Babbo (avvo)Natale [About Nino Alla Spina]

Dunque eccomi qui, vestito da Babbo Natale, sotto il portoncino di Nino Alla Spina, per consegnare due regali.

Dopo aver cercato a tentoni il cognome provando ad individuare “Alla Spina” e ogni declinazione possibile, da Spinone, a Spinetta, a Spinoso, a Spinello, mi sono deciso a citofonare a caso.

Le prime persone che risposero,  dissero seccamente che non avevano intenzione di sentire altre cornamusa.

La quarta disse che non c’era nessuno in casa, ossimoricamente.

Al quinto tentativo una signora anziana (almeno credo) mi disse che il nome di Nino Alla Spina sul citofono era Mantecazzi.

Tuttavia, mi avvertì, nel tipico atteggiamento partenopeo verso il D. Lgs. 196/2003 (c.d. Codice Privacy), che il citofono dei Mantecazzi non funzionava perché erano “pezzienti”, mi conveniva salire, mi avrebbe aperto lei, quarto piano.

Salii 4 rampe di scale, e finalmente bussai alla porta di Nino “Alla Spina” Mantecazzi.

Intendo proprio “bussai”, con le nocche, il campanello era fuori uso.

Mi aprì una donna di mezza età con una obesità volgare, fatta di pantaloni elasticizzati e maglioncino acrilico di tre taglie sotto l’occorrente che si infilava in una triplice linea di grasso sul ventre prominente.

Non potei fare a meno di notare un filo di piombo apposto al contatore dell’energia elettrica, sul muro a sinistra dell’ingresso.

Conoscevo fin troppo bene il significato di quel sigillo di piombo.

Entrai in un vestibolo malamente illuminato dal riverbero di candele poste nella cucina che si apriva al fondo del corridoio.

L’atmosfera sarebbe stata fiabesca, non fosse stato per le urla di un’altra signora provenienti dalla cucina.

Mi fecero accomodare nel salotto, il cui pavimento era coperto da un tappeto sfilacciato pieno di arabeschi.

Al centro della stanza un tavolo ovale, su cui erano poggiate quattro bottiglie nei cui colli erano infilate candele. A destra una vecchia credenza sorretta da zampe adunche lignee, con piccole vetrinette a mostrare i servizi “buoni” e bomboniere placcate.

In un angolo vicino la finestra, un alberello sintetico spennato, le luci che finivano in un triste filo la cui spina era significativamente inerte sul pavimento, ad almeno 1 metro dalla più vicina presa.

Sotto l’albero, due ragazzi vestiti solo di canottiera, il più piccolo con pannolino, il più grande mutandina, sedevano con le gambe incrociate.

Appena entrai nel salotto loro fecero un balzo in avanti, io un balzo indietro.

Il celeberrimo Nino Alla Spina irruppe nella sala, mi tirò per la giacchetta, mi fece ripiombare nel corridoio, e mi sospinse nella camera da letto matrimoniale che si apriva poco più in là.

Disse che Babbo Natale doveva farlo lui.

A nulla valsero i miei piagnistei circa l’impossibilità, per me, di togliermi il vestito giacché indossavo sotto solo un paio di calze di lana lunghe e una maglietta della salute (il che equivaleva per me ad essere più o meno nudo).

Faticò non poco ad entrare nel vestito, anche se l’assenza del cuscino rese possibile la cosa.

Indossò male la barba finta, puzzava di Peroni, si avviò sulle gambe incerte in salotto.

I bambini non notarono nulla, e fecero di nuovo un balzo.

Lui estrasse dal sacco i regali.

Il primo scartò voracemente il suo pacco, e cominciò a frignare, che non aveva mica scritto nella letterina di volere una trottola di legno.

Nino afferrò il sacco per un lembo, e cominciò una parabola che si sarebbe conclusa sulla testa del ragazzino, se non fosse intervenuta la madre, abile come Ken Shiro.

Un colpo al plettro solare, una gamba dietro le ginocchia di lui, una spintarella e Nino finì dritto (si fa per dire) a terra.

Mai come quella volta desiderai davvero essere Babbo Natale, per portare nel sacco a quei ragazzi un padre migliore.

Fui liquidato sbrigativamente tra strepiti e spintoni, ci accapezzai pure il sacco e il vestito che mi furono decurtati dalla paga.

L’anno seguente tornai: il citofono sempre rotto, dopo un po’ che suonavo si affacciò una signora dal terzo piano, appoggiando uno dei suoi tre rotoli di grasso sulla ringhiera.

Sbraitò: «Chi vai cercanno, uagliò».

«Nino Alla Spina» risposi.

«Chill’ è muort».

«Signora che le ho fatto di male che mi dovete astemmare i morti?».

«Nino è muort, strunz! Questa matina è finito sotto a un treno. Lo pigliano domani alle tre».

Pensai a quei due bambini vestiti di canotta, pannolino e mutandina che l’anno precedente non avevano avuto ciò che desideravano, e quest’anno non avrebbero ricevuto proprio nulla.

Ho ancora imballato a casa di mia madre i regali dei figli di Nino Alla Spina.

Non tornai mai più a fare il Babbo Natale.

Un padre migliore non potevano averlo; ma almeno uno c’era l’anno prima.

E chissà.

Chissà.

Avrei voluto un padre migliore anche per un altro ragazzino.

Quello che ha smesso da anni di scrivere letterine al suo papà.

E chissà.

Chissà che penserebbero di me, quei ragazzini, se sapessero che io, in fondo, un padre vivo, forse non il migliore del mondo, ce l’ho.

Ma ho smesso di parlarci diciotto anni fa.

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166 thoughts on “Babbo (avvo)Natale [About Nino Alla Spina]

    • Uhm è stata dura ma non per quell’episodio, erano pur sempre sconosciuti e di miseria nella mia terra ne ho vista tanta, ne ho vissuta tanta anche in famiglia, dopo un poco ti ci abitui. E la morte fa parte della vita, anche a quella ti ci abitui. Furono altri gli episodi che resero i miei natali velati di tristezza…ma la mia piccola mi ha restituito tutta la gioia!

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  1. Avvoooooo….. Solo tu ci potevi disegnare cosí il natale e la vita di quella gente in una casa povera ma con gli occhi di speranza di quei bambini,ma con la gente diffidente e con il conciarsi e il porsi del non sapere… E si l’anno prima un papâ lo avevano si…
    Ma quante volte le mamme, o i papä devono inventarsi i draghi per sopperire alle mancanze dell’altro?
    Sento spesso che non si ama piu lo spirito del natale… Ma io invece lo adoro!vorrei tornare bambina per rivivere quei giorni con quelle persone che non ci sono piu… E io spero che lia lo viva nel mio stesso modo!
    È questo spirito del natale che entra nelle case dei poveri ancor piu che dei ricchi, che fa stupire i bambini e gli fa fare sogni belli aapettando avvonatale.
    E noi la notte di natale lasceremo sul tavolo il latte il mandarino e i biscotti x rinfrancare babbo e renne!
    Acvochetto che cuoricione che hai oh!

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    • Io il Natale, a parte episodi vari, me lo ricordo con gioia, e l’ho sempre più o meno vissuto con euforia. Da quando è nata la cucciola, poi, ma tu mi capisci fin troppo bene, la gioia si è moltiplicata perché vedere il loro stupore è sublime, contagioso. Poi ovviamente mi vesto sempre da Babbo Natale, sono un PRO! E quando la piccola l’anno scorso si è a strillare mentre entravo dalla finestra e saltava e batteva le mani, mi so scordato di tutto, i morti, i poveri, le bollette, i cenci, i topi, i buchi nei maglioni, tutto, tutto!

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      • Eh ma è anche inutile che ti ripeta che il bello dei bambini è anche quello… E delle persone che avevi intorno che cosi te lo facevano vedere. Io no ho avuto infanzia difficile ma credo che l’euforia e la gioia nei ns occhierti era la stessa piu o meno!
        E mamma che bella che è!me la immagino… E daltronde ho la prova anche qua da me!che appena arrivano cambia tutto… Fatica?si! Arrabbiature? Si! Preoccupazioni?si!
        Ma che bello quando ci insegnano a fare OHHHHH di nuovo! E oggi ha scritto il suo nome e devi vedere che orgoglio che aveva!lo ha fatto vedere a tutti!

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    • Mentre ho messo il like ho visto che hai scritto un’altra cosa…
      Mannaggia oh…
      Senti senti ma visto tu da piccolino e le tue mammette di cui parliamo sempre, son sicura del natale bellissimo che passera la tua gnoccoletta!

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      • Me lo riconoscono in tanti ed è sempre bello sentirselo dire. In verità, non mi sento molto cambiata…mi sento semplicemente più me stessa (sono nata in un giorno di carnevale. Forse ce lo avevo già nel sangue 😉)

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      • Sembro cattiva se dico per niente? Trasferimento in portoghese si dice mudança ed è con questo spirito che mi guardo intorno ogni giorno. Per il resto, posso assicurarti che peggio della mancanza è il non provarne affatto e questa è una cosa su cui rifletto spesso, che a volte mi tiene sveglia e che non sempre riesco ad accettare. Ma è una mia “mancanza” di lungo corso, una sorta di rivalsa, forse un moto di orgoglio, perché, se è vero che non si finisce così lontani per caso, è altrettanto vero che, probabilmente, è perché non mi è mai arrivata molto forte la richiesta di non andare.

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      • Uhm no non lo sembri. Mi dispiace ma credo per motivi di “immanentismo”. Non so perché ma fin dalle prime volte che ti ho letto sia qui che da te ho provato un pizzico di nostalgia, di quelle al contrario, con cui rimpiangi non qualcosa che avevi e non c’è più, ma che non hai “ancora”…una nostalgia del futuro, tipo quando ad agosto pensi a ottobre e al freddo che verrà, magari perchè è piovuto nel pomeriggio afoso…e insomma, speravo dicessi “sì mi manca” perché era un poco come dire…(lo so dico una pazzia) mi manchi tu 😉

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      • Per la serie “le nostre affinità elettive”: l’altro giorno era il compleanno di un vecchio amico a cui, peraltro, non ho fatto gli auguri. Ripensandoci, mi è tornato in mente di quella volta che invece glieli avevo fatti e lui venne a casa mia per ringraziarmi ed era ottobre ed io gli raccontavo della mia sensazione che fosse ancora estate o che l’estate dovesse ancora arrivare, perché non avevo fatto vacanza e, banalmente, nemmeno una volta ero stata al mare. Detto ciò, tornerò in Italia a dicembre e sarà un bel banco di prova per verificare quanto non mi è mancata davvero, quanto per convenienza emozionale e quanto sono maturata al punto di riuscire a farmela mancare. PS: tu non puoi mancarmi, perché mi piace credere che ci sei.

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  2. Hai tutta la drammaticità tipica del mondo greco mischiando la tragedia alla vita e trasformandola in scena, teatro, dove incombe un destino, l’incontro inevitabile… Sei un grandissimo… Un attore prima che uno scrittore, per questo sei un grandissimo

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  3. Ciao, è un bellissimo post, non posso capirlo perché non ho mai sofferto gravi mancanze, ma un tempo festeggiavamo la vigilia con tutti i parenti, quando qualcuno di loro è morto abbiamo smesso di festeggiare la vigilia perché non pareva conveniente… Per me è stato un errore, ci siamo sentiti tutti più soli! (Io amo il natale). Complimenti per questo bel post.

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    • Oh Cose Da V non sai quanto ti capisco! Anche nella mia famiglia è capitato un lutto all’antivigilia…e quell’anno e pure il seguente evitammo ogni festa…io ero totalmente contrario, tanto più che avevo una bimba di 1 anno e mi parve davvero brutto farle saltare il primo Natale…ma a volte capita insomma, nelle famiglie, di doversi adattare! Ma senza i miei parenti sarei perduto, per cui gli si perdona tutto! Bacioni

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    • Grazie caro! Ma come ho risposto a Ysingrinus, non c’è da star tristi, lo so, ogni tanto dalla mia penna escono fiotti di apparente strazio, ma sono una delle persone più solari e felici su questa terra! E’ solo un periodo in cui non riesco a frenare le dita…scorrono e vogliono condividere aspetti di me che non avevo mai condiviso neppure con me stesso…! Insomma vi tocca!

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      • Ah quindi ne arriveranno altri… è una minaccia…
        Non credo che le esperienze influenzino necessariamente il nostro modo di vedere la vita, esistono ottimisti che sono tali nonostante ne abbiano passate di tutti i colori e pessimisti che non si capisce proprio perchè lo siano… Sono contento che tu prenda la vita per il verso giusto, e se senti il bisogno di condividere anche certe zone del tuo passato, beh fallo…
        Ogni bene 🙂

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  4. In effetti io ho sempre pensato, nei giorni di festa ‘comandata’, come molte persone non potessero festeggiare adeguatamente, per problemi di varia natura (denaro, salute).
    Poi, passati quei 2 secondi di mestizia, me ne sono sempre fregato altamente.

    (scherzo, eh?)

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  5. Seriamente: Fossi in te, tornerei a parlare con tuo padre, finchè sei in tempo. Non si può odiare un padre, qualunque -e dico qualunque- cosa CREDIAMO (eh, si… non dobbiamo mai dimenticare che quello che pensiamo è solo la nostra realtà dei fatti, non quella oggettiva) ci abbia fatto. Un padre è sempre un padre. Lo si può non stimare, ma è sempre un padre.

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      • Lo so. Capita. Non te ne faccio una colpa. Però dovresti sforzarti di passarci sopra. Non per lui (se non lo ritieni degno), ma per te. Per non ritrovarti mai con degli scrupoli di coscienza. Tutto sommato non ti costa niente. Nulla sarà come prima, certo. Ma un contatto umano e civile non si nega a nessuno.

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      • Uhm la verità è un poco più complessa di come la ho descritta. Non ci parlo ma ci ho provato più di una volta. Il problema è che anche a 75 anni non cambia mai e perpetra gli stessi errori…

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      • E tu vorresti che cambiasse a 75 anni? Ahahahaha
        Ma allora sei tu il pollo!!!!!!!!

        Seriamente: voler bene significa anche e soprattutto accettare una persona così com’è. (fine commento serio).

        Non è quello che faticosamente fa ogni giorno tua moglie con te, dopotutto?

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  6. (Hai fatto bene a mettere anche l’ultimo pezzo.)
    Mi colpisce che da bambino vivevi le situazioni tristi come fossero normali…..
    Non si può consolarti , ci hai già pensato tu: e adesso , in qualche modo , consoli noi.

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