In entrambi i casi volevo viaggiare

Adoro la pioggia.

Adoro i lampi che squarciano il velo del più intenso buio e i tuoni che seguono e interrompono il ronzìo del silenzio.

A pensarci bene, non c’è molto in questo mondo che riesca a perforare altrettanto bene il buio e il silenzio, i due tratti salienti dell’oblìo, provocando luce e suono, i due tratti salienti della vita. E non si dice, per caso, esser venuti alla luce, quando si aprono gli occhi strillando appena nati al mondo, e per caso non si rimane in silenzio quando si muore e si sprofonda nel buio della terra?

Il ticchettìo di mille gocce che battono sui tetti, sulle antenne, sul cemento e sullo zucchero, sul sale e sulle auto in sosta.

La pioggia è democratica, scende dappertutto, piove sugli arroganti, sui disfattisti, sui finti amici, sui pollici, sugli ombrelli, piove anche sugli ombrelli.

Ieri, mentre mi godevo la pioggia e il suo fragore diffuso, lasciando aperta la finestra per ascoltare meglio la sua voce e farla entrare mille milioni di miglia dentro me insieme alle parole del libro che sfogliavo, mentre la mia principessa tentava di distrarmi salendo cavalcioni sulle mie spalle, mettendomi le mani sugli occhi, sfilandomi il cellulare e chiedendomi “guarda che cosa ho qui”, pensavo, tra un frizzo e un lazzo, che un tempo remoto tutto stava andando bene, e non c’era nulla in me che non fosse a posto, prima che nascessi.

Poi ho cominciato da subito ad avere pessime abitudini, quali, ad esempio, quella di studiare e di avere piani per il futuro.

Ad onor del vero, i miei piani per il futuro nella sostanza non erano molto diversi da quelli di un galeotto ergastolano che pianifica la sua evasione.

L’unica certezza di tutti i miei piani era fuggire via.

Negli anni ho cercato di smettere, di auto-dissuadermi da certi comportamenti degeneri (studiare, progettare, etc.), ma non c’è stato nulla da fare.

Ho ben avuto dei modelli da seguire, mi ci sono provato in tutti i modi ad imitare i seguenti migliori personaggi del mio paesello, ma con scarsi risultati per la mia bassa propensione al rischio:

Giggino Spa(da)ccino, il distributore ufficiale di droghe pesanti, che mostrava con malcelato orgoglio l’auto e la ragazza entrambe con minigonne e paraurti da urlo. Benchè fosse un monopolista, non riusciva a piazzare granchè nel paesello. Devo dire che non mi pareva neppure troppo furbo visto che il suo punto vendita ufficiale era la biblioteca; credo che le sue entrate fossero principalmente dovute all’export.

Francuccio O’ Putecaro (da a’ puteca, alias il negozio, che credo derivi dal greco apoteka, su questo secondo me Intempestivoviandante è capace di tirar fuori un trattato… ), commesso noto per avero commesso molte rapine. La maggiorparte delle quali venivano perpretate nel suo stesso negozio, che poi era del padre e lo riconosceva dai piedi a papera ma fingeva di non accorgersene per risparmiare al suo figliolo qualche ulteriore vacanza a Poggioreale.

Rafelina A’ Cicuriara, nota baldracca di paese che gestiva, a tempo perso, un negozio di fruit&vegetables, che in slang british potremmo tradurre “cicuriaro” lavvode “cicuriario” è una sineddoche, posto che Rafelina non vende certo solo cicoria; la sineddoche, come cosa è? Avete presente la figura retorica che consiste nell’indicare una parte per il tutto, della serie “ci facciamo una sveltina” per indicare l’esplorazione dell’intero kamasutra, o “ci facciamo un bicchierino” per indicare che ci beviamo tutto il locale compresa l’acqua dei vasi. I più maligni solevano dire che a fine giornata erano meno le banane uscite di quelle entrate.

Ma quello che più di tutti ho cercato di imitare è stato Checco O’ Drogato, che elemosinava sempre “cient-ducient lir, frà, tiencientducient-lir, scientduscient lir, frà, e jà, fratè, song’ po’ bigliett’ d’o tren”.

Quanti sogni ho ricamato su Checco O’ Drogato, ovvero su quello che ci faceva con le mie “cient-ducient” lire.

Voglio dire, ‘stu maronn’ e Checco ogni giorno aveva bisogno di soldi per il biglietto del treno, e io seguivo questo semplice ragionamento: o viaggia davvero molto, comprando biglietti in continuazione, oppure deve compiere un solo viaggio ma talmente lungo che sono anni che raccimola i soldi per questo biglietto, che costerà evidentemente milioni e milioni.

In entrambi i casi volevo viaggiare.

[Foto personale]

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145 thoughts on “In entrambi i casi volevo viaggiare

  1. 1) Io ci ho booking che un giorno sì e l’altro anche mi sfrancica i cabbasisi (come qualcuno direbbe) con offerte e sconti e meraviglie mondiali che io VOGLIO E DEVO vedere, però adesso non posso e quindi rosico.
    2) Vedi di stare attento che sennò te daccio murì ti scrivo un trattato apotekario di 1676 pagine e trovo il modo di fartele leggere tutte, consiglio da amico da parte di Giggino e Francuccio 😀
    3) Io odio lampi e tuoni e la pioggia mi piace solo a volte, però (ovviamente) adoro viaggiare e questo post mi piace un sacco 🙂

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  2. prima di tutto… tu credi che possano arrivare a chiedere le istruzioni della tachipirina? nel dubbio io non gliele leggo! mi hai spaventato molto mettendo questo tag, sappilo!
    ah e poi, me so pappata pane e mortadella! eheh!

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  3. Da noi in paese c’era invece Tarcisio, il bestemmiatore ufficiale.
    Se qualcosa andava storto a te o a un tuo amico, questo simpatico signore, zoppo ad una gamba, straocchio (strabico), e un po’ gobbo (e nonostante tutto ciò felicemente sposato con figli)… stavo dicendo, Tarcisio bestemmiava al posto tuo, così tu avevi la coscienza (abbastanza) pulita, e la fedina cristiana (abbastanza) intonsa, e lui si attirava le ire divine al posto tuo.
    Venne insignito del titolo di “Bestemmiatore Ufficiale Campionati Mondiali di Calcio Italia ’90”.

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  4. poi…
    ma che sensazione bellissima stare sotto al piumone, anche sul divano, quando ci sono quelle giornate di pioggia che a me danno sensazione di casa ed intimità… non ti so spiegare il perchè, pero mi piace. e che bella la pioggia magnanima e la “metafora” (passami il termine) della nascita e della morte!
    no dico che volevi fa richard gere in “american gigolo” imitando la fruttarola?! te ce vedo bene con la parennanza!

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      • azz! ma davero? e non te potevamo conosce prima allora scusa? ste ingiustizie mo! vabbuò che tom così fico non è poi eh! me sa che eri più gnocco te!
        ecco, il bibliotecario… pare il titolo di un film del terrore!
        …. gnac gnac!

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  5. (Troppo comoda la pioggia come piace a me…..
    Al coperto, al calduccio , con tanti libri intorno e col pensiero che figli e affini siano al riparo…
    Non potrei mai scrivere un’ode come la tua. )
    Tu riesci sempre a farci “annusare” l’ambiente che descrivi e che ci diventa famigliare ,con la voglia della puntata seguente.
    Ciao, guapo,
    A.

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    • Ola A.! Grazie per le parole stupende… ode famigliare, mi piace! Ed è vero, la pioggia al calduccio è stupenda… sai cosa? La mia piccolina mi ha fatto riscoprire un gioco che facevo da piccino, quando piove, apro la finestra, e poi dico “piove piove pioveeee” e ci rintaniamo tutti e due sotto le coperte e ci stringiamo forte come se stessimo nel mare in tempesta… così sì che la pioggia è bella, no? 😀

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  6. “A pensarci bene, non c’è molto in questo mondo che riesca a perforare altrettanto bene il buio e il silenzio, ” Ecco, a me fan più paura il buio ed il silenzio che i tuoni improvvisi … ma questa è un’altra storia. 😉
    Coi le tue parole, riesci a scaturire in me un’emozione sempre diversa.

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  7. Maronn e dove sei arrivato con sta sedia con le rotelle..
    mente brillante!Mo ti sto leggendo che ho la febbre,come mi avevi consigliato tu di leggerti solo col cervello in vacanza e tra un fazzoletto e l’altro ti stanno facendo la OLA pure i germi.
    Ci piaci.

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  8. E mi da idea che d’allora tu di strada ne hai fatta, altrochè se hai viaggiato!
    Anzi tu viaggi ancora, sulle strade della vita, tra incroci e autostrade e vicoli….
    E si, in entrambi i casi sei viaggiatore. (anche con la fantasia)

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  9. La pioggia iniziale e l’ombrello mi ha ricordato una riflessione simile sul mio blog. Bello l’articolo, le parole e i temi.. Mi piace l’uso che fai del dialetto, fa più “scena” della lingua standart. Da carattere e spessore a ciò che si vuole scrivere. Ah! per pubblicità progresso, Mantova è una simpatica storia palude di vecchi castelli e musei, altro che montagne 😂😂

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  10. Ho fatto un viaggio divertente e meraviglioso grazie al tuo post, ci porti poco alla volta a scoprire parti di te e del tuo vissuto, se non è un viaggio questo!
    Bacio avvo, in attesa della democratica pioggia del we😘

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  11. Non so che casino ha combinato wp app ma nei commenti non si capisce un cazzo perché sembra una lunga sequela di te che ti rispondi da solo! A parte ciò mi son fatto due risate!

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  12. Ah comunque…piove e tira vento sbattendo sugli infissi e frantumando i coglioni così sono qui a rendere omaggio alla tua pioggia visto che di dormire non è cosa 😤

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  13. Porco mondo tre ore che scorro la pagina per giungere al Leave a Reply 🙂 “Minghia” ma quanti ti commentano, sei un Vippe su WP 🙂
    Belli i post che scrivi quando piove e c’è burrasca, sanno di sottobosco di paese, di quei personaggi coloriti che esistono un po’ ovunque; in effetti immaginarti nei panni di Rafelina A’ Cicuriara fa piuttosto sorridere, ma il fascino di questo post non sta nella palese ironia, quanto nel sapiente disegno di mondi sconosciuti che fondamentalmente nessuno saprebbe tradurre come logici, perchè certi tipi di viaggi (intesi come modus vivendi) sono misteri chiusi in certe teste: quelle di questi personaggi. Da fuori si può solo intuire i perchè, azzardare ipotesi, ma penso che forse osservare dovrebbe essere il limite lecito. E tu sai osservare bene 🙂

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