?

O non sono stato niente nella tua vita?

Quante notti ho aspettato.

Quante notti ho pregato che un aereo partisse dall’altro capo del mondo per portarti a me.

Quante notti ti ho cantato a me.

E quante promesse. Quante promesse non hai mantenuto. Quante volte mi hai promesso quella maledetta macchinina a motore, e ogni volta che tornavi una scusa nuova che però, anziché smorzare, intensificava l’illusione (l’hanno finita, l’hanno venduta, l’ho ordinata ma deve arrivare, si è persa per strada, me l’hanno rubata).

E però a chi volevi tu hai saputo regalare persino una casa, lasciando noi a pregare il nostro “padrone” un altro mese ancora, ci dia un altro mese ancora per saldare l’arretrato.

E ci sono giorni che mi manchi, anche se non so più chi sei, se sei davvero il mio papà, se posso chiamarti ancora così, non lo so se sia giusto o no, ma mi manchi, mi manca il mio papà, mi manco io in realtà, mi guardo allo specchio mentre aggiusto l’ennesimo giocattolo alla mia principessa, che pende dai miei occhi, piena di speranza che il suo papà ancora una volta aggiusti tutto, e mi chiede “Me lo aggiusti, vero papà, che me lo aggiusti?” anche se è un’impresa impossibile, e io faccio anche l’impossibile pur di non deludere quegli occhi carichi di speranza, mi guardo e mi dico che mi manca un papà come me, ti sembrerò arrogante, ma era questo tutto quello che volevo, un papà come me.

Sai quella casetta di legno che c’era in Africa? Te la ricordi?

Al rientro in Italia mi promettesti che me l’avresti fabbricata.

Stanco di aspettare per tanti anni, sai cosa?

L’ho costruita con le mie mani.

Una casetta bellissima, alta quanto me, con le finestre sui lati, la porta con lo spioncino, l’abbiano al piano superiore.

Tutto proprio come me l’avevi promesso tu.

Non le ho detto nulla alla mia bambina, l’ho costruita di notte, quando lei dormiva, e poi una mattina era lì.

E nei suoi occhi ho visto me, e ho visto te, ho visto tutto quello che non sei stato mai.

Ho visto tutto quello che non sei riuscito ad essere mai.

E quando cadevo in quel giardino, e mi sbucciavo le ginocchia, rimanevo piegato a piangere, e tu mi dicevi corri, avvo, corri, vieni qui.

E io correvo e non piangevo più, perché sapevo che avresti aggiustato tutte le cose.

Ma mi sbagliavo.

Mi sono sempre sbagliato.

Ma non è troppo tardi.

E anche se mi hai pugnalato un milione di volte, e anche se di seconde possibilità te ne ho date più di una, e ogni volta sei scomparso, temo che rimarrai sempre il mio papà.

E se tu tornassi, tornassi a me, io non ti scaccerei, perché sei dentro di me, nella notte, in fondo in fondo, dove tengo chiusi a chiave i giorni dolorosi, ma ci sei, e se tu apri la porta, non importa quanto in fondo alla notte stai, se tu apri la porta, la luce filtrerà.

E saremo ancora un figlio e suo papà.

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198 thoughts on “Ah… non è sempre stato così, papà

  1. Mi hai fatto piangere, perché mi ricorda di mio padre che dal 2 luglio 2015 mi ha lasciato, ma sono sicura che è sempre accanto a me e lo è stato ancora di più quando ho dovuto affrontare la prova di sopravvivenza contro la morte! ❤️

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  2. Avvocà, mi hai ammaliato e fatto soffrire allo stesso tempo.
    Ammaliato con le tue parole stupende, soffrire perchè sono stata una figlia amata che il padre chiamava Principessa e di una principessa porto il nome anagrafico e di un’altra, mitologica, porto il sogno. E posso capire, anche se non sapere fino al buio dell’anima, cosa possa voler dire un padre che c’è ma non c’è.
    Bacio.

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  3. Ciao Massimo, sono qui e piango, quanto ricordi mi hai fatto uscire dalla mia mente al riguardo della mia infanzia… io ti auguro che tu e tuo padre avete l’occasione di ravicinarsi ancora… ti abbraccio 😉

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  4. Ho sempre avuto una convinzione, forse oggi ancora più salda, ma spero tutti i giorni che questa sia maledettamente sbagliata. Quale? Che mettere al mondo un figlio,coscienti o meno, non fa di noi dei genitori … Che diventare genitori non cambia i nostri lati peggiori, tutt’al più migliora i nostri pregi latenti. Non fa diventare qualcuno paziente se la pazienza non risiede in lui, non fa amare profondamente se non si è capaci. Il DNA in fondo è un grande mistero, riporre in lui tante speranze (che siano affettive o medico-scientifiche) potrebbe portare ad enormi delusioni, ma questa in fondo (quella del DNA) è un’altra storia!
    Un abbraccio affettuoso ❤

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  5. Tu lo dicesti a me un giorno, e io ora te lo dico con il cuore. Tu sei un anima nobile e gentile.
    Non lasciare che il dolore e quello che è stato ti spaventi.
    Noi siamo solo in parte i nostri genitori.
    Dalle tue parole si capisce che sei e sarai un grande papà.
    Quello che hai provato farà di te un padre migliore perchè conosci in dolore del distacco.
    Ama la tua principessa e il piccolo senza timori. Loro ti ameranno sempre, perchè sarai sempre il loro papà.

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  6. La figura del “padre” per me è qualcosa di mai vissuto in modo positivo…passando da anni e anni vissuti con un padre alcolista al concepire una figlia con un uomo che non l’ha riconosciuta.
    Mio padre è diventato, uscito dal problema da anni, un nonno incomparabile e amatissimo dalla mia bimba senza papà e quel poco di me che l’ha perdonato (del tutto non riesco) lo ha fatto per questo, perché non è stato papà, ma è diventato un nonno.
    Ma tu se riesci riaprila sempre la porta. Il rancore, come anche tu dicevi, é peso duro più per chi lo porta,spesso, che non per di quel rancore é causa.
    Bellissimo post Max. Buona giornata.💙

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    • Grazie Lucia. Hai pescato molto bene tra le citazioni… intendo quella del rancore. L’avevo scritta proprio pensando a mio padre e a tutto il male che mi son fatto da solo, più di quanto abbia fatto lui. Hai una storia straordinaria alle tue spalle, almeno da quel che lasci intuire… e come dice Pasternak solo chi è caduto milioni di volte sa cosa sia la vera bellezza. E tu lo sai.

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  7. Non vedo mio padre da vent’anni. Una storia diversa dalla tua ma per tanti aspetti molto simile. Credo di averla messa alle spalle. Sono contenta che non mi abbia lasciato il rimpianto struggente che ha lasciato a te. Anche se ti permette di scrivere una pagina com questa. Bella, davvero.

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    • Eh cara… sì, ha lasciato rimpianti, e quel mio libro insignificante per il mondo, per me ha avuto un enorme pregio, di farmi scrutare nel fondo di me, dove non ero stato mai, non ad occhi aperti… mi piacerebbe ascoltarla, la tua storia, prima o poi. Bacio

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  8. Da madre adottiva mi sono resa conto che il dna (o il sangue) conta, non tanto per i genitori ma proprio per i figli. Non ho ancora capito bene quanto. A me sembra del tutto evidente che non è mettere al mondo un figlio che ti rende genitore (in effetti è proprio il tema del prossimo post di domani sull’adozione). Però probabilmente un istinto in quel senso c’è, e quindi è proprio il fatto che chi lo ha messo il mondo non abbia poi voluto fargli da genitore, la cosa di cui un figlio spesso non si dà pace. Poi di solito si supera, l’affetto, il farsi genitori di sé stessi, il diventare più grandi e più forti rendono quel dolore un po’ più tenue e nascosto. Ma la ferita credo che resti sempre, quanto è grande e quanto si rimargina va da persona a persona. certo comunque personalmente credo che il “prendersi cura” valga molto di più del “mettere al mondo”, ma con tutto questo, non si riesce mai a sanare completamente quella ferita. Tu continua a “prenderti cura” dei tuoi figli, che essere perfetti non si può ma importa “esserci”.

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  9. L’amore insiste. E’ persistente. Il tuo cuore persiste. Resta dove deve restare. Perchè la nostalgia è qualcosa di più ampio di una paternità. Ed è qualcosa di più profondo di un legame. Un abbraccio grande

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  10. Poi una mattina ti svegli e sei tu… Sempre tu… Ti guardo allo specchio e quel buchino non si è chiuso, ma non ti ha negato di essere quel che sei. Un papino grande, indipendentemente dal dna, importante si, ma anche no… E chi ti ha cresciuto ha fatto un buon lavoro, e lo sai!
    Ed ora non posso piu dire che “non ho la fortuna di conoscerti”, perche sta fortuna invece ce l’ho! 😏
    Oggi c’è il sole. Se domani piove, ne raccolgo un po e te la conservo, perche le lacrime sono preziose.
    Anche se sei muto gurato di spalle ti fai sentire, perche nelle tue vene scorre quel sangue che bolle, tante goccioline di dune liquide.
    Non ho problemi col mio papâ, ma nonostante io stia sentendo la canzone “ostia beach” mi sto commuovendo… Che potere hai tu…
    Quando tra anni vorremmo continuare ad aggiustare le cose alle ns bimbe, ma loro non vorranno…. Oyoyoyoyo….
    Ci sono degli errori di battitura x la prima volta in un tuo post…. È una cosa tenerella!

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    • ahah non ci crederai mai ma mi ha commosso la tua ultima frase! Vabbè che oggi sono ipersensibile… comunque non ci sono più 😀 Li avevo notati e messo a posto! Io ti ringrazio davvero, ho bisogno di sentirmelo dire… che non sarò mai come lui. Lo so, è irrazionale, ma è così, le paure non sono mai razionali, in fondo. Mi fa bene sentirmelo dire da te che sei una mamma splentastica! E sì, chi mi ha cresciuto ci ha messo tanto tanto amore davvero, non è l’affetto che mi è mancato, ma una figura paterna in senso anche fisico… un abbraccio forte e un baciotto a LIa

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      • E allora menomale che l’ho letta prima che tu facessi le correzioni…. Perché mi ha fatto sentire ancor di piu le tue sensazioni… È un po come se quel bambino fossi io ed avessi vissuto tutte le tue speranze…. Come anche quelle della piscina, quelle dei tavolini del cornetto algida….
        Hai paura perche non vuoi che i tuoi piccoli abbiano delle mancanze… Ma non quelle che si tappano….
        Mamma splendastica non so. Ci si prova perche non forniscono le istruzioni al concepimento. E se tu conosci la parola “splendastico” vuol dire che gia come papi lo sei anche tu!
        Le.mani grandi e potenti servono e mancano se non ci sono…. Ci credo!
        Anche quelle piccoline e tenere possono diventare di ferro!
        Basta avvo che troppo miele poi, arrivano le api!
        Ho consegnato il tuo abbraccio e baciotto alla terremotella!

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  11. Non ci si pensa mai che tra le fortune che uno può avere nella vita c’è quella di avere dei buoni genitori, presenti e che cercano di fare del proprio meglio. Grazie per avermici fatto pensare, e un abbraccio!

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  12. Meraviglioso e commovente leggere tra le righe e dentro queste parole trovo la memoria di una stupenda persona, oltre che figlio anche padre. Ci sono sempre possibilita’ di riprendersi quel tempo che non e’stato, in altre forme, in altre occasioni, con altre persone.. un caro saluto!

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  13. Non ho letto gli altri commenti perché ho poco tempo e preferisco risponderti anche rischiando di ripetermi.
    Posso dirti che so la mancanza che senti, la comprendo benissimo.
    io ho un rapporto/non rapporto con mia madre. …non l’ho mai sentita veramente ‘mia’ non ricordo il calore delle sue coccole e il sapore dei suoi baci….I miei ricordi iniziano dai 10 anni circa. …prima non ricordo nulla se non episodi raccontati.
    Quindi so cosa vuol dire sentirsi monchi di qualcosa che non riesci nemmeno a spiegare.
    Senti che ti manca anche solo l’idea di un ‘rifugio’ di sapere che qualcuno c’è e ci sarà, sempre e comunque, ed è triste.
    E ti fa vivere con la paura di fare gli stessi errori.
    Ora è da due settimane che non ci parliamo. …dopo due anni di pace….e altri sei mesi di mutismo. …e via indietro….
    Un abbraccio stretto

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    • Mari non c’è alcun bisogno di dire cose diverse dagli altri, vedo che molti se ne preoccupano ma son felice che tu abbia deciso di “rischiare”. E’ bello anche conoscere storie simili… nel tuo caso ti assicuro che non ci sono doppioni per ora! Ed è bello essere capiti in via profonda da chi ha vissuto le stesse cose. Non lasciar passare tempo, se puoi, perché come ho scritto su facebook la distanza più grande tra due persone è proprio il tempo. Non lasciarla allontanare, non per lei, ma fallo per te… la mamma penso manchi ancor più di un papà… ti mando un abbraccio fortissimo

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      • È che ormai il rancore è troppo per iniziare a conoscerci ora……la situazione è un po complicata….mia madre soffre di crisi depressive che non vuol curare…..quindi tutto si collega a questo. ….ma già lo so che faremo una tregua quando mio figlio mi chiederà della nonna.

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      • 😦 Conosco bene la depressione… è un male purtroppo contagioso, non so se consigliarti di insistere o addirittura se allontanarti… abbi cura del tuo cuore, in ogni caso. DUe abbracci per te.

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      • Io spero solo che non sia ereditaria. ….
        Chi la vive ci soffre e tanto…ma chi la subisce soffre ancora di più. …perché vivi un misto tra rabbia e impotenza. ….se poi ci metti che non riconosce il problema e dà la colpa agli altri. …..

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      • Temo sia tipico, la depressione è una malattia “auto-immune” (uso impropriamente il termine), voglio dire, chi ne è malato non se ne rende affatto conto. PRenderne consapevolezza è già un grande passo per la guarigione… 😦 Mi dispiace molto. No, non credo sia ereditario, affatto.

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      • Fiuuuuuuuu 😉
        Meglio non pensarci. …torno ai miei compiti da prima elementare. ….che mica mi ricordavo come si scriveva in corsivo minuscolo! !!!!

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  14. La verità è che se sei il padre che sei lo devi anche a lui. E’ orrendo dirlo, ma forse gli devi più di quanto pensi…siamo la somma del nostro passato e se siamo capaci di cogliere il bello ed il giusto dagli errori degli altri ce la possiamo fare, ce la DOBBIAMO fare, come hai fatto tu. Ciao avvo.

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  15. Già si era capito dal libro….in fondo è il fulcro di tutto, mi spiace davvero Massimo perché questo tormento è inutile mentire….non ti abbandonerà. Spero che prima o poi si faccia vivo, non si possono dimenticare i figli….mai e per nessun motivo, chissà che non se renda conto. Un abbraccio.

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  16. …. tu sei una bravo papa, e sai perché lo sarai sempre una papa fantastico, forte e bravo? perché tu sai cosa voi dire, “la mancanza di un papa” … e cosi tu non lo farai lo stesso errore! … sono cresciuta senza una “papa” e so cosa voi dire, – avere una spina nel cuore … –
    Bellissimo e toccante il tuo “sfogo”

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  17. Difficile commentare sono io a dirlo questa volta!!! Credo che il rimpianto e la nostalgia struggente siano di gran lunga meglio del rancore. Ce n’è tanta di nostalgia, di delusione, ma trapela soprattutto un meraviglioso incondizionato amore!!! E quella casetta che descrivi con quanto slancio e amore vero è stata costruita…prenditi tutti gli abbracci virtuali e non che ti meriti, caro avvo, che fanno bene al cuore. Ma con te continuo a sperare che arrivi un giorno un abbraccio che aspetti da tanto!!!

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  18. Che corde hai toccato in ognuno di noi….
    Le cicatrici non andranno mai via del tutto , e non e’ vero che mal comune e’mezzo gaudio , ma il dare ai nostri figli quello che noi non abbiamo mai ricevuto e’ un gran toccasana.
    (Anche se spesso le ferite si riaprono : perche’io no?)

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  19. Direi uno sfogo umanissimo, perché avere un padre vivente ed essere come un morto rattrista e riempe di sofferenza l’anima.
    Due mondi separati da un fossato, dove nessun ponrte levatoio viene abbassato per consentire il passaggio e l’incontro.
    E sì, il rammarico è forte.

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    • Lady è 100×100 reale! Potrei fare nomi e cognomi… ma non mi pare il caso. Tra l’altro la persona di cui parlo e che mi ha riconosciuto è qui sul blog… 🙂 Non so se mi riscatterò, intanto, ho ricominciato a scrivere. Per me è tanto… non dico tutto, ma davvero tanto. Somiglio molto più a me.

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    • Nadia sono uno stordito, ti ho risposto pensando che avessi commentato il video ultimo che ho messo, solo ora mi rendo conto che avevi commentato il pezzo su mio padre!!! Comunque anche in tal caso è 100×100 vero. Quando scrivo “storie” inventate lo specifico sempre 😉 Riscatto nel mio caso… boh, non so, non lo so proprio se si possa parlare di riscatto. E non so se ci riavvicineremo… dipende anche da lui, mica solo da me…

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