Auguri Mamma

Oggi abbiamo festeggiato insieme il compleanno di mia madre, quella che mi ha messo al mondo, come non succedeva da un decennio.

E mi pareva ora di dedicare pure a lei quattro parole su questo spazio che da tempo non è più mio di quanto sia vostro, dopo aver abbondantemente parlato dell’altra donna che considero ugualmente mamma.

Mia madre è una quercia.

Ha danzato sull’orlo di mille inferni col sorriso sulle labbra.

Ha affrontato l’abbandono di un marito, una tempesta economica e giudiziaria, la ditta annegata nei debiti, sciacalli che taglieggiavano la disperazione, ufficiali giudiziari, il pregiudizio di chi condanna sempre la donna nel fallimento d’un matrimonio, il paese che mormora, una donna di colore in casa, figuriamoci.

Ha affrontato la miseria intabarrata nei suoi cenci, nel suo cappotto che campeggia in mille foto perché negli anni non lo ha cambiato mai, l’ho vista girare nelle corsie del supermercato con una calcolatrice in mano, per non superare i denari stipati nel borsellino, contati uno ad uno, sono andato di persona un milione di volte dai vicini a chiedere il prezzemolo, o il basilico, o il sale, l’ho vista incollare i suoi occhiali con del nastro adesivo e accostare il battiscopa al muro, e centellinare la legna da ardere a termosifoni spenti, le sue mani mai ferme, mai ferme.

L’ho vista innumerevoli volte gettarmi le braccia al collo col sorriso stampato a forza, dopo quattordici ore di lavoro massacrante, senza mai un lamento.

Mi confessò, un giorno, che tante volte, prima di fermare l’auto davanti la porticina di casa, si era fermata sul ciglio della strada a piangere, per poi asciugarsi il volto, quel volto che amo più di quel che vedo riflesso ogni mattina, rassettarsi i capelli scarmigliati, e solo allora, riacquistata l’apparenza della serenità, era rientrata milioni di volte dalle sue quattro bocche da sfamare con la gioia tatuata sulla disperazione.

Sola, come un fiore nel Sahara, i genitori lontani, in Colombia.

Quante ore ho trascorso appeso al davanzale, su quella statale, dove transitavano milioni di auto, nessuna delle quali portava mia madre, quante ore a implorare Dio che la facesse tornare per una volta prima del crepuscolo, a sognare di vedere una di quelle auto mettere la freccia e fermarsi davanti casa.

Quante volte, al sabato mattina, mi stendevo tra i sedili posteriori della sua auto, e lei fingeva di non vedermi e mi fissava dal retrovisore e sorrideva e diceva ad alta voce “Chissà dov’è G., non l’ho visto, non mi ha salutata” e a quel punto, quando eravamo già lontani da casa ed ero sicuro di averla spuntata, saltavo su come un pupazzo a molla “tadààà”, e lei rideva, rideva, Dio come rideva, anche se stava andando ad affrontare problemi e fatica e sudore, lo faceva sembrare così vero lo stupore, che io mi sentivo un genio del male, ed ero così felice di stare attaccato alle sue gonne mentre ordinava, col cipiglio di un nocchiere, a destra e manca. Se mia madre avesse abitato il Paradiso prima del Tempo, Lucifero sarebbe ancora un angelo, mia madre l’avrebbe di sicuro messo in riga.

Quello scantinato dove per tanti anni ha avuto la sede la sua piccola ditta, che ha dato il pane alla nostra famiglia, ogni tanto mi manca un po’, certi sabati, quando vorrei ancora esser piccino piccino e intrufolarmi tra i sedili della sua scalcinata Citroen, e vorrei vederla che mi fissa nello specchietto e fa finta di non avermi visto. Se potessi, domani che prende quel treno, mi infilerei nella sua valigia e salterei su all’altezza di Firenze.

Lei mi ha insegnato tanto, ma l’eredità morale più importante è la capacità di stupirmi e gioire delle piccolezze, delle piccolissime cose della vita, di una formichina che ti sale sul braccio, di una foglia che cade e volteggia, di un abbraccio stretto sulle scapole, di un gesto di fiducia da una perfetta sconosciuta, del sorriso di mia figlia, dei suoi capelli biondi, fili d’angelo che rigiro istupidito tra le mie dita, di tutto, di tutto, di niente.

Mi ha insegnato a fatti, non con astruse teorie, che la felicità è uno stato dell’animo, non della materia, e con quest’ultima ha poco o nulla a che fare.

Mi ha insegnato che ciò che ci stupisce, è ciò che resta del tempo che trascorre. Tutto ciò che sopravvive al tempo, anche se piccino piccino, è enorme.

L’abbraccio di Jane Eyre a Rochester, quell’uomo deturpe, tutt’altro che appetibile, quell’abbraccio commuove. L’amplesso di Ferminia Daza e Florentino Ariza sarebbe triste, osceno quasi, alla loro età, senza alcuna attrattiva letteraria né fisica né mentale, se non avessimo sofferto con loro, se non avessimo osservato, incantati, loro due scambiarsi bigliettini segreti nel muro, telegrammi rubati, vita che stilla dall’orlo degli anni a fiumi e travolge tutto, ma alla foce del tempo, eccoli ancora lì, Ferminia e Florentino, che si reincontrano, e in quell’amplesso si concentra una vita di desideri e sogni e baci rubati.

E io credo che sia il tempo a rendere magici certi tratti di vita.

Al tempo che è trascorso, agli inferni sui cui orli Jane e Ferminia hano danzato, prima di quell’abbraccio e quell’amplesso, è al tempo che trascorre e lascia tracce di sè, che io penso, quando sento la forza irresistibile di piccoli gesti ed eventi della vita che mi spalancano la mascella in una perfetta O di stupore.

Amo la vita.

E l’amo perché amo mia madre.

Che è sopravvissuta a tanto tempo, a tante piccole tragedie, e non ha perso mai il suo sorriso.

Come quando le abbiamo dato, oggi, un libricino di poesie di Ada Negri, del 1869, che cercava da una vita, da quarant’anni, da quando mio padre lo regalò a chissà chi sottraendolo alle pupille avide di mia madre che, di quella perdita, si è lamentata per anni.

Auguri, mamma, a te che mi hai insegnato a guardare la vita dall’altro lato del cannocchiale. A te, che nessuno può capirti, se non chiude l’orizzonte tra due zolle e si fa formichina.

Le mie parole sono indegne di te, e allora ne scelgo altre, di chi è scrittore veramente, non un sognatore come me, uno vero, Verga, lo scrittore degli scrittori, eccole, le parole che sembri avere vergato tu con la punta del tuo piccolo, grande cuore:

Vi siete mai trovata, dopo una pioggia di autunno, a sbaragliare un esercito di formiche, tracciando sbadatamente il nome del vostro ultimo ballerino sulla sabbia del viale? Qualcuna di quelle povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghiera del vostro ombrellino, torcendosi di spasimo; ma tutte le altre, dopo cinque minuti di pànico e di viavai, saranno tornate ad aggrapparsi disperatamente al loro monticello bruno. Voi non ci tornereste davvero, e nemmen io; ma per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori. Volete metterci un occhio anche voi, a cotesta lente? voi che guardate la vita dall’altro lato del cannocchiale? Lo spettacolo vi parrà strano, e perciò forse vi divertirà.

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272 thoughts on “Auguri Mamma

  1. Sapevo che dovevo tornare a leggerlo questo post…le parole che dedichi a tua mamma, quella foto, l’immagine di te rintanato nella vecchia Citroen e il suo meraviglioso stupore nello scoprirti…bello. bello, bello questo post e l’immagine che disegni della tua mamma!
    Gliel’hai fatta leggere questa pagina? Un abbraccio caro avvo, si capisce che è stata una giornata speciale!!

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  2. Non capisco perchè nel lettore non mi sia comparso il post, anyway, gran bel post, proprio bello, bellissimo. Dovrebbe leggerlo si tua Mamma, non tanto per sapere quanto la ami, questo in fondo sono certissima lo sappia già ma per sapere che suo figlio ha letto benissimo nei suoi occhi per tutti quegli anni la grandiosità orgogliosa di una Donna che affronta la vita amara da sola, riservandosi solo un attimo, ed un attimo davvero, solo per lei per piangere da sola, prima di consolarsi il cuore con la vista dei propri figli e donar loro il sorriso rasserenante che solo una Madre sa dare.

    Un bacio di buon compleanno per lei in ritardo ma condito da tanta ammirazione. Quella è retroattiva e vale anche per dopo.

    Liked by 2 people

    • Ciao Pulcina Vagabonda (ti ho tolto una O volutamente 😁) grazie di cuore… apprezzo anche le maiuscole usate su Mamma, Donna e Madre! Lo so che detto da un figlio magari non vale tanto… ma sì, davvero per me la mia mamma è stata grandiosa e non manco mai di ripeterglielo anche se lei si schernisce sempre ☺. Grazie di cuore cara! 😘

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  3. Ciao,
    sono passata a trovarti dopo il benvenuto nel nostro gruppo di blogger, ma davvero bravo!
    Parole vere, soprattutto che la vera felicità è uno stato dell’anima e quel sorriso velato ma sempre presente è il codice delle emozioni di molte nostre mamme, forse tutte direi…
    Grazie di aver postato questo splendido spaccato di vita.
    Blogghidee

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  4. Che dire, che mi sono commossa ? Si come donna e come madre. Tanto amore nelle tue parole per una mamma che a tratti mi ricorda la mia. Grazie caro Avvocatolo.Sono sempre più una tua fan. Un abbraccio ed un sorriso. isabella

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