La saga del chiodo (e di tanta altra robba) – Parte VII

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Nei seguenti link precedenti puntate numero uno, due, tre, quattro, cinque e sei.


Trovo la scala, la porto sotto il punto in cui sorgerà, all’alba di un domani ancora non sorto, il mio quadro di Cecilia Gattullo che provo ad appendere da ben sei puntate, ma devo scendere perché si è staccata la spina del trapano.

Me ne sono accorto subito, dopo appena quindici minuti che provavo a pigiare il tasto senza alcun risultato visibile.

Attacco la spina e risalgo.

Trapano che è una bellezza, in pochi secondi avrò finito.

E tu che volevi chiamare Riccardo, il tuttofare di studio, eh, Pippazzo, ora non ridi più eh?

Provo a infilare il guscio di plastica del tassello ma la punta di trapano che ho scelto ha un diametro troppo piccolo.

Bene prendiamo un’altra p…orca puttana, le punte, stanno per terra.

Riscendo, cambio punta, risalgo, trapano.

Ora il guscio ci entrerà… dove cazzo sta il guscio?

Riscendo, risalgo, infilo… troppo largo il buco.

Che problema c’è, prendiamo un guscio più largo.

Dove stanno i gusci più larghi?

Scendo, risalgo.

Il guscio più largo ci sta!

Bene, mettiamoci ora la vite… ah!

Non ci ho le viti, e devo assolutamente tappare questo buco obbrobrioso che deturpa una parete per il resto perfettamente liscia, sembra la pelata di Kojack però bidimensionale.

Ho con me lo stucco perché di me tutto si può dire, che sono smemorino, che sono burlino, che sono idiozino, ma non si può dire che io non conosca a fondo tutti i segreti del fai da te.

Decido, tutto sommato, che lo copro quel buco, via, anziché tapparlo con un tassello e una vita, che comunque si sarebbero visti entrambi a vista (e come altro, se no?).

Prendo lo stucco, mi ergo come un dio sulla cima del monte Olimpi, ci manca solo Pollon che si mette a saltellare sui talloni, ma… dove ho messo la spatolina?

Non ho la spatola spargi-stucco, scendo, prendo una depinzatrice che già avevo riciclato ad un secondo uso (estrattore di chiodi) e la riadatto al mestiere ben meno faticoso di spalmatore di stucco.

Spargo lo stucco, ma mi scappa una sbrodolata su tutta la parete. Del resto se i produttori di depinzatrici non hanno mai pensato di suggerirne l’uso a mo’ di spalmastucco, qualche piccolo motivo ce lo dovevano avere avuto.

Va bene, che sarà mai, un poco di carta vetrata.

Cominciate già a sapere dove si trova la carta vetrata, vero?

Scendo, prendo, risalgo, scartavetro.

Ottimo lavoro.

Risalgo….ma….ora dovrei forse passarci una mano di pittura sul cartavetrato, dai, giusto due colpi, poi nel frattempo che finisco il buco si asciuga la pittura.

La pittura per sua natura sulla cima di una scala non ci sta, per cui scendo, prendo la pittura e anche il pennello, non mi dimentico niente, risalgo e comincio.

Mi cadono due goccioloni a terra, capisco subito che è il caso di usare il c.d. nastro del carrozziere (quello scotch di carta che se vi siete chiesti come mai non attacca manco pe gniente è perché l’avete usato in modo improprio, nun serve mica a chiude gli scatoli…).

Nastro ben bene il battiscopa, metto pure due giornali per terra per sicurezza.

Continuo la pittata.

Finisco, posso ricominciare la trapanata.

Trapano, ma la polvere di cemento si attacca alla pittura fresca.

Aspetto che asciughi, poi ri-cartavetro e ri-pitto.

Ri-aspetto che ri-asciughi e poi ricomincio.

Buco perfetto, guscio di tassello perfetto, vite perfetta. Benissimo.

Ma… dove sta il quadro di Cecilia?

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252 thoughts on “La saga del chiodo (e di tanta altra robba) – Parte VII

  1. Lasciando perdere quel fannullone di Sisifo, debbo riconoscerti una pazienza ed una costanza degna dei costruttori di piramidi egiziani,oppure di quei simpaticissimi stakanovisti che rispondevano ai nomi di Stanlio ed Ollio…
    Complimenti ed un caro saluto…
    ps: non hai pensato di farti assoldare da quelli della Tav?

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  2. …allora, volendo essere simbolici al massimo il fatto di aver raggiunto i 7 post implica un’attesa che diverrà senso con l’ottavo post (che in genere indica il giorno nuovo, quello nel quale si celebra e si consuma il nuovo inizio). Ti prego di restare fedele al simbolo se no rischi solo di essere lungo (e qui non si intende nulla di personale, ma di narrativo ahahahahaha). Un abbraccio amico mio!

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  3. L’altro giorno ho cambiato la cinta della tapparella a casa di mia sorella…ecco non mi sono avvicinato al tuo record di saliscendi da scala però mi son sentito come te! 😁

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  4. Ah, ah, ma eri a casa o in ufficio? Perché io a casa uso mia moglie come garzone di bottega invece di salire e scendere dalla scala. In questo modo evito anche che mi chieda di fare i lavoretti, perché sa già che le romperò l’anima tutta la mattina. In più diventando estremamente maleducato, cosa che alla fine la costringe a mandarmi a quel paese. Allora è il momento di rinfacciarle che LEI ha voluto quelle mensole. E lei di farmi sapere che se avesse saputo di aver sposato un impedito si sarebbe rivolta altrove in cerca di trapani. e così via.

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  5. Ma perché non fare una foto al quadro, stamparla e mettere quella con quattro pezzi di nastro adesivo? 😀
    Lo so lo so… il quadro è più …più!
    Comunque bellissima saga, sei arrivato al numero di puntate di Guerre Stellari, ci vuole la giusta conclusione! 😀

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  6. Oh e finalmente la saga continua…. E continuerä con la caccia al quadro…!
    Ma peccje hai messo un limnk farlocco: risalgo… Ma… Ora.? Bah!
    Sai che a casa son semprE io che pasdo gli attrezzi? No dico ma procurateveli prima nooooo…..
    Ah ho capito: sei ancora in fase preparazione atletica… Oltre a piscina, paestra e sollevamento bimba ora anche saliscendi scala!

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  7. Ahah ‘sta saga mi ha fatto pensare a Tre uomini in barca (anche i riassunti hanno lo stesso stile di quelli dei capitoli del libro!), lì lo zio (? mi sembra di ricordare) coinvolgeva tutta la famiglia, è chiaro che tu sei un passo avanti, ti basti e avanzi! 😀
    E sei partito senza sapere ancora quale quadro stavi appendendo, incredibile! 😉

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